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ALESSANDRA AMOROSO Special Guest della data pugliese di “NERO A METÀ”

Dopo il successo del concerto-evento dello scorso 1° settembre all’Arena di Verona, l’11 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto al Pala Florio di Bari (Via Prezzolini – ore 21.00) con “NERO A METÀ”. Ospite della serata sarà Alessandra Amoroso.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it).

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

MARIO BIONDI Special Guest della prima data di “NERO A METÀ” il 6 dicembre a Conegliano (TV)

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Il 6 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto alla Zoppas Arena di Conegliano (TV – Viale dello Sport, 2 – ore 21.00) con “NERO A METÀ”.Ospite della serata sarà l’amico e collega MARIO BIONDI, con cui il cantautore napoletano ha da poco duettato anche sul palco dell’Arena di Verona durante il concerto-evento dello scorso 1° settembre.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it). La data di Conegliano di “NERO A METÀ” è organizzata da AMC EVENTI E COMUNICAZIONE e ENTERPRISE 8.

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italiain una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

Pino Daniele, dal premio al festival per il Mediterraneo

Minishow a sorpresa del Nero a metà al Mercadante di Napoli. Nei suoi progetti “un’operazione Mare Nostrum”

 

Perché il Mare Nostrum non è solo di sangue e disperazione, non è solo carrette della disperazione, non è solo vento di guerra. È anche cultura, suono di accoglienza e solidarietà.
Pino Daniele sale a sorpresa sul palco del teatro Mercadante, insignito di quel Premio Mediterraneo andato in passato anche a Nobel come Shirine Ebadie Naghib Mahfouz. «Non sono un grande oratore, lo sapete, così parlo come so, con la musica», spiega, poi, impugna la sua fida chitarra e – con Elisabetta Serio al pianoforte, Rino Zurzolo al contrabbasso e Mariano Barba alla batteria – cesella un breve set acustico: inizia con la delizia flamenco di «Viento ’e terra», emoziona con «Quando» e «Napule è», saluta con «Mareluna».
Poi via, di corsa nel suo buen retiro toscano, «dove ho la tranquillità per studiare flamenco e mettere in piedi i miei nuovi progetti», spiega divertito dalla toccata e fuga napoletana, del segreto conservato fino all’ultimo momento. Ha accettato l’invito dell’architetto Michele Capasso per il prestigio del riconoscimento e per la platea internazionale, ma non solo: «Ho un progetto sul Mediterraneo, vorrei organizzare un festival che dia spazio ai giovani talenti, spero nell’appoggio dell’ammiraglio Felice Angrisano perché un discorso sul mare va fatto con vista sul mare, coinvolgendo chi nel mare e per il mare lavora».
Nei camerini la banda della polizia penitenziaria gli chiede selfie e autografi: «Siamo tutti musicanti senza permesso ’e guarda’, ce lo hai insegnato tu». I concerti natalizi al Palapartenope dedicati al repertorio di «Nero a metà» lo riporteranno presto a Napoli, ma, ora che c’è, sia pure per poche ore, il lazzaro felice se la gode e fa progetti «Nonostante tutto, questa città rimane capitale culturale e non può rinunciare ad essere capitale del Mediterraneo, magari insieme con Barcellona, cuori di un mondo proiettato in un futuro sempre più multirazziale. Napoli non è più solo dei napoletani, ma è anche dei marocchini, dei singalesi, dei cinesi, dei nigeriani, delle ucraine che qui vivono, lavorano, amano, soffrono. È comprensibile che le frontiere aperte, soprattutto in momento di crisi, spaventino, è persino normale che qualche politicante senza scrupoli soffi sul vento del razzismo, successe anche quando eravamo noi italiani ad emigrare, ma nulla fermerà la società prossima ventura».
È a quella società che guarda il festival che l’uomo in blues ha in mente: «È qualcosa in sintonia con quanto ho fatto sin dall’inizio della mia carriera, devo ancora trovare la location giusta, la voglio in Italia, poi verrà il momento più bello: ascoltare musica, scegliere musica, fare musica». Mediterranean power.

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele si racconta a Sorrisi alla vigilia del suo concerto-evento all’Arena di Verona

   28 agosto 2014

Ha suonato con i più grandi: da Pat Metheny a Chick Corea. Da Gato Barbieri a Eric Clapton. E poi Richie Havens, Noa, Simple Minds, Gino Vannelli. Oltre al gotha della musica italiana, naturalmente. Eppure Pino Daniele, 60 anni il prossimo 19 marzo, non nasconde un pizzico d’emozione per il prossimo evento: il concerto-celebrazione sulle note dello storico album «Nero a metà», pubblicato nel 1980 e da poco ristampato in una versione rimasterizzata zeppa di chicche e rarità.

Con lui sul palco dell’Arena di Verona, il primo settembre, ci saranno anche tanti amici: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri e un’orchestra di 50 elementi diretta da Gianluca Podio. «È vero, salire su quel palco sarà un’emozione particolare», conferma Pino. «Perché l’Arena è stato il primo palcoscenico importante che ho calcato. Fu grazie a Vittorio Salvetti, che mi invitò al Festivalbar. A quei tempi era una manifestazione importantissima».

 

E lei presentò un pezzo scandaloso per l’epoca, «Je so’ pazzo», che si concludeva con una parolaccia. Il brano non passava in Rai e molte radio lo sfumavano prima del finale.

«Oggi con quello che si sente in tv farebbe ridere. Eppure è così. Però quella frase non era gratuita e neppure volgare, c’era una certa ironia napoletana in quell’invito a non “scassarmi”».

Perché ripartire da «Nero a metà»?

«Ogni tanto è bello guardare indietro. Quell’album ha segnato la mia carriera (ancora oggi è considerato tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, ndr) ed è bellissimo potersi ritrovare con la band dell’epoca: James Senese, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Rosario Jermano e Tony Cercola».

Tra i suoi meriti c’è anche quello di avere imposto il dialetto napoletano nel pop. Allora, il più importate cantautore napoletano, Edoardo Bennato, cantava in italiano. Nessuno fece resistenze?

«No, fu un passaggio naturale. Io mi esprimevo nella mia lingua, non avrei potuto fare un disco tutto in italiano».

C’è qualche aneddoto legato alla realizzazione di quel disco?

«Più che un fatto particolare ricordo l’atmosfera. Lo incidemmo allo Stone Castel Studio di Carimate, sul lago di Como. Un posto fantastico! Al tempo era all’avanguardia, davvero il massimo. In quel castello ci si poteva immergere totalmente nel lavoro senza interferenze e ci incontravi tutti: De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti. Si facevano grandi chiacchierate in riva al lago ed era bellissimo perché all’epoca non era tanto frequente per gli artisti italiani incontrarsi. Nessuno collaborava con nessuno. Ci sono tornato di recente, gli studi non esistono più. Ci hanno fatto un albergo».

A proposito di collaborazioni. Anche in questo lei è stato un pioniere, nonché il primo italiano a incidere con grandi artisti stranieri.

«Sì, e anche questo accadde molto naturalmente. Io non sono uno a cui piace tanto apparire e allora non c’era tutto questo marketing che c’è oggi, il business non aveva ancora preso il sopravvento. Credo che certe collaborazioni non siano possibili se non s’instaura un feeling tra gli artisti, se non c’è un reale rispetto reciproco».

Immagino che anche per lei molti di quei nomi, prima che colleghi, fossero dei miti. Ce n’è uno che l’ha impressionata in particolare?

«Non si diventa così grandi per caso. Tutti avevano grande personalità, ma se devo fare un solo nome dico Eric Clapton. Abbiamo suonato insieme a Cava de’ Tirreni davanti a 16.000 spettatori e io ho cantato in italiano una strofa di “Wonderful Tonight”».

Non a caso Clapton è un chitarrista, come lei…

«Che ci posso fare? La chitarra è una malattia. Io in tanti anni non ho ancora capito se preferisco quella acustica o quell’elettrica».

Ma si sente più un musicista o più un cantautore?

«Io mi sento un ricercatore. La musica è ricerca continua e io non ho mai smesso di coltivare la mia».

Ha scritto tante colonne sonore. Non le è mai venuto in mente di tentare la regia, come i suoi colleghi Ligabue e Battiato o addirittura di fare l’attore come Guccini?

«No, per carità, si fa già fatica a far bene una cosa! Io le colonne sonore le ho sempre fatte per amicizia, come per Massimo Troisi, ma mai su commissione. Non ne sarei capace».

Esiste ancora il «Neapolitan Power», cioè l’energia napoletana?

«Eccome no! Clementino, Rocco Hunt, Ntò, il nipote di Enzo Avitabile, che ha scritto la canzone di “Gomorra”. Solo che oggi, invece di cantare, come facevamo noi, rappano».

 

 

di Redazione Sorrisi

Pino Daniele, mi sento l’erede di Carosone

 

Riedizione Nero a metà è come vecchia foto da mettere in mostra

ROMA, 18 GIU – Un nuovo-vecchio disco appena uscito, un doppio tour – uno in acustico e l’altro con orchestra sinfonica -, un concerto evento all’Arena di Verona il 1 settembre: l’estate di Pino Daniele si annuncia ricca e impegnativa. Il primo passaggio è stata la pubblicazione, a 34 anni di distanza dalla prima uscita, della versione rimasterizzata di Nero a Metà (per Universal Music), lo storico terzo album del cantautore napoletano del 1980. Un disco che è stato premiato ai Music Awards per aver segnato una svolta nella musica italiana e che Rolling Stones Italia inserisce nella classifica dei migliori 100 album di sempre. “Nero a metà è come una vecchia foto, da tirar fuori e mettere in mostra – racconta all’ANSA Pino Daniele -. Quel disco ha rappresentato la fusione di diverse culture e in questo senso ha cambiato la musica. Un po’ come Carosone con la musica napoletana. Io ho continuato la sua opera. Queste canzoni hanno vissuto attraverso le generazioni. Come Tenco o Battisti che continuano a vivere nella storia di questo Paese”.
   La Special Extended Edition, oltre ai 12 brani contenuti nell’album originale, propone due inediti scartati all’epoca e rimasti nel cassetto e nove brani in versioni alternative e demo. Un’operazione che il musicista si augura possa allargarsi anche ad altre realtà che hanno cambiato la musica italiana. “E’ una testimonianza di quello che è stata la discografia italiana.
    Oggi quel mondo è finito, non esiste più. Con il digitale è venuto meno l’interesse per ‘l’oggetto disco’. Forse si tornerà come una volta a suonare opere in teatro, si ritornerà a commissionare messe. Perché il mercato è in crisi, ma non la musica, che c’è sempre stata ed è parte della storia del mondo”.
    Per rendere omaggio a Nero a Metà e ripercorrere i brani più belli della sua carriera, Pino Daniele sarà in tour per tutta l’estate. In una versione acustica (“Acustico”) e in una versione con orchestra sinfonica (“Sinfonico a metà”). “E’ la scelta di un musicista che vuole proporre quello che sa fare, e niente di diverso: suonare – dice ancora l’artista -. Proporre due versioni diverse del tour dipende dal fatto che in alcuni luoghi il budget per portare un’orchestra è alto. Ma le opportunità nella musica non sono tante e per fare cose belle bisogna adattarsi”. La chiusura, però, sarà con il botto: un concerto-evento all’Arena di Verona, il 1 settembre, per il quale, oltre all’Orchestra, Pino Daniele ha chiamato a raccolta la formazione originale del 1980, con James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano e Tony Cercola. Sul palco saliranno anche alcuni amici: Elisa (“un’artista con il senso della sintesi della musica. Sa cosa vuole fare e come”), Mario Biondi (“un grandissimo cantante e grande conoscitore di soul e jazz”), Fiorella Mannoia (“la signora della musica italiana”), Emma (“la nuova generazione che si affaccia alla musica”).

 

di Claudia Fascia

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ’ ” Special Extended Edition

IL 3 GIUGNO ESCE “NERO A METÀ” Special Extended Edition l’album rimasterizzato con 2 brani inediti tratti dai nastri originali! 9 versioni alternative e demo mai pubblicate prima d’ora

Nero a metà Special Extended Edition - cover

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ” Special Extended Edition (pubblicato da Universal Music Italia), lo storico terzo album di PINO DANIELE, uno degli album più importanti della storia della musica Italiana! Sono stati recuperati i nastri originali e rimasterizzati i 12 brani che costituivano l’album. Inoltre da quelle stesse registrazioni del 1980 sono stati tratti due preziosi brani inediti (di cui uno strumentale) e nove brani in versioni alternative e demo, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta. L’album sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” .

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta” (Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ”, spettacolo imperdibile che Pino Daniele porterà il 1° settembre all’Arena di Verona, con la band originale del 1980, ospiti speciali e l’orchestra sinfonica: un evento musicale unico, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo album di Pino Daniele. I biglietti per l’evento “NERO A METÀ” sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info:www.fepgroup.it).
“Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.
All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.
Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno poi gli amici e colleghi di Pino
che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico, per una serata che si preannuncia indimenticabile.

Inoltre quest’estate Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

SINFONICO A METÀFormazione: 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria). Le date ad oggi confermate:l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto al Teatro Antico di Taormina(ME).

“ACUSTICOFormazione: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino(percussioni). Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

Pino Daniele: "In concerto con la Nazionale del suono napoletano"

  (14 settembre 2013)

I concerti partenopei con De Sio, Sastri, Nccp, Eugenio Bennato, Senese, Gragnaniello, De Piscopo & Co

 

Una storia, «tutta n’ata storia», che continua. Pinotto ci ha preso gusto, l’idea del concerto grosso di fine anno gli piace, dopo la sei giorni di tutto esaurito dell’anno scorso eccolo bissare l’operazione al Palapartenope, 28 e 29 dicembre le prime date annunciate, pronte ad essere moltiplicate in base alla risposta del pubblico. Stesso spirito, stesso titolo «Napul’è – Tutta n’ata storia», stessa superband ritrovata: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, al fianco dei suoi attuali collaboratori. Ci sarà anche Enzo Gragnaniello, con cui divise le scuole elementari ma non aveva mai condiviso un palco prima del dicembre 2012. «E non basta, sotto Natale mi piacciono le tradizioni, mi piace anche inventarmene di nuove, impaginarle ogni anno in maniera eguale e diversa», spiega Daniele.                                                                                                                                                Ovvero?
«Ho esteso l’invito ad altri protagonisti di quel movimento musicale, culturale, politico, partito da Napoli negli anni Settanta. I giornali lo chiamarono neapolitan power, e la definizione funzionò, ma scimmiottare il black power non ci permise di avere davvero potere, siamo rimasti sempre alla periferia dell’impero, nonostante la creatività, gli exploit, il successo. Io ruberei una definizione cara alla scena inglese, quella di progressive, di musica che sa unire tradizioni e modernità, suoni colti e popolari, rock e folk, canzone di ieri e canzone del futuro».
A Napoli il progressive ebbe una stagione importante con gruppi come gli Osanna, il Balletto di Bronzo, il Cervello…
«E proprio gli Osanna sono tra i primi ospiti confermati dei concertoni napoletani. Il prog veniva dall’Inghilterra, ma la band seppe aggiungere spezie partenopee originali».
Continuiamo con la lista delle presenze a sorpresa: dopo gli Osanna chi ci sarà?
«Jenny Sorrenti: la sorella di Alan mosse i suoi primi passi in quei formidabili primi anni Sessanta. Bellissima, in minigonna, fu la prima vera cantautrice napoletana. Prima c’erano solo le cantanti dei festivàl».
Tu suonasti nel suo primo album da solista, senza i Saint Just, «Suspiro», del 1976.
«Oggi le collaborazioni devono essere concordate dai manager, vengono usate per motivi pubblicitari: allora eravamo dei ragazzi con la chitarra che si incontravano in uno studio di registrazione perché vivevano insieme una Napoli che voleva cambiare, che sembrava cambiare».
Chi altri si muoveva in quella scia?
«Roberto De Simone, naturalmente: fu lui a mettere insieme la Nuova Compagnia di Canto Popolare, a ricordarci che oltre alle melodie d’autore la nostra tradizione vantava un suo folk. E Eduardo De Filippo subito fu al fianco del maestro e del gruppo: anche la Nccp sarà con noi al tenda, e anche Eugenio Bennato, che lasciò il gruppo nel 1976 per fondare i Musica Nova. Da cui uscì Teresa De Sio: ci sarà anche lei, ne sono davvero orgoglioso».
Cast ricco, mi ci ficco.
«E ci sarà Lina Sastri, che con la Nuova Compagnia mosse i suoi primi passi: cantò la mia ”Ajere” nella colonna sonora di ”Mi manda Picone” di Nanni Loy, magari faremo proprio quella insieme, ma voglio chiederle anche di fare qualcosa di teatrale, perché voglio allargare la formula dello show, portare con me scrittori, attori, registi, artisti, scultori… Quello del progressive napoletano è il contingente di chi con l’arte e la cultura ha fatto davvero tanto perché Napoli progredisse».
Sarà una maratona con tutti questi protagonisti.
«E non è finita, Senese porterà con sé Napoli Centrale e Raiz gli Almamegretta. Il resto devo ancora costruirlo, aspetto risposte a qualche altro invito fatto, vediamo chi sarà disponibile, vorrei davvero allargare lo spettro dei partecipanti anche oltre la musica».
Nessuna ricaduta al Palapartenope del successo romano del progetto «Sinfonico»?
«Non mettiamo troppa carne a cuocere, esibirmi con l’orchestra è stato magnifico, mi piacerebbe fare un bis nella mia città, ma è meglio aspettare il 2014».

 

di Federico Vacalebre

Il Summer chiude in grande stile con Marcus Miller e Pino Daniele

 

L’edizione 2013 del Summer Festival ha chiuso in grande stile. Due i set di ieri sera, martedì 30 luglio: Marcus Miller e Pino Daniele. Forse un modo per accontentare tutti, italiani e stranieri; quest’ultimi presenti in gran numero a tutti i concerti. Tanto sta che la platea era quasi interamente composta da amanti del chitarrista napoletano, ma Miller è riuscito a conquistarla ugualmente. Il bassista si è presentato sul palco con la sua band con cui sta portando in tournée il suo ultimo album “Renaissance”, e proprio da quest’ultimo lavoro ha pescato a piene mani per la sua performance in piazza Napoleone.

La band composta da Alex Han ai sax (soprano e contralto), Sean Jones alla tromba, Adam Agati alla chitarra, Brett Williams al pianoforte e tastiere e Louis Cato alla batteria ha rapito la platea: questi giovani musicisti talentuosi hanno letteralmente incantato con la loro performance il pubblico del Summer.

I brani, scritti da Miller, hanno spaziato da quelli smaccatamente funky come “Detroit”, a “Redemption” dove sax, tromba e chitarra si sono ritagliati un assolo che ha lasciato la platea senza fiato; a quelli già conosciuti come “Dott. Jekyll e Mr.Hyde”, – un brano con una parte buona e una cattiva –  come ha raccontato Miller, scherzando su questa dualità; a dediche all’Africa come “Goree (Go-ray)”, unico brano della serata in cui il bassista ha suonato il clarinetto basso e Alex Han il sax soprano.

Alle 22.25 la performance del gruppo americano è finita, ma la platea ha chiesto il bis. Miller è ritornato sul palco con la sua band e con Pino Daniele, scherzando sul fatto di aver trovato per caso un chitarrista. Sarà la prima delle due jam session organizzate per la serata: l’ultima a fine concerto dove invece sarà la band di Pino Daniele a suonare con Miller. Nel vero rispetto della musica entrambe le band hanno lasciato spazio all’ospite per esibirsi.

Il repertorio di Pino Daniele, invece, ha spaziato da brani classici come “Napule è” e “’O Scarafone” (dove il pubblico è letteralmente impazzito), fino alla recente “Coffee time”. L’artista napoletano era accompagnato da Awa Ly alla voce, Elisabetta Serio al pianoforte e tastiere, Rino Zurzolo al contrabbasso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria (e percussioni in “Quando”, e “Resta Resta Cu Mme” dove ha suonato solo con il chitarrista napoletano).

Pino Daniele ha chiesto un momento di silenzio per le vittime del pullman caduto da un viadotto in Irpinia. Le persone per rispetto si sono alzate in piedi. Piazza Napoleone era illuminata solo da piccole luci rosse ed avvolta da un magico silenzio che è stato interrotto da un cafone che ha urlato “vai Pino” e Pino Daniele, visibilmente scocciato, ha dovuto riprende, prima del tempo, la sua performance.

Il concerto si è concluso con “A me me piace ‘o blues” come bis. Tutte le persone si sono alzate in piedi e hanno cantato insieme all’artista napoletano. A mezzanotte e mezzo Pino Daniele ha salutato Lucca, e anche questa edizione del Summer Festival si è conclusa.

 

di Cinzia Guidetti

Anima nomade con l’orecchio a SUD

Il suo jazz, “quel linguaggio internazionale usato per comunicare, come il blues o come il rock”: dopo le tappe americane, Pino Daniele lo porta a luglio anche all’Umbria Jazz e al Foro Italico di Roma, dove l’incasso sarà interamente devoluto in beneficenza. Nessun nuovo disco in programma: «All’oggetto disco non bisogna pensare più, meglio i live, i concerti. Io voglio continuare a suonare la chitarra». Ai giovani che vogliono fare musica dice: «Attenzione al contenuto, il contenuto paga. Alcune canzoni di Dalla, Baglioni, Morandi o De Gregori fanno parte della cultura del nostro Paese». Infine Napoli: «Racchiude pregi e difetti di una grande metropoli»

 

 

Di ritorno da un tour nordamericano che l’ha visto esibirsi a New York, San Francisco e Toronto,
Pino Daniele è di nuovo in Italia. Il prossimo 9 luglio sarà all’Umbria Jazz e il 10 a Roma, al Centrale del Foro Italico, per un inedito concerto sinfonico.
Che serata sarà quella romana? Tanti amici e un’orchestra di cinquanta elementi…
Sarà una serata molto particolare, una serata persino magica. Ci saranno i miei amici, a partire da Tullio De Piscopo, James, Tony. E ci saranno Rino Zurzolo, Awa Ly, che canterà con me, e il maestro Podio che ha fatto gli arrangiamenti. Poi ospiti che non mi sento ancora di annunciare e l’orchestra Roma Sinfonietta.
Con una scaletta ad hoc…
Per forza, una tappa con l’orchestra! Quindi brani scelti anche in base all’organico, perché avere una band e un’orchestra a disposizione darà spazio a parecchi brani che non vengono fatti in concerto quando giriamo da soli col gruppo.
Una tappa che sarà anche benefica…
Vero, l’incasso sarà infatti interamente devoluto in beneficenza: un cinquanta per cento andrà alla
formazione dei giovani allievi del Dipartimento Didattica del Teatro dell’Opera di Roma e l’altro
cinquanta alla Onlus Open (Associazione Oncologica Pediatrica e Neuroblastoma).                                      Il giorno prima all’Umbria Jazz e prima ancora ad altri due Jazz Festival a San Francisco e Toronto.
Lei che cantava “a me me piace o blues”, che rapporto ha col jazz?

Il jazz è un linguaggio internazionale usato per comunicare, come il blues o come il rock. Io tratto le
mie canzoni come degli standard, cioè si parte dalla canzone come è fatta, con la melodia e gli accordi, e poi tutte le sere improvviso questa canzone che diventa una specie di dialogo con le persone che mi
vengono ad ascoltare e che quindi si “beccano” anche il momento particolare, l’emozione che uno
sta improvvisando. A me piace proprio questo tipo di metodo che viene usato sia nel jazz che nel blues, cioè l’improvvisazione sulle canzoni. Alla fine è questo, un metodo, un linguaggio, un modo.
Qualcuno dei concerti americani o la tappa romana, così particolare, diventeranno un live?
Onestamente sul fare dischi in questo momento non sono molto convinto. Ho bisogno di una pausa di riflessione perché, se devo fare qualcosa, è un disco nuovo. Ho fatto tanti live, troppi. Preferisco in questo momento concentrarmi e fare poi qualcosa di diverso, sempre qualcosa di mediterraneo, sempre rivolto all’Africa, con l’orecchio a Sud.
E, al di là del tour, sta lavorando a qualcosa? Nuovo album, singoli in arrivo?
Niente di nuovo. Ho scritto delle cose, ma non ci penso proprio al panorama discografico. Le cose stanno un po’ cambiando e bisogna ragionare in un altro modo, secondo me.
In che senso?
Bisogna vivere il disco in maniera totalmente diversa.
Nel senso del mercato della musica o da un punto di vista autoriale?
Non bisogna pensare alla distribuzione o all’oggetto disco a cui non bisogna pensare proprio più. Bisogna pensare ad altre cose: ai live, ai concerti e a quello che un artista vuole dire e anche
dimostrare al pubblico il suo impegno per quello che fa. Per quanto mi riguarda io voglio suonare la chitarra. Ho sempre fatto quello e farò quello finché me lo permetteranno, senza andare a cercare cose che funzionino o eventi. Bisogna stare attenti a non cadere nell’errore di fare a tutti i costi degli eventi o inventarsi qualcosa. Bisogna anche suonare per il piacere di suonare e basta.
Veniamo al mondo del cinema e della tv a cui lei è inevitabilmente legato, non fosse che per le molte colonne sonore di cui è autore. Altre collaborazioni nel campo, progetti?
Ho scritto soprattutto per Massimo (Troisi ndr). Sono legato a quel periodo, a quell’autore… Ho fatto anche altro, ma non è il mio lavoro.
Sul piccolo schermo vanno per la maggiore i talent. Che ne pensa e che rapporto ha con i giovani che vogliono avvicinarsi alla musica e cominciare a suonare “sul serio”?
In tv non ci sono solo i talent. Ho visto che la televisione sta facendo anche altre cose, grande promozione alla musica. Forse, da quando sono cambiati i dirigenti, sono più attenti alla musica in
generale e hanno capito che questa fa parte della cultura di questo Paese e quindi bisogna aiutare l’arte, la musica, chi scrive i libri. Il nostro è un Paese d’arte.
Anche la radio, specie Radio2, è molto attenta e attiva sulla musica.
Meno male, significa sensibilità. La tv deve fare delle scelte, ma mi sembra che in questo momento abbia occhio sia per quella nazional-popolare che per la musica di qualità. Devo dire che questo è un periodo abbastanza positivo per la musica in tv.
E ai giovani che vogliono cominciare a far musica “davvero”, che consiglio vuole dare?
Forse presentandosi a queste selezioni per i talent hanno una buona possibilità. E’ chiaro che si lavora sulla competizione e non sul contenuto, cioè non si lavora su quello che uno scrive, ma su quello che uno fa sentire. Una competizione un po’ troppo tecnica. Attenzione al contenuto non c’è, tranne quando capita che l’uno e l’altra si trovino insieme, e allora sei di fronte all’artista bravo bravo, vedi Mengoni o quelli che scrivono anche delle cose, i Modà, Emma… è un po’ più dura di una volta, ma il contenuto paga.
Fioccano gli album riarrangiati di molti cantautori. C’è secondo lei una crisi di creatività di questi o invece sono i brani storici, quelli che ad esempio il pubblico chiede ai concerti, ad essere in qualche modo troppo “appiccicati” ai loro autori?
Bisogna stare attenti a non dare al pubblico quello che il pubblico vuole. Ma credo che i cantautori abbiano fatto la storia di questo Paese, spero me compreso. Solo che io sono più musicista, quindi continuo a suonare perché non riesco a stare a case a scrivere canzoni. Io sono musicista, devo suonare, la mia anima nomade mi porta in giro a suonare per il mondo. Detto questo, le canzoni “storiche” come alcune scritte da Dalla, Baglioni, Morandi, De Gregori fanno parte della cultura di questo Paese ed è quindi giusto che rimangano e che vengano divulgate nei concerti. Ed è giusto che ci sia rispetto nei confronti di queste persone che hanno scritto, che hanno fatto delle cose importanti. Penso a canzoni come “Questo piccolo grande amore”, “Alice”, “Com’è profondo il mare” o “La Locomotiva”, “La mia banda suona il rock”…
Scorrendo la sua biografia un paragrafo mi ha fatto particolare “invidia”: ha fatto da “apripista” al concerto di Milano di Bob Marley. Che ricordo ha?
Tutti mi chiedono di quella sera…
Lo so, ho peccato d’originalità, ma la tentazione era forte…
Non mi stancherò mai di dire che è stata un’esperienza unica aver avuto la fortuna di conoscere Bob Marley. Un’esperienza magica per me, conoscere una persona come Marley non capiterà mai più. Io ho il mio modo di vivere e di pensare, quindi conoscere Marley è stato un momento di grande energia, di grande magia soprattutto. Abbiamo parlato un’oretta, di tante cose, voleva sapere della mia napoletanità, da dove venivo, che facevo. Restano queste cose che ti fanno scoprire come quello che fai magari interessa a qualcun altro, e se interessa ad uno come Marley può interessare a tanta gente.
Alcuni anni fa una sua canzone ripeteva: “Napul’è na’ carta sporca”. Oggi Napoli che città è, come ci si vive?
I problemi sono aumentati in tutto il mondo e Napoli, come tutte le grandi metropoli, perché Napoli è una grande metropoli, ha di queste tutti i pregi e i difetti. Non è che non mi voglia sbilanciare, non posso dire qui “è sporca qui, è pulita là, c’è la camorra qui…” non si può dire tutto. E’ una città che ha i suoi grandi problemi ed ha anche un grandissimo fascino, una grandissima storia. Sarà difficile che quella storia venga oscurata da tutti i mali che ci sono, finché ci sarà la storia la città avrà vita.

 

 

di Emilio Fuccillo

«Il mio blues? È sinfonico e debutto con l’orchestra»

 (14 giugno 2013)

Pino Daniele tra festival jazz e l’evento del Foro Italico: «Tornerei in piazza del Plebiscito solo senza biglietto »

 

È appena tornato dal Barbican di Londra ed è pronto per partire per l’America, terra promessa finalmente frequentata «come piace a me, sul palco, con la chitarra in mano», spiega Pino Daniele, atteso il 18 e il 19 giugno a New York, il 21 al San Francisco jazz festival, il 24 giugno al Toronto jazz festival.
«Sarà un’estate di festival jazz, da quello di Lugano a quello in Umbria dove torno sempre con piacere, questa volta con il mio amico Mario Biondi, a quello di Ischia dove sono in cartellone il 31 agosto dopo aver suonato anche tra i templi di Paestum, sette giorni prima».
Ma sarà anche l’estate di «Sinfonico», la prima volta dell’uomo in blues con orchestra, in programma il 10 luglio al Foro Italico di Roma.
«Alla mia età, 58 anni, concedersi ancora delle prime volte è uno sfizio. Quando me l’hanno proposta, visto anche che sfumava l’idea del concertone napoletano in piazza del Plebiscito, mi ha subito conquistato. Mi piace colorare ”Napule è” con un mare di violini, aprire la serata con ”Melodramma”, il primo singolo tratto dal mio ultimo album, ”La grande madre”, con una di quelle orchestre che hanno accompagnato i grandi della lirica come Pavarotti, di cui mi vanto di essere stato amico e fan. Certo, io resto quello di sempre, sceglierò i brani più adatti, non rinuncerò ai sapori blues, rock, funky: anche i Deep Purple si sono concessi una versione orchestrale».
Dirige Gianluca Podio, ormai una certezza al tuo fianco.
«Sì, preferisco usare musicisti con cui c’è intesa da tempo, come Rino Zurzolo e a Tullio De Piscopo, che sono con me anche in questo giro di concerti, in cui mi pregio anche del tocco di Elisabetta Serio al pianoforte, e della new entry Awa Ly, vocalist francese di origine senegalese e romana d’adozione: io la faccio cantare anche in napoletano».
Ospiti?
«Spero proprio di sì, inviterò James Senese, Tony Esposito, Raiz, Joe Amoruso e qualche altro, sperando che i loro calendari estivi non ci neghino il piacere di fare gli americani di Napoli con orchestra. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, grazie all’intervento di Unicredit, alla formazione degli allievi del dipartimento didattica del teatro dell’Opera di Roma e a una onlus che si occupa di oncologia pediatrica».
Torniamo al concerto previsto per il 12 luglio in piazza del Plebiscito e poi cancellato?
«Non ho voglia di polemiche, non so perché il soprintendente ha deciso di negare il salotto della città, che per me significa davvero tanto, alla musica. Ma ho capito che non volevo trovarmi in mezzo alla discussione, che io, anche se ci ho già suonato a pagamento, in quella piazza ci torno solo se lo show è gratuito».
Altrimenti?
«Altrimenti mi arrangio, come siamo abituati a fare in una città senza spazi per la musica. E trovo la maniera di divertirmi e di sentirmi a casa lo stesso: il 28 e il 29 dicembre tornerò al Palapartenope con “Tutta n’ata storia”, il mio gruppo, la mia band storica, gli amici di sempre, qualcuno nuovo, un repertorio e una costruzione diversa dai sei tutto esaurito della prima edizione. Facciamo musica, non saponette, scegliamo canzoni, parole e note, non motivetti. Vorrei invitare anche Teresa De Sio, Edoardo Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ricordare quanta creatività è nata nella Napoli degli anni ‘60 e ‘70».
E in quella di oggi?
«Ce n’è, ce n’è. Mi piacciono i Planet Funk, vorrei che sul palco, prima di me e dei miei  amici, salissero come supporter giovani formazioni, qualche rapper di cui si parla così tanto…».
«La grande madre» è del 2012. Hai già ricominciato a scrivere?
«Qualcosa: alleno sempre la mia chitarra, metto giù riff e melodie che poi possono diventare un pezzo. Con i testi vado più lento, ho un’idea, ma ancora non ci ho messo mano, non sto pensando ancora a un disco, non so quando lo farò. Ora ci sono i miei festival jazz, c’è l’esperienza sinfonica, ci sono i miei amici con cui dividere il palco, poi vedremo. La musica sta cambiando, io non voglio sentirmi sorpassato, ma nemmeno fare cose che non mi piacciono, che sono inutili».

di Federico Vacalebre

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