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«Il mio blues? È sinfonico e debutto con l’orchestra»

 (14 giugno 2013)

Pino Daniele tra festival jazz e l’evento del Foro Italico: «Tornerei in piazza del Plebiscito solo senza biglietto »

 

È appena tornato dal Barbican di Londra ed è pronto per partire per l’America, terra promessa finalmente frequentata «come piace a me, sul palco, con la chitarra in mano», spiega Pino Daniele, atteso il 18 e il 19 giugno a New York, il 21 al San Francisco jazz festival, il 24 giugno al Toronto jazz festival.
«Sarà un’estate di festival jazz, da quello di Lugano a quello in Umbria dove torno sempre con piacere, questa volta con il mio amico Mario Biondi, a quello di Ischia dove sono in cartellone il 31 agosto dopo aver suonato anche tra i templi di Paestum, sette giorni prima».
Ma sarà anche l’estate di «Sinfonico», la prima volta dell’uomo in blues con orchestra, in programma il 10 luglio al Foro Italico di Roma.
«Alla mia età, 58 anni, concedersi ancora delle prime volte è uno sfizio. Quando me l’hanno proposta, visto anche che sfumava l’idea del concertone napoletano in piazza del Plebiscito, mi ha subito conquistato. Mi piace colorare ”Napule è” con un mare di violini, aprire la serata con ”Melodramma”, il primo singolo tratto dal mio ultimo album, ”La grande madre”, con una di quelle orchestre che hanno accompagnato i grandi della lirica come Pavarotti, di cui mi vanto di essere stato amico e fan. Certo, io resto quello di sempre, sceglierò i brani più adatti, non rinuncerò ai sapori blues, rock, funky: anche i Deep Purple si sono concessi una versione orchestrale».
Dirige Gianluca Podio, ormai una certezza al tuo fianco.
«Sì, preferisco usare musicisti con cui c’è intesa da tempo, come Rino Zurzolo e a Tullio De Piscopo, che sono con me anche in questo giro di concerti, in cui mi pregio anche del tocco di Elisabetta Serio al pianoforte, e della new entry Awa Ly, vocalist francese di origine senegalese e romana d’adozione: io la faccio cantare anche in napoletano».
Ospiti?
«Spero proprio di sì, inviterò James Senese, Tony Esposito, Raiz, Joe Amoruso e qualche altro, sperando che i loro calendari estivi non ci neghino il piacere di fare gli americani di Napoli con orchestra. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, grazie all’intervento di Unicredit, alla formazione degli allievi del dipartimento didattica del teatro dell’Opera di Roma e a una onlus che si occupa di oncologia pediatrica».
Torniamo al concerto previsto per il 12 luglio in piazza del Plebiscito e poi cancellato?
«Non ho voglia di polemiche, non so perché il soprintendente ha deciso di negare il salotto della città, che per me significa davvero tanto, alla musica. Ma ho capito che non volevo trovarmi in mezzo alla discussione, che io, anche se ci ho già suonato a pagamento, in quella piazza ci torno solo se lo show è gratuito».
Altrimenti?
«Altrimenti mi arrangio, come siamo abituati a fare in una città senza spazi per la musica. E trovo la maniera di divertirmi e di sentirmi a casa lo stesso: il 28 e il 29 dicembre tornerò al Palapartenope con “Tutta n’ata storia”, il mio gruppo, la mia band storica, gli amici di sempre, qualcuno nuovo, un repertorio e una costruzione diversa dai sei tutto esaurito della prima edizione. Facciamo musica, non saponette, scegliamo canzoni, parole e note, non motivetti. Vorrei invitare anche Teresa De Sio, Edoardo Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ricordare quanta creatività è nata nella Napoli degli anni ‘60 e ‘70».
E in quella di oggi?
«Ce n’è, ce n’è. Mi piacciono i Planet Funk, vorrei che sul palco, prima di me e dei miei  amici, salissero come supporter giovani formazioni, qualche rapper di cui si parla così tanto…».
«La grande madre» è del 2012. Hai già ricominciato a scrivere?
«Qualcosa: alleno sempre la mia chitarra, metto giù riff e melodie che poi possono diventare un pezzo. Con i testi vado più lento, ho un’idea, ma ancora non ci ho messo mano, non sto pensando ancora a un disco, non so quando lo farò. Ora ci sono i miei festival jazz, c’è l’esperienza sinfonica, ci sono i miei amici con cui dividere il palco, poi vedremo. La musica sta cambiando, io non voglio sentirmi sorpassato, ma nemmeno fare cose che non mi piacciono, che sono inutili».

di Federico Vacalebre

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Pino Daniele: Legendary Italian musician comes to Toronto

  (4 giugno 2013)

 

For over three decades, Pino Daniele has successfully created a unique brand of world music by blending pop, blues, jazz, and Neapolitan and Middle Eastern sounds. His 1977 solo debut, Terra mia, demonstrates Daniele’s “taramblù,” a combination of tarantella, rhumba, and blues. Pino Daniele performs at the TD Toronto Jazz Festival on Monday, June 24 at 8pm

Since then, Daniele has continued to expand his melodic palette by collaborating with several international artists like Luciano Pavarotti, Eros Ramazzotti, Wayne Shorter, and Pat Metheny.

And on June 24, Daniele is bringing his distinctive music to Toronto’s Nathan Phillips Square for the TD Toronto Jazz Festival. Prior to his visit, Panoram Italia talked to the Neapolitan singer/songwriter about his achievements and inspirations.

PI: Where did the idea for your latest CD, La Grande Madre, originate?

PD: It’s a record that’s connected to jazz, the blues but also to the Mediterranean. It refers to the Earth as well as our roots. It’s also the mixed blood of music. Italy is the centre of the Mediterranean. Its culture has not only been affected over time and influenced by Arab as well as African and European music, but also by the blues and American music. All of this is part of our modern musical culture. All of this, for me is La Grande Madre.     

PI: Your song “O Fra”attempts to rediscover Parlesia. Can you tell us more about Parlesia and why you felt it was necessary to revisit this lost language?

PD: It’s just a Neapolitan slang used by street vendors and musicians in order to trick customers. They didn’t want others to understand them. The song itself is not just a trip through musical notes, but also through memories, encounters, and language. I wanted to revisit the past generation and my childhood growing up in Napoli.

PI: You’ve been successful for over three decades. What is it like to be an artist in Italy in 2013, and how has it changed since you first started?

PD: I’ve seen many things change. I must say that no matter what has happened my research hasn’t changed after all these years, neither has my hunger to create music. I still feel part of the old generation – a relic that has survived over the years. But I don’t like to consider myself an Italian artist. I feel very connected to the entire world. I like to consider myself as a universal artist, in touch with all cultures and people. That’s why I sing the blues, because everyone feels them. Essentially, I don’t think I fit within the Italian panorama, more like a “fish out of water.”

PI: After all of the songs, tours, and albums, what is your favourite or most sentimental song that you have recorded?      

PD: I have two. The first is the song I wrote for my city called “Napule è.” The other is “Yes, I Know my Way” because it’s more of a rock song and I love to play the guitar. Whenever I hear them, I get memories from when I was just a young kid starting out.  

PI: What emotions come over you when you hear 60,000 people sing “Napule” at the San Paolo Stadium in Naples?

PD: To hear the San Paolo sing it in unison, I feel immensely proud as an artist but first and foremost as a Neapolitan.

PI: Are there any Canadian artists you would like to work with in the future?

PD: There are so many great artists; I would love to work with Celine Dion — such a beautiful woman with a great voice. Of course, in the past I did write the lyrics for Gino Vannelli’s “Parole per mio Padre.”

PI: What can we expect from you on the night of June 24?

PD: Spectators can expect a very Mediterranean world and feel, of course with my touch. There will be more songs that reflect who I am today, but also older songs that have defined me. Lots of jazz and blues always provides a relaxing and pleasant atmosphere.

PI: What do you think of Toronto?

PD: The first time I visited I thought it was very beautiful and big. I had the pleasure of visiting in the summer but I don’t think I could ever spend a winter there. It’s too cold for my Mediterranean soul.

PI: You have a large following around the world, but how do you hope to reach the third and fourth generations of Italian-Canadians?

PD: With emotion and feelings. I feel that many third or fourth generation Italian- Canadians might think of Italian music as the stuff their nonni listen to, but Italy produces incredible modern music, from blue to jazz to rock. I want to reach some of these younger generations, inspire them with a Mediterranean feel.

 

written by Dante Di Iulio

“DUE SCARPE”, il nuovo singolo di Pino Daniele

È partita la prevendita del concerto che Pino Daniele terrà il 30 dicembre al Teatro Palapartenope di Napoli, terzo appuntamento di “Tutta N’ata Storia – Live In Napoli” che vivrà le 2 prime serate il 28 e 29 dicembre. Nel corso dei live, di cui Radio Italia è radio ufficiale, Pino sarà raggiunto dai grandi musicisti napoletani con cui ha collaborato durante la carriera come Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello, Tony Esposito, Tullio De Piscopo e James Senese. Da oggi (16/11/2012) Pino è in radio con “Due Scarpe”, terzo estratto dal suo ultimo disco “La Grande Madre”.

Pino Daniele: «Fiero di non essere come Vasco e Ligabue»

 

Non sarà una delle migliori estati, nel senso che la crisi si fa sentire anche nel mondo dei concerti, ma Pino Daniele ha più di un motivo per sentirsi libero e leggero.
Da tempo si è svincolato dagli obblighi della popstar e ha scelto la via del musicista che si diverte a suonare per suonare. Ed è con questo spirito che quest’estate si è messo in viaggio con una superband che conta sulle tastiere di Rachel Z, che già lavora con lui da qualche anno; sulla presenza, anche lui alle tastiere, di Gianluca Podio, da tempo direttore artistico delle band di Pino; sul basso di Solomon Dorzey; e sulla batteria di un virtuoso dello strumento come Omar Hakim, uno che nella sua carriera ha lavorato con Miles Davis e gli Weather report. Naturalmente, a completare l’organico c’è la sua chitarra di leader.

Stasera la comitiva fa tappa allo Stadio del Baseball di Nettuno con un concerto che lascia grande spazio ai talenti dei suoi interpreti durante due ore di musica in cui c’è l’occasione di ascoltare i pezzi traino che fanno parte dell’ultimo cd del cantautore napoletano, La grande madre, dal brano che dà il titolo al disco (la grande madre di cui si parla è l’Africa).

Da Melodramma, una ballad che cerca di tenere insieme i suoni della chitarra con la tradizione del bel canto, alla rivisitazione di Wonderful tonight dell’amico Eric Clapton, tradotta in italiano dallo stesso Daniele. «L’idea è nata nei camerini di Cava dei Tirreni prima del concerto che abbiamo fatto insieme l’ estate scorsa ha raccontato Pino . La cosa buffa è che a lui il pezzo non piace, si scoccia di suonarlo. Gli ho detto io di farlo. Poi visto che in inglese non mi veniva bene ho scritto le parole in italiano». Infine, Searching for the water of life, dedicato all’associazione internazionale Save the children.

Ma fra i trenta titoli in programma c’è anche un ampio ricorso a quello splendido repertorio sedimentato in trentacinque anni di carriera, tanti quanti ne sono passati dal folgorante debutto discografico del 1977 con Terra mia, passando da Napul’è a Che male c’è, a Je so’ pazzo, a A me me piace ’o blues, a Io per lei, a Yes I know my way, eccetera, eccetera. Il tutto con lo spirito del musicista più che da cantautore. Dice: «Mi sento un chitarrista che canta, non posso fare dischi alla David Guetta, non mi interessa scrivere canzoni che siano adatte alla radio».

Lo stesso spirito anima La grande madre, tributo alla musica che lo ha formato e che ha amato per tutta la vita e che si muove in un territorio fertile dove si incrociano, jazz, blues, pop, latin, rock.

Si tratta, infatti, di un album della libertà, anche perché finalmente realizzato in proprio, svincolato da contratti con le major. «Basta continua Daniele farsi approvare i dischi da qualche testa pelata della discografia».

E’ la sua linea. L’album l’ha impostato su un sound riconoscibile, che non concede nulla all’apparato extra musicale. E che, sempre più spesso, accompagna le esibizioni concertistiche del mondo rock: «Uto Ughi mica si mette a dire barzellette: suona e basta», rivendica oggi Pino, che ci tiene a specificare di «non essere fenomeno di costume come Vasco e Liga» o, almeno, di non esserlo più.

E, anzi, addirittura proclama: «Non faccio parte del mondo dello spettacolo, forse ne facevo parte vent’anni fa, ma oggi mi sento spesso un pesce fuor d’acqua».

 

di Marco Molendini

(Martedì 14 Agosto 2012)

Pino Daniele al Neapolis Festival tra nuovi brani e grandi classici

 

Non siamo negli anni ’80 al concerto di Piazza del Plebiscito dove le presenze ufficiali contavano 200.000 persone né parliamo del concerto a Cava dè Tirreni del 1993 dove la folla in delirio invade lo Stadio Simonetta Lamberti per assistere ad uno dei concerti più memorabili, da cui è tratto l’album“E Sona Mò”. Ma siamo nel 2012, Campo Sportivo G. Troisi a Giffoni Valle Piana, Pino Daniele in scena al Neapolis Festival che quest’anno vede per la prima volta la fusione con uno dei festival più importanti al mondo: il Giffoni Film Festival. Il tour La Grande Madre, tratto dall’omonimo album, porta il bluesman italiano in giro per l’Italia e anche all’estero (a in europa e negli USA a New York, Boston, Washington D.C.)  che ha già fatto registrare il tutto esaurito. Cambiano i musicisti, cambiano gli scenari, il tempo passa. Ma il sorriso, la magia dell’arpeggio di chitarra autentico, unico ed inimitabile restano ancora intatti. Ciò che si ascolta nei cd – nelle registrazioni studio, cioè – lo si apprezza dal vivo; questo è il talento che madre natura è capace di regalare.

Oltre 6.000 i presenti al Campo Sportivo G. Troisi di Giffoni Valle Piana per il primo di una serie di concerti che vedranno esibirisi tra gli altri Caparezza, Club Dogo, Dinosaur Jr., Il Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti ePatti Smith. Per quest’ultima si contano già 10.000 biglietti venduti. La folla si spalma in lungo e in largo al Campo Sportivo, le famiglie con bambini a seguito si posizionano sulla tribuna in posizione laterale rispetto al palco, mentre i più affezionati si affannano per aggiudicarsi il posto in prima fila, con l’addome poggiato sulle transenne. Molti giovani presenti, ragazzi e ragazze accorsi da ogni parte della Campania ed anche qualche nostalgico che si lascia andare tra una birra ed un aneddoto (una signora intratteneva un comizio con un gruppo di amiche lasciando riaffiorare i ricordi che la legano a quel 22 Maggio 1993, il concerto a Cava dè Tirreni). L’aria umida e poco ventilata non scoraggia nessuno dei presenti, impazienti solo di veder spuntare dal backstage la sagoma di uno dei musicisti più influenti del panorama musicale italiano, capace di regalare canzoni entrate di diritto nell’immaginario – e nel cuore – collettivo.

Il repertorio conta 23 canzoni tra successi degli anni ’80 e canzoni tratte dall’ultimo album “La Grande Madre”. Ilcorpus di canzoni che propone la scaletta viaggia all’unisono con quello che è l’intento dell’artista stesso: ripercorrere con il suo pubblico le tappe principali che hanno segnato un’intera generazione, nonchè la propria storia personale. Certo anche la band è cambiata (non ci sono gli storici James Senese, Tullio De Piscopo e Tony Esposito) ma le new entry non hanno nulla da temere ma tutto da dimostrare. E lo spettacolo si lascia apprezzare in pieno. Alla batteria Omar Hakim, Rachel Z al piano, Solomon Dorsey al basso (che per l’occasione sfoggia un abbigliamento da scolaretto) e Gianluca Podio programmazioni e tastiere riescono a creare quell’alchimia con il tocco aulico ed unico della chitarra di Pino Daniele, mentre il pubblico ci pensa da sé a cantare a squarciagola tutti i grandi successi e non solo. Del resto, se Pino Daniele ha comunque perso in parte quell’incazzatura che si apprezzava nelle sue canzoni, quella voglia di rivoluzione che ogni giovane non disprezza, ora si può apprezzare la musica; come i bluesman nati e cresciuti nel Mississipi hanno incarnato una generazione, anche l’Italia non è da meno per gli amanti della buona musica.

L’inizio era previsto per le ore 22:00 ma alle 21 e 50 si spengono i riflettori del Campo Sportivo per far posto a quelli che illuminano il palco. Nel frattempo il pubblico da circa un’ora comincia a scaldare voce ed anima, impaziente e pretenzioso di veder spuntare il loro idolo. Lo show si divide in tre parti: la prima parte vede la chitarra e la voce di Pino Daniele, una jam session inserita nell’ultimo album (Coffee Time – ‘O frà), un unplugged chitarra acustica e voce e la band. Si comincia con “Invece no” (Un Uomo in Blues – 1991), “Amore senza fine” (Yes I know My Way – 1998), “Quando” (Yes I Know My Way – 1998), “Se mi vuoi” (Non calpestare i fiori nel deserto – 1995),“Putessse essere allero” (Pino DanielOmar Hakim & Pino Danielee – 1979) cantati in sequenza chitarra elettrica e voce senza che il pubblico avesse modo di realizzare, cinque grandi successi piombano nelle orecchie e nel cuore dei presenti e qualcuno si lascia trasportare in un nostalgico ricordo. Subito dopo la jam sessione presente nell’ultimo album con le canoni “Coffee Time” e ” ‘O Frà”. Qui si apprezza in pieno la bravura e la tecnica dei musicisti che accompagnano Pino Daniele in questo tour. L’atmosfera è sublime, sembra di essere in una taberna con un gruppo di amici che improvvisano delle note di blues in sequenza. Chiusa la parentesi strumentale, avanti la band all’unisono.

Il primo singolo estratto dall’ultimo album, “Melodramma” ed un salto nel passato con “A testa in giù”(Nerò a metà – 1980) l’album che ha consacrato la stile di Pino Daniele. “Stare bene a metà” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1997) e il successo planetario di “Napul’è” (Terra Mia – 1977). Ancora, “Dubbi non ho” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1997) e “Che male c’è” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1998); segue una splendida versione piano e voce di “Quanno Chiove” (Nero a metà – 1980) e “Anna verrà” (Mascalzone Latino – 1989). E arriva così il medley in old style: Piano Daniele imbraccia la sua chitarra acustica e si lascia accompagnare dalla voce del pubblico e dai musicisti sulle note di “I Still love You” (La Grande Madre – 2012),“Je sò Pazzo” (Pino Daniele – 1979), “Boogie Boogie Man” (Boogie Boogie Man – 2010), “Io per Lei” (Non calpestare i fiori nel deserto – 1995), “A mè me piace ‘o blues” (Nero a Metà – 1980). Ancora due pezzi tratti dall’ultimo album “Niente è come Prima” e “La Grande Madre” prima di concedersi una breve pausa di 5 minuti mentre il pubblico non contento invoca a gran voce “Pino, Pino Pino, Pino”. Sembra essere tornati indietro nel tempo, seppure è un’effimera illusione.

E’ arrivato così il tempo delle ultime due canzoni: “Che Dio ti Benedica” (Che Dio ti Benedica – 1993) e il successo di “Yes i Know My Way” (Vai mò – 1981) dove ha cantato per intero il pubblico protagonista della serata mentre i musicisti si divertivano sul palco. 23 canzoni per un totale di 1 ora e 45 minuti di musica, un giro su e giù per la storia (quella italiana s’intende) e la consapevolezza che la musica di qualità, ancora una volta, è sempre padrona in un palcoscenico mondiale che a tutto bada tranne che alle emozioni.

 

di Angelo Moraca

Review: Pino Daniele at Boston’s Berklee Perfomance Center – Saturday, June 9

 

I remember the first time I heard Pino Daniele sing “Napule é” — Luciano Pavarotti and Pino Daniele took the stage for the first of many televised charitable concerts. I sat mesmerized listening to his unique jazzy Neopolitan sound echoing with an angelic like voice.

Pino Daniele left an impression on me like no other; “Someday I’ll hear him live,” I thought. Someday arrived!

On Saturday, June 9, Pino Daniele played Berklee Performance Center. He captivated the audience with his sound, talent and sheer adoration for his music. He took the stage with a relaxed walk and stood calmly in the center.
Immediately he began playing an extended set, moving seamlessly from song to song.

At one point, Pino briefly paused to introduce his band, who supported his sound with grace and creative power. Each member played with command and passion that captivated onlookers. As his introductions moved around the stage (Omar Hakim on drums, Rachel Z on piano, Gianluca Podio on keyboard, and Solomon Dorsey on bass), every member had the opportunity to offer a sample of their talents. A tantalizing effect was felt by the audience. Benissimo!!

Pino played “Coffee Time” and “Boogie Boogie Man” to an audience who repeatedly chanted “Pino, Pino!”

The sighs in the background from the audience were truly telling. Not a single person in the crowd could contain themselves as he engaged playfully with the lyrics and his musicians. These songs reminded listeners that Pino is multifaceted in his approach. He knows how to engage with both his instruments and the audience, never leaving either lacking for attention.

When Pino stood to sing “I Still Love You,” everyone sat silently. A feeling of pure awe at his flair for lyrical composition came over the briefly silenced crowd. This song, much like all of Pino’s, is heartfelt and bursting with passion. It is apparent that he feels every note. His lyrics are insightful and speak to the listener as if they were in a conversation with Pino. His sound moves onlookers with a spiritual-like quality, allowing for his admirers to be lost in a musical moment.

“Je So Pazzo” a favorite for all Pino Daniele followers, excited everyone in the audience. As he progressed through the verses, we were moving in our seats to keep up with each note. The audience responded to his playing with clapping, singing, and restlessness. An overjoyed gathering of supporters exuded their glee and energy with a rousing applause.

The interludes and jam sessions were rousing! The remarkable talent that was onstage reminded everyone that Pino and his band are more than jazz. They are a talented group headlined by an extraordinary guide to the music scene. As shouts from the crowd urged grins from Pino’s face, it became evident how connected he was to his musical mission.

Pino graced the stage with an ease and calmness that excited everyone in the theater. His steady pace and incredible poetic harmonies reminded me that Pino is more than a musician. Pino is a writer of expressive words that speak to the romantic and sentimental side in each of us. His jazz melodies embrace the mind and spirit of Italians and non-Italians alike, reminding us of the fondness he has for fusion sounds while never losing sight of his appreciation for jazz and complex compositions.

His angelic voice graced us with “Tu Dimmi Quando, Quando.” A moving song when listened to as a recording, but even more stirring when heard live. As he stood playing and singing, he softly pronounced each word as if he were speaking to each of us individually through lyrical poetry.

By the conclusion of this thrilling musical evening, the crowd demanded more. Standing and clapping while chanting, “Pino, Pino, Pino,” he returned to the stage.

While playing another set, he delighted the audience yet again with his musical proficiency and intense enjoyment. As the lights came on for the second time, not a single person in the theater could stop talking about this amazing performance.

After the show, I had the pleasure to meet Pino briefly. To say that I was excited is an understatement. Listening to him engage with the small group that gathered closely around him was spectacular! His satisfaction with this small clique of admirers showed me how grateful Pino is for his fans and their support. Yes, I shook his hand and yes, he was as pleasant as I hoped him to be.

Grazie Pino!!

 

di Lauren E. Forcucci

Domani (16/06) ospite della XXIII Edizione di MUSICULTURA! Dal 10 luglio in concerto in tutta la penisola!

                                                  

Dopo il sold out delle tre date statunitensi de “LA GRANDE MADRE TOUR 2012” (New York, Boston e Washington), PINO DANIELE torna in concerto in Italia: domani (16/06) salirà sul palco dell’Arena Sferisterio di Macerata, ospite della XXIII edizione di Musicultura.

Dal 10 luglio riparte “LA GRANDE MADRE TOUR 2012” (prodotto e organizzato da Blue Drag e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, radio ufficiale del tour – per info: www.fepgroup.it), che toccherà da nord a sud ogni angolo d’Italia: 10 luglio a Pomigliano D’Arco (Napoli – Villa Comunale), 15 luglio a Giffoni Valle Piana (Salerno – Stadio Comunale ), 21 luglio a Marsciano (Perugia – piazza Karl Marx), 28 luglio a San Gimignano (Siena – Piazza Duomo), 2 agosto a Cassino (Frosinone – Archi Village), 4 agosto a Rosolini (Siracusa – Parco Giovanni Paolo II), 6 agosto a Palermo (Teatro di Verdura), 10 agosto a Gallipoli (Lecco – Parco Gondar), 12 agosto a Monopoli (Bari – Campo Sportivo), 14 agosto a Nettuno (Roma – Stadio Baseball), 18 agosto a Rivisondoli (L’Aquila – Piazza Michelangelo), 9 ottobre a Roma (Auditorium Parco Della Musica), 12 ottobre a Brescia (Teatro di Brescia), 15 ottobre a Milano (Teatro Arcimboldi), 17 ottobre a Mantova (Gran Teatro Pala Bam) e 20 ottobre a Bergamo (Teatro Creberg).

Nei concerti PINO DANIELE è accompagnato sul palco da una superband internazionale formata da Omar Hakim (batteria), Rachel Z (piano), Gianluca Podio (tastiere) e Solomon Dorsey (basso), e alterna le sue canzoni più celebri ai brani contenuti nel suo nuovo album di inediti “LA GRANDE MADRE”.

È in programmazione radiofonica “NIENTE È COME PRIMA”, secondo singolo estratto da “LA GRANDE MADRE” (pubblicato da Blue Drag e distribuito da Indipendente/Mente), disponibile nei negozi tradizionali e nei digital store.

“LA GRANDE MADRE” si compone di 11 brani inediti con testi e musiche di PINO DANIELE (ad eccezione di “Searching For The Water Of Life”, dedicato a Save the Children a supporto della campagna “EVERY ONE” contro la mortalità infantile, il cui testo è stato scritto da Kathleen Hagen) a cui si aggiunge la cover di “Wonderful Tonight” di Eric Clapton (con testo tradotto in italiano dallo stesso Pino).

Alla realizzazione del disco hanno collaborato musicisti internazionali del calibro di Steve Gadd (batteria), Chris Stainton (piano e hammond), Mel Collins (saxofono), Omar Hakim (batteria), Rachel Z (piano), Willie Weeks (basso), Gianluca Podio (tastiere e archi), Solomon Dorsey (basso) e Mino Cinelu (percussioni).

Pino Daniele e John Turturro, conversazione americana

L’incontro all’Apollo Theater di New York tra il cantautore partenopeo e il regista

 

All’Apollo Theater di Harlem, l’altra sera, non poteva mancare John Turturro venuto ad ascoltare il suo «nuovo» amico. Nei suoi concerti americani (sold out) Pino Daniele è stato accompagnato da musicisti internazionali di altissimo livello come Omar Hakim alla batteria, Rachel Z al piano, Gianluca Podio alle tastiere, Solomon Dorsey al basso. Tra i brani del suo repertorio Pino Daniele ha eseguito «A me me piace o blues», «Yes I know my way» e una versione molto blues di «Je so pazzo». Applausi anche per il suo nuovo brano «Melodramma». E non poteva mancare «Napule è», che sigla anche il finale del film «Passione» di John Turturro. La clip del docufilm dedicato alla canzone napoletana è stata mostrata nella sala gremita della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, per presentare il tour del cantautore, qualche giorno fa. Dopo la proiezione le luci si riaccendono e sul palco ecco John Turturro e Pino Daniele. Per «Passione» John Turturro — ricorda Stefano Albertini, direttore della Casa Zerilli Marimò e moderatore dell’evento— decise di usare «Napule è», eppure i due artisti non si erano mai incontrati prima di questa conversazione amichevole qui a New York. «‘‘Napule è’’ è stato uno dei miei primi lavori—ricorda Daniele—ma dopo tanti anni provo la stessa emozione ogni volta che la eseguo». Si scusa per il suo inglese (che pure è ottimo): «lo riconosco è un po’ brookolino!». Risata generale. «É bello che John abbia usato la mia canzone, abbiamo idee in comune su Napoli e sulla sua cultura». «Mio padre proveniva dalla Puglia, da Giovinazzo—interviene Turturro—mentre mia madre era siciliana e la prima volta che ho ascoltato una canzone di Pino Daniele è stato sul set del film ‘‘La tregua’’ di Francesco Rosi, tratto dal libro di Primo Levi ed eravamo in Ucraina». Risate in sala, Pino Daniele chiarisce: «Immaginate che la canzone ‘‘’O sole mio’’ fu scritta nel porto di Odessa da Eduardo di Capua!». Poi si passa ai ricordi degli inizi e Pino Daniele: «Ho cominciato con la mia chitarra, con il folk, ascoltando le vecchie canzoni e provando a trovare nuovi stimoli. Sono nato nel periodo di Elvis Presley, del rock and roll e del blues. Mi ricordo che suonavamo nei locali vicino al porto, dove gli americani ascoltavano la loro musica. Siamo cresciuti con la musica internazionale, ma attingendo da musica classica e da un patrimonio tradizionale. Se pensate che uno dei più antichi conservatori è quello di Napoli, a San Pietro a Majella! È importante conservare, il mondo ha bisogno della cultura, fare sempre qualcosa di nuovo ma mai dimenticare le proprie radici». «Melodramma », il brano contenuto nel suo ultimo lavoro, ne è un esempio: «È una speciale fusione tra parole, lirica e musica; prima dell’opera i poeti hanno scritto liriche per la musica. Il melodramma precedeva l’opera. Questa canzone è stata un pretesto per usare alcune vecchie melodie. Per sperimentare ». Massimo Gallotta, produttore e organizzatore del tour americano di Pino Daniele chiede quanto sia stato difficile diventare indipendente dopo tanti anni: «Il mercato è cambiato, bisogna rischiare, credo che John Turturro possa spiegare che con la passione vai avanti». «C’è qualche artista con il quale ti piacerebbe suonare?» chiede Albertini. «Non lo puoi decidere, per esempio John ed io ci siamo incontrati poco fa per la prima volta ed ora stiamo facendo un buon lavoro, deve succedere qualcosa tra le persone». Come è successo con Eric Clapton di cui Pino Daniele reinterpreta «Wonderful Tonight». «Lui mi ha invitato a Chicago a suonare, e poi ho ricambiato l’invito e abbiamo duettato per un concerto di beneficenza a Cava de’ Tirreni. Lui si è divertito molto. Eric Clapton è prima un grande uomo, poi un grande musicista. É stato facile per me entrare in sintonia con lui». E il passaggio dal napoletano all’italiano? «Passare dalla lingua napoletana all’italiano per me è stata un’evoluzione naturale, quando ho cominciato a suonare noi parlavamo in napoletano ma usavamo parole inglesi, per esempio ‘‘Yes I know my way’’ era scritta in napoletano e in inglese ». John Turturro gli chiede: «Nella tua prima band c’erano anche Enzo Avitabile e James Senese? E dove hai incontrato Enzo Avitabile? «Con Avitabile andavamo a scuola insieme—risponde Pino Daniele—avevamo quattordici anni, e a tutti e due piaceva la musica nera. Senese è un afroamericano che parla ‘‘solo’’ napoletano, somiglia ad un personaggio dei Simpson, ho visto per la prima volta Senese suonare nel lontano 1969, poi con Napoli Centrale. In quel periodo a Napoli cominciò a esibirsi una nuova generazione di musicisti. C’erano gli Osanna, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto de Simone, fu allora che cominciai ad avere la mia band con Senese, Tullio de Piscopo ed altri». Poi si parla anche di Renato Carosone. «È stato un grande interprete — continua Pino Daniele — una volta lui mi chiamò e siamo stati un giorno intero a parlare di Gesualdo da Venosa, scrittore di musica barocca. Ogni generazione di musicisti ha qualcosa di buono, è importante guardare al passato, non bisogna mai dimenticare quello che altri artisti hanno realizzato prima di te. Ho interesse per la musica africana, riascolto Elvis Presley, Pavarotti, ma anche Frank Sinatra e guardo anche i nuovi artisti. I like music!». Nel nuovo lavoro ci sono chiari riferimenti all’Africa. «Non all’Africa intesa come continente, il sud dell’Italia è molto vicino all’Africa, anche nella cultura, per me ‘‘La Grande Madre’’ è il pianeta, la terra. Se vai in Sicilia, a Marsala, a Catania, a Napoli, Ischia, Amalfi, senti lo scirocco. La Grande Madre è dunque il Mediterraneo, tutto il ritmo viene dall’Africa ». Ora però con la rete si hanno le stesse informazioni nello stesso momento, «ma è importante conservare le proprie radici. La cultura è massificata, ci sono similitudini in città come Berlino, Napoli o Londra. Cerco di attingere da una cultura che mi appartiene e non ho mai deciso di cambiare, ho seguito il mio istinto, da ‘‘Medina’’ a ‘‘Mascalzone Latino’’ sono andato dove l’istinto mi ha portato». Daniele conclude dichiarando il suo amore alla città di Napoli: «è sempre nel mio cuore, nella mia mente, per me Napoli è tutto. Ogni volta che improvviso penso alle mie radici. Per questo ho deciso di diventare indipendente, perché non puoi discutere la musica, la musica si fa e basta». Poi Pino Daniele saluta Turturro e va via facendosi spazio tra i fans venuti ad ascoltarlo, abbracciando sua figlia e sussurrando. «Questa è la mia Sara».

 

di Velia Majo

Pino Daniele e John Turturro, duetto a New York

 

NEW YORK – Pino Daniele, che ha fatto il pienone ieri al concerto nel leggendario teatro “Apollo” di Harlem, il giorno prima ha avuto anche un super pubblico alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, dove il musicista cantautore napoletano ha duettato con l’attore regista italo americano John Turturro. La serata si è aperta con uno spezzone del bellissimo film documentario “Passione” di Turturro, dove il regista utilizza “Napule è” di Pino Daniele: il collage di immagini che scorrevano con la melodia e le parole della canzone più famosa dell’enorme produzione del cantautore napoletano, hanno visibilmente commosso il pubblico che affollava in piedi la Casa Italiana.

A condurre il “duetto” tra Daniele e Turturro c’era Stefano Albertini, Direttore della Casa Stefano, insieme all’Editor-in-Chief di i-Italy.org Letizia Airos. Insieme ai due artisti anche Massimo Gallotta, il geniale produttore-organizzatore dei concerti di Daniele negli Usa che dopo il concerto newyorkese di ieri sera, continuerà il suo tour di presentazione del nuovo album “La Grande Madre” anche a Boston e Washington DC.

Albertini ha subito ricordato come la Casa Italiana della NYU è una istituzione che non organizza “degli eventi, ma mette insieme le persone, pensando che da questi incontri grandi cose possano avvenire”. E così è stato per Daniele e Turturro, che pur avendo collaborato a distanza per il film “Passione”, il loro primo incontro di persona avveniva per la prima volta proprio alla NYU.

Airos ha chiesto a Daniele informazioni sulla nascita del brano “Napule è” e a Turturro perché ha scelto proprio quella canzone per chiudere il suo film.

“Avevo appena 21 anni” ha detto Daniele, “quando la scrissi. Sono stato fortunato, continuo ad ascoltarla come fosse ieri”.

“Rappresenta un inno alla città di Napoli” ha aggiunto Turturro. Già, quel brano non poteva mancare in quel film.

Pino Daniele ha continuato sulla nascita di quel suo stile jazz-blues con melodie napoletane. “Faceva parte di un progetto, già cantavo in napoletano e sentivo forti emozioni. Perché capivo che fosse importante nella musica non dimenticare le radici. E con ‘La Grande Madre” ho continuato a farlo. Io sono stato e sempre resterò libero di seguire i miei sentimenti quando compongo e scrivo canzoni”.

Grande risata del pubblico quando Daniele si è scusato per il suo inglese (comprensibilissimo): “Scusate per il mio accento, il mio inglese più che americano è brookolyno!”.

Albertini ha chiesto a Turturro (padre pugliese di Giovinazzo, madre siciliana) da dove nascesse la sua passione per Napoli: “È stato il grande Francesco Rosi a farmi innamorare della città. Quando ho recitato nel suo film ‘La Tregua’ mi parlava della letteratura, del teatro, della musica napoletana. E da quel momento non ho più smesso di amarla”.

Daniele ha detto che l’ispirazione gli arriva non solo da Napoli, ma dalla cultura di tutto il Sud d’Italia, inclusa la Sicilia: “Facciamo parte della stessa famiglia. Il Regno delle due Sicilie ha avuto uno storia comune, abbiamo gli stessi sapori e la stessa sensibilità. Così come siamo vicini al Nord Africa, agli arabi. La mia musica attinge da radici comuni”.

E quando John Turturro ha sentito per la prima volta Pino Daniele? “Sempre mentre giravamo ‘La Tregua’ in Ucraina. Rosi mi fece ascoltare ‘Terra mia’”. Daniele ha aggiunto: “Lo sapevate che la canzone ‘O sole mio’ fu scritta ad Odessa?”.

Turturro chiede a Daniele come nasca la musica napoletana mischiata con l’italiano e l’inglese: “A Napoli abbiamo le basi americane e io da giovanissimo ero sempre nei locali vicino al porto dove gli americani ascoltavano la loro musica. Ecco che poi quel blus-jazz è diventata anche la mia musica”.

Daniele ha ricordato che ha avuto la fortuna di avere come amici fin dall’inizio grandi musicisti napoletani, come James Senese (“l’afro americano che parla solo napoletano”),e anche Enzo Avitabile, Tullio de Piscopo, Tony Esposito e tanti altri.

Ma è ovviamente soprattutto Napoli la “Grande Madre” ispiratrice di Pino: “Dobbiamo ricordare la tradizione secolare musicale in città, qui nasce il primo conservatorio in Italia… Senza la cultura non si va da nessuna parte. Anche se bisogna rispettarne le regole”.

La prima canzone dell’album è intiolata “Melodramma”, un inno a Luciano Pavarotti, che nel “libretto” con tutti i testi delle canzoni e foto, appare accanto a Pino Daniele durante un concerto. “La magia della lirica con il rock dei giorni nostri, un esperimento tra l’antico e il moderno… in realtà io sono così” dice Daniele.

Gallotta ha ricordato come questo album nasce come produzione indipendente di Pino Daniele, “insomma un’operazione rischiosa e quindi anche molto coraggiosa”, ha detto Gallotta.

“Con la musica devi fare quello che senti” ha replicato Daniele, “non ci può essere solo il business, i soldi”.

Nel nuovo album, anche una storica canzone di Eric Clapton, “Wonderful Tonight”, interpretata da Daniele: “Ci siamo conosciuti a Chicago, poi lui è venuto ad un concerto a Salerno. Subito una grande amicizia, è facile trovare l’intesa con grandi artisti come Eric” ha detto Daniele.

Albertini ha chiesto come ha pensato mischiare il napoletano e l’inglese: “Era appunto come cantavo all’inizio, in quei locali frequentati dai soldati americani. E poi mi sono reso conto del successo che aveva anche con gli altri. Insomma ‘Yes I know, my way”, cantata con quell’accento napoletano, piaceva tanto e piace sempre…”.

Grande rispetto di Daniele per i grandi della canzone napoletana che sono venuti prima di lui. Come Renato Carosone per esempio, che proprio Gallotta fece tornare a fare concerti dopo essersi ritirato perché, come ha raccontato, “mi diceva che non aveva il tempo perché doveva studiare 8 ore al giorno il pianoforte…”.

“Carosone infatti è stato anche un grande musicista e conoscitore di musica classica” ha ricordato Daniele. Così come Roberto Murolo, con cui anche Daniele collaborò. Ha ribadito Daniele: “Con la musica è come vivere il passato e il futuro”. E poi, semplicemente: “I love music!”.

“La Grande Madre” della canzone che da il titolo all’album, è l’Africa? “Non è proprio l’Africa come territorio” spiega Daniele, “ma come cultura. I suoni del Sud d’Italia sono vicini a quelli dell”Africa. La Grande Madre è amche Lampedusa, Marsala, Catania e anche Ischia, Napoli, Amalfi… sono tutti ritmi che vengono dall’Africa. Quei suoni arabi che si sentono ancora in Sicilia…”.

A questo punto Turturro esclama: “Ora capisco perché quando crescevo nel Queens, nel quartiere proprio dove è nato il rap, ero così a mio agio con quegli artisti afromanericani che si esibivano per strada. Il loro ritmo lo sentivo dentro”.

Daniele, pur essendo affascinato dalle nuove tecnologie, vede che le nuove generazioni, attraverso internet, si stanno omologando troppo: “Oggi non importa se nasci a Napoli, Palermo, Parigi o New York, guardano e ascoltano tutti la stesse cose allo stesso momento e allora anche se ci sono i vantaggi, si rischia una cultura massificata, di perdere la particolarità delle proprie radici. E invece non bisogna dimenticare che ogni artista ha bisogno di attingere alla propria cultura. Io con la musica torno alle mie radici anche se mi piace il moderno”.

Quando è stata la volta delle domande, è stato chiesto a Daniele se il suo cantare in napoletano fosse anche un modo per “dissentire” sulla cultura del Nord e recuperare quella del Sud: “No, non era per dissentire, era per la musica” ha risposto candidamente Daniele.

Alla fine, noi abbiamo proposto a Turturro e Daniele di lavorare insieme a New Orleans, con un documentario-video e magari con concerto alle radici del jazz e del blues, nato anche col contributo della musica dei primi emigranti del Sud Italia arrivati in Louisiana. Daniele ha fatto un grande sorriso. Da Turturro è arrivato un “great idea”.

 

di Stefano Vaccara

Pino Daniele Talks of New Album, U.S. Tour

This interview first appeared on the June 2012 issue of Fra Noi. Pino Daniele will perform live in New York (June 7, Apollo Theater), Boston (June 9, Berklee Performance Center) and Washington D.C. (June 10, D.C. Jazz Festival). Copies of his latest album “La Grande Madre” can be found on Amazon.com.

When it comes to music, most artists are fairly simple to categorize. In the case of Neapolitan singer-songwriter Pino Daniele, though, the task is much harder.

The 57-year-old guitar virtuoso has been pushing his unique amalgam of blues, rock, pop and melodic tunes for the past 35 years, daring to enter a musical realm that was far away from Italian standards. The gamble paid off, making Pino Daniele one of the greatest contemporary singers and musicians the Italian scene has to offer today.

Although he has been around for a long time, Daniele is now taking on a new challenge: Going solo. After more than 20 studio albums with various record labels, his latest recording, “La Grande Madre,” (The Great Mother) is the first entrepreneurial endeavor for the Neapolitan rocker, who has joined the independent label Blue Drag.

To put it in his own words, it is “the first step as an independent.”

Now that Daniele has left behind the constraints of record label demands, it seems he is in the mood to explore a more sensorial approach to music, mixing African and South American elements with jazz and giving “La Grande Madre” an incredibly funky and catchy vibe.

“For me, Africa is like a Great Mother,” he says. “Like my land and the South — all the Souths, actually. It’s like the Mediterranean Sea, like volcanic rock and the sound of children’s voices. It’s the hope that something good is on the horizon.”

“La Grande Madre” comes with 11 new original songs, enriched by a cover version of Eric Clapton’s “Wonderful Tonight.”

“I had the pleasure to meet Clapton in 2010, when he invited me to participate in the Crossroads Guitar Festival in Chicago. It was a great experience and I got to know him better. I sent him my version of his song a while ago and he said he loved it.” The song follows the original Clapton melody, to which Daniele has added his own Italian lyrics.

After the album’s release at the beginning of the year, Pino Daniele’s schedule quickly filled up with tour dates. After starting in Cesena on March 24, Daniele and his band of extraordinary musicians toured Italy’s major cities, with sold-out crowds in huge venues like Naples’ Pala Partenope and Rome’s Parco della Musica. (Two separate shows were held in both cities to accommodate the large number of Daniele’s fans.)

“I was really happy to see people’s positive reaction,” says Daniele. “I was a little worried at first, given you’re on your own and have a smaller budget when you promote these shows as an independent. But people have come to expect a great musical show and they are confident it will be good. I try not to disappoint them.”

Given how well ticket sales have been going in the United States, it seems Daniele fans on this side of the Atlantic Ocean are anxious to take part in the great show. The singer will open his three-day North American tour with a performance at New York’s historic Apollo Theater on June 7, followed by a concert at Boston’s Berklee Performance Center on June 9. The last leg of the short but intense trip will see the artist stop by Washington D.C.’s Jazz Festival on June 10.

“The United States are a fascinating country,” says Daniele. “I’m really happy to be able to play in the country from which so many of the musicians I grew up with are from. It’s quite inspiring.”

Traces of American influences are everywhere in Daniele’s music. From the smooth guitar-playing style to the blues and funky tones of some of his greatest hits, the artist is quite unique in Italy, where many of his contemporaries have preferred to stick to a more traditional and often easier path of Italian pop rock canons. His slightly high-pitched voice is delivered with a wide range of tonalities that captivate the listener, just like in his latest single “Melodramma,” where it seems to trail off into a horizon made of pure emotions. “Poets and artists have always taught us to love all the simple, natural and essential things. For this album I trusted my instinct, which took me on a journey to look for the Great Mother.”

In a way, the new album is Daniele’s answer to an increasingly fast-paced world, where despite the over-connectedness of a Facebook reality, we seem to be drifting away from the pleasing comfort of simple relationships.

“This album is almost like an attempt to take some time off from a society that is falling into self-destruction,” says Daniele. “Look at the musical industry, for example. It is growingly harder to express yourself artistically. When I started in the ’70s, music was a way of getting together and sharing an experience. Nowadays it is much more attached to the entertainment side of business. It’s not all bad, though. Sure, we sell fewer albums than we used to, but I think the people who still buy the albums appreciate the music more. I used to tour so that people could buy my album. Now tours are to prove yourself to those who bought the album and decided you’re worth the concert ticket.”

Throughout the years, Pino Daniele has made sure his concerts are worth every penny. He always surrounds himself with top musicians, like drummer Steve Gadd, pianist Chris Stainton and sax player Mel Collins.

“The live show is very important to me,” says Daniele. “It’s fundamental to play with the best, because you want to deliver something excellent. I think live performances are more important today than they were once, so it puts the artists on the spot. For me it’s great. It’s not as good for those who don’t have much to say.” Daniele, on the contrary, has quite a bit to say, and he’ll prove it once again as he comes to the East Coast this summer.

 

di Nicola Orichuia

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