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PINO DANIELE ALIVE, percorso per raccontare “emozionalmente” la vita artistica e la musica di Pino Daniele

PINO DANIELE ALIVE

Un percorso per raccontare “emozionalmente”

la vita artistica e la musica di PINO DANIELE

all’interno del MUSEO DELLA PACE – MAMT di NAPOLI

 

 

Ha da poco aperto al pubblico il MUSEO DELLA PACE – MAMT di Napoli (via Depretis, 130): tra i dodici percorsi emozionali presenti, di grande interesse èPINO DANIELE ALIVE”, omaggio al grande artista e musicista napoletano.

A Pino Daniele è infatti dedicato un intero piano del Museo della Pace – MAMT, dove si rivivono i momenti più significativi ed emozionali della sua vita artistica e della sua musica.

Il percorso di “Pino Daniele Alive”, a cura di “PINO DANIELE TRUST ONLUS”, è frutto di un’intesa tra l’indimenticabile “mascalzone latino” e il Presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso.

La musica di Pino Daniele è come un viaggio. Lo è stata per lui e lo è per tutti coloro che, visitando le stanze del museo, ne possono seguire le tracce. È un itinerario, a volte facile a volte meno, lungo il quale si incrociano ampie strade e piccoli sentieri, o piazze dalle quali proseguire nelle direzioni più diverse. Perché Pino Daniele è stato molte cose ed è stato anche molte persone: il ragazzo del blues e la “hit” da classifica, il performer ineguagliabile e a volte scontroso, con l’ironia del napoletano verace e l’orecchio finissimo dell’artista globale. Pino Daniele era soprattutto un musicista, cantante per caso e superstar per incidente di percorso, lui si considerava un “chitarrista che canta”.  Soprattutto negli ultimi anni, il suo è stato un percorso molto interiore, di ricerca e costruzione della “forma canzone”. Forse anche per questo, per questa intimità, la sua musica è più attuale che mai: non è solo la colonna sonora di un’epoca, ma conserva intatta la capacità di raccontare e di regalare emozioni.

La sua musica diede a Napoli la certezza di essere migliore di quel che appariva, e aprì tragitti sino ad allora solo sognati, verso un mondo nuovo fatto di note ma anche di terra: “Terra Mia”, naturalmente, ma anche Africa, e un’America vissuta nei solchi dei vinili come nelle pieghe dei jeans. È il mondo in cui si può accedere attraverso video, foto, reperti, strumenti: tutto ciò che in qualche modo è stato e continua ad essere “il mondo di Pino”.

Un percorso dedicato a lui, quindi. Anzi, un viaggio. Perché questo è stata la sua musica. Così afferma Giorgio Verdelli, che ha curato i testi ed i video di “Pino Daniele Alive”. Verdelli è inoltre altro autore e regista di “Unici”, che con la puntata dedicata a Pino Daniele ha ricevuto un grande riscontro di critica e pubblico. “Unici”, con tutto il suo repertorio sottotitolato anche in inglese, rappresenta uno dei percorsi tematici di Pino Daniele che Rai2, insieme a Rai Teche, hanno voluto rappresentare nel miglior modo possibile per il grande valore culturale dell’iniziativa.

La direzione artistica di “Pino Daniele Alive” è invece affidata a Sergio Pappalettera e allo Studio Prodesign (Luca Belli, Daris Diego Del Ciello, Georgia Finardi, Giulia Miggiano). La struttura del Museo della Pace – MAMT ha reso possibile isolare pezzi della vita del grande musicista, ridisegnando un percorso che a partire dai grandi show live riscopre le contaminazioni e l’immaginario meno noto dell’artista restituendo poi al fruitore una visione completa. Attraverso video (alcuni inediti, altri riscoperti), fotografie, parole (le sue soprattutto), oggetti e, ovviamente, le tantissime chitarre di Pino, gli spazi del MAMT si vestono del colore delle sue anime, dalla luce bianca di Napoli al blu dei diavoli del blues, fino al buio della sala di registrazione in cui la musica si ferma sui nastri.

Il MUSEO DELLA PACE – MAMT (Mediterraneo, Arte, Architettura, Archeologia, Ambiente, Musica, Migrazioni, Tradizioni, Turismo) è uno spazio creato dalla FONDAZIONE MEDITERRANEO, da oltre 25 anni impegnata per il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel Mondo.

Il progetto nasce nel 1997, quando il presidente Michele Capasso fa appello agli oltre 2000 rappresentanti di 36 Paesi riuniti a Napoli dalla Fondazione Mediterraneo sulla necessità di dare alla pace un simbolo: venne scelto allora  il “TOTEM DELLA PACE” dello scultore MARIO MOLINARI e richiesto uno spazio dove raccontare una storia diversa da quella che ci viene proposta quotidianamente dai media (terrorismo, migranti che muoiono, corruzione, povertà, guerre) fatta di ciò che ci unisce nel bello: ambiente, architettura, tradizioni, cultura, artigianato, arte, creatività, musica, tradizioni, ecc.

È possibile vedere un filmato sul museo al seguente link: https://youtu.be/_9VZPkst0mY

È possibile visitare il Museo della Pace – MAMT, previa prenotazione telefonica al numero 340 8062908 o via email info@mamt.it, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 – sabato dalle 10 alle 13.

 

 

 

Napoli, 7 luglio 2016

Ufficio Stampa Museo della Pace – MAMT: Parole & Dintorni (Sara Bricchi)

Museo della Pace – Fondazione Mediterraneo: Ester Pedicini (340 8062908 – info@fondazionemediterraneo.org)

MAMT, le civiltà del mediterraneo e il Museo Pino Daniele

 

 

Un luogo per il dialogo tra le civiltà del Mediterraneo attraverso le musiche di Pino Daniele – e non solo: questo è il MAMT – Museo della Pace che apre oggi le porte al pubblico a Napoli in Via Depretis 130. Fu dimora dei soggiorni di Winston Churchill e Enrico Caruso a Napoli, il Grand Hotel de Londres si rinnova e diventa un “Museo delle Emozioni” che sfrutta, sì, le leve del marketing ’00 con l’intento di regalare – in itinere – un’esperienza unica ai visitatori. Il vento delle culture del mediterraneo soffia tra 12 percorsi emozionali. L’ideatore e direttore del Museo Michele Capasso con la Fondazione Mediterraneo e la Pino Daniele Trust Onlus, hanno coadiuvato risorse ed energie per la creazione di questo Museo quale “patrimonio emozionale dell’umanità”.

 

IL MUSEO.

Dall’acronimo MAMT che in lingua napoletana significa “tua madre”, il Museo del Mediterraneo/Arte/Architettura/Archeologia/Ambiente/Musica/Migrazioni/Tradizioni/Turismo è il punto di partenza (e ritorno) per i popoli e le culture del Mediterraneo: entro il 2020 saranno realizzati dei video emozionali sull’ambiente, l’arte, l’archeologia, l’architettura, le religioni e su tutto ciò che accomuna le culture, i popoli e i figli tutti del Mediterraneo. I primi 200 video sono realizzati in 4K e fruibili ai visitatori con l’ausilio di 100 videowall dislocati sui 5 piani dell’edificio. Altri verranno, per un totale di 5000 video che, da Napoli, affondano le radici in altre 130 capitali del mondo.

I 12 percorsi emozionali (tutte le informazioni a questo indirizzo http://www.mamt.it/index.php) sono basati su temi importanti quali migrazioni, dialogo interreligioso, musica, storie di pace, legalità, il loro simbolo il Totem della Pace realizzato dallo scultore torinese Mario Molinari con l’intento di costruire la rete delle “Città della Pace nel Mondo“. Curiosità: il Totem della Pace è stato realizzato in varie città del mondo e in diverse dimensioni; già presente a Napoli, Torino, Rabat, Marsiglia è in corso di realizzazione in altre città tra cui: Barcellona, Amman, Marrakech, Gerusalemme, Gaza, Il Cairo, Algeri, Tunisi, Istanbul, ndR. Il destino comune a tutti i popoli del mondo è diviso in 12 percorsi emozionali: da “Il Mediterraneo delle emozioni” a “Storie di Pace” passando per “Voci dei Migranti” e“Il canto che viene dal Mare” fino alla sezione “Pino Daniele Alive”. “Figli di una Grande Madre.”

 

PINO DANIELE ALIVE.

“Avevo degli appunti scritti di pugno da mio padre. Sono stati il punto di partenza dopo la sua morte. Aveva in mente di dar vita a questo Festival del Mediterraneo, il comune denominatore la musica e le sue contaminazioni. Un evento interamente dedicato ai giovani musicisti provenienti dal Mediterraneo. Il canto che viene dal mare…”. I giovani come motore pulsante per intraprendere un cammino, un dialogo che non avrà mai fine. A Pino Daniele è dedicata un’intera sezione del Museo MAMT, Pino Daniele Alive: all’interno, divise in quattro sezioni, tutte le tappe più importanti della carriera del Mascalzone Latino,memorabilia e e oggetti appartenuti personalmente a Pino Daniele, perfino una riproduzione reale del suo camerino “Il cappello, la giacca, il suo zaino, le scalette..” e del suo studio di registrazione. E le sue chitarre. E la sua moka del caffè perché “Quando era in tour, soprattutto negli anni ’80, era solito portare con sé la moka, le tazzine e il cucchiaino perché non gli piaceva come facevano il caffé. ” La sezione Pino Daniele Alive sarà in continuo movimento, l’installazione sarà permanente e in futuro sarà aggiunto altro materiale. Curiosità: oltre al Diploma conseguito all’Istituto Tecnico Commerciale Armando Diaz di Napoli e alla pergamena della Prima Comunione, tra i memorabilia è presente la lettera pervenuta a Pino Daniele da Alitalia, in risposta alla richiesta di lavoro come assistente di volo; destino volle che il giorno in cui era fissato l’appuntamento presso gli uffici della compagnia aerea a Roma, l’etichetta discografica EMI gli fissò un appuntamento per la firma del suo primo contratto discografico,ndR.

Il materiale presente nella sezione Pino Daniele Alive arriva da ogni parte d’Italia e del mondo: è presente, ad esempio, un amplificatore utilizzato da Pino Daniele durante lo storico concerto del 1981 in Piazza del Plebiscito a Napoli e una chitarra Roland del 1985. Una sezione dedicata interamente all’album “Medina” e all’album “La Grande Madre” ultima produzione discografica di Pino Daniele, interamente autoprodotta. Tutti i video realizzati in 4K dalla Fondazione Mediterraneo avranno come sottofondo le musiche di Pino Daniele musicista in grado di fondere nelle sue melodie tutte le contaminazioni musicali del Mediterraneo..e del mondo.

   

di Angelo Moraca

 

Link articolo originale con fotogallery:

http://www.melodicamente.com/mamt-civilta-mediterraneo-museo-pino-daniele/

I video, le foto e le chitarre: tutto il mondo di Pino Daniele

Nell’ex Hotel de Londres un intero piano è dedicato al musicista. Il figlio: “Borse di studio per i giovani talenti”

 

 

Tra piazza Municipio e via Depretis, nell’ex Grand Hotel de Londres, è nato il Museo della Pace-Mamt. L’acronimo ne sintetizza i contenuti con un esasperato senso materno: “La madre, a Napoli, è colei che accoglie” , racconta l’architetto Michele Capasso, che ne è stato il fondatore 27 anni fa.
“Nei cinque piani in cui si sviluppa l’edificio si raccoglie ciò che unisce i popoli del Mediterraneo: musica, scienza, religione, tradizioni, costumi, arredi, cibo”. Da oggi, l’accesso è gratuito con tre tipologie di visite (prenotazione obbligatoria al 340 8062908 o scrivendo a info@mamt.it). “Stavolta vogliamo parlare non di brutture e violenze bensì di convivenze e bellezza. Fatti esemplari del Mediterraneo in cui viviamo. Offriamo dodici itinerari emozionali che includono 28 mila contributi audio, 8 mila libri, opere di Mario Molinari e 5 mila video. Gran parte è proiettata su schermi con tecnologia a 4K, con la colonna sonora di tante musiche inedite di Pino Daniele “.

È così che si entra nei retroscena dell’avventura artistica/ umana del musicista scomparso nel gennaio 2015. A due livelli dal marciapiede d’ingresso – anche al pian terreno c’è un tesoro inestimabile: la fragile chitarra Louis Panormo che servì a scrivere “Chillo è nu buono guaglione” al ritmo charango – inizia l’apnea nel capitolo “Pino Daniele Alive”.

Ieri c’era il figlio Alex a introdurre il viaggio: “I giovani saranno i protagonisti di questo esperimento museale permanente e in divenire – ha detto – Ai ragazzi papà era attento. Abbiamo intenzione, con il ministero dell’Istruzione e i conservatori, di mettere a bando delle borse di studio per chi ha talento e pochi mezzi. Il talento va difeso. Pino aveva relazioni intense con i musicisti più giovani: da Jovanotti a Clementino. È giusto che l’intero secondo piano sia dedicato a lui perché con Capasso avevano intenzione anche di produrre un concerto in mezzo al mare dedicato al Mediterraneo. Si doveva fare nel porto, lo faremo nel 2017.

Ora abbiamo sette ambienti in cui sono custoditi strumenti, abiti, foto (con Chick Corea, Santana, Gato Barbieri), videoclip, appunti, documenti, la moka elettrica con cui preparava il caffè in camerino”. In questo patrimonio, splendono la pagellina della prima comunione (col grossolano errore nel riportare il suo nome: Danieli Giuseppe, 3 luglio 1966, aveva 11 anni) e il diploma con il voto di 44/60, nel ’75. In una stanza, che da marzo accoglierà un ologramma e il mapping-video, è stato ricostruito il suo vero studio di registrazione: dallo sgabello amato, disposto ad hoc per “sentire il suono in faccia”, ai preziosi microfoni. Quasi santificate, le chitarre: la Paradis; la Gibson ES-335, come quella di BB King; la 10 corde elettrica bianca, un 8 gigante, sul modello della chitarra battente con cui scrisse le canzoni di “Musicante”: “Lazzari felici” e “Keep on Movin'”. La Suhr che non portava mai in tour. Il basso Fender con cui compose “Il mare”.

“Ci tengo a riassumere un concetto – dice Alex – Lui studiava da matti però aveva una teoria: sul palco non voglio fare il fenomeno. Conta solo la nota che suono alla gente” . Presto, il fratello Salvatore donerà pure la foto cercata che manca ancora e che durante la visita inaugurale ha rivelato di possedere: Pino e Bob Marley nei camerini dello stadio San Siro, sommersi dal fumo della marijuana. Quando il principe giamaicano del roots-reggae e il menestrello partenopeo suonarono a Milano. Era giugno del 1980, era appena uscito il suo capolavoro: “Nero a metà”.

 

 

di Gianni Valentino

Museo Pino Daniele, il primato di Napoli

 

Oggi apre i battenti il Mamt, in Italia non ne esiste uno simile: nemmeno per De André, Dalla o Modugno

 

 

Un museo De André, un museo Dalla, un museo Modugno, un museo Battisti, un museo Mia Martini in Italia non c’è. A Napoli non c’è il museo Eduardo, il museo Totò, il museo Caruso, il museo della canzone napoletana. Ma, da stamane, c’è il museo di Pino Daniele ed è un primato per una città spesso matrigna e smemorata ma che il Lazzaro felice non l’ha mai dimenticato, anzi, da quella tragica notte del 4 gennaio 2015, si è ancora più attaccata, sino ad identificarsi in lui, a ritrovarlo simbolo di una comunità altrimenti sperduta.

L’esposizione permanente si chiama Pino Daniele Alive ed è un racconto «vivo», non stoltamente beatificante, quello che Alessandro Daniele, figlio-manager del cantautore, che con la Pino Daniele Trust Onlus ha curato, complice fondamentale, oltre che padrone di casa, l’architetto Michele Capasso e la sua Fondazione Mediterraneo. Siamo al secondo piano dell’ex Grand Hotel de Londres, si entra da via de Pretis, ci sono ben altri quattro piani da visitare all’interno del Museo della pace-Mamt: M come Mediterraneo; A come arte e architettura e archeologia e ambiente; di nuovo M come musica ma anche come migrazioni; T come tradizioni, come turismo. Capasso usa questo spazio come ha fatto con il Totem di Mario Molinari, cui pure è dedicata un’area, quasi fosse una sorta di «antidoto alla dittatura delle notizie di guerra, terrorismo, stragi di migranti. Con Pino condividevamo il sogno di un Mediterraneo dei popoli, questo racconta tutto l’allestimento, migliaia di video, suoni, testimonianze, drammi, speranze».

Ma la curiosità, e le prime prenotazioni lo confermano, è tutta per il Nero a Metà: si entra gratis, su prenotazione, lasciando il telefonino all’entrata: «Questo è il primo museo emozionale e per quanto l’allestimento sia digitale non c’è spazio per i selfie. Qui si arriva con tempo e attenzione da dedicare, per emozionarsi. Ci sono decine di ore di video a disposizione», spiega Daniele junior, che ieri mattina ha accompagnato la stampa in una visita guidata, replicata nel pomeriggio per amici musicisti tra cui James Senese, Gigi De Rienzo, Elisabetta Serio, Tony Esposito, Ernesto Vitolo, Fabrizio Milano, Tony Cercola, più Antonio Bassolino. Prima si erano già visti la famiglia Daniele (i fratelli Nello, Carmine, Salvatore; la prima moglie Dorina; la figlia Cristina) e compagni di palco preziosi come Rosario Jermano, Rino Zurzolo, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Lino Vairetti, Enzo Gragnaniello.

Una curiosità ben riposta: Alex ha fatto le cose più che per bene, con la fondamentale complicità di Sergio Pappalettera, che di Pino curò a lungo la grafica dei dischi, nell’allestimento, e di Giorgio Verdelli nei video, che – tra materiali dell’archivio dell’artista, delle Teche Rai e preziosi inediti – raccontano gli esordi come gli ultimi album, le passioni etniche (una sala intera è dedicata a «Medina», in sintonia con lo spirito del luogo), le collaborazioni illustri, i film, i videclip, la passione per i madrigali di Gesualdo Da Venosa, le canzoni più celebri, lo storico concerto di piazza del Plebiscito il 19 settembre 1981…
Appena entri un colpo al cuore: c’è la chitarra Paradise degli ultimi concerti, le ultime sei corde toccate, e sembra ieri che il Mascalzone Latino era sul palco del Palapartenope per un arrivederci trasformato dalla sorte in addio. E di chitarre ce ne sono tante, ognuna un suono, un disco, una stagione del cantautore che era ancor prima suonautore: una Frame Guitar, la Suhr di «Melodramma», poi Yairi, Fender Zaz, una pesantissima dieci corde elettrica, la Gibson Firebird dei tempi di «Bonne soirée» comprata perché la usava il suo idolo Johnny Winter, l’Ovation con dedica di Al Di Meola, la Panormo che apparteneva al suocero, un mandolino forse usato per registrare «Napule è».

Poi c’è la ricostruzione del suo camerino, del suo studio di registrazione (presto sarà completato con un ologramma per vedere ancor più «alive» l’Uomo in Blues): tutto, dai registratori a bobine alla macchinetta del caffè, dai plettri agli amplificatori, dal santino della prima comunione alla licenza da ragionere per dire dell’uomo che si fece Voce di Napoli. E quando l’emozione si fa troppo forte, l’assenza troppo feroce, un sorriso lo strappa il telegramma che lo invitava ad un colloquio come assistente di volo Alitalia nello stesso giorno in cui lo aspettavano per proporgli il primo contratto discografico. Pino fu molto travagliato, in famiglia tutti tifavano per il posto fisso, ma lui…

«Io continuo a sbagliare i tempi quando parlo di papà, non riesco ad usare il passato», confessa Alex, che a Pino assomiglia sempre di più ed è persino più schivo: «Mi manca, ma mi sembra ci sia ancora, qui ancor più. Abbiamo provato a ricordarlo con coerenza con la sua storia, continuando un’opera che lui aveva già iniziato con l’architetto Capasso. Ho persino i suoi appunti per un progetto di festival del Mediterraneo che voleva organizzare nel porto di Napoli. Ci stiamo lavorando, come stiamo lavorando alle borse di studio per le eccellenze dei conservatori italiani, ma anche per chi non ha i soldi per iscriversi in un conservatorio ma eccellenza potrebbe esserlo lo stesso. Tutto per dire che questo non è un museo, ma la casa di Pino Daniele, che è vivo soprattutto in mezzo al suo popolo, nella sua Napoli». E Napule è, almeno oggi, una città fiera, grande madre di un grande figlio, e non matrigna.

 

di Federico Vacalebre

Domani apre a Napoli il Museo della Pace – MAMT, che ospita il “PINO DANIELE ALIVE”

 

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DOMANI A NAPOLI APRE IL MUSEO DELLA PACE – MAMT

UN LUOGO PER IL DIALOGO TRA LE CIVILTÀ DEL MEDITERRANEO

Paesi ed istituzioni internazionali insieme per contrastare il terrorismo

UN’ESPERIENZA UNICA E AFFASCINANTE ATTRAVERSO 12 PERCORSI EMOZIONALI

tra cui un piano dedicato a PINO DANIELE e un’area a MARIO MOLINARI

IL MUSEO È PATRIMONIO EMOZIONALE DELL’UMANITÀ

 

Domani, mercoledì 29 giugno, a Napoli apre le porte il MUSEO DELLA PACE – MAMT (Mediterraneo, Arte, Architettura, Archeologia, Ambiente, Musica, Migrazioni, Tradizioni, Turismo), uno spazio creato dalla FONDAZIONE MEDITERRANEO, da oltre 25 anni impegnata per il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel Mondo. Il Museo, ideato e diretto da MICHELE CAPASSO, ha sede nello storico edificio dell’ex “Grand Hotel de Londres” di Piazza Municipio, nel cuore di Napoli, a due passi dalla stazione metropolitana disegnata da Alvaro Siza e dal porto crocieristico.

Il Museo, a ingresso gratuito, è una “Casa” per accogliere e proteggere, così come si percepisce dalla parola “MAMT”, che in napoletano significa “Tua Madre”, colei “che accoglie”. Nei 5 piani su cui è dislocato il Museo si racconta quello che ha unito e che unisce i popoli del Mediterraneo e del Mondo: la Musica, la Scienza, l’Arte, la Creatività, l’Artigianato, la Solidarietà, le Tradizioni, i Costumi, il Cibo, il Destino…

È possibile visitare dodici percorsi emozionali, basati su importanti temi quali Migrazioni, Dialogo interreligioso, Musica, Storie di Pace, Legalità, il tutto guidato da oltre 5.000 video in altxa definizione (4k) e da oggetti, reperti e testimonianze uniche al mondo che hanno contribuito a definire il Museo “patrimonio emozionale dell’umanità” e a conferirgli il titolo di “Museo delle Emozioni”.

Questi i dodici percorsi emozionali all’interno del Museo della Pace – MAMT:

1 – Il Mediterraneo delle emozioni                         7 – Un mare, tre fedi 

2 – Il Mediterraneo della luce                                    8 – Storie di pace 

3 – Il Mediterraneo della creatività                          9 –  Paesi ed istituzioni

4 – Il Mediterraneo dei mestieri                               10 – Testimonianze e visite

5 – Il canto che viene dal mare                                   11 – Molinari scultore del colore 

6 – Voci dei migranti                                                       12 – Pino Daniele Alive 

Paesi ed istituzioni internazionali – tra cui l’ONU, l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo ed altri – hanno aderito alla mission del Museo: promuovere attraverso video in alta definizione il “bello” e ciò che ci “unisce”. Nei prossimi 3 anni saranno realizzati in tutto il mondo (partendo dal Mediterraneo) video “emozionali” sull’ambiente, l’arte, l’archeologia, l’architettura, le religioni e su tutto ciò che ci accomuna.

La Fondazione Mediterraneo propone già da adesso – attraverso un sistema unico al mondo, dislocato sui 5 piani dell’edificio, e con l’ausilio di 100 videowall di grandi dimensioni – la visione dei primi 200 video realizzati con musiche di Pino Daniele: al grande musicista è infatti dedicato un intero piano del Museo, nella sezione “PINO DANIELE ALIVE“, a cura del PINO DANIELE TRUST ONLUS, in cui viene raccontata, “emozionalmente”, la sua vita artistica e la sua musica.

Il progetto del Museo della Pace nasce nel 1997, quando il presidente Michele Capasso fa appello agli oltre 2000 rappresentanti di 36 Paesi riuniti a Napoli dalla Fondazione Mediterraneo sulla necessità di dare alla pace un simbolo: venne scelto allora il “TOTEM DELLA PACE” dello scultore MARIO MOLINARI e richiesto uno spazio dove raccontare una storia diversa da quella che ci viene proposta quotidianamente dai media (terrorismo, migranti che muoiono, corruzione, povertà, guerre) fatta di ciò che ci unisce nel bello, nel vero, nel buono: l’ambiente, l’architettura, l’arte, le tradizioni, la cultura, l’artigianato, i mestieri, l’archeologia, la  musica, la danza, ecc.                 

È possibile vedere un filmato con la storia del Museo al seguente link: https://youtu.be/miWmNtU1LqI

www.fondazionemediterraneo.org –     www.mamt.it

Milano, 28 giugno 2016

Ufficio Stampa Museo della Pace – MAMT: Parole & Dintorni (Sara Bricchi)

Pino Daniele, ecco il museo virtuale

Quasi finiti i lavori all’Hotel de Londres, manca solo l’ologramma del Nero a metà

 

 

L’inaugurazione potrebbe slittare dopo il 19 marzo, giorno in cui il Nero a metà avrebbe festeggiato il suo sessantunesimo compleanno-onomastico, magari sognando la presenza del presidente della Repubblica. Ma al Grand Hotel de Londres i lavori sono a buon punto: gli ampi locali fronte piazza Municipio sembrano Ok, come anche quelli su via de Pretis, ingresso ufficiale del Museo della Pace, creatura dell’architetto Michele Capasso, che ospiterà anche, se non soprattutto, Pino Daniele Alive, mostra stabile curata e voluta dalla Fondazione Pino Daniele. Un intero piano del palazzo progettato dall’architetto Giovan Battista Comencini e finito nel 1899, primo esempio cittadino importante di art nouveau, sarà dedicato al racconto dell’arte del bluesman partenopeo: «Nulla di museale, anche se di un museo si tratta, e stabile, visto che abbiamo la prenotazione delle sale per i prossimi 99 anni», racconta Alessandro Daniele, che nei giorni scorsi ha rotto l’abituale riserbo mostrandosi su Facebook mentre selezionava, con Giorgio Verdelli, i materiali video da passare al montaggio. Con il figlio-manager del Mascalzone latino sta lavorando anche Sergio Pappalettera, grafico dietro tante copertine del cantautore, che firmerà l’allestimento. «Le stanze diventano luoghi vivi in cui immergersi, in cui nuove tecnologie creano ambienti sinestetici ed emozionali Elementi acustici, visivi ed emotivi», spiegano: «Figure, forme e colori che rimandano alle contaminazioni musicali e culturali che hanno segnato l’itinerario artistico di Pino Daniele».

È pronta, la si vede parzialmente anche in fotografia, insieme a parte della piantina dell’esposizione, la ricostruzione – persino la tappezzeria è quella originale – dello studio del Lazzaro felice, manca solo l’ologramma che ce lo mostrerà suonare di nuovo una delle sue amatissime chitarre.Ogni stanza un tema o un momento della carriera dell’Uomo in blues, dai suoi concerti alla sua Africa e comunque alla sua apertura alle musiche del mondo, alla passione madrigalista per Gesualdo da Venosa. Memorabilia, oggetti storici, foto d’autore e tanti video touch screen per immergersi nell’arte, la vita, i suoni dell’artista di «Napule è».Nel resto del palazzo si estenderà il vero e proprio Museo della pace, anch’esso largamente centrato sulla multimedialità e l’interattività, con percorsi diversi vicini agli interessi della Fondazione Mediterraneo di cui è diretta emanazione: si va dal Mediterraneo delle emozioni, con particolare attenzione alle grandi bellezze della Campania, al Mediterraneo della luce, zoom sull’architettura. E, ancora: il Mediterraneo della creatività, con diverse esposizioni artistiche, e il Mediterraneo dei mestieri, che tiene insieme i presepi partenopei con l’artigianato di Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia, Turchia. L’abbraccio di terre così vicine e a volte purtroppo drammaticamente così lontane riguarda anche la musica con una sala in cui potranno risuonare, con la canzone napoletana, echi di fado, flamenco, sirtaki, suoni maluf. Negli itinerari voluti da Capasso ci saranno anche quelli dedicati alle «Voci dei migranti», a «Un mare tre fedi», alle storie esemplari di uomini di pace come Winston Churchill, don Giuseppe Diana e Angelo Vassallo.Intanto, spunta una nuova registrazione inedita di Daniele, divisa con l’amico Ron sulle note di «Non abbiam bisogno di parole» che sarà contenuta in «La forza di dire sì», doppio cd di duetti del cantautore in uscita l’11 marzo per raccogliere fondi per l’ Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica. Tra gli altri artisti coinvolti nel progetto: Lucio Dalla, Loredana Berté, Jovanotti, Malika Ayane, Elio e le Storie Tese, Marco Mengoni, Francesco De Gregori, Gigi D’Alessio, Giuliano Sangiorgi.

 

 

di Federico Vacalebre

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