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Pino Daniele lunedì al Forum: «Sono ancora Nero a metà»

L’artista napoletano chiude il suo tour a Milano

 

Marchio di fabbrica di un sound a metà tra il blues dei neri americani e la musica popolare napoletana, «Nero a metà» è il simbolo della mescolanza, del meticciato sociale, culturale, artistico, ma soprattutto umano, di Pino Daniele. Il terzo disco del «mascalzone latino», dopo l’esordio genuino di «Terra mia» e la conferma dell’album omonimo del ‘79, quello di «Je so’ pazzo», ha dato il titolo al tour che termina lunedì 22 dicembre al Forum di Assago. «In questo live – spiega Pino Daniele – c’è tutta la mia storia musicale e verrà messa in evidenza l’identità dei suoni che hanno caratterizzato il mio percorso artistico. Il tour di “Nero a metà” è un tuffo nel suono vintage, in quella stagione ribattezzata “Neapolitan Power”, in cui ci ispiravano da un lato al black power, dall’altro alle nostre radici, per proclamare un’originalità artistica che paga ancora oggi».

In quest’ultima del tour, che avrà come guest star l’amico fraterno Mario Biondi (che duetta con lui in «A me me piace ‘o blues»), ci sarà la band originale del 1980 al completo, con James Senese al sax, Gigi De Rienzo al basso, Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo al piano, Rosario Jermano alle percussioni, mentre il set acustico vedrà sul palco Rino Zurzolo al contrabbasso, Elisabetta Serio al piano e Tullio De Piscopo alla batteria. «Io e gli altri musicisti ospiti – continua il 59enne cantautore napoletano – ci alterneremo sul palco e daremo vita a tante suggestioni. Dal rock al blues, dal funk al jazz, dalle sonorità latine a quelle più acustiche: racconteremo il disco, che suoneremo integralmente, e l’atmosfera magica del periodo in cui è stato scritto. Una dichiarazione di identità, una sorta di passaporto culturale, lontano anni luce da qualsiasi operazione nostalgica». Al centro dell’evento c’è la seconda vita di un disco appassionato, che ha fatto conoscere Daniele al grande pubblico, e un ritorno al blues partenopeo per non tradire le proprie radici musicali: «Il sound che portiamo sul palco nasce direttamente da Napoli: anche se ora vivo a Roma, la mia città la porto sempre dentro, è inevitabile, il blues e la malinconia mediterranea vengono sempre fuori. Non escludo di scrivere un altro disco nel mio dialetto».

 

 

di Paolo Carnevale

“Alla soglia dei sessant’anni ricomincio da capo. E sempre da Napoli”

   (Settimanale N.48 del 22 novembre 2014)

 

Vi ricordate Nero a metà? Era il 1980 e con quel disco Pino Daniele divenne famoso. Oggi lo ripubblica e parte per un tour con la vecchia band. In attesa di festeggiare. In cucina

Uno arriva a 60 anni e deve decidere. O scopre una nuova vita col burraco e il modellismo o riscopre se stesso. Pino Daniele ha scelto la seconda strada. Ha da poco ripubblicato Nero a metà, il suo album del 1980 in cui trovò una sintesi perfetta fra la tradizione napoletana, l’America del jazz e del blues e la canzone italiana. E dopo la serata speciale del 1° settembre all’Arena di Verona, dedica a quell’album altri sei concerti. il 6 dicembre a Conegliano il debutto: un set acustico in apertura (con Rino Zurzolo, Elisabetta Serio e la presenza di Tullio De Piscopo) e poi sul palco assieme alla band dell’epoca (James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano) che a Verona ha dimostrato di aver attraversato gli anni senza perdere smalto.

 

L’effetto nostalgia è dietro l’angolo.

Non ci interessava riproporre, come ho visto fare ad altri, gli show del passato, magari con la stessa scenografa e gli stessi costumi. la nostalgia è un sentimento che guarda solo al passato mentre in questi concerti c’è tutta la mia storia musicale.

Lo scopo del progetto è un altro?

Le nuove tecnologie offrono a chiunque i mezzi per fare un disco, ma il rischio è che alla fine tutto suoni allo stesso modo. la differenza fra una canzone e un’altra non può essere limitata alla voce di chi la interpreta. Allora siamo andati alla ricerca della nostra identità di suono. Una cosa che tutti in passato, da De André a Battiato, hanno avuto.

E dove l’ha trovata?

A Napoli: il nostro era un modo nuovo di fare la canzone napoletana. Anche se non ci vivo più da tempo mi sento ancora parte della città. Ne sento ancora i problemi.E artisticamente sto tornando lì: ho già scritto 2-3 canzoni in napoletano e chissà che il prossimo disco non sia tutto così…

Sessanta candeline in arrivo e capelli bianchi(ma il pizzetto è nerissimo)…

Cerco di non pensarci. A 30 anni se vedevo uno di 60 mi dicevo: “Ma guarda quel vecchio…”. Adesso vedo i Rolling Stones e il mio amico Clapton ancora in forma più o meno a 70 anni e mi sento molto meglio.

Potrebbe essere l’occasione per un Pino Daniele and friends…

Non so ancora come festeggerò, ma non farò eventi particolari. Vorrei fare qualcosa a casa con la mia famiglia e cucinare per loro.

Gli chef sono le nuove rockstar: sta per caso facendo il salto del fosso?

Nooo. Però in tv mi diverte quel cattivissimo di Cannavacciuolo (ride).

Passiamo ai suoi gusti.

Amo il sushi, ma quando passo ai fornelli sono per la cucina semplice: paccheri con il sugo pomodoro, mozzarella e basilico. Un classico. E poi, senza esagerare, un buon calice di vino che non riesco proprio a eliminare.

Un’altra cosa che non può mancare dalla sua vita è la chitarra.

Ne ha sempre avuta una in braccio. Avrò cominciato a 13-14 anni con chitarra e metodo Eko. Da subito divenne il tramite per comunicare le mie emozioni. Non mi affeziono alle chitarre, ne ho comprate e vendute molte, ma ce n’è una, una classica, che conservo da 40 anni. Più in generale mi piace tenere gli strumenti musicali in giro per casa, toccarli, prenderli in mano, suonarli.

L’amore è il tema ricorrente delle sue canzoni.

Non è mai cambiato il modo di pormi nei confronti di quel sentimento. È qualcosa che sento, che è parte di me. Scrivere d’amore è diffcile, e il momento che attraversi ti influenza, ma nei testi ho sempre cercato un linguaggio universale, simile alla poesia.

A ogni appuntamento del Nero a metà Tour ci sarà un ospite diverso?

Sì. Di sicuro ci saranno anche dei rapper. In carriera ho collaborato con J-Ax e Clementino, adesso mi piace molto Fedez. Sono i nuovi poeti. La forza del rap però non è solo nei testi, c’è anche il ritmo da tenere in considerazione.

Nelle rime dell’hip hop c’è la fotografa dell’Italia di oggi, con i suoi tanti vizi e le poche virtù. Si riconosce in questo Paese?

Più che riconoscermi ci vivo (e parte un sorriso). E vedo che i tempi della giustizia sono lunghissimi, che la burocrazia è allucinante e quando va in coppia con l’incompetenza mi fa paura. Se poi ci aggiungiamo un pizzico incoscienza siamo al disastro.  •

 

di Andrea Laffranchi

Pino Daniele, concerto a Roma 2014 di "Nero a metà" tour: la Neapolitan Power torna a vivere

 

I Grandi non hanno bisogno di presentazioni.
I Grandi non hanno bisogno di fare rumore, di praticare arti circensi sul palco durante un concerto per attirare l’attenzione.
Basta che i Grandi accennino un solo passo sul palco e la festa è pronta a cominciare.

Questo è quello che succede a Pino Daniele quando varca la soglia del proscenio e ringrazia per applausi, urla e sorrisi.
Ieri sera al Palalottomatica di Roma, il cantautore napoletano ha riportato i suoi fan indietro di trent’anni proponendo i brani della sua carriera degli anni ’80.

Stessa formazione del tempo (James Senese al sax, Agostino Marangolo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso, Rosario Jermano alle percussioni, Ernesto Vitolo al piano. Ospiti speciali Tullio De Piscopo alla batteria, Rino Zurzolo al contrabbasso, Tony Esposito alle percussioni. Elisabetta Serio ha domato le tastiere e il piano), stesso sound e stessa consapevolezza di donare musica buona come sempre.
“Nero a metà” è il tour nostalgico – ma non in senso negativo – di Daniele che, a quasi 60 anni, rimane un’icona della musica italiana. Ne hanno avuta la certezza i fan che lo hanno accolto a braccia aperte, dai giovani ai diversamente giovani.

Quello che abbiamo ascoltato ieri sera non sono state solo le parole di un poeta (anche se dir questo non è poco), ma musica, quella che fanno i veri Musicisti che conoscono come le loro tasche metrica, ritmo, attacchi e stacchi. Basta un battito di bacchette, un riff di chitarra, un soffio accennato al sax che i brividi non stentano affatto ad arrivare.

“Nero a metà” è la storia del blues napoletano, la vivace essenza del rock, la melodia acustica, il funky perseverante, una commistione di generi che in Pino Daniele convivono come anime gemelle fatte l’uno per l’altra.
“Quanno chiove”, “O’ scarrafone”, “ Na tazzulella e cafè”, sino a “Napule è”, “Resta cù mmè”, “Io per lei”, “Nun me scuccià”, “A me me piace o blues”, “Je so pazz”, ogni canzone è un’emozione. “Nero a metà” resta uno di quei concerti che bisogna vedere almeno una volta nella vita per ricordarsi cos’è la musica, cos’è l’arte. Ed ogni tanto non fa male.

Come ama ribadire “non so buon” a parlare, Daniele parla con la musica, ha un rispetto ancestrale dei ruoli che la spocchia di certi musicisti di oggi hanno scordato.

Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, poi, sono animali da palcoscenico e in questi casi l’età non conta, il talento rimane fulgidamente attaccato alla pelle di cotanti artisti come un veleno che nemmeno l’antidoto più potente riesce a debellare via.

 

 

di Antonella Dilorenzo

Sarà MARIO BIONDI, lo Special Guest lunedì 22 dicembre al Mediolanum Forum di ASSAGO-MILANO per l’ultima data di “NERO A METÀ”

 

Lunedì 22 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto al Mediolanum Forum di Assago-Milano (via G. Di Vittorio, 6 – ore 21.00) per l’ultima data di “NERO A METÀ”. Ospite della serata sarà l’amico e collega Mario Biondi, con cui il cantautore napoletano ha duettato sul palco dell’Arena di Verona durante il concerto-evento dello scorso 1° settembre.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).
…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it).

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese mix esplosivo e scoppia la festa della musica

 

© Egidio Magnani

Sono passati 34 anni, dall’uscita del suo album ‘Nero a metà’ ma le sue canzoni ci appaiano evergreen perché la sua musica e i suoi testi sono ancora oggi attuali.

Stiamo parlando di Pino Daniele che dopo il concerto evento all’arena di Verona, è salito sul palco al Pala Florio di Bari, portando con sé la sua musica. Un concerto dove si traspira e si mescolano con armonia canti e usanze popolari napoletani, ma anche il sound mediterraneo, che si sposa e spazia con equilibrio tra i generi musicali del rock, del blues del funky e del jazz.

Propendetemene l’anima nera del cantautore napoletano emerge in questo concerto che ha preferito dare un’impronta più jazzistica ai suoi brani.

E’ proprio Pino Daniele prima di iniziare il concerto spiega che questo percorso per lui non è altro che un viaggio con un gruppo di amici iniziato tanti anni fa. Musicisti che per il loro piacere hanno sperimentato nuovi suoni e canzoni e che oggi vogliono condividerli e riviverli anche a noi.

Quindi con la sua immancabile chitarra inizia a intonare “A testa in giù” per poi “I say ‘i sto ccà” “ a me me piace ‘o blues”, “voglio di più”, brani del suo terzo album d’esordio ‘Nero a metà’ album che descrive la sua maturazione artistica e affermazione in campo nazionale.

Ad accompagnarlo sul palco una band di tutto rispetto, molti dei quali i suoi amici/musicisti/viaggiatori da Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere e rhodes, Agostino Marangolo alla batteria, Rosario Jermano alle percussioni. Al piano Elisabetta Serio.

L’acoustic music è stata affidata a Rino Zurzolo al contrabasso per avvicendarsi con altri due amici da Tullio De Piscopo che con le sue bacchette è riuscito a far scuotere il Pala Florio come la musica appassionata del suono del sax di James Senese.

Fa l’ingresso sul palco la salentina Alessandra Amoroso che insieme a Pino in unplugged cantano “Quando” e “Vento di passione”.

E’ un crescendo il concerto di Pino Daniele dove gli spettatori gridavano i brani che volevano ascoltare e che non sono stati disattesi.

Infatti non poteva mancare “na tazzulella ‘e caffè”, “I got the blues”, “Je so pazzo”, “Che Dio ti benedica”, “e so cuntento’e sta”, “quanno chiove”, “nun me scuccia”, “o scaraffone”, “Yes I kown my way”, per terminare con “Napule è”.

27 brani che ci parlano di Napoli e delle sue incoerenze, ma che ci parlano dell’amore di Pino Daniele per la sua città e per la sua musica senza tempo.

 

 

di Anna deMarzo

Pino Daniele dopo 34 anni è ancora Nero a Metà

 
Il concerto barese di Pino Daniele ha regalato due ore di vera musica. Di vera classe e genio artistico. Una dote rarissima in un mondo musicale dominato da giovani cantanti promossi dai talent show che poco donano alla musica vera. Il 34esimo anniversario di Nero a Metà non poteva essere festeggiato che con i suoi grandi protagonisti.

 

Pino Daniele, l’album Nero a Metà. Uno degli artisti più geniali della musica italiana con un album che è una pietra miliare della musica internazionale sul palco del Palaflorio di Bari. Cosa si può dire su un artista che di cui si è già detto tutto? Di un artista che ha suonato con gente del calibro di Pat Metheny, Chick Corea, Eric Clapton, Bob Berg, Yellow Jacket, Vinnie Colaiuta e chi più ne ha più ne metta? Solo un aggettivo per lui: immenso. Sicuramente la nostalgia della composizione di un album di così rara bellezza è una componente di non poco conto. Ma come si fa a non amare un album che, tutt’ora geniale, è un mix tra blues, jazz, soul e melodico napolitano? Aggiungiamoci una band composta da Gigi De Rienzo e Rino Zurzolo al basso e contrabbasso, Agostino Marangolo e Tullio De Piscopo alla batteria, Ernesto Vitolo ed Elisabetta Serio alle tastiere, Rosario Jermano alle percussioni e James Senese al sax e la magia è completa.

Pino Daniele, nella serata barese, non ha semplicemente suonato. Ha incredibilmente dipinto la musica. Ha vestito la musica del suo abito più bello. Suonando ha detto: “La musica italiana è viva e non si trova certo nei talent show!” E come dargli torto! La serata passa da Appocundria a Vento di Passione, da Yes I Know My Way a Voglio di Più, da Alleria a Nun me Scuccià, con un’agevolezza senza tempo. Non sono note quelle che escono dalle casse del palco. Sono veri e propri brividi di piacere. Potrebbe essere facile tacciare questa recensione di esasperazione delle definizioni. Ma farlo significherebbe non comprendere fino in fondo la rivoluzione musicale che l’artista partenopeo ha portato in Italia dalla fine degli anni ’70. Pino Daniele ha preso il difficile sound del jazz e del nostalgico blues, il ballabile groove del funk e l’ha legato alla musica popolare napoletana. Dire che Pino Daniele non sia un genio assoluto significherebbe negare anche il solo titolo dell’album che festeggia i 34 anni di vita. Nero a Metà è, infatti, un chiaro richiamo al padre del Neapolitan Power: Mario Musella.

Il concerto barese è stato tutto questo turbinio di emozioni conclusesi con il bis di Napul’è (non poteva essere altrimenti) e con la ripresa di A me me piace o blues e l’improvvisazione di tutti gli artisti presenti. Luci accese a giorno, spettatori in piedi, sorriso stampato sul volto di Pino e un grande, ideale, abbraccio che la super band partenopea ha regalato al pubblico barese. Un pubblico in visibilio che, almeno per due ore, si è trovato in un mondo fuori dal tempo fatto di classe, arte, genio, amore e…magia.

 

di Andrea Dammacco

Pino Daniele a Bari, un pittore della musica che supera il tempo e diventa mito

 

Fotografia di Dario Fazio

Scrivere del concerto che Pino Daniele ha tenuto a Bari lo scorso giovedì 11 dicembre potrebbe essere quasi un banale esercizio giornalistico perché sul grande cantautore e musicista partenopeo è stato detto di tutto e tutto potrebbe riassumersi in un sintetico ma efficace “Immenso”.

Invece ha senso raccontare le tante sfumature di emozioni provate dal pubblico che ha letteralmente inzeppato il Palaflorio di Bari.

Pino Daniele si è esibito in compagnia dei suoi amici di sempre: Tullio De Piscopo (batteria), James Senese (sax), Rino Zurzolo (contrabbasso), Elisabetta Serio (piano), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni). Musicisti assolutamente d.o.c. che hanno fatto la musica italiana ed in particolar modo quella di Pino Daniele.

“Nero a Meta”, il titolo del tour, è l’album che ha consacrato Pino Daniele nel lontano 1980 ed è stato il disco che ha accompagnato intere generazioni di appassionati di musica di qualità. Giovani di ieri e di oggi, insieme, hanno gremito l’ampio Palazzetto dello Sport di Bari ipnotizzati dall’originalissimo sound del musicista napoletano, che uno dopo l’altro ha snocciolato tutti i suoi più grandi successi: “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià”,  “A me me piace ‘o blues” e tante altre, fino alla quanto mai attuale “Jé so pazzo” dove il pubblico a potuto liberare il suo personalissimo e catartico “Nun ce scassate ‘o cazzo”.

Pino Daniele non ha semplicemente suonato e cantato, ha dipinto quadri musicali con la sua voce e la sua chitarra. Pitture, ora a tinte forti, ora vagamente acquerellate che riescono sempre a raccontare storie di terre, di uomini, di mare, di profondi sentimenti e amori consumati. La lirica di Pino Daniele ha indossato il suo vestito più bello rendendosi capace di scavare nel cuore dello spettatore per donargli una personale e profonda carezza vitale.

Pino Daniele ha suonato e cantato con l’energia di un giovane affamato di musica e il carisma di un artista che è la musica fatta persona. E’ un musicista rubato al tempo, che sfida il tempo e lo vince assoggettando a sé mode e tendenze musicali che non possono far altro che infrangersi sul suo mito. In quest’ottica va letta la poco incisiva partecipazione di un’ancora acerba Alessandra Amorosoche ha provato a interpretare una canzone troppo caratterizzata come “Quando”. Non è facile cimentarsi in un brano come questo che da solo è una sceneggiatura e che incarna un altro mito italiano senza tempo, Massimo Troisi, il grandissimo attore partenopeo scomparso prematuramente nel 1994. L’Amoruso che canta un genere musicale troppo diverso è risultata alla fine della sua performance decisamente fuori contesto e quasi posticcia, ma è brava e si rifarà.

Il finale è stato nel segno di “Napul’è” e non poteva essere diversamente perché Pino Daniele, profondamente innamorato della sua città, non finirà mai di ringraziarla per avergli donato quello spirito poetico e quella sensibilità musicale che solo Napoli possiede.

Alla fine del concerto si sono accese le luci a giorno. Gli spettatori in visibilio hanno concesso un interminabile applauso; un’ondeggiare di mani e di braccia, di corpi e di cuori che sembravano uno sciame di api intorno alla sua regina. Pino Daniele ha allargato le braccia in un simbolico abbraccio, stringendo a se un pubblico fantastico, quello che a Bari, sia pure per due ore, ha superato il tempo e ha navigato in estasi nella storia della canzone italiana. Questa è la magia della musica.

 

 

di Antonio Curci

Pino Daniele torna a Bari ed è subito blues

“Nero a metà tour” al Palaflorio. C’erano Senese, De Piscopo e la Amoroso

 

Pino e i suoi amici. Gli amici di vecchia data, tutti sul palco del Palaflorio di Bari per ricordare il meglio del blues e dei vecchi successi di Pino Daniele, alcuni di questi arrangiati in chiave moderna.
E’ un revival che parte dagli anni ’80 e di quell’immarcescibile album “Nero a metà” che Daniele ha voluto riprendere in un tour cominciato a settembre all’Arena di Verona.
Si comincia con “A testa in giù”. Quindi è la volta di “I say I’ sto ccà”, accompagnato sempre dal contrabbasso di Rino Zurzolo.
E per proseguire con l’elenco degli amici di sempre, quelli che hanno dato vita a “Nero a metà”, ci sono anche Gigi De Rienzo (al basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano), Rosario Jermano (percussioni) e la partecipazione di Elisabetta Serio al piano.
Procede per gradi l’artista napoletano. Ce li fa conoscere uno dopo l’altro gli amici di sempre, i compagni di strada di quella melodia nata sotto il Vesuvio.
Prima però, l’ospite d’eccezione della serata: Alessandra Amoroso che accompagna Pino Daniele nella melodica “Quando” e in “Vento di passione” (brano famoso per il duetto Daniele-Giorgia).
E poi lo spazio è tutto per loro. Altri amici, che definire speciali per il percorso musicale di Pino Daniele è la cosa più giusta: un eccezionale James Senese al sax, anche lui nel progetto di “Nero a metà”. Il napoletano che si definisce “Afro-partenopeo”, regala pezzi di jazz che sembrano portarti a “New Orleans”. Sentite “Chi tene o’ mare” e resterete lÏ a pensare.
E che dire di un altro amico come l'”indiavolato” Tullio De Piscopo alla batteria.
Vengono fuori ricordi e magie musicali che con “Je so’ pazz” e il ritmo vertiginoso di “Che dio ti benedica”, solleticano le corde vocali di un Palaflorio pieno.
Si va avanti per più di due ore ripescando nei ricordi musicali che solo Pino Daniele ha saputo regalare in oltre 30 anni di carriera. “Ci sono canzoni che dopo molti anni – dice – ti accorgi che sono davvero molto attuali”.
Ed è sempre avvolgente, armonico, il suo fare di chitarra. Gli assoli di Pino Daniele sono inebrianti. Il pubblico ricambia con ovazioni da stadio quando lo sente intonare “Amici come prima”, “Resta Resta cu’ mmè” o “Io per lei”.
Finale caldo: De Piscopo continua a martellare sulla batteria. Daniele attacca con “’’O Scarrafone”. Tutti insieme a chiudere per il bis con una travolgente “Yes I Know my way”. Era il 1981.

 

 

di Gian Vito Cafaro

Pino Daniele è ancora un “nero a metà”

Torna la superband degli anni ’80
Con il cantautore partenopeo ieri sul palco del Palaflorio De Piscopo e Senese. Ospite della serata Alessandra Amoroso

 

Portatore sano di napoletanità, Pino Daniele irrompe sul palco del Palaflorio di Bari, imbracciando la sua chitarra e intonando A testa in giù.

«Nero a metà è la storia di un gruppo di amici e musicisti che viaggiavano insieme e facevano musica. Ancora adesso il viaggio continua, e vogliamo far rivivere questo suono con voi». Così il cantautore napoletano introduce il concerto Nero a metà che prende il nome dallo storico album del 1980, ricordato attraverso le successive tre canzoni (I say i’ sto ccà, A me me piace ‘o blues e l’”ancora attuale” Voglio di più).
Le luci si spengono. Un fascio di luce illumina il centro palco dove Pino Daniele (da solo con la sua chitarra acustica) interpreta Resta resta cu’mme e Amici come prima.

Il cantautore prosegue con Appocundria e Alleria, per poi introdurre Rino Zurzolo al contrabbasso ed eseguire insieme Sulo pe’ parlà. Special guest della serata è Alessandra Amoroso, accolta dal caloroso applauso del pubblico. Insieme alla cantante salentina, Pino Daniele duetta sulle note di Quando e Vento di passione, quest’ultima canzone riproposta con sonorità latine.

Con le entrate in scena del batterista Tullio De Piscopo e del sassofonista James Senese, si ricompone la superband degli anni ’80. Insieme eseguono senza sosta ‘Na tazzulella ‘e cafè, I got the blues, Je so’ pazzo, Chi tene ‘o mare e Che Dio ti benedica (conclusa con l’intro di Narcisista in azione).

Lasciando un attimo la chitarra, Pino Daniele si veste da semplice interprete vocale, proponendo una new version riarrangiata di Sotto ‘o sole. Il sound mai abbandonato di Nero a metà rivive nei brani seguenti: E so’ cuntento ‘e stà, Quanno chiove, Musica musica, Nun me scoccià e Puozze passà nu guaio.

La carriera dell’artista partenopeo è ripercorsa con successi senza tempo come Io per lei, Tutta nata storia, ‘O scarrafone e la travolgente Yes I know my way.

La serata si conclude con l’emozionante Napule è e con il pubblico in visibilio, mentre Pino Daniele e la sua band si congedano con il ritornello di A me me piace ‘o blues: «E sono mo, sono mo, sono mo».

 

 

 

di Giovanni Boccuzzi

"Nero a metà", il ritorno. Pino Daniele e i suoi: la musica di una vita

Sabato sera al Palalottomatica un appuntamento per ripercorrere 30 anni di carriera. Con lui James Senese e Tullio De Piscopo


E’ difficile, se non impossibile, non amare Pino Daniele. La sua musica, le sue canzoni, sono di quelle che è facile legare a doppio filo alla nostra vita, conservarle in qualche cassetto del cuore quando sono più sentimentali e appassionate, metterle in sintonia con le gambe quando spingono sull’acceleratore del ritmo, sedersi è ascoltarle quando sono musicali, raffinate, sorprendenti. È difficile non amare la musica di Pino Daniele perché non è mai uguale a se stessa, perché ha scavato solchi profondi nella cultura contemporanea del nostro paese, perché è ormai parte integrante della colonna sonora della nostra vita. È difficile non amare, poi, “Nero a metà”, prodigioso album con il quale più di trent’anni fa Pino si è ritagliato un posto d’onore nell’Olimpo della nostra musica, album geniale e popolare al tempo stesso, in cui creatività e ricerca si mescolavano sapientemente con l’ironia e l’intelligenza.

È difficile, quindi non andare a vedere Pino Daniele riproporre ancora una volta dal vivo le canzoni di quel disco, in un concerto come quello che terrà al Palalottomatica domani sera, accompagnato da una straordinaria band, quella con la quale diede vita a quel progetto e che ancora oggi è al suo fianco, composta da James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano), Rosario Jermano (percussioni), mentre l’Acoustic Set vedrà sul palco Rino Zurzolo (contrabbasso), Elisabetta Serio (piano) e la partecipazione di Tullio De Piscopo. Del resto è la formazione giusta per mettere sulla tela i colori musicali della sua tavolozza, il blues, il rock, il pop, il jazz, il funk, la melodica, le sonorità mediterranee e quelle più acustiche, in uno show che si muove sulle note dell’omonimo storico terzo album di Pino, dove protagoniste saranno le canzoni più belle di Pino Daniele, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, da “I say i sto ccà” a “Nun me scuccià”.

E se è vero che dischi come “Nero a metà” non subiranno mai le ingiurie degli anni e resteranno sempre attualità, bellissimi, coinvolgenti, è anche vero che ascoltare dal vivo quelle canzoni ci consente ancor di più di verificarne l’attualità, e la capacità di Daniele di riproporle senza farle mai diventare oggetto di nostalgia. Pino è un grande cantante, un bravissimo autore, ma è soprattutto un’eccellente musicista, che assieme ai suoi musicisti riesce a rileggere, a interpretare, a ricostruire ogni sera in maniera diversa le sue canzoni, trasformandole in materia viva, in emozione bruciante, in commovente melodia. Ecco, dunque, l’appuntamento con Pino Daniele è di quelli che, per scrivere una frase davvero ovvia, è “da non perdere”, perché ogni concerto di Pino è un atto unico, irripetibile, diverso da tutti gli altri che ha proposto prima e proporrà ancora. Perché a differenza di molti suoi colleghi Pino Daniele è nato per suonare dal vivo, perché in concerto da il meglio di se, con la sua voce e la sua chitarra.

 

 

di Ernesto Assante

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