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«Pino Daniele. Qualcosa resterà»: presentazione in anteprima del film

 

 

Ci sono due o tre scene almeno che mozzano il fiato in «Pino Daniele. Qualcosa resterà» il docufilm di Giorgio Verdelli che sarà presentato in anteprima domenica sera al San Carlo. C’è  il Nero a Metà che, nella penombra di casa sua, fa ascoltare per la prima volta a Massimo Troisi un abbozzo di «Quando». Ci sono rarissime immagini del concerto grossissimo del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito con un saluto finale («Io esisto grazie a voi, ciao guagliù») e poi il racconto dell’amico Peppe Lanzetta che lo trova dopo, solitario in un pulmino («Pe’ ma li hai visti quanti erano?»).  

C’è il Lazzaro Felice dal barbiere che spiega che cosa vuol dire fare «addove». E poi, tra qualche contributo un po’ troppo televisivo e apparizioni live dei marziani Eric Clapton e Pat Metheny, trovate narrative più o meno originali (le riprese del supergruppo in bus stancano), live storici e riprese mai viste, c’è un bel pezzo della carriera del cantautore napoletano che ha cambiato la canzone napoletana, e italiana, unendo radici e ali, melodia e ritmo, mandolini e blues elettrico, Partenope e Chicago.

Tantissime le presenze importanti, qualche assenza è inevitabile e poi ci sarà tempo di raccontare altre storie pinodanieliane in futuro. Per ora, non perdete l’uscita del film nelle sale, solo dal 20 al 22. O meglio: perdetela se non amate Pino Daniele.

 

di Federico Vacalebre

«Per Pino un docufilm e una festa al San Carlo»

Dopo il libro sul padre Alex Daniele prepara con Giorgio Verdelli un documentario che conterrà le immagini del live con Clapton

 

Eric Clapton  e Pino Daniele

 

Alex Daniele è abituato a lavorare dietro le quinte, chi lo conosce da ragazzino lo ha visto crescere senza mai cercare di mettersi in mostra. La repentina e drammatica scomparsa del padre il 4 gennaio 2015, l’essersi trovato in prima linea nel gestirne la memoria, l’eredità artistica e la fondazione a lui intitolata, non l’hanno cambiato. È davvero eccezionale che abbia accettato l’invito della Rizzoli di un minitour prenatalizio per lanciare Qualcosa arriverà, il bel libro, non solo fotografico, curato con Giorgio Verdelli «per raccontare ai giovani papà chi era, ma anche da dove veniva, da quale città, da quali anni, da quale fermento», spiega lui: «Non potevo dire di no, mi nasconderò dietro gli amici che ho invitato»: domani, a Napoli, alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, dovrebbero ad esempio esserci Tony Esposito e Rino Zurzolo, «pronti a completare il mio racconto, a ribadire le parole che abbiamo messo dentro al volume insieme agli scatti di grandi fotografi».

Dopo il libro, Alex, dopo l’inaugurazione dello spazio dedicato al Nero a metà al Museo della pace in piazza del Plebiscito a Napoli, sono ormai molte le iniziative messe a punto con la Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.
«È vero, sono appena uscito da una riunione al Miur dove abbiamo definito il nostro contributo al Premio Nazionale delle Arti che, nelle sezioni pop-rock e jazz, ora porterà il nome di mio padre. Quello pop rock lo consegneremo al conservatorio Nicola Sala di Benevento, dove insegnano Gianluca Podio e Rino Zurzolo, quello jazz al Verdi di Milano, mettendo a disposizione borse di studio, ma anche chitarre, set di corde, strumentazioni plug-in per il canto… Pino ha sempre scommesso sui giovani, questa credo che sia una strada giusta per usare il suo nome».

Questo accadrà nel 2017, quando nei conservatori italiani dovrebbe farsi notare anche un’altra novità.
«È vero, stiamo lavorando a un libro di metodo, a qualcosa che possa parlare dell’approccio al canto e alla chitarra di un artista che il conservatorio non l’aveva potuto frequentare, che si è fatto da solo, ma senza mai smettere di studiare, fino all’ultimo momento, oserei dire. Negli ultimi anni la passione per la chitarra classica, per lo strumento usato senza plettro, per lo stile flamenco l’aveva anzi fatto applicare persino più del solito».

Poi c’è il fronte «sociale».
«Dove abbiamo ribadito una scelta fatta da Pino in persona, prima in occasione del concerto del 24 giugno 2011 a Cava dei Tirreni con Eric Clapton e poi del tour Sinfonico: essere a fianco dei bambini ammalati di cancro, delle famiglie che li assistono. Così abbiamo rinnovato la collaborazione con la Open Onlus campana, mettendo a disposizione fondi per la ricerca sotto forma di borse di studio per ricercatori e di stage formativi all’estero: qui si tratta doppiamente di scommettere sui giovani e sul futuro: quello dei piccoli pazienti, ma anche dei medici e degli scienziati che verranno».

Hai nominato Eric Clapton. Manolenta ha dato il suo Ok all’utilizzo delle riprese dello storico show con Pino per il documentario a cui stai lavorando con Verdelli, titolo provvisorio lo stesso del libro e della canzone scritta per la colonna sonora di «Le vie del signore sono finite».
«Sì, con la generosità di sempre il dio della chitarra ci ha detto che possiamo usare quello che vogliamo, come anche Pat Metheny. Gli introiti del docufilm, che ha alle spalle il Mibact e Cinecittà Luce, come già quelli del libro, serviranno ad alimentare ulteriormente le iniziative della Fondazione».

Si parla di un’anteprima al San Carlo il 19 marzo, giorno in cui Pino avrebbe compiuto 62 anni.
«Ci stiamo provando, vediamo quando finiremo le riprese e il montaggio, vogliamo consegnare un ritratto sincero, verace, non agiografico di un artista che merita di essere raccontato».

A Napoli avete girato nel centro storico, ma anche in piazza del Plebiscito, intervistando i componenti dello storico supergruppo: James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso… Che cos’altro dobbiamo aspettarci?
«Pino Daniele, senza fronzoli, senza gossip, raccontato da chi ha suonato con lui, dalla sua famiglia, da chi gli ha voluto bene».

 

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese mix esplosivo e scoppia la festa della musica

 

© Egidio Magnani

Sono passati 34 anni, dall’uscita del suo album ‘Nero a metà’ ma le sue canzoni ci appaiano evergreen perché la sua musica e i suoi testi sono ancora oggi attuali.

Stiamo parlando di Pino Daniele che dopo il concerto evento all’arena di Verona, è salito sul palco al Pala Florio di Bari, portando con sé la sua musica. Un concerto dove si traspira e si mescolano con armonia canti e usanze popolari napoletani, ma anche il sound mediterraneo, che si sposa e spazia con equilibrio tra i generi musicali del rock, del blues del funky e del jazz.

Propendetemene l’anima nera del cantautore napoletano emerge in questo concerto che ha preferito dare un’impronta più jazzistica ai suoi brani.

E’ proprio Pino Daniele prima di iniziare il concerto spiega che questo percorso per lui non è altro che un viaggio con un gruppo di amici iniziato tanti anni fa. Musicisti che per il loro piacere hanno sperimentato nuovi suoni e canzoni e che oggi vogliono condividerli e riviverli anche a noi.

Quindi con la sua immancabile chitarra inizia a intonare “A testa in giù” per poi “I say ‘i sto ccà” “ a me me piace ‘o blues”, “voglio di più”, brani del suo terzo album d’esordio ‘Nero a metà’ album che descrive la sua maturazione artistica e affermazione in campo nazionale.

Ad accompagnarlo sul palco una band di tutto rispetto, molti dei quali i suoi amici/musicisti/viaggiatori da Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere e rhodes, Agostino Marangolo alla batteria, Rosario Jermano alle percussioni. Al piano Elisabetta Serio.

L’acoustic music è stata affidata a Rino Zurzolo al contrabasso per avvicendarsi con altri due amici da Tullio De Piscopo che con le sue bacchette è riuscito a far scuotere il Pala Florio come la musica appassionata del suono del sax di James Senese.

Fa l’ingresso sul palco la salentina Alessandra Amoroso che insieme a Pino in unplugged cantano “Quando” e “Vento di passione”.

E’ un crescendo il concerto di Pino Daniele dove gli spettatori gridavano i brani che volevano ascoltare e che non sono stati disattesi.

Infatti non poteva mancare “na tazzulella ‘e caffè”, “I got the blues”, “Je so pazzo”, “Che Dio ti benedica”, “e so cuntento’e sta”, “quanno chiove”, “nun me scuccia”, “o scaraffone”, “Yes I kown my way”, per terminare con “Napule è”.

27 brani che ci parlano di Napoli e delle sue incoerenze, ma che ci parlano dell’amore di Pino Daniele per la sua città e per la sua musica senza tempo.

 

 

di Anna deMarzo

Pino Daniele dopo 34 anni è ancora Nero a Metà

 
Il concerto barese di Pino Daniele ha regalato due ore di vera musica. Di vera classe e genio artistico. Una dote rarissima in un mondo musicale dominato da giovani cantanti promossi dai talent show che poco donano alla musica vera. Il 34esimo anniversario di Nero a Metà non poteva essere festeggiato che con i suoi grandi protagonisti.

 

Pino Daniele, l’album Nero a Metà. Uno degli artisti più geniali della musica italiana con un album che è una pietra miliare della musica internazionale sul palco del Palaflorio di Bari. Cosa si può dire su un artista che di cui si è già detto tutto? Di un artista che ha suonato con gente del calibro di Pat Metheny, Chick Corea, Eric Clapton, Bob Berg, Yellow Jacket, Vinnie Colaiuta e chi più ne ha più ne metta? Solo un aggettivo per lui: immenso. Sicuramente la nostalgia della composizione di un album di così rara bellezza è una componente di non poco conto. Ma come si fa a non amare un album che, tutt’ora geniale, è un mix tra blues, jazz, soul e melodico napolitano? Aggiungiamoci una band composta da Gigi De Rienzo e Rino Zurzolo al basso e contrabbasso, Agostino Marangolo e Tullio De Piscopo alla batteria, Ernesto Vitolo ed Elisabetta Serio alle tastiere, Rosario Jermano alle percussioni e James Senese al sax e la magia è completa.

Pino Daniele, nella serata barese, non ha semplicemente suonato. Ha incredibilmente dipinto la musica. Ha vestito la musica del suo abito più bello. Suonando ha detto: “La musica italiana è viva e non si trova certo nei talent show!” E come dargli torto! La serata passa da Appocundria a Vento di Passione, da Yes I Know My Way a Voglio di Più, da Alleria a Nun me Scuccià, con un’agevolezza senza tempo. Non sono note quelle che escono dalle casse del palco. Sono veri e propri brividi di piacere. Potrebbe essere facile tacciare questa recensione di esasperazione delle definizioni. Ma farlo significherebbe non comprendere fino in fondo la rivoluzione musicale che l’artista partenopeo ha portato in Italia dalla fine degli anni ’70. Pino Daniele ha preso il difficile sound del jazz e del nostalgico blues, il ballabile groove del funk e l’ha legato alla musica popolare napoletana. Dire che Pino Daniele non sia un genio assoluto significherebbe negare anche il solo titolo dell’album che festeggia i 34 anni di vita. Nero a Metà è, infatti, un chiaro richiamo al padre del Neapolitan Power: Mario Musella.

Il concerto barese è stato tutto questo turbinio di emozioni conclusesi con il bis di Napul’è (non poteva essere altrimenti) e con la ripresa di A me me piace o blues e l’improvvisazione di tutti gli artisti presenti. Luci accese a giorno, spettatori in piedi, sorriso stampato sul volto di Pino e un grande, ideale, abbraccio che la super band partenopea ha regalato al pubblico barese. Un pubblico in visibilio che, almeno per due ore, si è trovato in un mondo fuori dal tempo fatto di classe, arte, genio, amore e…magia.

 

di Andrea Dammacco

«Un musicista che suona lo devi far suonare!»

La grande madre è un progetto libero dalle logiche commerciali delle major

RadioItalia.itPino Daniele è l’artista con cui Radio Italia SoloMusicaItaliana è nata: nel 1982 il suo secondo album venne riprodotto a ciclo continuo per le prove tecniche di trasmissione dell’emittente e nel 2000, quando la radio si trasferì da Milano a Cologno Monzese, fu ancora un brano del cantautore ad inaugurare la programmazione in diretta dalla nuova sede. Anche per questo motivo, non poteva mancare all’appuntamento con le interviste di Mario Volanti in occasione dei 30 anni di Radio Italia.

Pino Daniele ha iniziato la sua carriera nel pieno degli anni ’70, quando «la musica era vista come impegno sociale, fenomeno di aggregazione e mezzo di cambiamento. Eravamo tutti figli della Beat Generation, ogni città aveva la sua scuola: Milano, Genova, Roma… a Napoli eravamo un gruppo di amici musicisti che a volte suonavano insieme e poi si organizzavano anche da soli. C’erano molte opportunità per un ragazzo che voleva suonare ed aveva qualcosa da dire. Siamo stati molto fortunati, perché si poteva guadagnare e vivere facendo il musicista ed il mercato era pronto ad investire su nuovi talenti, oggi è diverso».

La popolarità arrivò con la gavetta: «Il mio primo disco non vendette nulla, con il secondo, che conteneva Je so’ pazzo, si è smosso qualcosa e con il terzo è arrivato il successo» e ben presto il cantautore napoletano diventò un maestro di contaminazioni musicali apprezzato dal pubblico internazionale, ma soprattutto dai più grandi artisti del pianeta: «Ho imparato moltissimo da tutti i musicisti con cui ho calcato il palco, ho avuto la fortuna di incontrare Pat Metheny, Al Laurence Di Meola, Gato Barbieri e Wayne Shorter, tutti grandi uomini che hanno una vita straordinaria e comunicano grande serenità e voglia di capire quello che ci circonda, ma uno dei momenti più belli è stato l’anno scorso con Eric Clapton a Cava de’ Tirreni».

Quest’anno Pino ha deciso di rendersi indipendente dalle case discografiche e produrre da solo l’album La grande madre: «Più che “disco” lo chiamerei “progetto” perché, oltre al CD, contiene spartiti, materiale cartaceo con appunti musicali, riflessioni scritte e la mia biografia. Volevo fare qualcosa di particolare ed importante per quelli che mi seguono ed ascoltano la mia musica, ma soprattutto per me; anche prima facevo quello che volevo ma dovevo sempre fare i conti con le major e col mercato».

Mario Volanti ha sottolineato come la voce di Pino Daniele sia unica e sia rimasta tale nonostante il passare degli anni e lui s’è detto d’accordo: «Avverto qualche minimo cambiamento, ma la mia voce resta quella anche ad una certa età… i capelli no! Ma ho visto B. B. King suonare divinamente a 88 anni, se non mi cacciate io resto con voi ancora qualche anno».

Pino Daniele parteciperà al live che Radio Italia regalerà ai suoi ascoltatori il 14 maggio in Piazza del Duomo a Milano per il suo 30esimo compleanno: «Il live per me è tutto. Noi avevamo solo la musica per comunicare, le nuove generazioni comunicano con strumenti diversi ma, anche oggi, nei live gli artisti continuano a comunicare. Un musicista che suona lo devi far suonare!».

 

Radio Italia per Corriere.it

Nel ’95 con Pino su quel palco, una vera magia

Colleghi, anzi amici «Ho collaborato con i più grandi ma il rapporto amoroso tra Pino e il suo pubblico era unico»

Pat MethenyAnch’io ho suonato allo stadio di Cava de’ Tirreni e ricordo una serata fantastica, così come fu tutto il resto del tour con Pino Daniele. Era il 1995, con noi c’erano Victor Bailey, Rita Marcotulli… Non registrammo niente, e forse fu un peccato, è sempre difficile trattare con le case discografiche. Esistono, però, diversi bootleg, qualcuno devo averlo recuperato anche io. Furono concerti bellissimi, divertenti, assieme a un musicista cui mi legano diversi fattori, artistici, musicali, di vita: siamo più o meno coetanei, Pino e io, condividiamo la passione per la chitarra e la ricerca, siamo curiosi, non ci piacciono le etichette, le barriere, le frontiere. Quella notte a Cava fu speciale: per l’affetto, la devozione, il calore che circondavano il palco e arrivavano dal prato, dalle gradinate come mai era successo nella mia carriera. Io ho suonato con ogni genere di artista, tra i più popolari e di successo degli ultimi venti-trent’anni, ma la gente accorsa per Daniele manifestava una forma di tensione amorosa tutta particolare, con le canzoni intonate in cori potentissimi, da togliere il respiro: un fenomeno difficile da spiegare quando sono tornato negli Stati Uniti. Qualcosa di fantastico, che credo non mi capiterà più, una fortuna che potrebbe rendermi invidiabile agli occhi di molti colleghi. In questo mestiere ho scelto di essere aperto, disponibile alle collaborazioni, anche perché in questo modo si entra in contatto con personaggi di oggi tipo, senza limiti e generi prestabiliti. Tutto mi potrà accadere in futuro, ma credo che una notte come quella a Cava sia uno dei punti fermi della mia storia dal vivo, uno di quei momenti che non si dimenticano. E capisco benissimo perché il signore della chitarra Clapton si sia concesso questo regalo. E so benissimo quale regalo Eric e Pino faranno al pubblico.

di Pat Metheny

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