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Dedicate per la prima volta a PINO DANIELE le SEZIONI JAZZ e POP ROCK del “PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI”

Dedicate per la prima volta a

PINO DANIELE

le SEZIONI JAZZ e POP ROCK del PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI

CONCORSO PER LA SEZIONE JAZZ

16 e 17 giugno nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano

CONCORSO PER LA SEZIONE POP ROCK

24 giugno al Teatro Romano di Benevento

 

 

 

Il “PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI”, giunto alla sua dodicesima edizione, quest’anno dedica al musicista PINO DANIELE le sezioni JAZZ e POP ROCK! Il concorso è promosso, ogni anno, dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca “Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore”.

Per il concorso della sezione JAZZ l’appuntamento è il 16 giugno per la semifinale e il 17 giugno per la finale, presso la prestigiosa Sala Verdi della sede del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di MILANO (via Conservatorio 12). Al vincitore del Premio Nazionale delle Arti sezione JAZZ verranno assegnati una borsa di studio offerta dal Pino Daniele Trust Onlus, in collaborazione con SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori, e un concerto, presso il Conservatorio di Milano, all’interno della stagione “I suoni del Conservatorio 2017/2018”.

Inoltre, tra tutti i musicisti che avranno partecipato alla semifinale e alla Prova Finale saranno assegnati dei premi speciali quali “Miglior chitarrista”, “Miglior bassista” e “Miglior solista (strumentista o cantante)”, ai quali verranno offerti strumenti musicali dal Pino Daniele Trust Onlus in collaborazione con Mogar Music distributore italiano dei marchi Ibanez, Zoom e IK Multimedia e dalla Galli Strings produttore di corde Galli. Per maggiori informazioni: www.consmilano.it

Il 24 giugno nella suggestiva cornice del Teatro Romano di BENEVENTO si terrà invece il concorso per la sezione POP ROCK promosso dal Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento. Al vincitore del Premio Nazionale delle Arti sezione POP ROCK verranno assegnati una borsa di studio offerta dal Pino Daniele Trust Onlus, in collaborazione con SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori, e la possibilità di incidere i brani presentati avvalendosi dello studio di registrazione del Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento.

Inoltre saranno assegnati i due premi speciali come “Miglior chitarrista” e “Miglior interprete vocale”, ai quali verranno offerti strumenti musicali dal Pino Daniele Trust Onlus in collaborazione con Mogar Music distributore italiano dei marchi Ibanez, Zoom e IK Multimedia e dalla Galli Strings produttore di corde Galli. Per maggiori informazioni: www.conservatorio.bn.it

Il sostegno e l’impegno dedicati a questa iniziativa sono un’ulteriore conferma dell’attenzione del Pino Daniele Trust Onlus nei confronti dei giovani talenti.

Il PINO DANIELE TRUST ONLUS è l’Ente no profit per le iniziative culturali e musicali in nome di Pino Daniele: la missione è quella di valorizzare il grande patrimonio artistico e umano che ha lasciato, promuovendo iniziative di interesse culturale in ambito musicale, lo studio della musica e della sua contaminazione nelle culture del pianeta.

www.pinodanieletrustonlus.org

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Milano, 22 maggio 2017

Ufficio Stampa Pino Daniele Trust Onlus: Parole & Dintorni (Sara Bricchi – sara@paroleedintorni.it)

Ufficio Stampa Conservatorio di Milano: Raffaella Valsecchi ufficiostampa@consmilano.it

Ufficio Stampa Conservatorio di Benevento: Augusto Ozella info@augustoozzella.com – Rossella Vendemia rossella.vendemia@gmail.com

«Pino Daniele. Qualcosa resterà»: presentazione in anteprima del film

 

 

Ci sono due o tre scene almeno che mozzano il fiato in «Pino Daniele. Qualcosa resterà» il docufilm di Giorgio Verdelli che sarà presentato in anteprima domenica sera al San Carlo. C’è  il Nero a Metà che, nella penombra di casa sua, fa ascoltare per la prima volta a Massimo Troisi un abbozzo di «Quando». Ci sono rarissime immagini del concerto grossissimo del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito con un saluto finale («Io esisto grazie a voi, ciao guagliù») e poi il racconto dell’amico Peppe Lanzetta che lo trova dopo, solitario in un pulmino («Pe’ ma li hai visti quanti erano?»).  

C’è il Lazzaro Felice dal barbiere che spiega che cosa vuol dire fare «addove». E poi, tra qualche contributo un po’ troppo televisivo e apparizioni live dei marziani Eric Clapton e Pat Metheny, trovate narrative più o meno originali (le riprese del supergruppo in bus stancano), live storici e riprese mai viste, c’è un bel pezzo della carriera del cantautore napoletano che ha cambiato la canzone napoletana, e italiana, unendo radici e ali, melodia e ritmo, mandolini e blues elettrico, Partenope e Chicago.

Tantissime le presenze importanti, qualche assenza è inevitabile e poi ci sarà tempo di raccontare altre storie pinodanieliane in futuro. Per ora, non perdete l’uscita del film nelle sale, solo dal 20 al 22. O meglio: perdetela se non amate Pino Daniele.

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele | Il Tempo Resterà – IL FILM, dal 20 al 22 marzo al cinema

Sudovest Produzioni, Rai Cinema e Nexo Digital
presentano

PINO DANIELE
Il Tempo Resterà
IL FILM

solo il 20, 21 e 22 marzo
il docu-film dedicato all’artista
al cinema!

 

Foto di Luciano Viti

 

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani Pino Daniele – Il Tempo Resterà, un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo con una straordinaria serie di immagini – molte delle quali mai mostrate finora -, testimonianze e performance musicali. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è una produzione Sudovest con Rai Cinema e sarà distribuito da Nexo Digital solo il 20, 21 e 22 marzo come evento cinematografico pensato per offrire ai fan di Pino Daniele l’opportunità di ritrovarne su grande schermo la musica e il percorso artistico dagli anni ’70 agli ultimi concerti.
Molto del materiale utilizzato per comporre Pino Daniele – Il Tempo Resterà è assolutamente inedito ed è stato selezionato appositamente dal regista Giorgio Verdelli attraverso una lunga e paziente ricerca. Patrimonio prezioso che ha permesso che la voce narrante del film fosse quella dello stesso Pino Daniele, supportato dal contributo di Claudio Amendola. Molte sono le testimonianze e le presenze di artisti e amici di Pino Daniele.
Pino Daniele – Il Tempo Resterà è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale e indicato come Progetto Speciale dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo.
Il film sarà presentato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 19 marzo, giorno del compleanno di Pino Daniele, con il supporto della Regione Campania. Le riprese a Napoli sono state realizzate grazie alla collaborazione del Comune di Napoli.

Al teatro San Carlo il 19 marzo film inedito su Pino Daniele

Al Lirico un docufilm inedito di Giorgio Verdelli sulla sua carriera

 

 

Un eroe tira l’altro: dopo Maradona, Pino. Il San Carlo non si ferma alla celebrazione dell’ex Pibe de oro e al trentennale dello scudetto, ma va avanti a ritmo serrato nella vena “pop”, se così si può dire. Sempre nel rispetto del cartellone della lirica e sinfonica, il 19 marzo – giorno del compleanno del cantante – al Massimo (il 20 al Verdi di Salerno e in seguito anche a Scampia, che è stato uno dei set) sarà proiettato il film sul percorso artistico di Pino Daniele a due anni dalla sua scomparsa. Titolo provvisorio “Vai mo’” (ma l’ultima decisione spetta a Raicinema e alla distribuzione): sarà un docufilm di un’ora e quaranta minuti, con la regia di Giorgio Verdelli, autore televisivo che ha firmato “Unici”, il programma di Rai 2 che ha registrato il maggior numero di download nel 2015.

Un cercatore d’oro infaticabile ed entusiasta, Verdelli, che sa accontentare più pubblici. Con intelligenza e capacità di mediazione è riuscito in un’impresa difficile: mettere insieme tutti gli eredi aventi diritto del cantante scomparso, i 5 figli, Alessandro e Cristina, con la prima moglie, Dorina Giangrande, e Sara, Sofia e Francesco, figli della la seconda, Fabiola Sciabbarrasi. È stata proprio Fabiola, con i ragazzi, a dare il consenso per il montaggio del raro materiale inedito ritrovato nell’archivio di Pino Daniele nel docufilm di Verdelli. Il film, prodotto come progetto di interesse culturale con il sostegno del Mibact, vedrà la compartecipazione della Siae e delle società editoriali delle opere di Daniele.

“Non è la sua biografia. Quella l’ho già fatta in una puntata di “Unici”, mandata in onda tre volte dalla Rai – spiega il regista – Sarà la storia di un percorso artistico ricostruito per la prima volta raccontata da lui in prima persona e da molti personaggi, anche inaspettati”. Per esempio, ci sarà una foto di Pino Daniele mentre mangia una pasta “choux” con Diego Maradona. Interviste, immagini e filmati tratti da quella miniera delle Teche Rai. E tra i compagni di percorso, artisti noti come Pat Metheny ma anche collaborazioni di cui non si sapeva niente, delle quali si è scoperto ripescando i video girati in sala prove. Quindi le sorprese non mancheranno. La voce narrante sarà Claudio Amendola, marito di Francesca Neri, attrice dei film di Troisi: un filo che unisce tutto nella sala di incisione dove Pino Daniele ha lavorato ininterrottamente negli ultimi 15 anni, con la fotografia di una giovane direttrice, Francesca Amitrano, e il mix del fonico di fiducia di Daniele.

“Pino – conclude Verdelli – è patrimonio di Napoli, ma anche del resto d’Italia e dell’Europa”. Ieri il sopralluogo al San Carlo. Dopo la proiezione, alla quale parteciperà il ministro Franceschini, uscirà in tutt’Italia nelle sale e passerà in tv, per diventare poi un dvd.

 

 

di Stella Cervasio

«Per Pino un docufilm e una festa al San Carlo»

Dopo il libro sul padre Alex Daniele prepara con Giorgio Verdelli un documentario che conterrà le immagini del live con Clapton

 

Eric Clapton  e Pino Daniele

 

Alex Daniele è abituato a lavorare dietro le quinte, chi lo conosce da ragazzino lo ha visto crescere senza mai cercare di mettersi in mostra. La repentina e drammatica scomparsa del padre il 4 gennaio 2015, l’essersi trovato in prima linea nel gestirne la memoria, l’eredità artistica e la fondazione a lui intitolata, non l’hanno cambiato. È davvero eccezionale che abbia accettato l’invito della Rizzoli di un minitour prenatalizio per lanciare Qualcosa arriverà, il bel libro, non solo fotografico, curato con Giorgio Verdelli «per raccontare ai giovani papà chi era, ma anche da dove veniva, da quale città, da quali anni, da quale fermento», spiega lui: «Non potevo dire di no, mi nasconderò dietro gli amici che ho invitato»: domani, a Napoli, alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, dovrebbero ad esempio esserci Tony Esposito e Rino Zurzolo, «pronti a completare il mio racconto, a ribadire le parole che abbiamo messo dentro al volume insieme agli scatti di grandi fotografi».

Dopo il libro, Alex, dopo l’inaugurazione dello spazio dedicato al Nero a metà al Museo della pace in piazza del Plebiscito a Napoli, sono ormai molte le iniziative messe a punto con la Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.
«È vero, sono appena uscito da una riunione al Miur dove abbiamo definito il nostro contributo al Premio Nazionale delle Arti che, nelle sezioni pop-rock e jazz, ora porterà il nome di mio padre. Quello pop rock lo consegneremo al conservatorio Nicola Sala di Benevento, dove insegnano Gianluca Podio e Rino Zurzolo, quello jazz al Verdi di Milano, mettendo a disposizione borse di studio, ma anche chitarre, set di corde, strumentazioni plug-in per il canto… Pino ha sempre scommesso sui giovani, questa credo che sia una strada giusta per usare il suo nome».

Questo accadrà nel 2017, quando nei conservatori italiani dovrebbe farsi notare anche un’altra novità.
«È vero, stiamo lavorando a un libro di metodo, a qualcosa che possa parlare dell’approccio al canto e alla chitarra di un artista che il conservatorio non l’aveva potuto frequentare, che si è fatto da solo, ma senza mai smettere di studiare, fino all’ultimo momento, oserei dire. Negli ultimi anni la passione per la chitarra classica, per lo strumento usato senza plettro, per lo stile flamenco l’aveva anzi fatto applicare persino più del solito».

Poi c’è il fronte «sociale».
«Dove abbiamo ribadito una scelta fatta da Pino in persona, prima in occasione del concerto del 24 giugno 2011 a Cava dei Tirreni con Eric Clapton e poi del tour Sinfonico: essere a fianco dei bambini ammalati di cancro, delle famiglie che li assistono. Così abbiamo rinnovato la collaborazione con la Open Onlus campana, mettendo a disposizione fondi per la ricerca sotto forma di borse di studio per ricercatori e di stage formativi all’estero: qui si tratta doppiamente di scommettere sui giovani e sul futuro: quello dei piccoli pazienti, ma anche dei medici e degli scienziati che verranno».

Hai nominato Eric Clapton. Manolenta ha dato il suo Ok all’utilizzo delle riprese dello storico show con Pino per il documentario a cui stai lavorando con Verdelli, titolo provvisorio lo stesso del libro e della canzone scritta per la colonna sonora di «Le vie del signore sono finite».
«Sì, con la generosità di sempre il dio della chitarra ci ha detto che possiamo usare quello che vogliamo, come anche Pat Metheny. Gli introiti del docufilm, che ha alle spalle il Mibact e Cinecittà Luce, come già quelli del libro, serviranno ad alimentare ulteriormente le iniziative della Fondazione».

Si parla di un’anteprima al San Carlo il 19 marzo, giorno in cui Pino avrebbe compiuto 62 anni.
«Ci stiamo provando, vediamo quando finiremo le riprese e il montaggio, vogliamo consegnare un ritratto sincero, verace, non agiografico di un artista che merita di essere raccontato».

A Napoli avete girato nel centro storico, ma anche in piazza del Plebiscito, intervistando i componenti dello storico supergruppo: James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso… Che cos’altro dobbiamo aspettarci?
«Pino Daniele, senza fronzoli, senza gossip, raccontato da chi ha suonato con lui, dalla sua famiglia, da chi gli ha voluto bene».

 

 

di Federico Vacalebre

"Qualcosa arriverà", libro e film su Pino Daniele

Giorgio Verdelli firma entrambi i progetti: il primo, insieme al figlio del musicista, Alessandro. Il documentario prodotto da Raicinema sarà pronto in primavera

 

«Voglio ‘o mare / ‘e quatto ‘a notte miezzo ‘o pane» … I più innamorati del canzoniere di Pino Daniele avranno subito riconosciuto questi versi appassionati. L’incipit di “Qualcosa arriverà”, già nella colonna sonora del film “Le vie del Signore sono finite” di Massimo Troisi . Così s’intitola pure il libro in gran parte fotografico edito da Rizzoli e firmato da Giorgio Verdelli e dal figlio e personal manager Alessandro Daniele (cui tocca la prefazione), in collaborazione con la Pino Daniele Trust onlus.

Si ricompone la coppia che ha lavorato alla realizzazione di “Pino Daniele Alive”, l’esposizione museale al secondo piano del “Mamt” in piazza Municipio. Questa volta, anziché raccogliere le chitarre del musicista, i documenti privati, gli oggetti di camerino e le strumentazioni dello studio di registrazione, Verdelli e Alex hanno cooperato per completare questo primo viaggio visivo nell’emisfero di Pino. “Qualcosa arriverà” è strutturato in quattro capitoli – “Vogl’essere chi vogl’io”, alludendo a “Je so’ pazz’”; “Il feeling è sicuro”, evocando “A testa in giù”, dall’album/epifania “Nero a metà”; “Da Nord a Sud del mondo” e “Io ci sarò ad alzare il vento” – e una “Cronologia musicale” per epilogo, con l’art direction di Sergio Pappalettera, supervisore anche dello spazio “Alive”.

Cuore del volume è un concetto che l’autore di “A me me piace ‘o blues” e “Alleria” ha costantemente avuto quale faro: «L’emozione è l’unica cosa che vale la pena di comunicare agli altri: qualunque sia il prezzo. Quel momento che succede tra noi che suoniamo e il pubblico che ascolta è un momento magico». Proposito che va riverberandosi pagina dopo pagina anche nei testi emozionali di alcuni amici di lusso: Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo e Tony Esposito; Peppe Lanzetta e Jovanotti, Al Di Meola e Chick Corea. Ancora, Gianni Minà, Enzo Gragnaniello ed Enzo Decaro, Dorina Giangrande (prima moglie di Pino) e Clementino, Renzo Arbore e Roberto Saviano; Peppe e Toni Servillo, Ferdinando Salzano e Stefano Di Battista, Pasquale Scialò, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Fabio Massimo Colasanti.

Tanti di questi musicisti saranno ritratti nel documentario “Qualcosa arriverà” (il titolo è provvisorio: alla direzione della fotografia Francesca Amitrano, al montaggio Giogiò Franchini) che Verdelli stesso – coproduce RaiCinema con il riconoscimento d’interesse culturale del Mibact – sta girando in città. Parecchi gli istanti goliardici, come accaduto giorni fa al Bar dell’Epoca (per tutti, da “Peppe Spritz”) in piazza Bellini, quando ai tavolini si sono accomodati Senese e Decaro.

«Si tratta di un film che nasce dal libro – anticipa Verdelli – e che sarà pronto prima della primavera. Al massimo entro il 19 marzo 2017, giorno del compleanno di Pino. Giriamo in città ancora alcuni giorni poi andremo a Londra, Roma, Milano, Venezia, Torino, New York intervistando via via Phil Manzanera dei Roxy Music, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Stefano Bollani, Peppe Lanzetta, Maurizio de Giovanni e altri. Né il libro né il film sono progetti biografici. L’idea, in entrambi i casi, è di raccontare una storia speciale».

 

 

di Gianni Valentino

"PINO DANIELE. QUALCOSA ARRIVERÀ" (Rizzoli), a cura di Giorgio Verdelli e Alessandro Daniele, da oggi disponibile in libreria.

 

 

PINO DANIELE ALIVE, percorso per raccontare “emozionalmente” la vita artistica e la musica di Pino Daniele

PINO DANIELE ALIVE

Un percorso per raccontare “emozionalmente”

la vita artistica e la musica di PINO DANIELE

all’interno del MUSEO DELLA PACE – MAMT di NAPOLI

 

 

Ha da poco aperto al pubblico il MUSEO DELLA PACE – MAMT di Napoli (via Depretis, 130): tra i dodici percorsi emozionali presenti, di grande interesse èPINO DANIELE ALIVE”, omaggio al grande artista e musicista napoletano.

A Pino Daniele è infatti dedicato un intero piano del Museo della Pace – MAMT, dove si rivivono i momenti più significativi ed emozionali della sua vita artistica e della sua musica.

Il percorso di “Pino Daniele Alive”, a cura di “PINO DANIELE TRUST ONLUS”, è frutto di un’intesa tra l’indimenticabile “mascalzone latino” e il Presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso.

La musica di Pino Daniele è come un viaggio. Lo è stata per lui e lo è per tutti coloro che, visitando le stanze del museo, ne possono seguire le tracce. È un itinerario, a volte facile a volte meno, lungo il quale si incrociano ampie strade e piccoli sentieri, o piazze dalle quali proseguire nelle direzioni più diverse. Perché Pino Daniele è stato molte cose ed è stato anche molte persone: il ragazzo del blues e la “hit” da classifica, il performer ineguagliabile e a volte scontroso, con l’ironia del napoletano verace e l’orecchio finissimo dell’artista globale. Pino Daniele era soprattutto un musicista, cantante per caso e superstar per incidente di percorso, lui si considerava un “chitarrista che canta”.  Soprattutto negli ultimi anni, il suo è stato un percorso molto interiore, di ricerca e costruzione della “forma canzone”. Forse anche per questo, per questa intimità, la sua musica è più attuale che mai: non è solo la colonna sonora di un’epoca, ma conserva intatta la capacità di raccontare e di regalare emozioni.

La sua musica diede a Napoli la certezza di essere migliore di quel che appariva, e aprì tragitti sino ad allora solo sognati, verso un mondo nuovo fatto di note ma anche di terra: “Terra Mia”, naturalmente, ma anche Africa, e un’America vissuta nei solchi dei vinili come nelle pieghe dei jeans. È il mondo in cui si può accedere attraverso video, foto, reperti, strumenti: tutto ciò che in qualche modo è stato e continua ad essere “il mondo di Pino”.

Un percorso dedicato a lui, quindi. Anzi, un viaggio. Perché questo è stata la sua musica. Così afferma Giorgio Verdelli, che ha curato i testi ed i video di “Pino Daniele Alive”. Verdelli è inoltre altro autore e regista di “Unici”, che con la puntata dedicata a Pino Daniele ha ricevuto un grande riscontro di critica e pubblico. “Unici”, con tutto il suo repertorio sottotitolato anche in inglese, rappresenta uno dei percorsi tematici di Pino Daniele che Rai2, insieme a Rai Teche, hanno voluto rappresentare nel miglior modo possibile per il grande valore culturale dell’iniziativa.

La direzione artistica di “Pino Daniele Alive” è invece affidata a Sergio Pappalettera e allo Studio Prodesign (Luca Belli, Daris Diego Del Ciello, Georgia Finardi, Giulia Miggiano). La struttura del Museo della Pace – MAMT ha reso possibile isolare pezzi della vita del grande musicista, ridisegnando un percorso che a partire dai grandi show live riscopre le contaminazioni e l’immaginario meno noto dell’artista restituendo poi al fruitore una visione completa. Attraverso video (alcuni inediti, altri riscoperti), fotografie, parole (le sue soprattutto), oggetti e, ovviamente, le tantissime chitarre di Pino, gli spazi del MAMT si vestono del colore delle sue anime, dalla luce bianca di Napoli al blu dei diavoli del blues, fino al buio della sala di registrazione in cui la musica si ferma sui nastri.

Il MUSEO DELLA PACE – MAMT (Mediterraneo, Arte, Architettura, Archeologia, Ambiente, Musica, Migrazioni, Tradizioni, Turismo) è uno spazio creato dalla FONDAZIONE MEDITERRANEO, da oltre 25 anni impegnata per il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel Mondo.

Il progetto nasce nel 1997, quando il presidente Michele Capasso fa appello agli oltre 2000 rappresentanti di 36 Paesi riuniti a Napoli dalla Fondazione Mediterraneo sulla necessità di dare alla pace un simbolo: venne scelto allora  il “TOTEM DELLA PACE” dello scultore MARIO MOLINARI e richiesto uno spazio dove raccontare una storia diversa da quella che ci viene proposta quotidianamente dai media (terrorismo, migranti che muoiono, corruzione, povertà, guerre) fatta di ciò che ci unisce nel bello: ambiente, architettura, tradizioni, cultura, artigianato, arte, creatività, musica, tradizioni, ecc.

È possibile vedere un filmato sul museo al seguente link: https://youtu.be/_9VZPkst0mY

È possibile visitare il Museo della Pace – MAMT, previa prenotazione telefonica al numero 340 8062908 o via email info@mamt.it, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 – sabato dalle 10 alle 13.

 

 

 

Napoli, 7 luglio 2016

Ufficio Stampa Museo della Pace – MAMT: Parole & Dintorni (Sara Bricchi)

Museo della Pace – Fondazione Mediterraneo: Ester Pedicini (340 8062908 – info@fondazionemediterraneo.org)

MAMT, le civiltà del mediterraneo e il Museo Pino Daniele

 

 

Un luogo per il dialogo tra le civiltà del Mediterraneo attraverso le musiche di Pino Daniele – e non solo: questo è il MAMT – Museo della Pace che apre oggi le porte al pubblico a Napoli in Via Depretis 130. Fu dimora dei soggiorni di Winston Churchill e Enrico Caruso a Napoli, il Grand Hotel de Londres si rinnova e diventa un “Museo delle Emozioni” che sfrutta, sì, le leve del marketing ’00 con l’intento di regalare – in itinere – un’esperienza unica ai visitatori. Il vento delle culture del mediterraneo soffia tra 12 percorsi emozionali. L’ideatore e direttore del Museo Michele Capasso con la Fondazione Mediterraneo e la Pino Daniele Trust Onlus, hanno coadiuvato risorse ed energie per la creazione di questo Museo quale “patrimonio emozionale dell’umanità”.

 

IL MUSEO.

Dall’acronimo MAMT che in lingua napoletana significa “tua madre”, il Museo del Mediterraneo/Arte/Architettura/Archeologia/Ambiente/Musica/Migrazioni/Tradizioni/Turismo è il punto di partenza (e ritorno) per i popoli e le culture del Mediterraneo: entro il 2020 saranno realizzati dei video emozionali sull’ambiente, l’arte, l’archeologia, l’architettura, le religioni e su tutto ciò che accomuna le culture, i popoli e i figli tutti del Mediterraneo. I primi 200 video sono realizzati in 4K e fruibili ai visitatori con l’ausilio di 100 videowall dislocati sui 5 piani dell’edificio. Altri verranno, per un totale di 5000 video che, da Napoli, affondano le radici in altre 130 capitali del mondo.

I 12 percorsi emozionali (tutte le informazioni a questo indirizzo http://www.mamt.it/index.php) sono basati su temi importanti quali migrazioni, dialogo interreligioso, musica, storie di pace, legalità, il loro simbolo il Totem della Pace realizzato dallo scultore torinese Mario Molinari con l’intento di costruire la rete delle “Città della Pace nel Mondo“. Curiosità: il Totem della Pace è stato realizzato in varie città del mondo e in diverse dimensioni; già presente a Napoli, Torino, Rabat, Marsiglia è in corso di realizzazione in altre città tra cui: Barcellona, Amman, Marrakech, Gerusalemme, Gaza, Il Cairo, Algeri, Tunisi, Istanbul, ndR. Il destino comune a tutti i popoli del mondo è diviso in 12 percorsi emozionali: da “Il Mediterraneo delle emozioni” a “Storie di Pace” passando per “Voci dei Migranti” e“Il canto che viene dal Mare” fino alla sezione “Pino Daniele Alive”. “Figli di una Grande Madre.”

 

PINO DANIELE ALIVE.

“Avevo degli appunti scritti di pugno da mio padre. Sono stati il punto di partenza dopo la sua morte. Aveva in mente di dar vita a questo Festival del Mediterraneo, il comune denominatore la musica e le sue contaminazioni. Un evento interamente dedicato ai giovani musicisti provenienti dal Mediterraneo. Il canto che viene dal mare…”. I giovani come motore pulsante per intraprendere un cammino, un dialogo che non avrà mai fine. A Pino Daniele è dedicata un’intera sezione del Museo MAMT, Pino Daniele Alive: all’interno, divise in quattro sezioni, tutte le tappe più importanti della carriera del Mascalzone Latino,memorabilia e e oggetti appartenuti personalmente a Pino Daniele, perfino una riproduzione reale del suo camerino “Il cappello, la giacca, il suo zaino, le scalette..” e del suo studio di registrazione. E le sue chitarre. E la sua moka del caffè perché “Quando era in tour, soprattutto negli anni ’80, era solito portare con sé la moka, le tazzine e il cucchiaino perché non gli piaceva come facevano il caffé. ” La sezione Pino Daniele Alive sarà in continuo movimento, l’installazione sarà permanente e in futuro sarà aggiunto altro materiale. Curiosità: oltre al Diploma conseguito all’Istituto Tecnico Commerciale Armando Diaz di Napoli e alla pergamena della Prima Comunione, tra i memorabilia è presente la lettera pervenuta a Pino Daniele da Alitalia, in risposta alla richiesta di lavoro come assistente di volo; destino volle che il giorno in cui era fissato l’appuntamento presso gli uffici della compagnia aerea a Roma, l’etichetta discografica EMI gli fissò un appuntamento per la firma del suo primo contratto discografico,ndR.

Il materiale presente nella sezione Pino Daniele Alive arriva da ogni parte d’Italia e del mondo: è presente, ad esempio, un amplificatore utilizzato da Pino Daniele durante lo storico concerto del 1981 in Piazza del Plebiscito a Napoli e una chitarra Roland del 1985. Una sezione dedicata interamente all’album “Medina” e all’album “La Grande Madre” ultima produzione discografica di Pino Daniele, interamente autoprodotta. Tutti i video realizzati in 4K dalla Fondazione Mediterraneo avranno come sottofondo le musiche di Pino Daniele musicista in grado di fondere nelle sue melodie tutte le contaminazioni musicali del Mediterraneo..e del mondo.

   

di Angelo Moraca

 

Link articolo originale con fotogallery:

http://www.melodicamente.com/mamt-civilta-mediterraneo-museo-pino-daniele/

I video, le foto e le chitarre: tutto il mondo di Pino Daniele

Nell’ex Hotel de Londres un intero piano è dedicato al musicista. Il figlio: “Borse di studio per i giovani talenti”

 

 

Tra piazza Municipio e via Depretis, nell’ex Grand Hotel de Londres, è nato il Museo della Pace-Mamt. L’acronimo ne sintetizza i contenuti con un esasperato senso materno: “La madre, a Napoli, è colei che accoglie” , racconta l’architetto Michele Capasso, che ne è stato il fondatore 27 anni fa.
“Nei cinque piani in cui si sviluppa l’edificio si raccoglie ciò che unisce i popoli del Mediterraneo: musica, scienza, religione, tradizioni, costumi, arredi, cibo”. Da oggi, l’accesso è gratuito con tre tipologie di visite (prenotazione obbligatoria al 340 8062908 o scrivendo a info@mamt.it). “Stavolta vogliamo parlare non di brutture e violenze bensì di convivenze e bellezza. Fatti esemplari del Mediterraneo in cui viviamo. Offriamo dodici itinerari emozionali che includono 28 mila contributi audio, 8 mila libri, opere di Mario Molinari e 5 mila video. Gran parte è proiettata su schermi con tecnologia a 4K, con la colonna sonora di tante musiche inedite di Pino Daniele “.

È così che si entra nei retroscena dell’avventura artistica/ umana del musicista scomparso nel gennaio 2015. A due livelli dal marciapiede d’ingresso – anche al pian terreno c’è un tesoro inestimabile: la fragile chitarra Louis Panormo che servì a scrivere “Chillo è nu buono guaglione” al ritmo charango – inizia l’apnea nel capitolo “Pino Daniele Alive”.

Ieri c’era il figlio Alex a introdurre il viaggio: “I giovani saranno i protagonisti di questo esperimento museale permanente e in divenire – ha detto – Ai ragazzi papà era attento. Abbiamo intenzione, con il ministero dell’Istruzione e i conservatori, di mettere a bando delle borse di studio per chi ha talento e pochi mezzi. Il talento va difeso. Pino aveva relazioni intense con i musicisti più giovani: da Jovanotti a Clementino. È giusto che l’intero secondo piano sia dedicato a lui perché con Capasso avevano intenzione anche di produrre un concerto in mezzo al mare dedicato al Mediterraneo. Si doveva fare nel porto, lo faremo nel 2017.

Ora abbiamo sette ambienti in cui sono custoditi strumenti, abiti, foto (con Chick Corea, Santana, Gato Barbieri), videoclip, appunti, documenti, la moka elettrica con cui preparava il caffè in camerino”. In questo patrimonio, splendono la pagellina della prima comunione (col grossolano errore nel riportare il suo nome: Danieli Giuseppe, 3 luglio 1966, aveva 11 anni) e il diploma con il voto di 44/60, nel ’75. In una stanza, che da marzo accoglierà un ologramma e il mapping-video, è stato ricostruito il suo vero studio di registrazione: dallo sgabello amato, disposto ad hoc per “sentire il suono in faccia”, ai preziosi microfoni. Quasi santificate, le chitarre: la Paradis; la Gibson ES-335, come quella di BB King; la 10 corde elettrica bianca, un 8 gigante, sul modello della chitarra battente con cui scrisse le canzoni di “Musicante”: “Lazzari felici” e “Keep on Movin'”. La Suhr che non portava mai in tour. Il basso Fender con cui compose “Il mare”.

“Ci tengo a riassumere un concetto – dice Alex – Lui studiava da matti però aveva una teoria: sul palco non voglio fare il fenomeno. Conta solo la nota che suono alla gente” . Presto, il fratello Salvatore donerà pure la foto cercata che manca ancora e che durante la visita inaugurale ha rivelato di possedere: Pino e Bob Marley nei camerini dello stadio San Siro, sommersi dal fumo della marijuana. Quando il principe giamaicano del roots-reggae e il menestrello partenopeo suonarono a Milano. Era giugno del 1980, era appena uscito il suo capolavoro: “Nero a metà”.

 

 

di Gianni Valentino

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