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Pino è: concertone con i suoi «friends» al San Paolo

    (08 giugno 2017)

Sul palco gli artisti che hanno collaborato con lui italiani e internazionali

 

 

Ora è ufficiale, l’annuncio l’ha dato Carlo Conti, in diretta su Raiuno dall’Arena di Verona, durante i «Wind music award»: lo stadio San Paolo ospiterà il concertone-tributo a Pino Daniele nel giugno 2018. Immaginato da Ferdinando Salzano, manager del Nero a Metà all’indomani della sua scomparsa il 4 gennaio 2015, il memorial era stato più volte rimandato per problemi organizzativi, ma anche di asse ereditario, che ora sembrano risolti. Tanto che ieri la notizia è stata ribadita dalle pagine social della Pino Daniele Trust onlus, la fondazione gestita da Alex Daniele, figlio e personal manager del cantautore, che, senza aggiungere altre notizie, ha pubblicato una prima grafica dell’evento, che si intitolerà «Pino è». Tre silhouette disegnate del musicista che, da sinistra verso destra, viene ritratto in un viaggio a ritroso nel tempo, citando celebri scatti fotografici, sempre armato di chitarra: un’immagine recentissima, con i capelli corti, una ben più zazzeruta con la Paradis degli anni Novanta, una del periodo d’oro con il supergruppo verace, con i capelli scuri tenuti da una fascia.

Numerosissimi, condivisioni e commenti sul web testimoniano l’attesa per l’evento, con i più che vorrebbero conoscere data e cast. Salzano, Daniele junior e i loro collaboratori al momento preferiscono non dire di più, e nomi non escono nemmeno dal Comune e dal Calcio Napoli, a cui gli organizzatori si sono rivolti sin dal primo momento, ottenendo disponibilità e collaborazione. De Magistris è pronto a spendersi in prima persona per la riuscita dell’omaggio, in sintonia con le operazioni pinodanieliane messe in campo finora dal Comune.

La filosofia di fondo dello show dovrebbe essere quella di evitare passerelle alla Festivalbar di una volta: sul palco dovrebbero esserci quei colleghi che in vita hanno collaborato con il suonautore, un elenco lunghissimo, che potrebbe essere esteso anche ai suoi «friends» internazionali, da Noa a Pat Metheny e – e qui il sogno si fa davvero mega – Eric Clapton. In primis, Salzano sta sondando la disponibilità degli artisti della sua scuderia, la Friends and Partners: Francesco De Gregori, Zucchero, Renato Zero, Biagio Antonacci, Fiorella Mannoia, Francesco Renga, Mario Biondi. Proprio a Verona, dove Salzano ha dato l’avvio all’operazione, potrebbe aver sondato le disponibilità di altri artisti che sono stati partner di Pino, come Loredana Bertè, Giorgia, Eros Ramazzotti. Jovanotti, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Laura Pausini, addirittura Vasco Rossi, oltre alla banda del suo supergruppo orfano di Rino Zurzolo (Senese, De Piscopo, Esposito e Amoruso) e ai nipotini napoletani (Clementino, Raiz, Rocco Hunt, i 99 Posse) potrebbero essere coinvolti. Come anche una grande orchestra e, si era mormorato in passato, un’orchestra di ragazzi dei quartieri a rischio partenopei. L’operazione, infatti, dovrebbe prevedere anche ricadute sociali e benefiche.

Intanto, le sezioni jazz e pop rock del Premio Nazionale delle Arti sono state intitolate al lazzaro felice e la Pino Daniele Trust onlus pagherà le borse di studio ai vincitori: le fasi finali jazzistiche si terranno il 16 e 17 giugno al conservatorio Verdi di Milano, quelle pop rock il 24 giugno al Teatro Romano di Benevento. Perché «Pino è», come dimostra giorno dopo giorno anche il moltiplicarsi di tributi in suo onore, di cover band che rilanciano il suo repertorio, di progetti documentari, teatrali, televisivi, editoriali.

 

di Federico Vacalebre

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Pino Daniele canta Napoli: "Tutti sul palco, difendiamo la musica"

 

 

Tre serate dal vivo per rimettere insieme la storia delle musica napoletana moderna. Da un’idea dell’artista è nato “Napul’è – Tutta n’ata storia”, il 28, 29 e 30 dicembre. Accanto a lui la band storica con Senese, Zurzolo, Amoruso, Esposito e De Piscopo. E poi Gragnaniello, De Sio, Sorrenti, la Nuova Compagnia di Canto popolare. “Vorrei passare il testimone a una generazione nuova, spiegando che la memoria è importante”.

 

L’IDEA è perfetta: mettere insieme, in tre serate dal vivo, la storia della musica napoletana moderna, quella che dall’alba degli anni Settanta in poi è stata uno degli assi portanti della musica italiana, rock, pop, folk e canzone. Solo un musicista poteva immaginare una simile operazione e solo un musicista era davvero in grado di portarla a termine: Pino Daniele. E così il 28, 29 e 30 dicembre, Pino dedicherà tre serate, intitolate Napul’è-Tutta n’ata storia, a quella che lui stesso definisce la scena “progressive” napoletana. Accanto a lui ci sarà la sua band storica, composta da James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito e Tullio De Piscopo. Ma, e questo crea la straordinarietà dell’evento, ci saranno anche Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato, Jenny Sorrenti, Teresa De Sio, gli Osanna, i Napoli Centrale e la Nuova Compagnia di Canto Popolare. E per far sì che questo ponte ideale con il passato possa arrivare fino al presente, ci saranno anche gli Almamegretta e Clementino.

Daniele, un progetto ambizioso e importante…
“L’idea era proporre una sorta di cronistoria della musica napoletana degli anni Settanta, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare al lavoro solista di Tony Esposito, dalla musica dei San Just con Jenny Sorrenti a quella di Teresa De Sio e Eugenio Bennato…”.

Cosa rendeva Napoli così musicalmente ricca in quel momento?
“Molte altre città erano musicalmente ricche in quel momento, pensate a quello che accadeva a Milano con gli Area e la Pfm, a Roma con il Banco o il Canzoniere del Lazio, ma anche a Bologna, Torino, Genova. C’era una discografia che sosteneva questo movimento, c’erano talent scout, la radio dava spazio a cose nuove e diverse, c’erano Arbore e Renato Marengo. E non c’erano solo quelli che suonavano ma tanti ragazzi che diventavano operatori culturali. Si poteva vivere senza Sanremo e fare cose belle e interessanti. Oggi tutto è cambiato, dalla fine degli anni Ottanta soprattutto, e il messaggio sociale che quella musica portava con sé è scomparso”.

Questi concerti sono un modo, dunque, per tenere vivo un patrimonio musicale ancora attuale?
“Quello della canzone e della musica napoletana dal dopoguerra è ancora un patrimonio enorme. È stato Carosone a iniziare e sono sicuro che se fosse vivo, dato che l’ho conosciuto e so che credeva in questo, sarebbe stato con noi. Come ci sarebbe stato Murolo. E gli artisti che saranno sul palco sono quelli che hanno creduto nel passaggio di testimone dalla generazione precedente. Quello che vorrei creare è proprio questo: un passaggio di testimone a una generazione nuova, spiegando che la memoria è importante, la tradizione può essere anche moderna e non riproporla, dimenticarla, sarebbe davvero sbagliato”.

Noi italiani dimentichiamo con facilità…
“Dimentichiamo, è vero, ma non vorrei fare il classico italiano che parla male del proprio paese. È vero comunque che non c’è educazione per le cose importanti, è vero che vent’anni di Berlusconi ci hanno spinto verso una vita che non è reale, ma è un palinsesto continuo. Se è vero che un popolo senza cultura e senza musica non conoscerà mai la serenità e la pace, è anche vero che il nostro paese ha una cultura straordinaria che può essere sviluppata. Anche con iniziative come questa. Mi piacerebbe che accadesse anche in altre città, con altri musicisti. Io, intanto, ho messo insieme i napoletani”.

A lei piacciono le collaborazioni, le ha sempre coltivate…
“Credo di essere quello che ha collaborato di più con altri artisti italiani. Ma non è sempre facile: c’è troppa competizione, siamo sempre troppo provinciali”.

E le piace tornare al suo repertorio.
“Sì, mi sono accorto di aver scritto belle canzoni. Scherzi a parte mi piace suonare dal vivo, è la cosa più bella del mio mestiere. E mi piace anche fare contento un pubblico che ama ascoltare queste canzoni. Io sono sempre stato un’artista libero, ho sempre fatto quello che mi sembrava giusto, senza badare ai discografici o ai desideri del pubblico, andavo dove mi portava la musica, prendendomi rischi e pagandone le conseguenze. Adesso mi sembra giusto sviluppare un patrimonio, mio e altrui, facendo cose che fanno bene a me e agli altri. Ho tanta musica, suono in tanti festival, giro l’Europa con un budget minimo, anche in circuiti dove i musicisti italiani vanno di rado. Per amore della musica”.

Appuntamento

a Napoli, dunque.
“Credo che saranno serate davvero magiche, con musiche che molti ragazzi hanno ascoltato solo sui dischi, non hanno mai avuto la possibilità di sentirle dal vivo. Sarà un’occasione straordinaria per divertirci, divertire, e fare cultura”.

 

di Ernesto Assante

Pino Daniele: "In concerto con la Nazionale del suono napoletano"

  (14 settembre 2013)

I concerti partenopei con De Sio, Sastri, Nccp, Eugenio Bennato, Senese, Gragnaniello, De Piscopo & Co

 

Una storia, «tutta n’ata storia», che continua. Pinotto ci ha preso gusto, l’idea del concerto grosso di fine anno gli piace, dopo la sei giorni di tutto esaurito dell’anno scorso eccolo bissare l’operazione al Palapartenope, 28 e 29 dicembre le prime date annunciate, pronte ad essere moltiplicate in base alla risposta del pubblico. Stesso spirito, stesso titolo «Napul’è – Tutta n’ata storia», stessa superband ritrovata: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, al fianco dei suoi attuali collaboratori. Ci sarà anche Enzo Gragnaniello, con cui divise le scuole elementari ma non aveva mai condiviso un palco prima del dicembre 2012. «E non basta, sotto Natale mi piacciono le tradizioni, mi piace anche inventarmene di nuove, impaginarle ogni anno in maniera eguale e diversa», spiega Daniele.                                                                                                                                                Ovvero?
«Ho esteso l’invito ad altri protagonisti di quel movimento musicale, culturale, politico, partito da Napoli negli anni Settanta. I giornali lo chiamarono neapolitan power, e la definizione funzionò, ma scimmiottare il black power non ci permise di avere davvero potere, siamo rimasti sempre alla periferia dell’impero, nonostante la creatività, gli exploit, il successo. Io ruberei una definizione cara alla scena inglese, quella di progressive, di musica che sa unire tradizioni e modernità, suoni colti e popolari, rock e folk, canzone di ieri e canzone del futuro».
A Napoli il progressive ebbe una stagione importante con gruppi come gli Osanna, il Balletto di Bronzo, il Cervello…
«E proprio gli Osanna sono tra i primi ospiti confermati dei concertoni napoletani. Il prog veniva dall’Inghilterra, ma la band seppe aggiungere spezie partenopee originali».
Continuiamo con la lista delle presenze a sorpresa: dopo gli Osanna chi ci sarà?
«Jenny Sorrenti: la sorella di Alan mosse i suoi primi passi in quei formidabili primi anni Sessanta. Bellissima, in minigonna, fu la prima vera cantautrice napoletana. Prima c’erano solo le cantanti dei festivàl».
Tu suonasti nel suo primo album da solista, senza i Saint Just, «Suspiro», del 1976.
«Oggi le collaborazioni devono essere concordate dai manager, vengono usate per motivi pubblicitari: allora eravamo dei ragazzi con la chitarra che si incontravano in uno studio di registrazione perché vivevano insieme una Napoli che voleva cambiare, che sembrava cambiare».
Chi altri si muoveva in quella scia?
«Roberto De Simone, naturalmente: fu lui a mettere insieme la Nuova Compagnia di Canto Popolare, a ricordarci che oltre alle melodie d’autore la nostra tradizione vantava un suo folk. E Eduardo De Filippo subito fu al fianco del maestro e del gruppo: anche la Nccp sarà con noi al tenda, e anche Eugenio Bennato, che lasciò il gruppo nel 1976 per fondare i Musica Nova. Da cui uscì Teresa De Sio: ci sarà anche lei, ne sono davvero orgoglioso».
Cast ricco, mi ci ficco.
«E ci sarà Lina Sastri, che con la Nuova Compagnia mosse i suoi primi passi: cantò la mia ”Ajere” nella colonna sonora di ”Mi manda Picone” di Nanni Loy, magari faremo proprio quella insieme, ma voglio chiederle anche di fare qualcosa di teatrale, perché voglio allargare la formula dello show, portare con me scrittori, attori, registi, artisti, scultori… Quello del progressive napoletano è il contingente di chi con l’arte e la cultura ha fatto davvero tanto perché Napoli progredisse».
Sarà una maratona con tutti questi protagonisti.
«E non è finita, Senese porterà con sé Napoli Centrale e Raiz gli Almamegretta. Il resto devo ancora costruirlo, aspetto risposte a qualche altro invito fatto, vediamo chi sarà disponibile, vorrei davvero allargare lo spettro dei partecipanti anche oltre la musica».
Nessuna ricaduta al Palapartenope del successo romano del progetto «Sinfonico»?
«Non mettiamo troppa carne a cuocere, esibirmi con l’orchestra è stato magnifico, mi piacerebbe fare un bis nella mia città, ma è meglio aspettare il 2014».

 

di Federico Vacalebre

«Il mio blues? È sinfonico e debutto con l’orchestra»

 (14 giugno 2013)

Pino Daniele tra festival jazz e l’evento del Foro Italico: «Tornerei in piazza del Plebiscito solo senza biglietto »

 

È appena tornato dal Barbican di Londra ed è pronto per partire per l’America, terra promessa finalmente frequentata «come piace a me, sul palco, con la chitarra in mano», spiega Pino Daniele, atteso il 18 e il 19 giugno a New York, il 21 al San Francisco jazz festival, il 24 giugno al Toronto jazz festival.
«Sarà un’estate di festival jazz, da quello di Lugano a quello in Umbria dove torno sempre con piacere, questa volta con il mio amico Mario Biondi, a quello di Ischia dove sono in cartellone il 31 agosto dopo aver suonato anche tra i templi di Paestum, sette giorni prima».
Ma sarà anche l’estate di «Sinfonico», la prima volta dell’uomo in blues con orchestra, in programma il 10 luglio al Foro Italico di Roma.
«Alla mia età, 58 anni, concedersi ancora delle prime volte è uno sfizio. Quando me l’hanno proposta, visto anche che sfumava l’idea del concertone napoletano in piazza del Plebiscito, mi ha subito conquistato. Mi piace colorare ”Napule è” con un mare di violini, aprire la serata con ”Melodramma”, il primo singolo tratto dal mio ultimo album, ”La grande madre”, con una di quelle orchestre che hanno accompagnato i grandi della lirica come Pavarotti, di cui mi vanto di essere stato amico e fan. Certo, io resto quello di sempre, sceglierò i brani più adatti, non rinuncerò ai sapori blues, rock, funky: anche i Deep Purple si sono concessi una versione orchestrale».
Dirige Gianluca Podio, ormai una certezza al tuo fianco.
«Sì, preferisco usare musicisti con cui c’è intesa da tempo, come Rino Zurzolo e a Tullio De Piscopo, che sono con me anche in questo giro di concerti, in cui mi pregio anche del tocco di Elisabetta Serio al pianoforte, e della new entry Awa Ly, vocalist francese di origine senegalese e romana d’adozione: io la faccio cantare anche in napoletano».
Ospiti?
«Spero proprio di sì, inviterò James Senese, Tony Esposito, Raiz, Joe Amoruso e qualche altro, sperando che i loro calendari estivi non ci neghino il piacere di fare gli americani di Napoli con orchestra. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, grazie all’intervento di Unicredit, alla formazione degli allievi del dipartimento didattica del teatro dell’Opera di Roma e a una onlus che si occupa di oncologia pediatrica».
Torniamo al concerto previsto per il 12 luglio in piazza del Plebiscito e poi cancellato?
«Non ho voglia di polemiche, non so perché il soprintendente ha deciso di negare il salotto della città, che per me significa davvero tanto, alla musica. Ma ho capito che non volevo trovarmi in mezzo alla discussione, che io, anche se ci ho già suonato a pagamento, in quella piazza ci torno solo se lo show è gratuito».
Altrimenti?
«Altrimenti mi arrangio, come siamo abituati a fare in una città senza spazi per la musica. E trovo la maniera di divertirmi e di sentirmi a casa lo stesso: il 28 e il 29 dicembre tornerò al Palapartenope con “Tutta n’ata storia”, il mio gruppo, la mia band storica, gli amici di sempre, qualcuno nuovo, un repertorio e una costruzione diversa dai sei tutto esaurito della prima edizione. Facciamo musica, non saponette, scegliamo canzoni, parole e note, non motivetti. Vorrei invitare anche Teresa De Sio, Edoardo Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ricordare quanta creatività è nata nella Napoli degli anni ‘60 e ‘70».
E in quella di oggi?
«Ce n’è, ce n’è. Mi piacciono i Planet Funk, vorrei che sul palco, prima di me e dei miei  amici, salissero come supporter giovani formazioni, qualche rapper di cui si parla così tanto…».
«La grande madre» è del 2012. Hai già ricominciato a scrivere?
«Qualcosa: alleno sempre la mia chitarra, metto giù riff e melodie che poi possono diventare un pezzo. Con i testi vado più lento, ho un’idea, ma ancora non ci ho messo mano, non sto pensando ancora a un disco, non so quando lo farò. Ora ci sono i miei festival jazz, c’è l’esperienza sinfonica, ci sono i miei amici con cui dividere il palco, poi vedremo. La musica sta cambiando, io non voglio sentirmi sorpassato, ma nemmeno fare cose che non mi piacciono, che sono inutili».

di Federico Vacalebre

AbruzzoWeb – CINEMATIK: Pino Daniele, intervista esclusiva

  (7 marzo 2013)

 

NAPOLI – “La musica può collaborare a migliorare la città”.

Da genio di musica e parole, così Pino Daniele parla ancora oggi, in un’intervista esclusiva ad AbruzzoWeb, dell’incredibile evento organizzato a Napoli, nato in maniera quasi spontanea, come omaggio alla sua terra natia per i trent’anni di carriera quando, nel 2008, radunò musicisti partenopei quali Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio duettando poi con Irene Grandi, Giorgia, gli Avion Travel, in un evento che registrò il tutto esaurito a piazza del Plebiscito, un pubblico eterogeneo ed entusiasta proveniente da tutto lo stivale perché la sua musica, persino quando è in dialetto, è Italia, è Europa, è mondo.

E allora, dopo la presenza di 20 mila persone ai concerti natalizi del 2012 e la richiesta di altrettanti 20 mila spettatori che non hanno potuto esserci per il “già tutto esaurito”, Pino, con la sua etichetta indipendente, la Blue Drag, che dopo tanti anni è riuscito con orgoglio a fondare, la Sony Music ed F&P Group, è uscito il 22 gennaio 2013 con il cofanetto che contiene cd e dvd di quella storica serata e annuncia un nuovo evento, sempre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 12 luglio 2013, con la partecipazione di grandi artisti su cui ancora è mantenuto il riserbo ma che saranno più di 25.

Sappiamo che sicuramente ci sarà una diretta in prima serata che non seguirà gli schemi ed i tempi televisivi: niente conduzione, tanti ospiti partenopei e non solo.

Un racconto, Pino lo definisce, di questi trent’anni di musica dove “le cose si trasformano, difficile che cambino totalmente”. La prevendita è già aperta e sono previsti sconti, solo per un certo periodo, per chi ha partecipato a Napoli e comunque, precisano gli organizzatori, seguendo in primis la volontà di Pino, il costo di biglietto sarà superpopolare perchè si sa che periodo storico viviamo.

“La musica è sempre musica ma cambiano i rapporti. Viviamo nel mondo più che vivere in Italia, cioè i confini non ci sono più. Sta diventando un po’ un bel casino. L’unica cosa che posso fare io, per quanto mi riguarda, è avere i piedi a terra e cercare di mantenere quello che c’è intorno, di costruire con le cose che so fare” spiega l’artista che, di certo, fin dai suoi esordi, ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’incontro dei suoni e gli esperimenti ritmici, sempre sapientemente riusciti. Tradizione melodica partenopea sì, ma anche jazz, blues, arab-rock, pop: un repertorio vasto e sempre rinnovato nel corso degli anni.

Nel 1977 esce il suo album d’esordio dal titolo “Terra Mia” dove il brano numero uno entra subito nella storia. Si tratta di “Napule è”. “Napule è mille culure, napule è mille paure/ napule è ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”: sono le voci dei ragazzi che danno la speranza che il futuro sia migliore ed è così che dà il via a una serie di canzoni che si possono classificare come cantautorali per la profondità poetica del testo, ma che non basta definire tali perché anche il sound è decisamente ricercato ed oltremodo coinvolgente.

Poi dichiara il suo amore per il blues con “A me me piace o’ blues”, iniziando una serie di collaborazioni con jazzisti internazionali, quali Wayne Shorter e Alphonso Johnson, mischiando l’uso del napoletano a quello dell’italiano e dell’inglese, esplodendo nel tour “Sciò live” del 1884 quando già si era anche accostato alle sonorità brasiliane e africane e intensificando la collaborazione con Massimo Troisi per cui compone le colonne sonore dei film “Ricomincio da tre” (1981), “Le vie del signore sono infinite” (1987) e “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” (1991), dove spicca la famosissima “Quando”.

Pino parla d’amore (“Se mi vuoi”, “Resta resta cu’ mmé”, ), di passione (“Vento di passione”, “Dubbi non ho”), di rinascita (“Quanno chiove”), della sua Napoli (“Tutta n’ata storia”), di antirazzismo (“O scarrafone”), sfida la camorra (“Stella nera”), non dimentica la natura e in questo senso potremmo definirlo un precursore del tema ecologista (“Non calpestare i fiori del deserto”). L’immateria, quella dell’anima (“Anima”), accarezza ogni strofa, nella maniera più semplice e quotidiana, parlando di cose concrete, è universale.

Daniele può vantare inoltre tante e variegate collaborazioni artistiche, duetti rimasti nel cuore di molti, o memorabili accompagnamenti in cui ha lasciato parlare solo la sua amata chitarra. In Italia ricordiamo, oltre ai cantanti e musicisti già citati: Luciano Pavarotti, Zucchero, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Ron, 99 Posse, J-Ax, mentre all’estero: Noa, Pat Metheny, Chick Corea, Ralph Towner, Randy California, Robby Krieger, Leslie West, Phil Manzanera, Steve Hunter, Eric Clapton,Wayne Shorter eccetera.

Come mai hai spesso accettato di dividere il palco, o coinvolto tu stesso, altri artisti?

Ho sempre cercato la collaborazione e il confronto perché credo che nel confronto e nella collaborazione ci siano tutti i presupposti per poter crescere e per potersi anche rinnovare perché la mia cultura generazionale si rifà anche a una professionalità dovuta al ‘fattore’ scambio. Credo molto nel rapporto con gli altri e credo di aver dimostrato a tutti i miei colleghi di essere stato sempre disponibile, sempre, senza farmi tanti problemi… da Zucchero, a Vasco, ad Antonacci, a Giorgia, anche a Luciano. Ho collaborato quasi con tutti gli artisti perché ho sempre cercato quell’emozione che mi facesse poi… che mi arricchisse, che mi desse la possibilità di crescere, di scrivere cose nuove. Lo faccio anche oggi con i chitarristi. Mi avvicino a nuove cose ma anche a vecchie, come il blues. Mi avvicino a tante cose per rinnovare quella mia ispirazione e trasformarla. Questo è ciò che ho sempre fatto e che credo continuerò a fare.

Ami molto sperimentare, in questo caso come nascono i due pezzi inediti nel nuovo album?

Volevamo due brani totalmente diversi che io ho realizzato con Phil Palmer. Abbiamo prodotto insieme perché volevo lavorare anche con lui, cioè un chitarrista che stimo e che amo moltissimo. Mi piace il suo modo di lavorare, molto vicino al mio. Voleva essere un esperimento, due canzoni realizzate esclusivamente con colore rock e che ci piace. Era un po’ la voglia di fare una cosa totalmente diversa.

Cosa ne pensi del panorama musicale attuale?

C’è un altro modo di fare musica e magari chi non è abituato può chiamarlo rumore, ma ci sono esperimenti interessanti ed è sempre positivo venirne a conoscenza ed aspettarsi qualcosa di nuovo, come lo siamo stati noi nel nostro periodo, nel nostro tempo. Però si possono creare delle cose nuove unendo le due esperienze, cioè quella nostra generazione e quella della nuova generazione. Ci sono artisti nuovi che vale la pena ascoltare come Raiz o come Antonio Onorato che creano delle cose moderne con il linguaggio di oggi, tenendo presente appunto le loro radici. Ma è un discorso soggettivo, ognuno deve pensarla come vuole.

Sei sempre molto vicino all’attualità e alla gente con la tua musica, anche per organizzare l’evento del 12 luglio hai considerato le esigenze diverse del pubblico attuale?

Ti dirò di più, noi abbiamo fatto un concerto a Cava dei Tirreni con Eric Clapton dove tutto il ricavato è stato donato a una fondazione. Ci sono anche altre situazioni, altre iniziative che stiamo mettendo sul piatto. Quella di Napoli sarà una cosa diversa perché avremo circa 25 artisti per tre ore di intrattenimento, ci saranno una struttura e dei costi veramente molti alti e riuscire a dare anche un indirizzo benefico diventa complicato. Io posso proporlo e chiederemo sicuramente una mano al Comune ma solo per i servizi, non vogliamo chiedere soldi e in questa occasione non ci sarà modo, penso, di donare qualcosa, ma ci saranno anche altre iniziative importanti. Il biglietto sarà popolare comunque anche per questa occasione e annunceremo che ci sono delle iniziative ancora in cantiere. Facciamo una cosa alla volta ma poi ci sarà modo di aiutare.

L’Aquila anche è una città che avrebbe bisogno di altre iniziative di tal genere, anche perchè è candidata a Città Europea della Cultura del 2019. Ecco, se dovessi immaginare uno dei tuoi storici duetti per questa città che rappresentasse la cultura italiana, cosa proporresti?

Uno è Paoli che mi piacerebbe, Gino, il grande Ginone, ma anche Ivano Fossati. Sono molto legato a Genova, alla Liguria, sono legato a quella che è stata la scuola genovese ma mi piacerebbero anche Francesco Guccini, o Battiato col quale ho già fatto una cosa. Questi sono gli artisti che amo di più perché più vicini a quello che volevo fare io da piccolo. E poi la loro penna è notevole. Sarebbe una gran cosa.

C’è un film che ti è rimasto nel cuore?

A parte quelli di Massimo Troisi, mi piacciono molto i film degli anni di Vittorio De Sica. Certo sono un cultore della commedia di Eduardo quindi è chiaro che sono legato a quel periodo, a quella Napoli del dopoguerra, a quell’arte che veniva fuori quel modo di fare teatro.

 

 

di Daphne Leonardi

Con Daniele e Co. soffia il vento dei ricordi

 (30 dicembre 2012)

IL MUSICANTE E LA SUPERBAND AL PALAPARTENOPE: “TUTTA N’ATA STORIA” INCANTA E TRASCINA LA PLATEA

 

«Non sarà un concerto per nostalgici» aveva preannunciato Pino Daniele nella sua intervista e il pubblico presente al Palapartenope per il primo dei sei concerti previsti fino al 6 gennaio lo ha confermato (ancora disponibili biglietti solo per il 5 e 6). C’erano in sala quelli che come noi erano presenti in piazza del Plebiscito nel 1981, ma la maggior parte degli spettatori erano giovani dai 30 anni in giù a conferma che Pino Daniele e la “Superband” hanno travalicato le generazioni e i ceti sociali, continuando a “contagiare nuovi malati” anche senza esibirsi più insieme. «È una serata speciale, una serata per voi in cui farò anche canzoni vecchissime, per cui mi potrò anche sbagliare» comincia da solo con la sua chitarra e per far capire meglio cosa intende per “canzoni vecchissime” rispolvera “Terra mia”, “Qualcosa arriverà” e “Lazzari Felici” con il sorprendente coro del pubblico che ricorda anche le parole dei brani più desueti. «Sono stato un ragazzo fortunato perché ho incontrato tantissimi musicisti, per cui era giusto ritrovarci così qui a Napoli»: abbraccia Tullio De Piscopo che con spazzole e rullante lo accompagna in “Putesse essere allero” e “Je sto vicino a te”. Altro grandissimo applauso la platea lo riserva a James Senese, al suo sax e i Napoli Centrale (Gigi De Rienzo, Enesto Vitolo, Fredy Malfi) che propongono cult come “Campagna” e “Simme jute e simme venute), poi rientra Pino e a Senese si aggiungono Rino Zurzolo al contrabbasso, Joe Amoroso, Rosario Jermano percussioni, Antonio Onorato e Michael Baker alla batteria per “amplificare” i brividi di “Chi tene o mare” (le tastiere di Amoruso e la chitarra di Onorato meritano una citazione a parte); “Quanno chiove” è un vento di ricordi soffiato dal sax di Senese che sostiene il coro del pubblico fino ad arrivare al “pariamiento” tra la chitarra slide di Pino e quella di Onorato sulle note di “Je so pazzo” (con un “nun c’è scassate o c….” liberatorio gridato dalla platea alzatasi appositamente in piedi per rafforzarlo) e “’O scarrafone” con la profetica strofa “questa lega è una vergogna”.

Con Enzo Gragnaniello si erano incontrati solo sui banchi delle elementari, per la prima volta si scambiano le canzoni e così lo “sciamano” dei Quartieri regala una intensissima “Cammina cammina” (il coro sempre presente…) mentre il Musicante lo accompagna a modo suo in “Senza voce”: poi si aggiungono Zurzolo, Onorato e Jermano per una toccante “Donna Cuncetta” con le voci di Gragnaniello e Pino che si incrociano strofa dopo strofa. Poi è la volta di Toni Esposito con la sua band che ripropone la sua hit “Kalimba de luna” per poi entrare in “trio” con Zurzolo e Gianluca Podio alle tastiere per esaltare la sei corde di Pino in “Appucundria” e “Mareluna”.
Davvero belle tutte le parentesi e le jam session che costituiscono l’evento “Tutta n’ata storia”, ma quando si ritrova la Superband al completo e attaccano “Bella mbriana” comincia il nucleo centrale del concerto, quello che tutti attendevano da una vita, sia quelli che li avevano già visti all’opera, sia i giovani che, dopo averli ammirati solo su YouTube, hanno vissuto un momento storico. Abbiamo dichiarato che noi eravamo al concerto del 1981 (era l’anno della maturità e ci accampammo in piazza fin dal mattino) ma da allora per lavoro e per passione abbiamo visto Pino Daniele suonare decine di volte con tantissime formazioni diverse e in collaborazione con tantissimageimi artisti di statura internazionale (non ultimo Eric Clapton due estati fa) per cui quello che affermiamo non è dettato dalla nostra parte nostalgica ma dall’averlo visto e sentito in ogni formazione. C’è un’alchimia, un legame, una istintiva veracità che si innesca quando Pino Daniele si ritrova con gli amici della Superband, un codice invisibile, una comunicazione e una condivisione di intenzioni che li rende di gran lunga più emozionanti e tecnicamente inimitabili rispetto anche “agli dei” internazionali che si sono misurati con la sua musica. L’apoteosi scatta sull’attacco di “I say je sto cca” con la meritatissima standing ovation che anticipa “Notte ca se ne va” per poi cambiare scena e lasciare spazio ad una composizione di Joe Amoruso, ad una versione intima di “Alleria” (Zurzolo, Amoruso, Daniele) e una creazione strumentale del virtuoso del contrabbasso accompagnato dalla moglie Valentina e da Elisabetta Serio alle tastiere. Anche De Piscopo ha la sua parentesi personale, che dopo una coinvolgente improvvisazione lo vede riproporre “Stop Bajon” (insieme a Tony Cercola) per poi lasciare il palco al “padrone di casa” che insieme a Baker, Podio, Zurzolo e la Serio abbandona i pezzi cult rielaborando le sue canzoni più recenti (“Coffe time”, “O frà”, “Sara non piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”). A volerla dire tutta, la platea ha seguito questo “segmento” più recente con poca attenzione e partecipazione, che però sono subito tornate a livelli altissimi quando, con la stessa formazione, ha reinterpretato “A me me piace o blues”. Il finale appartiene alla Superband ed è li “ca se ne carett o teatr” (è li che arrivò l’apoteosi ndr) con “Vient e terra” che si merita una lunghissima standing ovation e “Yes I know my way” (doppia batteria De Piscopo-Baker e doppia tastiera Amoruso-Podio). Stremato ma felicissimo Pino Daniele regala solo un bis, una versione corale di “Napule è” con tutti i musicisti protagonisti della serata contemporaneamente in scena. Questo è solo il preludio, fino al 6 gennaio questo grandissimo incontro si ripeterà al Palapartenope, ma già si lavora alla progettazione di un evento ancora più sensazionale che dovrebbe avere luogo questa estate nel “salotto buono” del Plebiscito o sul lungomare liberato: la strada giusta è questa, loro sono l’orgoglio, il vanto e il riscatto di una città, oggi ancor più che nell’81. Questa è la cosa importante che la gente con la sua massiccia presenza poligenerazionale ha voluto comunicare al Musicante, al suo management e a tutti gli altri musicisti napoletani.

 

di Gigi Avolio

Pino Daniele in tour: è ‘Tutta n’ata storia’ con la vecchia band

Critiche e pareri discordanti a parte la voce blues di Napoli fa sold out ed emoziona ancora: Tutta n’ata storia live riunisce la vecchia superband che accompagnava Pino Daniele negli anni 80.

 

30 Dicembre – Da due sere a  Napoli, nei pressi del Palapartenope, si respira aria di revival: un blues partenopeo anni ottanta riporta indietro nel tempo, all’epoca d’oro in cui dei ragazzotti napoletani imbracciano i loro strumenti e improvvisano sessioni musicali di altissimo livello che danno anche l’idea di una spensierata festa tra amici. Questi amici sono Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Tony Esposito, Rino Zurzolo. Nel 2012 i ragazzi in questione non sono più così giovani, ma il loro talento è rimasto  immutato nel tempo e le canzoni scritte all’epoca hanno ormai il sapore del mito.

Terra mia apre la serata, tra gli applausi e l’emozione del pubblico, quasi palpabile. La chitarra di Pino Daniele è riconoscibile sin dalle prime note ed immediatamente trascina lo spettatore a qualche decennio fa. Parte poi una sorta di medley con Putesse essere allero, Qualcosa arriverà, Je sto vicino a te e iniziano a salire sul palco Tullio De Piscopo , James Senese, Joe Amoruso. Il “nero napoletano” Senese, virtuosissimo sassofonista, si esibisce con il suo gruppo storico Napoli Centrale offrendo una performance di un’energia straordinaria.  Je so pazzo, O Scarrafone, Chi tene o mare, Quando: l’atmosfera è densa di emozione, il pubblico si scalda e canta ogni singola parola a memoria. Vecchi estimatori del repertorio anni ’80 di Pino Daniele, che hanno avuto la fortuna di vivere quel periodo d’oro, ma anche giovani fan  che hanno conosciuto ed apprezzato la sua musica tramite vecchi dischi e filmati.

Non solo Pino Daniele dunque: le guest star si alternano sul palco offrendo performance straordinarie della loro musica. E’ gioia per le orecchie quando Tony Esposito accenna l’intro di Kalimba de luna con sola voce e percussioni. Anche Tullio De Piscopo, prima con la batteria poi con la sua voce, scatena palco e pubblico con  Aiz Aiz ed è subito festa. Joe Amoruso sembra non accusare l’età che avanza: la sua esibizione alla tastiera è magistrale. Oltre alla “vecchia formazione” della superband di Pino Daniele sono saliti sul palco anche Enzo Gragnaniello e Raiz, che si sono prima esibiti in alcuni dei loro pezzi per poi accompagnare Pino Daniele nei suoi brani. Grande assente Enzo Avitabile; primo nome in cartellone, è venuto meno a pochi giorni da concerto per“mancati accordi artistici” relativi alla presenza dei bottari. Notizia, per altro, data in via non ufficiale, ma trapelata attraverso facebook e radio e fatta girare tramite passaparola, tant’è che tra il pubblico erano in molti a non essere al corrente della cosa.

La delusione dei fan c’è stata, soprattutto per la scorrettezza del gesto, dal momento che il prezzo del biglietto comprendeva anche la sua di esibizione. Altra nota dolente, per i “puristi” del vecchio Pino, una mezz’ora circa di brani più “recenti”, come Dubbi non ho, Sara, Coffe time. Ma tutto il resto ripaga ampiamente: nel finale con Viento e terra, Yes i know my way e l’immancabile Napul’è il pubblico si alza in piedi e ad occhi chiusi, anche se sono passati ormai 30 anni e l’energia di una volta è stata in parte portata via dal passare del tempo, sembra di ascoltare uno di quei vecchi live in cui la superband, tra risate in amicizia e sguardi complici, dava il meglio di se. Pino Daniele sarà in scena fino al 6 gennaio, per un totale di sei date, quattro delle quali sold out. E’ inoltre prevista a breve l’uscita di un cd-dvd del live del 2008 che segnò i 30 anni di carriera dell’artista napoletano.

 

di Elvira Puglisi

Pino Daniele, “Tutta n’ata storia – live in Napoli”. Il reportage di MelodicaMente

Pino Daniele in scena al Palapartenope di Napoli con il secondo dei 6 show previsti per “Tutta n’ata storia” – live in Napoli, secondo che il bluesman ha regalato ai partecipanti della serata di ieri 29 Dicembre 2012, secondo sold-out che anticipa il terzo di questa sera e posticipa quella di Venerdì sera – il 28, cioè – un ponte con l’altro trittico di show previsti il 4, 5 e 6 Gennaio 2013. Un misto tra amarcord e parole sparse, una standing ovation in orizzontale (giusto per utilizzare un ossimoro), le mani rivolte al palco con l’energia che ritorna come riflessa. Ancora qualche biglietto disponibile al botteghino (circa una decina), i fortunati paganti che hanno invaso l’ex Teatro Tenda per assistere al sound-check (circa 200 persone), una folla molto composta che attende l’apertura dei cancelli, cellulari, macchine fotografiche, posti a sedere.

Sono le 19 e 30 quando ufficialmente i cancelli vengono aperti, il pubblico prende posto con ritmo incalzante nel parterre adibito per l’occasione a platea con tanto di posti a sedere: fatto salva la tribuna posta allo zenit, la musica proviene dal nadir e quelle poltrone ad un certo punto cominciano ad esser strette. C’è chi si affida al racconto di parenti ed amici (o anche amanti della musica) che hanno partecipato la sera prima allo show (già si grida al successo), c’è chi invece è con la propria famiglia (memore dei giorni che furono), chi è con amici o fidanzati, chi invece è distratto, distratto dalla voglia di non ascoltare alcun chiacchiericcio ma di ascolatare: in entrambe i casi ci vuole passione. Pubblico eterogeneo, nessuna nostalgia, curiosità.

L’annuncio di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli è passato alla ribalta nazionale, ci sarebbe da decifrare la ragion d’essere dell’evento, confrontarlo con le visioni e le idee e i luoghi comuni, le faziosità, i gusti e le naturali propensioni di ognuno, un’opera che non trova spazio in queste righe per ovvie ragioni: qui diamo spazio alla musica. 3 i concerti (diventati poi 6) che Pino Daniele in comunione con quelli che furono i suoi compagni d’inizio viaggio hanno voluto “regalare”, la consapevolezza che il senso di appartenenza alla propria terra (senza faziosità alcuna, ragionando anche in chiave utopistica), l’esclusione di qualsivoglia rivalità (anche se celata), la voglia di suonare sono capaci di dare un’identità al pubblico, al popolo locale e nazionale.

Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo gli amici di sempre che hanno accompagnato Pino Daniele sul palco cui vanno citati Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Gianluca Podio, Valentina Crimaldi, Elisabetta Serio e Raiz (assente la serata del 28) alternatisi sul palco per dar vita allo show. Un repertorio che spazia dai grandi successi del passato di Daniele (il pezzo d’apertura è stato “Terra Mia” dall’omonimo album del 1977) a canzoni scritte e concepite durante la carriera solista come “Kalimba de Luna” di Tony Esposito o “Primmavera – Stop Bajon” di Tullio De Piscopo, passando per “Cammina Cammina” omaggio che Enzo Gragnaniello elargisce all’amico di sempre e “Campagna” scritta dai Napoli Centrale (gruppo capitanato da James Senese – Daniele nel ’77 era presente al basso). I suoni si mischiano, i destini confluiscono di nuovo e ancora su quel palco che quarant’anni fa li ha lanciati in quest’avventura che oggi rivive, anche se breve: ognuno con la propria band, ormai, ma lo spirito del “Neapolitan Power” è ancora vivo, come dal vivo si apprezzano quelle sfumature (influenze) musicali che solo musicisti di talento riescono ad offrire o far confluire nelle proprie creazioni.

Ore 21.05. Pino Daniele entra in scena con la sua chitarra acustica, pantaloni bianchi camicia nera: anche i non amanti del genere ma della musica di qualità intrinseca, possono riconoscere l’arpeggio di corde inconfondibile per quello che è stato l’elemento di maggior spicco di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli. Parafrasando il titolo di questa celebre canzone, “Terra Mia” (Terra Mia – 1977) è il pezzo d’apertura con l’autore visibilmente emozionato ed il pubblico che canta all’unisono, “Qualcosa arriverà” (Qualcosa Arriverà – 1988), “Lazzari Felici” (Musicante – 1984) sono i primi tre bani eseguiti rigorosamente unplugged, voce e chitarra (e pubblico). Scherza, chiacchiera col pubblico, suona e canta: Pino Daniele introduce Tullio De Piscopo, il più eclettico delle special guest, accolto con una standing ovation, professione percussionista.“Putesse essere allero” ( Pino Daniele – 1979) e “Je sto vicino a te” (Pino Daniele – 1979) con De Piscopo alle pelli sono un concentrato di emozioni, un vulcano che trema dalle fondamenta pronto ad esplodere. James Senese con i Napoli Centrale suona “Campagna” e “Simme jute e simme venute” con Vitolo, De Rienzo e Malfi, l’ingresso in scena di Pino Daniele e Antonio Onorato arricchisce il repertorio con “Chi Tene ‘o mare” (Pino Daniele – 1979), “Quanno Chiove” (Nero a Metà – 1980), “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) e “O’ Scarrafone” (Un Uomo in Blues – 1991). Su “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) Daniele ed Onorato si lasciano andare ad un flow acustico che mischia il blues tipico al neapolitan jazz.

E’ il momento di “Cammina Cammina” (Terra Mia – 1979) omaggio dell’amico di banco delle elementari Enzo Gragnaniello raggiunto da Daniele sulle note di “Senza Voce” (voce e chitarra): il momento di massima emozione si registra sulle note di “Donna Cuncetta” cantata e suonata da Daniele, Gragnaniello, Zurzolo ed il MaestroRosario Jermano alle percussioni; insieme accendono la scintilla, anche se il pubblico stenta ancora ad alzarsi.Tony Esposito che alla fine del concerto si aggira tra il pubblico al di fuori della struttura, mette in scena un solo di percussioni che anticipa la sua hit più conosciuta, “Kalimba de Luna”. Incalzanti sono “Appucundria” (Nero a Metà – 1980), “Mareluna” (Medina – 2001), “Bella m’briana” (Bella m’briana – 1982), “I say je sto ‘ccà” (Nero a Metà – 1980), “Notte che se ne va” (Vai Mò – 1981) e “Alleria” (Nero a Metà – 1980) che registrano un alternarsi di musicisti sul palco (prima Zurzolo, Esposito e Podio poi anche De Piscopo, Amoruso e Senese) prima che piomba sul palco per la sua esibizione Tullio De Piscopo, accolto con una standing ovation ricambiata dal fatto che è riuscito a schiodare i partecipanti dal posto. Dopo un solo strumentale proprone “Primmavera – Stop Bajon” (uno dei primi brani rap incisi in Italia) tra sorrisi regalati e balli improvvisati.

Arriva il momento della parentesi dei giorni nostri con il medley “Coffee Time” e “O’ Frà” tratti dall’album “La Grande Madre” (2012) in cui si apprezza tutto il talento musicale e la bravura d’esecuzione di Pino Daniele, accompagnato da Baker, Podio, Serio, Zurzolo cui si aggiungono Amoruso, Zurzolo, Senese, De Piscopo, Esposito per “Sara non Piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”, “A’ me me piace o blues”, “Viento ‘e Terra”, “Yes I Know My Way”.

Lo show si chiude dopo 3 ore con tutti sul placo sulle note di “Napul’è”: tutti i presenti balzano dalle sedie, si fiondano ai piedi del palco aspettando quell’attimo da una vita: migliaia di speranze che si riaccendono, forse illeitmotiv della serata, la felicità per aver partecipato ad un momento epico, un giovane ragazzo che si allontana sulle parole della canzone un pò stordito dalla felicità ma con l’amara consapevolezza che la musica unisce, mentre l’uomo divide.

 

di Angelo Moraca

“TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” tutte le 6 date SOLD-OUT!

 

 

Da domani (4 gennaio) sarà in rotazione radiofonica "NON SI TORNA INDIETRO", brano inedito di PINO DANIELE, con la straordinaria partecipazione di Phil Palmer (coproduttore insieme a Pino Daniele), della cantante Lucy Jules, di Steve Ferrone e Michael Feat, e primo singolo estratto da “TUTTA N’ATA STORIA – VAI MO’ – LIVE IN NAPOLI” (Blue Drag/Sony Music), in uscita il 22 gennaio.

“TUTTA N’ATA STORIA – VAI MO’ – LIVE IN NAPOLI” è il Cd+Dvd dello storico concerto del 2008 con cui PINO DANIELE festeggiò i 30 anni di carriera a Napoli in Piazza del Plebiscito: il cofanetto, oltre a 2 brani inediti con Phil Palmer (coproduttore insieme a Pino Daniele), Lucy Jules, Steve Ferrone e Michael Feat, conterrà 3 importanti duetti con Giorgia, Irene Grandi e Avion Travel.

Domani (4 gennaio), sabato (5 gennaio) e domenica (6 gennaio) PINO DANIELE salirà sul palco del Teatro Palapartenope per le ultime tre date di “TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” (evento prodotto e organizzato da Blue Drag e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento – per informazioni: www.fepgroup.it), sei date TUTTE SOLD OUT con cui PINO DANIELE torna a suonare con i grandi artisti napoletani (e le rispettive band) con cui ha collaborato nel corso della sua lunga carriera: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo. Presente anche la nuova band di Pino Daniele, composta da Michael Baker (batteria), Gianluca Podio (piano), Elisabetta Serio (tastiere) e lo stesso Rino Zurzolo (basso e contrabbasso).

“TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” è un regalo alla città di Napoli e al suo pubblico: uno spettacolo nuovo, che parte dalle radici della canzone napoletana per raccontare i vari percorsi artistici intrapresi dai grandi musicisti che hanno fatto la storia della musica moderna “Made In Napoli” degli ultimi 40 anni. Un evento imperdibile per tutti gli amanti del rock, del blues e del jazz dal sapore mediterraneo, “marchio di fabbrica” che PINO DANIELE è riuscito ad esportare in tutto il mondo e a far apprezzare da grandi artisti internazionali, come Eric Clapton, Wayne Shorter, Pat Metheny e tanti altri.

Tutta n’ata storia. Al Palapartenope Pino Daniele omaggia Napoli con una reunion d’eccezione

 

E’ un tuffo nel passato quello che Pino Daniele ha deciso di regalare per le feste natalizie al suo pubblico partenopeo e alla sua "terra". Ed è proprio con Terra mia che ha deciso di aprire il suo megaconcerto, e non poteva essere diversamente.

Sì, perché dopo tanti, troppi anni, tornare sul palco per cantare certe canzoni non è facile, come lui stesso ammette a inizio serata. Ma ci ha voluto provare, ed il risultato è stato sorprendente e palesemente apprezzato dal pubblico del Palapartenope, che ha ospitato ieri la prima serata di Tutta n’ata storia, un tour di sei date riservato alla città di Napoli iniziato ieri sera, 28 dicembre, e che replicherà stasera, domani ed il 5 e 6 gennaio 2013.

Un concerto che ha le sembianze di un evento, una reunion tanto attesa e inaspettata, tra gli esponenti della cultura musicale partenopea "sacra", quella dai ritmi jazz, blues, fusion e swing, incarnati da musicisti del calibro del sassofonista James Senese, fondatore, nel 1975, della band Napoli Centrale di cui fece parte lo stesso Pino Daniele nel 1977 come bassista, del percussionista Tullio De Piscopo, e ancora Enzo Gragnaniello, Joe Amoruso, Tony Esposito, Rosario Iermano, Antonio Onorato ed il contrabassista Rino Zurzolo. Tutti vengono annunciati sul palco dal "mascalzone latino" che li presenta come suoi vecchi amici, ed a cui lascia grande spazio per i loro assoli che lasciano il pubblico estasiato.

Ma sul palco ci sono soprattutto loro, i grandi protagonisti, i grandi successi, quei brani celebri e storici che hanno segnato la carriera di Pino Daniele prima della sua conversione più "commerciale". Ed ecco che si alternano, quasi senza sosta, canzoni come Putesse essere allero, Qualcosa arriverà, Lazzari felici, Quanno chiove, Je sto vicino a te, Notte che se ne va, Je so pazzo, Alleria, I say je sto ccà, O’ scarrafone, cantate singolarmente o in duetto con i suoi partner, con il pubblico che canta insieme a loro.

Non è un concerto, è un incontro. Un incontro tra chi ha condiviso uno stesso passato musicale, con chi vive in una città come Napoli, consapevole dei problemi ma anche della magia che la città regala a chi vi è nato e chi continua ad abitarla. Tra palco e platea c’è uno scambio di energia, anche quando a cantare sul palco non è Pino Daniele ma è Tony Esposito ai bonghetti con Kalimba de luna, o Enzo Gragnaniello con Donna Cuncetta o James Senese con Campagna, gli spettatori sono in visibilio, e continuano a cantare senza sosta come se le parole fuoriuscissero da una memoria che non si è esaurita nel tempo. Come se tutte quelle canzoni fossero ormai la base della cultura partenopea e facessero parte della storia di Napoli.

Anche gli amanti del Pino Daniele più maturo non restano delusi: in una sorta di medley anche i successi più recenti come Che male c’è, Dubbi non ho, Sara e Mareluna trovano il loro posto in scaletta.

Si conclude con un ensemble, sulle note di Yes I know my way, A me me piace o’ blues e, nel gran finale, con l’immancabile Napule è, scritta da Pino Daniele a soli 17 anni e che rappresenta, oggi come ieri, un inno alla sua terra, un sottofondo musicale che celebra coloro che la abitano.

 

di Valentina D’Andrea

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