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"Qualcosa arriverà", libro e film su Pino Daniele

Giorgio Verdelli firma entrambi i progetti: il primo, insieme al figlio del musicista, Alessandro. Il documentario prodotto da Raicinema sarà pronto in primavera

 

«Voglio ‘o mare / ‘e quatto ‘a notte miezzo ‘o pane» … I più innamorati del canzoniere di Pino Daniele avranno subito riconosciuto questi versi appassionati. L’incipit di “Qualcosa arriverà”, già nella colonna sonora del film “Le vie del Signore sono finite” di Massimo Troisi . Così s’intitola pure il libro in gran parte fotografico edito da Rizzoli e firmato da Giorgio Verdelli e dal figlio e personal manager Alessandro Daniele (cui tocca la prefazione), in collaborazione con la Pino Daniele Trust onlus.

Si ricompone la coppia che ha lavorato alla realizzazione di “Pino Daniele Alive”, l’esposizione museale al secondo piano del “Mamt” in piazza Municipio. Questa volta, anziché raccogliere le chitarre del musicista, i documenti privati, gli oggetti di camerino e le strumentazioni dello studio di registrazione, Verdelli e Alex hanno cooperato per completare questo primo viaggio visivo nell’emisfero di Pino. “Qualcosa arriverà” è strutturato in quattro capitoli – “Vogl’essere chi vogl’io”, alludendo a “Je so’ pazz’”; “Il feeling è sicuro”, evocando “A testa in giù”, dall’album/epifania “Nero a metà”; “Da Nord a Sud del mondo” e “Io ci sarò ad alzare il vento” – e una “Cronologia musicale” per epilogo, con l’art direction di Sergio Pappalettera, supervisore anche dello spazio “Alive”.

Cuore del volume è un concetto che l’autore di “A me me piace ‘o blues” e “Alleria” ha costantemente avuto quale faro: «L’emozione è l’unica cosa che vale la pena di comunicare agli altri: qualunque sia il prezzo. Quel momento che succede tra noi che suoniamo e il pubblico che ascolta è un momento magico». Proposito che va riverberandosi pagina dopo pagina anche nei testi emozionali di alcuni amici di lusso: Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo e Tony Esposito; Peppe Lanzetta e Jovanotti, Al Di Meola e Chick Corea. Ancora, Gianni Minà, Enzo Gragnaniello ed Enzo Decaro, Dorina Giangrande (prima moglie di Pino) e Clementino, Renzo Arbore e Roberto Saviano; Peppe e Toni Servillo, Ferdinando Salzano e Stefano Di Battista, Pasquale Scialò, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Fabio Massimo Colasanti.

Tanti di questi musicisti saranno ritratti nel documentario “Qualcosa arriverà” (il titolo è provvisorio: alla direzione della fotografia Francesca Amitrano, al montaggio Giogiò Franchini) che Verdelli stesso – coproduce RaiCinema con il riconoscimento d’interesse culturale del Mibact – sta girando in città. Parecchi gli istanti goliardici, come accaduto giorni fa al Bar dell’Epoca (per tutti, da “Peppe Spritz”) in piazza Bellini, quando ai tavolini si sono accomodati Senese e Decaro.

«Si tratta di un film che nasce dal libro – anticipa Verdelli – e che sarà pronto prima della primavera. Al massimo entro il 19 marzo 2017, giorno del compleanno di Pino. Giriamo in città ancora alcuni giorni poi andremo a Londra, Roma, Milano, Venezia, Torino, New York intervistando via via Phil Manzanera dei Roxy Music, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Stefano Bollani, Peppe Lanzetta, Maurizio de Giovanni e altri. Né il libro né il film sono progetti biografici. L’idea, in entrambi i casi, è di raccontare una storia speciale».

 

 

di Gianni Valentino

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"PINO DANIELE. QUALCOSA ARRIVERÀ" (Rizzoli), a cura di Giorgio Verdelli e Alessandro Daniele, da oggi disponibile in libreria.

 

 

Pino Daniele. Il ricordo del fotografo ufficiale, Roberto Panucci: "Era un uomo generoso e sorridente"

            

                (05 gennaio 2015)

 

 

“Se oggi dovessi ricordarlo con una mia foto ne sceglierei una scattata a Verona, nel settembre del 2014. È un’immagine in cui Pino si inchina per salutare il pubblico; e i fari e le luci che si vedono nel buio sembrano delle stelle che lo accompagnano, questa volta per l’ultimo viaggio”. Così Roberto Panucci, il fotografo ufficiale di Pino Daniele, ricorda in un colloquio con l’HuffPost il cantante deceduto nella notte per un infarto. Una notizia che ha scosso il mondo della musica, tutti. E anche, naturalmente, chi con Pino ha lavorato a stretto contatto. Nel caso di Roberto, tre anni in giro per tour e concerti. L’ultimo incluso, quel “Nero a metà” di dicembre che ha toccato sei date tra Roma, Napoli e Milano.

Roberto ripete che non se lo aspettava. “Non è un segreto per nessuno che Pino avesse problemi al cuore e alla vista. Erano tutti molto attenti, a non farlo stancare, a farlo riposare. Eppure, che non arrivasse a 60 anni sono sicuro che nessuno poteva prevederlo”.

Quali sono le sue foto che secondo lei lo rappresentano di più?
Così, senza pensarci troppo, direi una del 2012, scelta peraltro come locandina per il concerto di Napoli “tutta ‘n’ata storia”. E’ una foto semplice, in cui impugna la chitarra e sorride, con una smorfia da rocker. Ecco, per me Pino è così e voglio ricordarlo così: uno che sorride, felice.

Ce ne sono altre, legate a momenti particolari?
Se penso alle più recenti, mi piace molto quella di Conegliano, scattata appunto qualche settimana fa durante l’ultimo tour. Anche qui, con l’amico Tullio De Piscopo, era felice. Così come secondo me lo rappresenta bene la foto in cui Fiorella Mannoia appoggia la testa sulla sua spalla, sempre a Verona.

Con Fiorella Mannoia erano molto amici, vero?
Sì, ma non è per questo. Per me Pino era un mostro sacro, il grande mito della mia adolescenza. Iniziando a lavorare con lui ero quasi timoroso, avevo un grande rispetto. Poi ho scoperto quanto sia una persona semplice e diretta. Davvero, un antidivo capace di mettere a proprio agio chiunque. A partire dal palco. La capacità di Pino di condividere il palco con i suoi ospiti mi ha sempre colpito molto: era un uomo generoso, che non prevaricava mai e lasciava sempre spazio agli altri. Era uno che credeva nei giovani, anche quando – come nel caso di Emma Marrone – le critiche non mancavano.

In cosa dimostrava la sua semplicità?
Condivideva con il pubblico dei sentimenti anche molto personali. Mi ricordo di quando sua figlia era tra il pubblico e lui disse che per forza, a quel punto, doveva dedicarle la sua canzone, “Sara non piangere”. Sara era appena tornata da un viaggio, e Pino disse che anche se era diventata grande – come ogni genitore – l’avrebbe sempre vista piccola, uno scricciolo da difendere.

Un ultimo ricordo?
Nell’ultimo tour era felice. Più felice del solito. Per questo mi sono ricordato della foto di lui che sorride con la chitarra. Perché nelle ultime settimane ha sorriso spesso. Era sul palco con gli amici di sempre, e si vedeva che si divertiva, che era sereno. Si lasciava andare a dei fuoriprogramma, ad assolo emozionanti. Ne parlavamo anche con i tecnici: ci siamo resi conto che quando è felice, i concerti riescono meglio.

 

 

di Michela Rossetti

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