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Su RAI 1 (in seconda serata) il sesto appuntamento con "CANZONE" (lo speciale dedicato alla grande musica italiana), protagonista PINO DANIELE

Dopo il successo delle precedenti puntate, è PINO DANIELE il protagonista del sesto appuntamento di “CANZONE”, speciale dedicato alla grande musica italiana. La puntata, intitolata PINO DANIELE “Nero a Metà”, andrà in onda martedì 30 dicembre in seconda serata su Rai 1 (dalle ore 23.25).

Un’ora di racconto tra musica e parole con cui il cantautore e musicista svela come è nato “NERO A METÀ” (1980), l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, tra sonorità blues, rock, jazz e l’immancabile tradizione napoletana, che è diventato il suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Protagoniste le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, da “I Say I’ Sto Ccà” a “Nun me scuccià”: grandi classici che all’epoca definirono un nuovo stile musicale e che ancora oggi risultano di sorprendente freschezza.

Ad aneddoti e racconti inediti dell’artista sulle sue tante collaborazioni con i grandi della musica italiana e internazionale, si alterneranno le immagini della data di “NERO A METÀ” tenuta il 13 dicembre scorso a Roma. Una serie di concerti che ha visto Pino Daniele salire sul palco delle principali città italiane con uno spettacolo che racchiude tutta la sua storia musicale e l’identità di suono che ha caratterizzato il suo percorso artistico. Insieme a Pino la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album “NERO A METÀ”: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni), gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano) e con la partecipazione straordinaria di due musicisti che hanno arricchito e stimolato il percorso artistico di Pino: Tullio De Piscopo alla batteria e James Senese al sax.

PINO DANIELE “Nero a Metà” è un programma di Gianluigi Attorre e Paolo Biamonte, con la regia di Cristian Biondani e la consulenza artistica di Giampiero Solari. Una produzione di BALLANDI Multimedia e F&P Group.

 

Milano, 28 dicembre 2014

Ufficio stampa: Parole & Dintorni

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“Alla soglia dei sessant’anni ricomincio da capo. E sempre da Napoli”

   (Settimanale N.48 del 22 novembre 2014)

 

Vi ricordate Nero a metà? Era il 1980 e con quel disco Pino Daniele divenne famoso. Oggi lo ripubblica e parte per un tour con la vecchia band. In attesa di festeggiare. In cucina

Uno arriva a 60 anni e deve decidere. O scopre una nuova vita col burraco e il modellismo o riscopre se stesso. Pino Daniele ha scelto la seconda strada. Ha da poco ripubblicato Nero a metà, il suo album del 1980 in cui trovò una sintesi perfetta fra la tradizione napoletana, l’America del jazz e del blues e la canzone italiana. E dopo la serata speciale del 1° settembre all’Arena di Verona, dedica a quell’album altri sei concerti. il 6 dicembre a Conegliano il debutto: un set acustico in apertura (con Rino Zurzolo, Elisabetta Serio e la presenza di Tullio De Piscopo) e poi sul palco assieme alla band dell’epoca (James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano) che a Verona ha dimostrato di aver attraversato gli anni senza perdere smalto.

 

L’effetto nostalgia è dietro l’angolo.

Non ci interessava riproporre, come ho visto fare ad altri, gli show del passato, magari con la stessa scenografa e gli stessi costumi. la nostalgia è un sentimento che guarda solo al passato mentre in questi concerti c’è tutta la mia storia musicale.

Lo scopo del progetto è un altro?

Le nuove tecnologie offrono a chiunque i mezzi per fare un disco, ma il rischio è che alla fine tutto suoni allo stesso modo. la differenza fra una canzone e un’altra non può essere limitata alla voce di chi la interpreta. Allora siamo andati alla ricerca della nostra identità di suono. Una cosa che tutti in passato, da De André a Battiato, hanno avuto.

E dove l’ha trovata?

A Napoli: il nostro era un modo nuovo di fare la canzone napoletana. Anche se non ci vivo più da tempo mi sento ancora parte della città. Ne sento ancora i problemi.E artisticamente sto tornando lì: ho già scritto 2-3 canzoni in napoletano e chissà che il prossimo disco non sia tutto così…

Sessanta candeline in arrivo e capelli bianchi(ma il pizzetto è nerissimo)…

Cerco di non pensarci. A 30 anni se vedevo uno di 60 mi dicevo: “Ma guarda quel vecchio…”. Adesso vedo i Rolling Stones e il mio amico Clapton ancora in forma più o meno a 70 anni e mi sento molto meglio.

Potrebbe essere l’occasione per un Pino Daniele and friends…

Non so ancora come festeggerò, ma non farò eventi particolari. Vorrei fare qualcosa a casa con la mia famiglia e cucinare per loro.

Gli chef sono le nuove rockstar: sta per caso facendo il salto del fosso?

Nooo. Però in tv mi diverte quel cattivissimo di Cannavacciuolo (ride).

Passiamo ai suoi gusti.

Amo il sushi, ma quando passo ai fornelli sono per la cucina semplice: paccheri con il sugo pomodoro, mozzarella e basilico. Un classico. E poi, senza esagerare, un buon calice di vino che non riesco proprio a eliminare.

Un’altra cosa che non può mancare dalla sua vita è la chitarra.

Ne ha sempre avuta una in braccio. Avrò cominciato a 13-14 anni con chitarra e metodo Eko. Da subito divenne il tramite per comunicare le mie emozioni. Non mi affeziono alle chitarre, ne ho comprate e vendute molte, ma ce n’è una, una classica, che conservo da 40 anni. Più in generale mi piace tenere gli strumenti musicali in giro per casa, toccarli, prenderli in mano, suonarli.

L’amore è il tema ricorrente delle sue canzoni.

Non è mai cambiato il modo di pormi nei confronti di quel sentimento. È qualcosa che sento, che è parte di me. Scrivere d’amore è diffcile, e il momento che attraversi ti influenza, ma nei testi ho sempre cercato un linguaggio universale, simile alla poesia.

A ogni appuntamento del Nero a metà Tour ci sarà un ospite diverso?

Sì. Di sicuro ci saranno anche dei rapper. In carriera ho collaborato con J-Ax e Clementino, adesso mi piace molto Fedez. Sono i nuovi poeti. La forza del rap però non è solo nei testi, c’è anche il ritmo da tenere in considerazione.

Nelle rime dell’hip hop c’è la fotografa dell’Italia di oggi, con i suoi tanti vizi e le poche virtù. Si riconosce in questo Paese?

Più che riconoscermi ci vivo (e parte un sorriso). E vedo che i tempi della giustizia sono lunghissimi, che la burocrazia è allucinante e quando va in coppia con l’incompetenza mi fa paura. Se poi ci aggiungiamo un pizzico incoscienza siamo al disastro.  •

 

di Andrea Laffranchi

Pino Daniele protagonista della sesta puntata di “Canzone”

In onda il 30 dicembre in seconda serata su Rai 1

 

Dopo il successo delle precedenti puntate, è PINO DANIELE il protagonista del sesto appuntamento di “CANZONE”, speciale dedicato alla grande musica italiana. La puntata, intitolata PINO DANIELE “Nero a Metà”, andrà in onda martedì 30 dicembre in seconda serata su Rai 1 (dalle ore 22.40).

Un’ora di racconto tra musica e parole con cui il cantautore e musicista svela come è nato “NERO A METÀ” (1980), l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, tra sonorità blues, rock, jazz e l’immancabile tradizione napoletana, che è diventato il suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Protagoniste le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, da “I Say I’ Sto Ccà” a “Nun me scuccià”: grandi classici che all’epoca definirono un nuovo stile musicale e che ancora oggi risultano di sorprendente freschezza.

Ad aneddoti e racconti inediti dell’artista sulle sue tante collaborazioni con i grandi della musica italiana e internazionale, si alterneranno le immagini della data di “NERO A METÀ” tenuta il 13 dicembre scorso a Roma. Una serie di concerti che ha visto Pino Daniele salire sul palco delle principali città italiane con uno spettacolo che racchiude tutta la sua storia musicale e l’identità di suono che ha caratterizzato il suo percorso artistico. Insieme a Pino la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album “NERO A METÀ”: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano(percussioni), gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano) e con la partecipazione straordinaria di due musicisti che hanno arricchito e stimolato il percorso artistico di Pino: Tullio De Piscopo alla batteria e James Senese al sax.

 

 

di Antonio Galluzzo

Il Summer chiude in grande stile con Marcus Miller e Pino Daniele

 

L’edizione 2013 del Summer Festival ha chiuso in grande stile. Due i set di ieri sera, martedì 30 luglio: Marcus Miller e Pino Daniele. Forse un modo per accontentare tutti, italiani e stranieri; quest’ultimi presenti in gran numero a tutti i concerti. Tanto sta che la platea era quasi interamente composta da amanti del chitarrista napoletano, ma Miller è riuscito a conquistarla ugualmente. Il bassista si è presentato sul palco con la sua band con cui sta portando in tournée il suo ultimo album “Renaissance”, e proprio da quest’ultimo lavoro ha pescato a piene mani per la sua performance in piazza Napoleone.

La band composta da Alex Han ai sax (soprano e contralto), Sean Jones alla tromba, Adam Agati alla chitarra, Brett Williams al pianoforte e tastiere e Louis Cato alla batteria ha rapito la platea: questi giovani musicisti talentuosi hanno letteralmente incantato con la loro performance il pubblico del Summer.

I brani, scritti da Miller, hanno spaziato da quelli smaccatamente funky come “Detroit”, a “Redemption” dove sax, tromba e chitarra si sono ritagliati un assolo che ha lasciato la platea senza fiato; a quelli già conosciuti come “Dott. Jekyll e Mr.Hyde”, – un brano con una parte buona e una cattiva –  come ha raccontato Miller, scherzando su questa dualità; a dediche all’Africa come “Goree (Go-ray)”, unico brano della serata in cui il bassista ha suonato il clarinetto basso e Alex Han il sax soprano.

Alle 22.25 la performance del gruppo americano è finita, ma la platea ha chiesto il bis. Miller è ritornato sul palco con la sua band e con Pino Daniele, scherzando sul fatto di aver trovato per caso un chitarrista. Sarà la prima delle due jam session organizzate per la serata: l’ultima a fine concerto dove invece sarà la band di Pino Daniele a suonare con Miller. Nel vero rispetto della musica entrambe le band hanno lasciato spazio all’ospite per esibirsi.

Il repertorio di Pino Daniele, invece, ha spaziato da brani classici come “Napule è” e “’O Scarafone” (dove il pubblico è letteralmente impazzito), fino alla recente “Coffee time”. L’artista napoletano era accompagnato da Awa Ly alla voce, Elisabetta Serio al pianoforte e tastiere, Rino Zurzolo al contrabbasso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria (e percussioni in “Quando”, e “Resta Resta Cu Mme” dove ha suonato solo con il chitarrista napoletano).

Pino Daniele ha chiesto un momento di silenzio per le vittime del pullman caduto da un viadotto in Irpinia. Le persone per rispetto si sono alzate in piedi. Piazza Napoleone era illuminata solo da piccole luci rosse ed avvolta da un magico silenzio che è stato interrotto da un cafone che ha urlato “vai Pino” e Pino Daniele, visibilmente scocciato, ha dovuto riprende, prima del tempo, la sua performance.

Il concerto si è concluso con “A me me piace ‘o blues” come bis. Tutte le persone si sono alzate in piedi e hanno cantato insieme all’artista napoletano. A mezzanotte e mezzo Pino Daniele ha salutato Lucca, e anche questa edizione del Summer Festival si è conclusa.

 

di Cinzia Guidetti

Pino Daniele: Legendary Italian musician comes to Toronto

  (4 giugno 2013)

 

For over three decades, Pino Daniele has successfully created a unique brand of world music by blending pop, blues, jazz, and Neapolitan and Middle Eastern sounds. His 1977 solo debut, Terra mia, demonstrates Daniele’s “taramblù,” a combination of tarantella, rhumba, and blues. Pino Daniele performs at the TD Toronto Jazz Festival on Monday, June 24 at 8pm

Since then, Daniele has continued to expand his melodic palette by collaborating with several international artists like Luciano Pavarotti, Eros Ramazzotti, Wayne Shorter, and Pat Metheny.

And on June 24, Daniele is bringing his distinctive music to Toronto’s Nathan Phillips Square for the TD Toronto Jazz Festival. Prior to his visit, Panoram Italia talked to the Neapolitan singer/songwriter about his achievements and inspirations.

PI: Where did the idea for your latest CD, La Grande Madre, originate?

PD: It’s a record that’s connected to jazz, the blues but also to the Mediterranean. It refers to the Earth as well as our roots. It’s also the mixed blood of music. Italy is the centre of the Mediterranean. Its culture has not only been affected over time and influenced by Arab as well as African and European music, but also by the blues and American music. All of this is part of our modern musical culture. All of this, for me is La Grande Madre.     

PI: Your song “O Fra”attempts to rediscover Parlesia. Can you tell us more about Parlesia and why you felt it was necessary to revisit this lost language?

PD: It’s just a Neapolitan slang used by street vendors and musicians in order to trick customers. They didn’t want others to understand them. The song itself is not just a trip through musical notes, but also through memories, encounters, and language. I wanted to revisit the past generation and my childhood growing up in Napoli.

PI: You’ve been successful for over three decades. What is it like to be an artist in Italy in 2013, and how has it changed since you first started?

PD: I’ve seen many things change. I must say that no matter what has happened my research hasn’t changed after all these years, neither has my hunger to create music. I still feel part of the old generation – a relic that has survived over the years. But I don’t like to consider myself an Italian artist. I feel very connected to the entire world. I like to consider myself as a universal artist, in touch with all cultures and people. That’s why I sing the blues, because everyone feels them. Essentially, I don’t think I fit within the Italian panorama, more like a “fish out of water.”

PI: After all of the songs, tours, and albums, what is your favourite or most sentimental song that you have recorded?      

PD: I have two. The first is the song I wrote for my city called “Napule è.” The other is “Yes, I Know my Way” because it’s more of a rock song and I love to play the guitar. Whenever I hear them, I get memories from when I was just a young kid starting out.  

PI: What emotions come over you when you hear 60,000 people sing “Napule” at the San Paolo Stadium in Naples?

PD: To hear the San Paolo sing it in unison, I feel immensely proud as an artist but first and foremost as a Neapolitan.

PI: Are there any Canadian artists you would like to work with in the future?

PD: There are so many great artists; I would love to work with Celine Dion — such a beautiful woman with a great voice. Of course, in the past I did write the lyrics for Gino Vannelli’s “Parole per mio Padre.”

PI: What can we expect from you on the night of June 24?

PD: Spectators can expect a very Mediterranean world and feel, of course with my touch. There will be more songs that reflect who I am today, but also older songs that have defined me. Lots of jazz and blues always provides a relaxing and pleasant atmosphere.

PI: What do you think of Toronto?

PD: The first time I visited I thought it was very beautiful and big. I had the pleasure of visiting in the summer but I don’t think I could ever spend a winter there. It’s too cold for my Mediterranean soul.

PI: You have a large following around the world, but how do you hope to reach the third and fourth generations of Italian-Canadians?

PD: With emotion and feelings. I feel that many third or fourth generation Italian- Canadians might think of Italian music as the stuff their nonni listen to, but Italy produces incredible modern music, from blue to jazz to rock. I want to reach some of these younger generations, inspire them with a Mediterranean feel.

 

written by Dante Di Iulio

AbruzzoWeb – CINEMATIK: Pino Daniele, intervista esclusiva

  (7 marzo 2013)

 

NAPOLI – “La musica può collaborare a migliorare la città”.

Da genio di musica e parole, così Pino Daniele parla ancora oggi, in un’intervista esclusiva ad AbruzzoWeb, dell’incredibile evento organizzato a Napoli, nato in maniera quasi spontanea, come omaggio alla sua terra natia per i trent’anni di carriera quando, nel 2008, radunò musicisti partenopei quali Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio duettando poi con Irene Grandi, Giorgia, gli Avion Travel, in un evento che registrò il tutto esaurito a piazza del Plebiscito, un pubblico eterogeneo ed entusiasta proveniente da tutto lo stivale perché la sua musica, persino quando è in dialetto, è Italia, è Europa, è mondo.

E allora, dopo la presenza di 20 mila persone ai concerti natalizi del 2012 e la richiesta di altrettanti 20 mila spettatori che non hanno potuto esserci per il “già tutto esaurito”, Pino, con la sua etichetta indipendente, la Blue Drag, che dopo tanti anni è riuscito con orgoglio a fondare, la Sony Music ed F&P Group, è uscito il 22 gennaio 2013 con il cofanetto che contiene cd e dvd di quella storica serata e annuncia un nuovo evento, sempre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 12 luglio 2013, con la partecipazione di grandi artisti su cui ancora è mantenuto il riserbo ma che saranno più di 25.

Sappiamo che sicuramente ci sarà una diretta in prima serata che non seguirà gli schemi ed i tempi televisivi: niente conduzione, tanti ospiti partenopei e non solo.

Un racconto, Pino lo definisce, di questi trent’anni di musica dove “le cose si trasformano, difficile che cambino totalmente”. La prevendita è già aperta e sono previsti sconti, solo per un certo periodo, per chi ha partecipato a Napoli e comunque, precisano gli organizzatori, seguendo in primis la volontà di Pino, il costo di biglietto sarà superpopolare perchè si sa che periodo storico viviamo.

“La musica è sempre musica ma cambiano i rapporti. Viviamo nel mondo più che vivere in Italia, cioè i confini non ci sono più. Sta diventando un po’ un bel casino. L’unica cosa che posso fare io, per quanto mi riguarda, è avere i piedi a terra e cercare di mantenere quello che c’è intorno, di costruire con le cose che so fare” spiega l’artista che, di certo, fin dai suoi esordi, ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’incontro dei suoni e gli esperimenti ritmici, sempre sapientemente riusciti. Tradizione melodica partenopea sì, ma anche jazz, blues, arab-rock, pop: un repertorio vasto e sempre rinnovato nel corso degli anni.

Nel 1977 esce il suo album d’esordio dal titolo “Terra Mia” dove il brano numero uno entra subito nella storia. Si tratta di “Napule è”. “Napule è mille culure, napule è mille paure/ napule è ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”: sono le voci dei ragazzi che danno la speranza che il futuro sia migliore ed è così che dà il via a una serie di canzoni che si possono classificare come cantautorali per la profondità poetica del testo, ma che non basta definire tali perché anche il sound è decisamente ricercato ed oltremodo coinvolgente.

Poi dichiara il suo amore per il blues con “A me me piace o’ blues”, iniziando una serie di collaborazioni con jazzisti internazionali, quali Wayne Shorter e Alphonso Johnson, mischiando l’uso del napoletano a quello dell’italiano e dell’inglese, esplodendo nel tour “Sciò live” del 1884 quando già si era anche accostato alle sonorità brasiliane e africane e intensificando la collaborazione con Massimo Troisi per cui compone le colonne sonore dei film “Ricomincio da tre” (1981), “Le vie del signore sono infinite” (1987) e “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” (1991), dove spicca la famosissima “Quando”.

Pino parla d’amore (“Se mi vuoi”, “Resta resta cu’ mmé”, ), di passione (“Vento di passione”, “Dubbi non ho”), di rinascita (“Quanno chiove”), della sua Napoli (“Tutta n’ata storia”), di antirazzismo (“O scarrafone”), sfida la camorra (“Stella nera”), non dimentica la natura e in questo senso potremmo definirlo un precursore del tema ecologista (“Non calpestare i fiori del deserto”). L’immateria, quella dell’anima (“Anima”), accarezza ogni strofa, nella maniera più semplice e quotidiana, parlando di cose concrete, è universale.

Daniele può vantare inoltre tante e variegate collaborazioni artistiche, duetti rimasti nel cuore di molti, o memorabili accompagnamenti in cui ha lasciato parlare solo la sua amata chitarra. In Italia ricordiamo, oltre ai cantanti e musicisti già citati: Luciano Pavarotti, Zucchero, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Ron, 99 Posse, J-Ax, mentre all’estero: Noa, Pat Metheny, Chick Corea, Ralph Towner, Randy California, Robby Krieger, Leslie West, Phil Manzanera, Steve Hunter, Eric Clapton,Wayne Shorter eccetera.

Come mai hai spesso accettato di dividere il palco, o coinvolto tu stesso, altri artisti?

Ho sempre cercato la collaborazione e il confronto perché credo che nel confronto e nella collaborazione ci siano tutti i presupposti per poter crescere e per potersi anche rinnovare perché la mia cultura generazionale si rifà anche a una professionalità dovuta al ‘fattore’ scambio. Credo molto nel rapporto con gli altri e credo di aver dimostrato a tutti i miei colleghi di essere stato sempre disponibile, sempre, senza farmi tanti problemi… da Zucchero, a Vasco, ad Antonacci, a Giorgia, anche a Luciano. Ho collaborato quasi con tutti gli artisti perché ho sempre cercato quell’emozione che mi facesse poi… che mi arricchisse, che mi desse la possibilità di crescere, di scrivere cose nuove. Lo faccio anche oggi con i chitarristi. Mi avvicino a nuove cose ma anche a vecchie, come il blues. Mi avvicino a tante cose per rinnovare quella mia ispirazione e trasformarla. Questo è ciò che ho sempre fatto e che credo continuerò a fare.

Ami molto sperimentare, in questo caso come nascono i due pezzi inediti nel nuovo album?

Volevamo due brani totalmente diversi che io ho realizzato con Phil Palmer. Abbiamo prodotto insieme perché volevo lavorare anche con lui, cioè un chitarrista che stimo e che amo moltissimo. Mi piace il suo modo di lavorare, molto vicino al mio. Voleva essere un esperimento, due canzoni realizzate esclusivamente con colore rock e che ci piace. Era un po’ la voglia di fare una cosa totalmente diversa.

Cosa ne pensi del panorama musicale attuale?

C’è un altro modo di fare musica e magari chi non è abituato può chiamarlo rumore, ma ci sono esperimenti interessanti ed è sempre positivo venirne a conoscenza ed aspettarsi qualcosa di nuovo, come lo siamo stati noi nel nostro periodo, nel nostro tempo. Però si possono creare delle cose nuove unendo le due esperienze, cioè quella nostra generazione e quella della nuova generazione. Ci sono artisti nuovi che vale la pena ascoltare come Raiz o come Antonio Onorato che creano delle cose moderne con il linguaggio di oggi, tenendo presente appunto le loro radici. Ma è un discorso soggettivo, ognuno deve pensarla come vuole.

Sei sempre molto vicino all’attualità e alla gente con la tua musica, anche per organizzare l’evento del 12 luglio hai considerato le esigenze diverse del pubblico attuale?

Ti dirò di più, noi abbiamo fatto un concerto a Cava dei Tirreni con Eric Clapton dove tutto il ricavato è stato donato a una fondazione. Ci sono anche altre situazioni, altre iniziative che stiamo mettendo sul piatto. Quella di Napoli sarà una cosa diversa perché avremo circa 25 artisti per tre ore di intrattenimento, ci saranno una struttura e dei costi veramente molti alti e riuscire a dare anche un indirizzo benefico diventa complicato. Io posso proporlo e chiederemo sicuramente una mano al Comune ma solo per i servizi, non vogliamo chiedere soldi e in questa occasione non ci sarà modo, penso, di donare qualcosa, ma ci saranno anche altre iniziative importanti. Il biglietto sarà popolare comunque anche per questa occasione e annunceremo che ci sono delle iniziative ancora in cantiere. Facciamo una cosa alla volta ma poi ci sarà modo di aiutare.

L’Aquila anche è una città che avrebbe bisogno di altre iniziative di tal genere, anche perchè è candidata a Città Europea della Cultura del 2019. Ecco, se dovessi immaginare uno dei tuoi storici duetti per questa città che rappresentasse la cultura italiana, cosa proporresti?

Uno è Paoli che mi piacerebbe, Gino, il grande Ginone, ma anche Ivano Fossati. Sono molto legato a Genova, alla Liguria, sono legato a quella che è stata la scuola genovese ma mi piacerebbero anche Francesco Guccini, o Battiato col quale ho già fatto una cosa. Questi sono gli artisti che amo di più perché più vicini a quello che volevo fare io da piccolo. E poi la loro penna è notevole. Sarebbe una gran cosa.

C’è un film che ti è rimasto nel cuore?

A parte quelli di Massimo Troisi, mi piacciono molto i film degli anni di Vittorio De Sica. Certo sono un cultore della commedia di Eduardo quindi è chiaro che sono legato a quel periodo, a quella Napoli del dopoguerra, a quell’arte che veniva fuori quel modo di fare teatro.

 

 

di Daphne Leonardi

Con Daniele e Co. soffia il vento dei ricordi

 (30 dicembre 2012)

IL MUSICANTE E LA SUPERBAND AL PALAPARTENOPE: “TUTTA N’ATA STORIA” INCANTA E TRASCINA LA PLATEA

 

«Non sarà un concerto per nostalgici» aveva preannunciato Pino Daniele nella sua intervista e il pubblico presente al Palapartenope per il primo dei sei concerti previsti fino al 6 gennaio lo ha confermato (ancora disponibili biglietti solo per il 5 e 6). C’erano in sala quelli che come noi erano presenti in piazza del Plebiscito nel 1981, ma la maggior parte degli spettatori erano giovani dai 30 anni in giù a conferma che Pino Daniele e la “Superband” hanno travalicato le generazioni e i ceti sociali, continuando a “contagiare nuovi malati” anche senza esibirsi più insieme. «È una serata speciale, una serata per voi in cui farò anche canzoni vecchissime, per cui mi potrò anche sbagliare» comincia da solo con la sua chitarra e per far capire meglio cosa intende per “canzoni vecchissime” rispolvera “Terra mia”, “Qualcosa arriverà” e “Lazzari Felici” con il sorprendente coro del pubblico che ricorda anche le parole dei brani più desueti. «Sono stato un ragazzo fortunato perché ho incontrato tantissimi musicisti, per cui era giusto ritrovarci così qui a Napoli»: abbraccia Tullio De Piscopo che con spazzole e rullante lo accompagna in “Putesse essere allero” e “Je sto vicino a te”. Altro grandissimo applauso la platea lo riserva a James Senese, al suo sax e i Napoli Centrale (Gigi De Rienzo, Enesto Vitolo, Fredy Malfi) che propongono cult come “Campagna” e “Simme jute e simme venute), poi rientra Pino e a Senese si aggiungono Rino Zurzolo al contrabbasso, Joe Amoroso, Rosario Jermano percussioni, Antonio Onorato e Michael Baker alla batteria per “amplificare” i brividi di “Chi tene o mare” (le tastiere di Amoruso e la chitarra di Onorato meritano una citazione a parte); “Quanno chiove” è un vento di ricordi soffiato dal sax di Senese che sostiene il coro del pubblico fino ad arrivare al “pariamiento” tra la chitarra slide di Pino e quella di Onorato sulle note di “Je so pazzo” (con un “nun c’è scassate o c….” liberatorio gridato dalla platea alzatasi appositamente in piedi per rafforzarlo) e “’O scarrafone” con la profetica strofa “questa lega è una vergogna”.

Con Enzo Gragnaniello si erano incontrati solo sui banchi delle elementari, per la prima volta si scambiano le canzoni e così lo “sciamano” dei Quartieri regala una intensissima “Cammina cammina” (il coro sempre presente…) mentre il Musicante lo accompagna a modo suo in “Senza voce”: poi si aggiungono Zurzolo, Onorato e Jermano per una toccante “Donna Cuncetta” con le voci di Gragnaniello e Pino che si incrociano strofa dopo strofa. Poi è la volta di Toni Esposito con la sua band che ripropone la sua hit “Kalimba de luna” per poi entrare in “trio” con Zurzolo e Gianluca Podio alle tastiere per esaltare la sei corde di Pino in “Appucundria” e “Mareluna”.
Davvero belle tutte le parentesi e le jam session che costituiscono l’evento “Tutta n’ata storia”, ma quando si ritrova la Superband al completo e attaccano “Bella mbriana” comincia il nucleo centrale del concerto, quello che tutti attendevano da una vita, sia quelli che li avevano già visti all’opera, sia i giovani che, dopo averli ammirati solo su YouTube, hanno vissuto un momento storico. Abbiamo dichiarato che noi eravamo al concerto del 1981 (era l’anno della maturità e ci accampammo in piazza fin dal mattino) ma da allora per lavoro e per passione abbiamo visto Pino Daniele suonare decine di volte con tantissime formazioni diverse e in collaborazione con tantissimageimi artisti di statura internazionale (non ultimo Eric Clapton due estati fa) per cui quello che affermiamo non è dettato dalla nostra parte nostalgica ma dall’averlo visto e sentito in ogni formazione. C’è un’alchimia, un legame, una istintiva veracità che si innesca quando Pino Daniele si ritrova con gli amici della Superband, un codice invisibile, una comunicazione e una condivisione di intenzioni che li rende di gran lunga più emozionanti e tecnicamente inimitabili rispetto anche “agli dei” internazionali che si sono misurati con la sua musica. L’apoteosi scatta sull’attacco di “I say je sto cca” con la meritatissima standing ovation che anticipa “Notte ca se ne va” per poi cambiare scena e lasciare spazio ad una composizione di Joe Amoruso, ad una versione intima di “Alleria” (Zurzolo, Amoruso, Daniele) e una creazione strumentale del virtuoso del contrabbasso accompagnato dalla moglie Valentina e da Elisabetta Serio alle tastiere. Anche De Piscopo ha la sua parentesi personale, che dopo una coinvolgente improvvisazione lo vede riproporre “Stop Bajon” (insieme a Tony Cercola) per poi lasciare il palco al “padrone di casa” che insieme a Baker, Podio, Zurzolo e la Serio abbandona i pezzi cult rielaborando le sue canzoni più recenti (“Coffe time”, “O frà”, “Sara non piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”). A volerla dire tutta, la platea ha seguito questo “segmento” più recente con poca attenzione e partecipazione, che però sono subito tornate a livelli altissimi quando, con la stessa formazione, ha reinterpretato “A me me piace o blues”. Il finale appartiene alla Superband ed è li “ca se ne carett o teatr” (è li che arrivò l’apoteosi ndr) con “Vient e terra” che si merita una lunghissima standing ovation e “Yes I know my way” (doppia batteria De Piscopo-Baker e doppia tastiera Amoruso-Podio). Stremato ma felicissimo Pino Daniele regala solo un bis, una versione corale di “Napule è” con tutti i musicisti protagonisti della serata contemporaneamente in scena. Questo è solo il preludio, fino al 6 gennaio questo grandissimo incontro si ripeterà al Palapartenope, ma già si lavora alla progettazione di un evento ancora più sensazionale che dovrebbe avere luogo questa estate nel “salotto buono” del Plebiscito o sul lungomare liberato: la strada giusta è questa, loro sono l’orgoglio, il vanto e il riscatto di una città, oggi ancor più che nell’81. Questa è la cosa importante che la gente con la sua massiccia presenza poligenerazionale ha voluto comunicare al Musicante, al suo management e a tutti gli altri musicisti napoletani.

 

di Gigi Avolio

Pino Daniele in tour: è ‘Tutta n’ata storia’ con la vecchia band

Critiche e pareri discordanti a parte la voce blues di Napoli fa sold out ed emoziona ancora: Tutta n’ata storia live riunisce la vecchia superband che accompagnava Pino Daniele negli anni 80.

 

30 Dicembre – Da due sere a  Napoli, nei pressi del Palapartenope, si respira aria di revival: un blues partenopeo anni ottanta riporta indietro nel tempo, all’epoca d’oro in cui dei ragazzotti napoletani imbracciano i loro strumenti e improvvisano sessioni musicali di altissimo livello che danno anche l’idea di una spensierata festa tra amici. Questi amici sono Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Tony Esposito, Rino Zurzolo. Nel 2012 i ragazzi in questione non sono più così giovani, ma il loro talento è rimasto  immutato nel tempo e le canzoni scritte all’epoca hanno ormai il sapore del mito.

Terra mia apre la serata, tra gli applausi e l’emozione del pubblico, quasi palpabile. La chitarra di Pino Daniele è riconoscibile sin dalle prime note ed immediatamente trascina lo spettatore a qualche decennio fa. Parte poi una sorta di medley con Putesse essere allero, Qualcosa arriverà, Je sto vicino a te e iniziano a salire sul palco Tullio De Piscopo , James Senese, Joe Amoruso. Il “nero napoletano” Senese, virtuosissimo sassofonista, si esibisce con il suo gruppo storico Napoli Centrale offrendo una performance di un’energia straordinaria.  Je so pazzo, O Scarrafone, Chi tene o mare, Quando: l’atmosfera è densa di emozione, il pubblico si scalda e canta ogni singola parola a memoria. Vecchi estimatori del repertorio anni ’80 di Pino Daniele, che hanno avuto la fortuna di vivere quel periodo d’oro, ma anche giovani fan  che hanno conosciuto ed apprezzato la sua musica tramite vecchi dischi e filmati.

Non solo Pino Daniele dunque: le guest star si alternano sul palco offrendo performance straordinarie della loro musica. E’ gioia per le orecchie quando Tony Esposito accenna l’intro di Kalimba de luna con sola voce e percussioni. Anche Tullio De Piscopo, prima con la batteria poi con la sua voce, scatena palco e pubblico con  Aiz Aiz ed è subito festa. Joe Amoruso sembra non accusare l’età che avanza: la sua esibizione alla tastiera è magistrale. Oltre alla “vecchia formazione” della superband di Pino Daniele sono saliti sul palco anche Enzo Gragnaniello e Raiz, che si sono prima esibiti in alcuni dei loro pezzi per poi accompagnare Pino Daniele nei suoi brani. Grande assente Enzo Avitabile; primo nome in cartellone, è venuto meno a pochi giorni da concerto per“mancati accordi artistici” relativi alla presenza dei bottari. Notizia, per altro, data in via non ufficiale, ma trapelata attraverso facebook e radio e fatta girare tramite passaparola, tant’è che tra il pubblico erano in molti a non essere al corrente della cosa.

La delusione dei fan c’è stata, soprattutto per la scorrettezza del gesto, dal momento che il prezzo del biglietto comprendeva anche la sua di esibizione. Altra nota dolente, per i “puristi” del vecchio Pino, una mezz’ora circa di brani più “recenti”, come Dubbi non ho, Sara, Coffe time. Ma tutto il resto ripaga ampiamente: nel finale con Viento e terra, Yes i know my way e l’immancabile Napul’è il pubblico si alza in piedi e ad occhi chiusi, anche se sono passati ormai 30 anni e l’energia di una volta è stata in parte portata via dal passare del tempo, sembra di ascoltare uno di quei vecchi live in cui la superband, tra risate in amicizia e sguardi complici, dava il meglio di se. Pino Daniele sarà in scena fino al 6 gennaio, per un totale di sei date, quattro delle quali sold out. E’ inoltre prevista a breve l’uscita di un cd-dvd del live del 2008 che segnò i 30 anni di carriera dell’artista napoletano.

 

di Elvira Puglisi

Pino Daniele, “Tutta n’ata storia – live in Napoli”. Il reportage di MelodicaMente

Pino Daniele in scena al Palapartenope di Napoli con il secondo dei 6 show previsti per “Tutta n’ata storia” – live in Napoli, secondo che il bluesman ha regalato ai partecipanti della serata di ieri 29 Dicembre 2012, secondo sold-out che anticipa il terzo di questa sera e posticipa quella di Venerdì sera – il 28, cioè – un ponte con l’altro trittico di show previsti il 4, 5 e 6 Gennaio 2013. Un misto tra amarcord e parole sparse, una standing ovation in orizzontale (giusto per utilizzare un ossimoro), le mani rivolte al palco con l’energia che ritorna come riflessa. Ancora qualche biglietto disponibile al botteghino (circa una decina), i fortunati paganti che hanno invaso l’ex Teatro Tenda per assistere al sound-check (circa 200 persone), una folla molto composta che attende l’apertura dei cancelli, cellulari, macchine fotografiche, posti a sedere.

Sono le 19 e 30 quando ufficialmente i cancelli vengono aperti, il pubblico prende posto con ritmo incalzante nel parterre adibito per l’occasione a platea con tanto di posti a sedere: fatto salva la tribuna posta allo zenit, la musica proviene dal nadir e quelle poltrone ad un certo punto cominciano ad esser strette. C’è chi si affida al racconto di parenti ed amici (o anche amanti della musica) che hanno partecipato la sera prima allo show (già si grida al successo), c’è chi invece è con la propria famiglia (memore dei giorni che furono), chi è con amici o fidanzati, chi invece è distratto, distratto dalla voglia di non ascoltare alcun chiacchiericcio ma di ascolatare: in entrambe i casi ci vuole passione. Pubblico eterogeneo, nessuna nostalgia, curiosità.

L’annuncio di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli è passato alla ribalta nazionale, ci sarebbe da decifrare la ragion d’essere dell’evento, confrontarlo con le visioni e le idee e i luoghi comuni, le faziosità, i gusti e le naturali propensioni di ognuno, un’opera che non trova spazio in queste righe per ovvie ragioni: qui diamo spazio alla musica. 3 i concerti (diventati poi 6) che Pino Daniele in comunione con quelli che furono i suoi compagni d’inizio viaggio hanno voluto “regalare”, la consapevolezza che il senso di appartenenza alla propria terra (senza faziosità alcuna, ragionando anche in chiave utopistica), l’esclusione di qualsivoglia rivalità (anche se celata), la voglia di suonare sono capaci di dare un’identità al pubblico, al popolo locale e nazionale.

Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo gli amici di sempre che hanno accompagnato Pino Daniele sul palco cui vanno citati Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Gianluca Podio, Valentina Crimaldi, Elisabetta Serio e Raiz (assente la serata del 28) alternatisi sul palco per dar vita allo show. Un repertorio che spazia dai grandi successi del passato di Daniele (il pezzo d’apertura è stato “Terra Mia” dall’omonimo album del 1977) a canzoni scritte e concepite durante la carriera solista come “Kalimba de Luna” di Tony Esposito o “Primmavera – Stop Bajon” di Tullio De Piscopo, passando per “Cammina Cammina” omaggio che Enzo Gragnaniello elargisce all’amico di sempre e “Campagna” scritta dai Napoli Centrale (gruppo capitanato da James Senese – Daniele nel ’77 era presente al basso). I suoni si mischiano, i destini confluiscono di nuovo e ancora su quel palco che quarant’anni fa li ha lanciati in quest’avventura che oggi rivive, anche se breve: ognuno con la propria band, ormai, ma lo spirito del “Neapolitan Power” è ancora vivo, come dal vivo si apprezzano quelle sfumature (influenze) musicali che solo musicisti di talento riescono ad offrire o far confluire nelle proprie creazioni.

Ore 21.05. Pino Daniele entra in scena con la sua chitarra acustica, pantaloni bianchi camicia nera: anche i non amanti del genere ma della musica di qualità intrinseca, possono riconoscere l’arpeggio di corde inconfondibile per quello che è stato l’elemento di maggior spicco di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli. Parafrasando il titolo di questa celebre canzone, “Terra Mia” (Terra Mia – 1977) è il pezzo d’apertura con l’autore visibilmente emozionato ed il pubblico che canta all’unisono, “Qualcosa arriverà” (Qualcosa Arriverà – 1988), “Lazzari Felici” (Musicante – 1984) sono i primi tre bani eseguiti rigorosamente unplugged, voce e chitarra (e pubblico). Scherza, chiacchiera col pubblico, suona e canta: Pino Daniele introduce Tullio De Piscopo, il più eclettico delle special guest, accolto con una standing ovation, professione percussionista.“Putesse essere allero” ( Pino Daniele – 1979) e “Je sto vicino a te” (Pino Daniele – 1979) con De Piscopo alle pelli sono un concentrato di emozioni, un vulcano che trema dalle fondamenta pronto ad esplodere. James Senese con i Napoli Centrale suona “Campagna” e “Simme jute e simme venute” con Vitolo, De Rienzo e Malfi, l’ingresso in scena di Pino Daniele e Antonio Onorato arricchisce il repertorio con “Chi Tene ‘o mare” (Pino Daniele – 1979), “Quanno Chiove” (Nero a Metà – 1980), “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) e “O’ Scarrafone” (Un Uomo in Blues – 1991). Su “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) Daniele ed Onorato si lasciano andare ad un flow acustico che mischia il blues tipico al neapolitan jazz.

E’ il momento di “Cammina Cammina” (Terra Mia – 1979) omaggio dell’amico di banco delle elementari Enzo Gragnaniello raggiunto da Daniele sulle note di “Senza Voce” (voce e chitarra): il momento di massima emozione si registra sulle note di “Donna Cuncetta” cantata e suonata da Daniele, Gragnaniello, Zurzolo ed il MaestroRosario Jermano alle percussioni; insieme accendono la scintilla, anche se il pubblico stenta ancora ad alzarsi.Tony Esposito che alla fine del concerto si aggira tra il pubblico al di fuori della struttura, mette in scena un solo di percussioni che anticipa la sua hit più conosciuta, “Kalimba de Luna”. Incalzanti sono “Appucundria” (Nero a Metà – 1980), “Mareluna” (Medina – 2001), “Bella m’briana” (Bella m’briana – 1982), “I say je sto ‘ccà” (Nero a Metà – 1980), “Notte che se ne va” (Vai Mò – 1981) e “Alleria” (Nero a Metà – 1980) che registrano un alternarsi di musicisti sul palco (prima Zurzolo, Esposito e Podio poi anche De Piscopo, Amoruso e Senese) prima che piomba sul palco per la sua esibizione Tullio De Piscopo, accolto con una standing ovation ricambiata dal fatto che è riuscito a schiodare i partecipanti dal posto. Dopo un solo strumentale proprone “Primmavera – Stop Bajon” (uno dei primi brani rap incisi in Italia) tra sorrisi regalati e balli improvvisati.

Arriva il momento della parentesi dei giorni nostri con il medley “Coffee Time” e “O’ Frà” tratti dall’album “La Grande Madre” (2012) in cui si apprezza tutto il talento musicale e la bravura d’esecuzione di Pino Daniele, accompagnato da Baker, Podio, Serio, Zurzolo cui si aggiungono Amoruso, Zurzolo, Senese, De Piscopo, Esposito per “Sara non Piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”, “A’ me me piace o blues”, “Viento ‘e Terra”, “Yes I Know My Way”.

Lo show si chiude dopo 3 ore con tutti sul placo sulle note di “Napul’è”: tutti i presenti balzano dalle sedie, si fiondano ai piedi del palco aspettando quell’attimo da una vita: migliaia di speranze che si riaccendono, forse illeitmotiv della serata, la felicità per aver partecipato ad un momento epico, un giovane ragazzo che si allontana sulle parole della canzone un pò stordito dalla felicità ma con l’amara consapevolezza che la musica unisce, mentre l’uomo divide.

 

di Angelo Moraca

“TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” tutte le 6 date SOLD-OUT!

 

 

Da domani (4 gennaio) sarà in rotazione radiofonica "NON SI TORNA INDIETRO", brano inedito di PINO DANIELE, con la straordinaria partecipazione di Phil Palmer (coproduttore insieme a Pino Daniele), della cantante Lucy Jules, di Steve Ferrone e Michael Feat, e primo singolo estratto da “TUTTA N’ATA STORIA – VAI MO’ – LIVE IN NAPOLI” (Blue Drag/Sony Music), in uscita il 22 gennaio.

“TUTTA N’ATA STORIA – VAI MO’ – LIVE IN NAPOLI” è il Cd+Dvd dello storico concerto del 2008 con cui PINO DANIELE festeggiò i 30 anni di carriera a Napoli in Piazza del Plebiscito: il cofanetto, oltre a 2 brani inediti con Phil Palmer (coproduttore insieme a Pino Daniele), Lucy Jules, Steve Ferrone e Michael Feat, conterrà 3 importanti duetti con Giorgia, Irene Grandi e Avion Travel.

Domani (4 gennaio), sabato (5 gennaio) e domenica (6 gennaio) PINO DANIELE salirà sul palco del Teatro Palapartenope per le ultime tre date di “TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” (evento prodotto e organizzato da Blue Drag e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento – per informazioni: www.fepgroup.it), sei date TUTTE SOLD OUT con cui PINO DANIELE torna a suonare con i grandi artisti napoletani (e le rispettive band) con cui ha collaborato nel corso della sua lunga carriera: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo. Presente anche la nuova band di Pino Daniele, composta da Michael Baker (batteria), Gianluca Podio (piano), Elisabetta Serio (tastiere) e lo stesso Rino Zurzolo (basso e contrabbasso).

“TUTTA N’ATA STORIA – LIVE IN NAPOLI” è un regalo alla città di Napoli e al suo pubblico: uno spettacolo nuovo, che parte dalle radici della canzone napoletana per raccontare i vari percorsi artistici intrapresi dai grandi musicisti che hanno fatto la storia della musica moderna “Made In Napoli” degli ultimi 40 anni. Un evento imperdibile per tutti gli amanti del rock, del blues e del jazz dal sapore mediterraneo, “marchio di fabbrica” che PINO DANIELE è riuscito ad esportare in tutto il mondo e a far apprezzare da grandi artisti internazionali, come Eric Clapton, Wayne Shorter, Pat Metheny e tanti altri.

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