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«Per Pino un docufilm e una festa al San Carlo»

Dopo il libro sul padre Alex Daniele prepara con Giorgio Verdelli un documentario che conterrà le immagini del live con Clapton

 

Eric Clapton  e Pino Daniele

 

Alex Daniele è abituato a lavorare dietro le quinte, chi lo conosce da ragazzino lo ha visto crescere senza mai cercare di mettersi in mostra. La repentina e drammatica scomparsa del padre il 4 gennaio 2015, l’essersi trovato in prima linea nel gestirne la memoria, l’eredità artistica e la fondazione a lui intitolata, non l’hanno cambiato. È davvero eccezionale che abbia accettato l’invito della Rizzoli di un minitour prenatalizio per lanciare Qualcosa arriverà, il bel libro, non solo fotografico, curato con Giorgio Verdelli «per raccontare ai giovani papà chi era, ma anche da dove veniva, da quale città, da quali anni, da quale fermento», spiega lui: «Non potevo dire di no, mi nasconderò dietro gli amici che ho invitato»: domani, a Napoli, alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, dovrebbero ad esempio esserci Tony Esposito e Rino Zurzolo, «pronti a completare il mio racconto, a ribadire le parole che abbiamo messo dentro al volume insieme agli scatti di grandi fotografi».

Dopo il libro, Alex, dopo l’inaugurazione dello spazio dedicato al Nero a metà al Museo della pace in piazza del Plebiscito a Napoli, sono ormai molte le iniziative messe a punto con la Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.
«È vero, sono appena uscito da una riunione al Miur dove abbiamo definito il nostro contributo al Premio Nazionale delle Arti che, nelle sezioni pop-rock e jazz, ora porterà il nome di mio padre. Quello pop rock lo consegneremo al conservatorio Nicola Sala di Benevento, dove insegnano Gianluca Podio e Rino Zurzolo, quello jazz al Verdi di Milano, mettendo a disposizione borse di studio, ma anche chitarre, set di corde, strumentazioni plug-in per il canto… Pino ha sempre scommesso sui giovani, questa credo che sia una strada giusta per usare il suo nome».

Questo accadrà nel 2017, quando nei conservatori italiani dovrebbe farsi notare anche un’altra novità.
«È vero, stiamo lavorando a un libro di metodo, a qualcosa che possa parlare dell’approccio al canto e alla chitarra di un artista che il conservatorio non l’aveva potuto frequentare, che si è fatto da solo, ma senza mai smettere di studiare, fino all’ultimo momento, oserei dire. Negli ultimi anni la passione per la chitarra classica, per lo strumento usato senza plettro, per lo stile flamenco l’aveva anzi fatto applicare persino più del solito».

Poi c’è il fronte «sociale».
«Dove abbiamo ribadito una scelta fatta da Pino in persona, prima in occasione del concerto del 24 giugno 2011 a Cava dei Tirreni con Eric Clapton e poi del tour Sinfonico: essere a fianco dei bambini ammalati di cancro, delle famiglie che li assistono. Così abbiamo rinnovato la collaborazione con la Open Onlus campana, mettendo a disposizione fondi per la ricerca sotto forma di borse di studio per ricercatori e di stage formativi all’estero: qui si tratta doppiamente di scommettere sui giovani e sul futuro: quello dei piccoli pazienti, ma anche dei medici e degli scienziati che verranno».

Hai nominato Eric Clapton. Manolenta ha dato il suo Ok all’utilizzo delle riprese dello storico show con Pino per il documentario a cui stai lavorando con Verdelli, titolo provvisorio lo stesso del libro e della canzone scritta per la colonna sonora di «Le vie del signore sono finite».
«Sì, con la generosità di sempre il dio della chitarra ci ha detto che possiamo usare quello che vogliamo, come anche Pat Metheny. Gli introiti del docufilm, che ha alle spalle il Mibact e Cinecittà Luce, come già quelli del libro, serviranno ad alimentare ulteriormente le iniziative della Fondazione».

Si parla di un’anteprima al San Carlo il 19 marzo, giorno in cui Pino avrebbe compiuto 62 anni.
«Ci stiamo provando, vediamo quando finiremo le riprese e il montaggio, vogliamo consegnare un ritratto sincero, verace, non agiografico di un artista che merita di essere raccontato».

A Napoli avete girato nel centro storico, ma anche in piazza del Plebiscito, intervistando i componenti dello storico supergruppo: James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso… Che cos’altro dobbiamo aspettarci?
«Pino Daniele, senza fronzoli, senza gossip, raccontato da chi ha suonato con lui, dalla sua famiglia, da chi gli ha voluto bene».

 

 

di Federico Vacalebre

Jovanotti, Ramazzotti e Senese nel nome di Daniele

 

 

Lo aveva promesso, un omaggio a Pino Daniele, e lo sta preparando, alla sua maniera, mentre al San Paolo fervono i lavori al palco a forma di fulmine con cui domenica tornerà nello stadio di Napoli, in cui esordì quel 13 giugno 1994. Era l’anno del supertrio Daniele, Jovanotti e Ramazzotti, «Pino ritrovava la sua città dopo una lunga assenza, era spaventato, entrò nei camerini a prima mattina e ci rimase chiuso fino al momento di entrare in scena: fu un sabba d’amore», ricorda Lorenzo Cherubini, che poi strinse amicizia con il nero a metà, e l’amico ha promesso di ricordare, oltre che l’artista, il caposcuola, il faro di riferimento, l’icona di una città-cultura e di un popolo musicale: «Farò qualcosa per lui, non so ancora cosa, ci sto ancora pensando», ha detto nelle settimane passate.

«È inevitabile, può essere frainteso, ma io sento di doverlo fare: mi esibirò nella sua casa, nel suo stadio, davanti alla sua gente… devo farlo, sarebbe illogico fare altrimenti». E lo sta preparando alla sua maniera, coinvolgendo in segreto l’amico che era con lui in quel tour mai documentato da un cd o un dvd, quell’Eros a cui è toccato l’ingrato compito di comunicare al mondo con un tweet la morte dell’uomo in blues. E poi cercando il musicista-simbolo della prima stagione creativa del neapolitan power, James Senese, un sassofono chiamato «Chi tene ’o mare, ’o ssaje, nun tene niente». Appena possibile proveranno, si sentiranno per capire cosa e come fare, in quale momento dello show inserire quella che doveva essere una sorpresa, valuteranno se ci saranno le condizioni per renderla realtà. Un supertrio inedito, un supertrio-citazione, un supertrio pronto al grido squassante della notte di Fuorigrotta: «Pino, Pino, Pino». Quando c’era lui al San Paolo era Troisi l’oggetto dell’omaggio, era «Massimo, Massimo, Massimo» il grido d’ordinanza. Oggi sul campo verde che fu casa di Maradona l’inno quasi ufficiale della squadra è diventato «Napule è», ed anche Vasco Rossi, riaprendolo alla musica, non ha potuto fare a meno di dedicare un pensiero ad uno dei maestri assoluti della canzone, e della musica, d’autore italiana. Quattro, sembra, i brani che Jovanotti, Senese e Ramazza («lo chiamavamo così con Pino») potrebbero proporre assieme, non si sa ancora quali, probabilmente tratti dal canzoniere pinodanieliano, probabilmente conditi da un rap-pensiero del ragazzo fortunato: «Fortunato di averlo conosciuto, di averlo frequentato, di essere stato ammesso nella sua famiglia», spiega.

«Ci frequentavamo con le nostre fidanzate poi diventate mogli, lui mi parlava sempre di musica, ed io mi nutrivo dei suoi insegnamenti. Il primo concerto che ho visto nella mia vita, al Palaeur di Roma, nel 1981, era suo, mi ha segnato l’esistenza, artistica e sentimentale. “Nero a metà“ è un album-capolavoro, per parole certo, ma anche per sound, lui aveva qualcosa che tanti altri grandi cantautori non avevano: la musica, la superband, il groove, il senso del ritmo, il saper parlare alla testa come al cuore, all’anima come ai piedi. “Yes I know my way” credo sia stato il primo funky italiano, arrabbiato, combattente, ma funky, anzi funkyssimo. Daniele sta a Napoli come Marley alla Giamaica. Come James Brown alla black music». Agli amici Pino confessava di aver imparato molto, a suo volta, da Lorenzo: «Frequentarlo, durante e dopo il tour del trio, mi ha consegnato una leggerezza nell’affrontare la quotidianità che avevo perduto», ammetteva, «Prima avevo paura di scendere per strada, di mischiarmi tra la gente, l’affetto del pubblico si trasformava in paranoia. Il suo sorriso, la sua semplicità, la sua maniera di affrontare le cose, e il successo, mi hanno aiutato non poco a fare la pace con me stesso, a ritrovare una normalità che credevo non essere più alla mia portata». Lorenzo in quei giorni canticchiava «Putesse essere allero», aveva studiato il dialetto per penetrare la poetica popolare di quel blues del Mediterraneo. Magari potrebbe chiedere a James di soffiare forte nel suo sax proprio sulle note di quell’antica perla. Quando tornò al San Paolo, stavolta ospite del lazzaro felice, il 18 luglio 1998, rappò chiaro e forte la sua ammirazione, devozione, amicizia: «Generazioni cresciute col suono di Pino Daniele/ la sua voce ci ha spinto come fossimo vele/ sul mare delle emozioni/ le sue canzoni il grido che è della città/ del vulcano che illumina la verità/ come una ninna nanna, come un grido di guerra/ come un canto d’amore per una donna/ per questa terra, per questa gente, per questi quartieri/ di grandi culture. di bianchi e di neri/ di vento, di Africa e sole orientale/ Pino Pino Pino Pino Daniele… Napoli Napoli Napoli capitale/ Pino Pino Pino Daniele». Vai Lorenzo vai mo’, sarà tenera la notte dell’abbraccio con Eros e con James, dell’abbraccio al mascalzone latino.

 

di Federico Vacalebre

NERO A METÀ LIVE – la recensione di Sony Music Legacy Italy

      

Sony Music Legacy Italy

 

“ …vecchie canzoni, che sono entrate nella vita di tutti….

Vecchie canzoni, però noi siamo quelli di oggi “

Pino Daniele

 

L’atmosfera è quella calda e confortante di una riunione tra vecchi amici, legati da esperienze, risate e tanta, tanta buona musica. Quei legami che si fanno fratellanza eterna. Amici che decidono di ritrovarsi ancora per suonare insieme, per ripercorrere canzoni che sono diventate oramai patrimonio comune a tutti noi. Nasce così una jam session di grandissima qualità, musicisti affiatati, rodati ed entusiasti che suonano canzoni bellissime, rileggendole con nuova energia, talvolta nuovi arrangiamenti.

Questa esperienza unica è diventata un doppio cd: “Pino Daniele – Nero a metà live”, tratto dal concerto che l’artista partenopeo ha tenuto con la sua band a Milano il 22 dicembre 2014.

Protagoniste le canzoni dell’album omonimo del 1980 e altri grandi successi, più un inedito, “Abusivo” del 1975.

Sul palco, insieme a Pino, ritroviamo quindi James Senese al sax, Tullio De Piscopo e Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo al piano e alle tastiere, coadiuvato dalla bravissima Elisabetta Serio, Rosario Jermano alle percussioni, Gigi De Rienzo al basso.

Apre il disco “A testa in giù”, e subito si scivola nelle piacevoli suggestioni della canzone, che si rifà quasi in toto all’originale del 1980. Il genio compositivo, lo stile unico, la grande classe, la capacità indiscussa di musicisti di grande caratura – Agostino Marangolo alla batteria, Vitolo al Rhodes, –‐ , sono messi in bella copia in questa canzone dall’andamento funky e dall’aria solare, rilassata, soffusa di leggerezza e di gioia. Un’autostrada di felicità, canta Pino Daniele, alternando l’italiano alla lingua napoletana, percorrendola tutta, e lasciando spazio anche ai nostri pensieri di spaziare, liberi, contagiati dalla sua luce.

Brano d’apertura scelto non a caso, perchè è di strada da percorrere e ripercorrere che parla il musicista, salutando il pubblico con quella sua voce gentile e personalissima. “I say I’ sto ‘cca” è coinvolgente, rilassata e divertita. Al piano Elisabetta Serio, le percussioni caratteristiche del pezzo sono affidate alle sapienti mani di Rosario Jermano.
Il funky soul più nero sposa la tradizione partenopea ,e suoni, ritmiche , parole si mescolano dando vita ad un bellissimo momento, la fisarmonica originale del pezzo di BrunoDe Filippi è ben rimpiazzata dalle tastiere Ernesto Vitolo.

L’atmosfera si fa più tirata con la grintosa “A me me piace ‘o blues”. Tastiere, basso e percussioni sostengono e incalzano la voce sicura e “nera a metà” del cantautore, fino all’inciso, aperto,solare, di questo brano che trasuda sangue passione sudore e musica allo stato puro.
Voglio di più” ha un testo bellissimo, importante. La band ricalca l’arrangiamento originale quasi alla lettera, mentre la voce di Pino Daniele a volte si affatica sulle note più alte mentre canta“voglio di più di quello che vedi, voglio di più di questi anni amari”, e chiude il brano con un bel solo alla chitarra elettrica.

L’atmosfera si fa più raccolta con” Resta, resta cu mme”. E’ uno stretto abbraccio col pubblico, un momento intimo, riscaldato dall’arpeggio della chitarra acustica. Il pubblico canta e unisce la sua voce a quella di Daniele, l’emozione è palpabile.

E questa sensazione di comunione ravvicinata continua con la splendida “Alleria”. Al basso acustico Gigi De Rienzo si muove con eleganza e calda discrezione, al piano Ernesto Vitolo in una grande performance. Jazz rarefatto, smussato e morbido. Il tappeto alle tastiere rende ancora più sognante questa splendida canzone.

Percussioni, tastiere e la maestria della chitarra acustica di Pino Daniele in “Apucundria”. Napoli e l’America sono più che mai fuse ed intrecciate in questa canzone, mentre con “Sulo pe’parlà” tutto è sospeso come in una preghiera al cielo.

Tullio De Piscopo entra in scena con “Na tazzulella ‘e cafè”, e si recupera quell’aria beffarda e sorniona tipica del popolo napoletano. E’ un blues classico, che continua con venature jazz in “I got the blues”, che ci regala anche un gioco di rimando tra chitarra e batteria davvero godibile. La voce di Pino Daniele riveste tutto e tutto permea di verace passione, di quieta eleganza, di musica con la M maiuscola.

Fin dalle prime note “Quando” è un’emozione che trascina e travolge il pubblico. Chitarra in primo piano, tastiere e la batteria discreta sostengono la bellissima canzone, che fu colonna sonora del film “Pensavo fosse amore…invece era un calesse” . Ed è una stretta con l’amico Massimo Troisi quella che il pubblico percepisce, che tocca nel profondo.

Chiude il primo cd “Chi tene ‘o mare”, introdotta dal sax dell’amico e fratello James Senese. La canzone strappa il cuore grazie alla sua forza evocativa, alla malinconia insita in ogni singola nota . La canzone sembra finire in un istante, portata via dal vento, forse a ricordare che “Chi tene ‘o mare, ‘o sai, nun tene niente…”

Il cd 2 riapre con l’indedito “Abusivo”. Il brano –‐ racconta Rosario Jermano –‐ era nato nel 1975, e venne inciso su una musicassetta “arancione”, che, insieme ad altri pezzi venne poi presentata ai discografici. L’incontrò generò un contratto discografico, ma “Abusivo” non venne inserito in alcun disco. Detto provino è presente nella versione originale del 75 su Itunes e Spotify come bonus track, una vera chicca. Ma per la versione presente sul cd e sul vinile è stata proprio la band dei fedelissimi di Pino che si sono ritrovati in uno studio per risuonare il brano utilizzando le parti vocali originali rielaborando ed arricchendo questa storia che parla di povertà e precarietà, di dolcezza e rassegnazione, della mancanza di speranza di chi non ha altra scelta se non tirare a campà.

Sotto ‘o sole” si apre con un lungo solo di batteria di Marangolo, , poi il pubblico viene sommerso dal soffuso soul blues , in una declinazione di sofisticata “fusion”, dove Pino Daniele fraseggia con Senese in un affiatato duello. La band procede trasformando la canzone in una jam session, dove il cantante usa la voce come strumento al pari degli altri, fondendosi in un unico suono.

L’atmosfera torna a farsi rarefatta e delicata con “E so cuntento ‘e sta”, mentre “Quanno chiove”, tra le predilette del musicista, infonde sentimenti di malinconia e introspezione. L’esecuzione è fedele all’originale, e chiude col bel solo al sax di Senese.

Si torna ad un andamento più brioso con “Musica musica”, in “Nun me scuccià” risuona ancora il blues tanto caro all’autore, ed il pezzo si arricchisce di solo di tastiere e di chitarra, mentre per “Puozz passa’ nu guaio” ci si diverte a provare ritmiche reggae , che ben si adattano al testo agrodolce della canzone.

Funky blues per “Tutta n’ata storia”, impreziosito dal bellissimo riff di Senese nel ritornello. E’ la chitarra di Pino Daniele che apre “’O scarrafone”. Ritmiche caraibiche fuse ad atmosfere più soul fanno da tappeto a storie di ordinaria emarginazione, raccontate con beffarda ironia.

Il solo di Tullio De Piscopo diverte e coinvolge. Chiude l’opera “Yes I know my way”, Pino Daniele si congeda dal pubblico con questa bellissima canzone. Ancora ritmiche sposate a melodie in una fusione ritmica, sonora che cattura e rende assolutamente partecipe e felice l’ascoltatore.

Così ci saluta Pino Daniele, e le note di queste canzoni continuano a risuonare in un eco infinito e caro al nostro cuore.

Un musicista che ha saputo fondere come nessuno tradizione partenopea a sonorità d’oltremare, e che ha mescolato ironia e malinconia nei suoi testi, procurando sorrisi, commozione, aprendo la via a nuove forme della musica, che in pochi sanno seguire.

 

 

di Sony Music Legacy Italy (www.legacyrecordings.it)

Pino Daniele e la melodia di "chi tene ‘o mare" nel postumo "Nero a metà live"

 

Sono passati sei mesi e una manciata di giorni dalla morte di Pino Daniele, da quell’incredibile notizia rimbalzata a velocità pazzesca, tanto da sembrare irreale. “Nero a metà live“, uscito da poche ore, è la registrazione dell’ultimo concerto, suonato il 22 dicembre a Milano con la stessa formazione dello straordinario album del 1980; trentacinque anni trascorsi a diventare uno dei più importanti musicisti su scala internazionale.

“È la solita operazione sciacalla e necrofila”, è stato scritto in rete. Un album inutile e un’operazione commerciale opportunistica, dunque? Nulla di più lontano dalla realtà, almeno per chi abbia la voglia di ascoltarlo. Per la semplice ragione che questo live da l’opportunità ai tanti che non hanno potuto seguire quella tournée di conoscere l’ennesimo sorprendente lato di Pino Daniele; non una raccolta sciatta di successi, ma un percorso ragionato del tempo trascorso e delle relative ricerche di senso.

In apertura, è lo stesso chitarrista scomparso a dire che la serata di musica sarebbe stato un modo per stare con gli amici di ieri nella pelle di oggi, con l’obiettivo di “stare bene” col pubblico “e basta”, aggiunge. E, infatti, in quello svolgersi musicale, ed è questa la forza dell’album, scorre una “tranquilla grandezza”, un evolversi mai sdrucciolo del discorso musicale; abbandonata ogni volontà di stupire con fuochi d’artificio o sperimentazioni di latitudini altre, il gruppo si muove con una sola anima e con la voglia di stare bene insieme, che per chi fa musica è una specie di Graal.

L’incredibile alchimia è tutta là e la fortuna è che ne sia rimasta traccia in questo live, che insegna tanto al pubblico, ma anche a chi fa musica (sempre che sia abbia l’umiltà per imparare). C’è “appocundria” in ognuna delle canzoni dell’album, quella sensazione di intraducibile insofferenza, tanto vicina allo “spleen” o alla “saudade”, che si traduce nell’esser sazi e dire d’esser digiuni. E però, è un’appocundria sopra la quale sono passati gli anni e le esperienze, trasformandola in qualcosa di nuovo e più maturo, forse più dolente, perché ancora irrisolta. Una resilienza, insomma, intima e piena di malinconia.

Pino Daniele, con Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Gigi de Rienzo e gli altri amici (straordinari musicisti), raccontano coralmente l’impossibilità di cercare per trovare, perché dietro ogni ricerca c’è un nuovo inappagamento, che obbliga a una nuova ricerca. È la condizione di “chi tene ‘o mare” e che ha trasfigurato la lingua napoletana in linguaggio universale e la melodia contaminata in musica internazionale.

Certo, è terribile e triste ascoltare questo Nero a metà live sapendo che è stata l’ultima volta che Pino Daniele ha potuto “star bene” col suo pubblico, coi suoi amici “e basta”. Ma è la prova più forte che la sua musica c’è e resterà, dietro ogni retorica o timore di sfruttamento commerciale.

 

 

di Paolo Romano

Pino Daniele, l’ultimo show e l’inedito «Abusivo»

        (09 giugno 2015)

L’incipit, con il calore della folla e il riff di «A testa in giù», si fa mozzafiato quando, alla fine del pezzo, la voce del lazzaro felice spiega: «Siamo tornati insieme per raccontare la storia di un viaggio cominciato tanti anni fa, delle canzoni che poi sono entrate nella vita delle persone… Abbiamo deciso di proporre un concerto con quelle vecchie canzoni, però noi siamo quelli di oggi. Niente, volevamo solo stare bene insieme». Ed eravamo stati bene davvero, in tanti, in quel tour che rileggeva «Nero a metà», dal debutto l’1 settembre 2014 all’Arena di Verona all’ultimo concerto del 22 dicembre al Forum di Assago, passando pochi giorni prima – il 16 e 17 – per le serate napoletane al Palapartenope con «friends» veraci. Poi, però, a soli 13 giorni da quella chiusura di tour milanese… «Nero a metà live» è la testimonianza spietata di un addio imprevisto, l’impossibile tentativo di ovviare a un vuoto incolmabile, l’affettuosa dedica di Alessandro Daniele – che questo disco, pubblicato anche su doppio vinile e accompagnato da un bel booklet fotografico, ha fortemente voluto – a suo padre e i suoi fans. Il sound, il repertorio, la superband – quella dell’epoca e l’ultima, con James Senese, Tullio De Piscopo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Elisabetta Serio – fanno faville, il miglior neapolitan power brilla di luce intramontabile in pezzi come «I say i sto cca», «A me me piace ‘o blues», «Voglio di più», «Alleria», «Appocundria», «Sulo pe’ parla’», «’Na tazzulella ‘e caffè», «I got the blues», «Quando», «Chi tene ‘o mare», «Sotto ‘o sole», «E so cuntento ‘e sta’», «Quanno chiove», «Musica musica», «Nun me scuccia’», «Puozz’ passa’ nu guaio», «Tutta n’ata storia» e «Yes I know my way», un bis lungo quasi sette minuti, con tanto di ringraziamenti ai musicisti, gli ultimi ringraziamenti. Il canzoniere danieliano duro e puro, con poche concessioni agli hit successivi, giusto «Resta resta cu’mme» e «’O scarrafone». In mezzo c’è «Abusivo», inedito d’epoca, recuperato da una registrazione del 1975. Il titolo originale era «’O posteggiatore», Rosario Jermano, il più antico dei collaboratori dell’uomo in blues, l’ha ritrovato su una musicassetta che era stata registrata sul suo quattro piste Tech insieme con «Ca’ calore», «Fortunato» e «’O padrone». Si trattava dei provini che il manager che scoprì il cantautore, Claudio Poggi, portò a Bruno Tibaldi, allora direttore della Emi: i primi due pezzi finirono nell’lp di debutto «Terra mia» del 1977, gli altri due furono bocciati e rimasero nei cassetti del percussionista. «C’erano solo la voce e la chitarra di Pino e un po’ di percussioni di Jermano. Abbiamo ripreso il pezzo, io ci ho aggiunto la batteria, De Rienzo il basso, Vitolo l’organo. Ma era come se Pino fosse lì con noi», ricorda De Piscopo.

E il bassista: «Abbiamo fatto tutto in un giorno, senza snaturare il fascino grezzo della testimonianza. Abbiamo soltanto accompagnato quello che c’era, ripetuto qualche frase per dare corpo alla canzone, che era poco più di un abbozzo». In primo piano c’è una mandola, suonata da Daniele, che rimanda molto al lavoro sulla tradizione dei suoi primi pezzi, proprio come il testo. «Abusivo so’ nato/ abusivo aggio campato/ E chelle duje ca tutto ‘o juorne/ mo nun mme vonno manco da’/ Ma quando a sera chella vecchia/ me vene a vasa’/ me fa passa’ a paura/ ringrazia a Madonna/ ‘na casa vado trouann’», dicono i versi, che danno voce ad un anziano che per sbarcare il lunario è costretto ad uno dei mestieri più detestati dai napoletani tutti: «Assetato tutta ‘a mattina/ cheste macchine aggia guarda’/ ma vedite a vecchiaia/ che vita c’aggia fa’/ Ma quando a sera chella vecchia/ me vene a vasa’/ me rice nun da’ retta/ è n’atu ppoco c’amma campa’». Poco più di un abbozzo, una curiosità, che forse sarebbe stato meglio ascoltare nella versione originale (disponibile come bonus track solo nella versione digitale), ma che restituisce il senso di una creatività in nuge. Poggi, che poi ha lavorato con Gragnaniello e D’Alessio, allora scriveva per il mensile «Nuovo Sound», Daniele militava nei Batracomiomachia con Enzo Avitabile ed era in tour come chitarrista di Bobby Solo (cinque concerti, compreso uno da supporter ad uno dei padri del rock’n’roll, Fats Domino). «In quei nastri c’era l’esuberanza del primo Pino», ricorda oggi il produttore, «ma non credo gli si faccia un buon servizio rendendo pubblico quello che lui, e quelli che lavorarono con lui come me, aveva deciso di non far ascoltare. Non ho ascoltato la versione postuma del pezzo, ma rendergli omaggio è comunque cosa buona e giusta».

Autorizzatissima, altro che abusiva, è l’emozione strappacuore che rimane dopo l’ascolto di «Nero a metà live»: «Quella notte a Milano scendemmo dal palco convinti che ai primi del 2015 ci saremmo rivisti per capire come continuare l’avventura meravigliosa che ci aveva riunito», commenta desolato Senese, «e invece…».

di Federico Vacalebre

Tullio De Piscopo: "Nell’ultimo concerto di Pino quel sound irripetibile"

 

Foto di Roberto Panucci

 

“Questo è un disco straordinario, stupendo, vibrante e straziante allo stesso tempo, perchè è l’ultima volta che abbiamo suonato tutti assieme con Pino. E contiene quel sound irripetibile che era il sound di Pino Daniele . C’è dentro tanta gioia e insieme tanta amarezza”.Tullio De Piscopo non riesce a trattenere le lacrime parlando con l’AdnKronos in occasione dell’uscita di ‘Nero a metà live’, il doppio album che immortala l’ultimo concerto di Pino Daniele tenutosi lo scorso 22 dicembre al Forum di Assago, con tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980 ed altri grandi successi del cantautore partonopeo.

“Ho tanti ricordi indelebili di quel giorno -aggiunge De Piscopo- Mancavano due giorni a Natale. Dopo il concerto, abbiamo festeggiato con un brindisi in una sala del Forum. Ma chi se lo immaginava che sarebbe stata l’ultima tappa? Nessuno pensava che Pino potesse andarsene in maniera così improvvisa, così violenta e seguita da così tanti intrighi, pettegolezzi, sciacallaggi. Questo disco, che è davvero un omaggio bello e puro, è stato realizzato grazie al grande lavoro del figlio Alessandro, che si è dato tanto da fare per metterlo in distribuzione proprio per tutti quelli che amavamo Pino. E che sono molti più di quanto noi stessi potessimo immaginare. Forse in tanti si sono accorti di quanto fosse importante per loro e per la musica italiana, solo quando è scomparso”, sottolinea il batterista.

L’album contiene anche un brano inedito, ‘Abusivo’, realizzato grazie all’unione del recupero di un provino del 1975, con chitarra e voce originali dell’epoca, ed una jam session registrata nel 2015 con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo all’organo. “Rosario Jermano -racconta De Piscopo- aveva conservato dei provini che Pino aveva fatto a casa sua quando aveva 21 anni. Uno di questi si intitolava ‘U pusteggiatore’, che è diventato appunto ‘Abusivo’, perchè recita ‘abusivo song’ nato, abusivo aggio campat’. C’erano solo la voce e la chitarra di Pino e un po’ di percussioni di Jermano. Quindi l’abbiamo ripreso e ci abbiamo aggiunto la batteria, il basso e l’organo. Ma era come se Pino fosse lì con noi. È molto bella e sicuramente l’ascolteremo molto in radio”.

Mentre è già in rotazione radiofonica la versione live di “A testa in giù” estratta dal doppio album, da domani “Nero a metà live” (Blue Drag Publishing/Sony Music) sarà disponibile nelle versioni doppio cd (con un booklet fotografico di 60 pagine per ricordare tutte le tappe del Tour tra backstage, prove, e concerti), doppio vinile 180 gr. (con un booklet fotografico di 16 pagine) ed in versione digitale dove sarà contenuto come bonus track anche il demo originale di “Abusivo”, datato 1975.

Il doppio album contiene la registrazione integrale del concerto del 22 dicembre 2014 e c’è dentro tutta la storia musicale di Pino, grazie anche alle partecipazioni straordinarie appunto di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax, sul palco la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dell’omonimo album del 1980: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo), Rosario Jermano (percussioni) ed anche Rino Zurzolo al contrabbasso, ed Elisabetta Serio alle tastiere.

“Cosa mi manca di più di Pino? Dal punto di vista umano -dice Tullio- non riesco nemmeno a parlarne senza piangere. Perchè mi ha letteralmente salvato la vita riportandomi sul palco per questo ultimo tour dopo che mi era stato diagnosticato un brutto male. Mi ha dato la forza di lottare e di uscirne vincitore, forse anche per mantenere una promessa fatta proprio a lui, quando mi era venuto a tenere la mano in ospedale dopo un intervento molto delicato. Dal punto di vista musicale -prosegue- manca quella magia, quell’alchimia che lui riusciva a creare e che neanche noi riuscivamo a spiegare. Per quanto mi riguarda, solo lui riusciva a mettere in luce al cento per cento le mie qualità alla batteria”, conclude il musicista.

Nella tracklist del doppio album live tutti i pezzi dell’album della consacrazione del 1980 ‘Nero a metà’ e molti altri successi: nel cd1 “A testa in giù”, “I Say i sto cca”, “A me me piace o blues”, “Voglio di più”, “Resta resta cu mme”, “Alleria”, “Appocundria”, “Sulo pe parlà”, “’Na tazzulella ‘e caffè”, “I Got the Blues”, “Quando”, “Chi tene o mare”; nel Cd2 “Abusivo” (inedito del 1975), “Sotto ‘o sole”, “E so cuntento ‘e sta”, “Quanno chiove”, “Musica musica”, “Nun me scuccià”, “Puozz passa’ nu guaio”, “Tutta n’ata storia”, “’O scarrafone”, “Yes I Know My Way”.

 

 

di Antonella Nesi

Un Pino Daniele «Abusivo», nuovo album live con un inedito del ‘75

    (13 maggio 2015)

 

Anche un inedito nel doppio album live «Nero a metà – Il Concerto» in uscita il 9 giugno. Registrato su musicassetta originariamente s’intitolava «’O posteggiatore»

 

S’intitola «Abusivo» il nuovo brano inedito di Pino Daniele, il secondo uscito dalla sua scomparsa dopo il pezzo «Da che parte stai» in cui canta in duetto con Clementino contenuto nel nuovo cd del rapper nolano. Ma mentre «Da che parte stai» è l’ultima incisione del mascalzone latino, «Abusivo» è stata una delle sue prime ed ora è racchiusa nel doppio album live «Nero a metà – Il Concerto – Milano, 22 Dicembre 2014» in uscita martedì 9 giugno.

«Abusivo» è una canzone registrata da Pino Daniele nel 1975, che originariamente si chiamava «’O posteggiatore», immortalata su una musicassetta audio con altri tre brani: «’O padrone», «Ca’ calore», «Furtunato». Musicassetta questa che Claudio Poggi portò all’allora direttore della Emi Bruno Tibaldi che scelse gli altri tre brani che andarono poi ad arricchire l’album di debutto del lazzaro felice del 1977 «Terra mia». «Ca’ calore», uscito con questo titolo su 45 giri con «Furtunato», fu italianizzata e divenne «Che calore» nell’ellepi.

Pino, in quel periodo nella line up dei Batracomiomachia, aveva incontrato Poggi, che allora scriveva per la rivista «Nuovo Sound», in via Roma. Gli fece ascoltare questi quattro brani e gli affidò la musicassetta prima di partire per una breve tournée di cinque date ad Anversa come chitarrista di Bobby Solo (in una di queste serate aprì il concerto alla leggenda del rock’n’roll Fats Domino). Poggi in quei giorni riuscì ad ottenere un contratto discografico che sottoscrisse personalmente, mentre Pino era ancora fuori. L’inedito «Abusivo», che farà felice tutti i fan del mascalzone latino, è nato dall’unione del recupero del provino originale del 1975 registrato su un quattro piste Tech con Rosario Jermano, con chitarra e voce dell’epoca, con una jam session registrata nel 2015 con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo all’organo.

«Nero a metà live» sarà disponibile nelle versioni doppio cd (con un booklet fotografico di 60 pagine per ricordare tutte le tappe del Tour tra backstage, prove, e concerti), doppio vinile 180 gr. (con un booklet fotografico di 16 pagine) e in versione digitale dove sarà contenuto come bonus track anche il demo originale di «Abusivo». Il disco è la registrazione integrale del concerto del 22 dicembre 2014 a Milano e c’è dentro tutta la storia musicale del cantautore di Santa Chiara, grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax. Con loro sul palco la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dell’omonimo album del 1980: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo), Rosario Jermano (percussioni) a cui si aggiungono Rino Zurzolo al contrabbasso ed Elisabetta Serio alle tastiere.

 

 

di Carmine Aymone

"NERO A META’ LIVE", l’ultimo concerto di PINO DANIELE in un doppio album live con un brano inedito

PINO DANIELE

NERO A METÀ LIVE

IL CONCERTO – Milano, 22 Dicembre 2014

 

L’ULTIMO CONCERTO DI PINO IN UN IMPERDIBILE DOPPIO ALBUM LIVE

CON UN BRANO INEDITO DEL 1975 “ABUSIVO” e BOOKLET DI 60 PAGINE

 

Disponibile in Doppio CD, Doppio Vinile 180 gr. e in Digitale

DA OGGI IN PRE-ORDER SU AMAZON, ITUNES E TUTTI I DIGITAL STORE

IN USCITA IL 9 GIUGNO

 

 

Tutte le note e le emozioni dell’ultimo concerto di PINO DANIELE, lo scorso 22 dicembre al Mediolanum Forum di Assago-Milano, rivivono adesso in “NERO A METÀ LIVE”, in uscita il 9 giugno, che immortala quel grande show (ultima trionfale tappa del tour “NERO A METÀ” dello scorso autunno) che ha avuto come protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980 ed altri grandi successi. L’album conterrà anche un brano inedito, “Abusivo”.

NERO A METÀ LIVEsarà disponibile nelle versioni DOPPIO CD (con un booklet fotografico di 60 pagine per ricordare tutte le tappe del Tour tra backstage, prove, e concerti), DOPPIO VINILE 180 gr. (con un booklet fotografico di 16 pagine) ed in versione digitale dove sarà contenuto come bonus track anche il demo originale di Abusivo”, datato 1975.

Da oggi, 12 maggio, NERO A METÀ LIVE” (Blue Drag Publishing/Sony Music) è in pre-order su Amazon, iTunes e tutti i digital store:

  • Per tutti coloro che acquistano “NERO A METÀ LIVE” in pre-order su iTunes (https://itun.es/it/7Y0_6) da oggi è disponibile in download immediato il brano live “A me me piace ‘o blues” e dal 19 maggio sarà disponibile in download immediato il brano live “‘Na tazzulella ‘e caffè”.

  • Su Amazon; “NERO A METÀ LIVE” è in pre-order, nel formato fisico, in entrambe le versioni, Doppio CD (http://www.amazon.it/dp/B00WYA9WRG) e Doppio Vinile 180 gr. (http://www.amazon.it/dp/B00W8MKW24).

NERO A METÀ LIVE” è la registrazione integrale del concerto del 22 Dicembre 2014 a Milano e c’è dentro tutta la storia musicale di Pino, grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax, sul palco la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dell’omonimo album del 1980: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo), Rosario Jermano (percussioni) ed anche Rino Zurzolo al contrabbasso, ed Elisabetta Serio alle tastiere.

L’album live contiene anche l’inedito “Abusivo” realizzato grazie all’unione del recupero di un provino del 1975, con chitarra e voce originali dell’epoca, ed una jam session registrata nel 2015 con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo all’organo.

Nero a Metà” uscito nel 1980 è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana.

 

 

Milano, 12 maggio 2015

Ufficio Stampa: Parole & Dintorni (rif. Giovanni D’Amico, giovanni@paroleedintorni.it)

Promozione TV: Arianna D’Aloja per Sony Music (arianna.daloja@sonymusic.com)

Fiorella Mannoia: "Pino Daniele mi insegnò a cantare napoletano"

          (8 marzo 2015)

Intervista alla cantante che ricorda la sua amicizia con l’artista recentemente scomparso

 

“Pino mi ha insegnato a cantare napoletano, ho imparato dalle sue canzoni, mi ha fatto da coach durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, mi correggeva quando sbagliavo e ci facevamo un mare di risate. Vedere piazza del Plebiscito piena di gente dopo la sua morte è stato commovente, è stato come se fosse morto un re”. Fiorella Mannoia omaggia il grande amico bluesman, scomparso due mesi fa, e le donne domenica 8 marzo al Plauto Teatro Studio di San Nicola la Strada (Caserta) nello show che porta il nome di un suo famoso verso “Anna verrà e sarà un giorno pieno di sole”, idea e regia del cantautore Felice Romano. La Mannoia tornerà in tour a Napoli il 28 aprile al Teatro Augusteo.

Mannoia parteciperà al concerto commemorativo per Pino Daniele in piazza del Plebiscito previsto in estate?
“Vado sempre con i piedi di piombo con le celebrazioni, non mi piace mettermi in mostra per ricordare un amico, ma se sarà un concerto fatto bene, nel rispetto di Pino, come abbiamo fatto per Lucio Dalla, io ci sarò”.

Che ricordo ha di Pino Daniele?
“Pino era molto spiritoso, aveva sempre la battuta pronta, ci divertivamo un sacco insieme. Durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, ad un certo punto sul palco gli dissi una cosa, non ricordo cosa, lui smise di cantare e scoppiò a ridere, disse al pubblico che era colpa mia. Era un burbero dal cuore morbido, molto simpatico ma non aveva un carattere facile, era intransigente, permaloso, però io sapevo che dietro quel fare da orso si nascondevano sensibilità e fragilità. Gli piaceva stare da solo, come i grandi artisti aveva un velo di malinconia negli occhi”.

Lei ha cantato molte delle sue canzoni, da “Napule è” a “Quando”, nel suo ultimo disco ha inserito una cover di “Senza ‘e te” che ha già cantato molte volte dal vivo con lui. Qual è la prima canzone che avete cantato insieme?
“Credo sia stato proprio “Quando”. Lui mi ha fatto da coach, mi correggeva la pronuncia napoletana. Anche prima di conoscerlo ho sempre cantato a memoria le sue canzoni, fanno parte della mia formazione, quando eravamo ragazzi, e lui era già famoso, andavo a tutti i suoi concerti. E’ stato un riferimento per la mia generazione e per le seguenti, ha saputo coniugare la melodia napoletana con la musica anglosassone come mai nessuno aveva saputo fare prima. Lui è l’essenza della musica partenopea, aveva un modo di comporre alla Sergio Bruni. Il suo modo di cantare, la sua voce con le influenze arabe e il blues sono stati unici. Ho amato tutte le sue canzoni, ma in particolare quelle in napoletano, con questa lingua lui ritrovava la sua dimensione, una poesia sublime arrivata a milioni di persone in maniera universale, e non importava capire cosa esattamente stesse dicendo, arrivava ugualmente la sua anima”.

Cosa le raccontava di Napoli il suo amico Pino Daniele?
Aveva un sentimento di amore e odio per la sua città, gli ricordava un periodo della vita che non deve essere stato facile, l’amava molto anche se ne rimaneva lontano, Napoli rappresentava una ferita nel suo passato intimo, me ne ha parlato spesso ma rispetterò le sue confidenze e non ne parlerò. Per capire la sua Napoli poi basta ascoltare “Napule è”, lì c’è tutto, si respira la città, c’è anche la sofferenza e l’abbandono di un luogo difficile. Per me “Napule è” è come “Imagine” di John Lennon. Pino anche se non viveva più a Napoli non ha mai smesso di denunciarne il degrado e di sentirsi uomo del Sud.

Qual è, invece, il suo legame con Napoli?
Nelle canzoni di Pino ho imparato ad amare quella Napoli che ho vissuto quarant’anni fa quando facevo la controfigura di Monica Vitti nei film, vivevo al Borgo Orefici, ricordo i bassi, i vicoli, e oltre il Lungomare che trovo stupendo, mi è sempre piaciuta anche la città dall’alto, dal Vomero e Posillipo. Quando giravamo a Castel Volturno poi la sera si andava in birreria a Napoli, nei club c’erano i marines della base Nato, ricordo quando facevano a botte ubriachi, si ascoltava la musica, era l’inizio degli anni Settanta, andava forte il Neapolitan Power di cui poi è stato protagonista Pino Daniele con James Senese e tanti altri musicisti. Amo Napoli così com’è, perché o la ami o la odi com’era per Pino, nel bene e nel male.

 

 

di Ilaria Urbani

Su RAI 1 (in seconda serata) il sesto appuntamento con "CANZONE" (lo speciale dedicato alla grande musica italiana), protagonista PINO DANIELE

Dopo il successo delle precedenti puntate, è PINO DANIELE il protagonista del sesto appuntamento di “CANZONE”, speciale dedicato alla grande musica italiana. La puntata, intitolata PINO DANIELE “Nero a Metà”, andrà in onda martedì 30 dicembre in seconda serata su Rai 1 (dalle ore 23.25).

Un’ora di racconto tra musica e parole con cui il cantautore e musicista svela come è nato “NERO A METÀ” (1980), l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, tra sonorità blues, rock, jazz e l’immancabile tradizione napoletana, che è diventato il suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Protagoniste le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, da “I Say I’ Sto Ccà” a “Nun me scuccià”: grandi classici che all’epoca definirono un nuovo stile musicale e che ancora oggi risultano di sorprendente freschezza.

Ad aneddoti e racconti inediti dell’artista sulle sue tante collaborazioni con i grandi della musica italiana e internazionale, si alterneranno le immagini della data di “NERO A METÀ” tenuta il 13 dicembre scorso a Roma. Una serie di concerti che ha visto Pino Daniele salire sul palco delle principali città italiane con uno spettacolo che racchiude tutta la sua storia musicale e l’identità di suono che ha caratterizzato il suo percorso artistico. Insieme a Pino la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album “NERO A METÀ”: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni), gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano) e con la partecipazione straordinaria di due musicisti che hanno arricchito e stimolato il percorso artistico di Pino: Tullio De Piscopo alla batteria e James Senese al sax.

PINO DANIELE “Nero a Metà” è un programma di Gianluigi Attorre e Paolo Biamonte, con la regia di Cristian Biondani e la consulenza artistica di Giampiero Solari. Una produzione di BALLANDI Multimedia e F&P Group.

 

Milano, 28 dicembre 2014

Ufficio stampa: Parole & Dintorni

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