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Pino Daniele canta Napoli: "Tutti sul palco, difendiamo la musica"

 

 

Tre serate dal vivo per rimettere insieme la storia delle musica napoletana moderna. Da un’idea dell’artista è nato “Napul’è – Tutta n’ata storia”, il 28, 29 e 30 dicembre. Accanto a lui la band storica con Senese, Zurzolo, Amoruso, Esposito e De Piscopo. E poi Gragnaniello, De Sio, Sorrenti, la Nuova Compagnia di Canto popolare. “Vorrei passare il testimone a una generazione nuova, spiegando che la memoria è importante”.

 

L’IDEA è perfetta: mettere insieme, in tre serate dal vivo, la storia della musica napoletana moderna, quella che dall’alba degli anni Settanta in poi è stata uno degli assi portanti della musica italiana, rock, pop, folk e canzone. Solo un musicista poteva immaginare una simile operazione e solo un musicista era davvero in grado di portarla a termine: Pino Daniele. E così il 28, 29 e 30 dicembre, Pino dedicherà tre serate, intitolate Napul’è-Tutta n’ata storia, a quella che lui stesso definisce la scena “progressive” napoletana. Accanto a lui ci sarà la sua band storica, composta da James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito e Tullio De Piscopo. Ma, e questo crea la straordinarietà dell’evento, ci saranno anche Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato, Jenny Sorrenti, Teresa De Sio, gli Osanna, i Napoli Centrale e la Nuova Compagnia di Canto Popolare. E per far sì che questo ponte ideale con il passato possa arrivare fino al presente, ci saranno anche gli Almamegretta e Clementino.

Daniele, un progetto ambizioso e importante…
“L’idea era proporre una sorta di cronistoria della musica napoletana degli anni Settanta, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare al lavoro solista di Tony Esposito, dalla musica dei San Just con Jenny Sorrenti a quella di Teresa De Sio e Eugenio Bennato…”.

Cosa rendeva Napoli così musicalmente ricca in quel momento?
“Molte altre città erano musicalmente ricche in quel momento, pensate a quello che accadeva a Milano con gli Area e la Pfm, a Roma con il Banco o il Canzoniere del Lazio, ma anche a Bologna, Torino, Genova. C’era una discografia che sosteneva questo movimento, c’erano talent scout, la radio dava spazio a cose nuove e diverse, c’erano Arbore e Renato Marengo. E non c’erano solo quelli che suonavano ma tanti ragazzi che diventavano operatori culturali. Si poteva vivere senza Sanremo e fare cose belle e interessanti. Oggi tutto è cambiato, dalla fine degli anni Ottanta soprattutto, e il messaggio sociale che quella musica portava con sé è scomparso”.

Questi concerti sono un modo, dunque, per tenere vivo un patrimonio musicale ancora attuale?
“Quello della canzone e della musica napoletana dal dopoguerra è ancora un patrimonio enorme. È stato Carosone a iniziare e sono sicuro che se fosse vivo, dato che l’ho conosciuto e so che credeva in questo, sarebbe stato con noi. Come ci sarebbe stato Murolo. E gli artisti che saranno sul palco sono quelli che hanno creduto nel passaggio di testimone dalla generazione precedente. Quello che vorrei creare è proprio questo: un passaggio di testimone a una generazione nuova, spiegando che la memoria è importante, la tradizione può essere anche moderna e non riproporla, dimenticarla, sarebbe davvero sbagliato”.

Noi italiani dimentichiamo con facilità…
“Dimentichiamo, è vero, ma non vorrei fare il classico italiano che parla male del proprio paese. È vero comunque che non c’è educazione per le cose importanti, è vero che vent’anni di Berlusconi ci hanno spinto verso una vita che non è reale, ma è un palinsesto continuo. Se è vero che un popolo senza cultura e senza musica non conoscerà mai la serenità e la pace, è anche vero che il nostro paese ha una cultura straordinaria che può essere sviluppata. Anche con iniziative come questa. Mi piacerebbe che accadesse anche in altre città, con altri musicisti. Io, intanto, ho messo insieme i napoletani”.

A lei piacciono le collaborazioni, le ha sempre coltivate…
“Credo di essere quello che ha collaborato di più con altri artisti italiani. Ma non è sempre facile: c’è troppa competizione, siamo sempre troppo provinciali”.

E le piace tornare al suo repertorio.
“Sì, mi sono accorto di aver scritto belle canzoni. Scherzi a parte mi piace suonare dal vivo, è la cosa più bella del mio mestiere. E mi piace anche fare contento un pubblico che ama ascoltare queste canzoni. Io sono sempre stato un’artista libero, ho sempre fatto quello che mi sembrava giusto, senza badare ai discografici o ai desideri del pubblico, andavo dove mi portava la musica, prendendomi rischi e pagandone le conseguenze. Adesso mi sembra giusto sviluppare un patrimonio, mio e altrui, facendo cose che fanno bene a me e agli altri. Ho tanta musica, suono in tanti festival, giro l’Europa con un budget minimo, anche in circuiti dove i musicisti italiani vanno di rado. Per amore della musica”.

Appuntamento

a Napoli, dunque.
“Credo che saranno serate davvero magiche, con musiche che molti ragazzi hanno ascoltato solo sui dischi, non hanno mai avuto la possibilità di sentirle dal vivo. Sarà un’occasione straordinaria per divertirci, divertire, e fare cultura”.

 

di Ernesto Assante

“NAPULE È – TUTTA N’ATA STORIA”, 3 serate-evento dedicate al progressive napoletano al Teatro Palapartenope di Napoli

DOPO 28 e 29 DICEMBRE
SI AGGIUNGE LA DATA DEL 30 DICEMBRE!

Sulla scia dello straordinario successo dei sei concerti sold out dello scorso inverno (con 20.000 biglietti venduti) il 28, il 29 e, a grande richiesta, il 30 dicembre PINO DANIELE tornerà a suonare nella sua città perNAPULE È – TUTTA N’ATA STORIA”, 3 serate evento dedicate al progressive napoletano: quella corrente musicale e culturale che a partire dagli anni ’70 ha affermato Napoli come protagonista nel panorama della cultura pop contemporanea a livello internazionale.

Una storia musicale e non solo, raccontata da PINO DANIELE insieme agli artisti che hanno reso grande il progressive napoletano: uno spettacolo corale, ricco di emozioni uniche!

Questi gli amici e colleghi che l’artista inviterà sul palco per una nuova serie di indimenticabili serate: Almamegretta, Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato, Jenny Sorrenti, Lina Sastri, Napoli Centrale, Nccp, Osanna e Teresa De Sio.

Nelle 3 serate-evento di “NAPULE È – TUTTA N’ATA STORIA” (prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento – per info: www.fepgroup.it), PINO DANIELE proporrà una scaletta pensata unicamente per il pubblico della sua città, accompagnato dalla sua band storica, composta dai grandi musicisti napoletani con cui ha collaborato nel corso della sua lunga carriera: James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e Tullio De Piscopo.

I biglietti per la data del 30 dicembre saranno disponibili da domani, venerdì 20 settembre, alle ore 11.00, online su www.ticketone.it e nei punti vendita TicketOne e Go2. Sono ancora disponibili gli ultimi biglietti per le date del 28 e 29 dicembre, in vendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e nella prevendite abituali di Go2 e Ticketone (per informazioni: www.fepgroup.it).

www.tuttanatastoria.it

Milano, 19 settembre 2013
Ufficio Stampa PINO DANIELE: Parole & Dintorni (Resp. Riccardo Vitanza – Rif. Anna Pompa: 346.7829202)
Ufficio Promozione F&P Group: Vanna Sedda – Francesco Colombo

Pino Daniele: "In concerto con la Nazionale del suono napoletano"

  (14 settembre 2013)

I concerti partenopei con De Sio, Sastri, Nccp, Eugenio Bennato, Senese, Gragnaniello, De Piscopo & Co

 

Una storia, «tutta n’ata storia», che continua. Pinotto ci ha preso gusto, l’idea del concerto grosso di fine anno gli piace, dopo la sei giorni di tutto esaurito dell’anno scorso eccolo bissare l’operazione al Palapartenope, 28 e 29 dicembre le prime date annunciate, pronte ad essere moltiplicate in base alla risposta del pubblico. Stesso spirito, stesso titolo «Napul’è – Tutta n’ata storia», stessa superband ritrovata: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, al fianco dei suoi attuali collaboratori. Ci sarà anche Enzo Gragnaniello, con cui divise le scuole elementari ma non aveva mai condiviso un palco prima del dicembre 2012. «E non basta, sotto Natale mi piacciono le tradizioni, mi piace anche inventarmene di nuove, impaginarle ogni anno in maniera eguale e diversa», spiega Daniele.                                                                                                                                                Ovvero?
«Ho esteso l’invito ad altri protagonisti di quel movimento musicale, culturale, politico, partito da Napoli negli anni Settanta. I giornali lo chiamarono neapolitan power, e la definizione funzionò, ma scimmiottare il black power non ci permise di avere davvero potere, siamo rimasti sempre alla periferia dell’impero, nonostante la creatività, gli exploit, il successo. Io ruberei una definizione cara alla scena inglese, quella di progressive, di musica che sa unire tradizioni e modernità, suoni colti e popolari, rock e folk, canzone di ieri e canzone del futuro».
A Napoli il progressive ebbe una stagione importante con gruppi come gli Osanna, il Balletto di Bronzo, il Cervello…
«E proprio gli Osanna sono tra i primi ospiti confermati dei concertoni napoletani. Il prog veniva dall’Inghilterra, ma la band seppe aggiungere spezie partenopee originali».
Continuiamo con la lista delle presenze a sorpresa: dopo gli Osanna chi ci sarà?
«Jenny Sorrenti: la sorella di Alan mosse i suoi primi passi in quei formidabili primi anni Sessanta. Bellissima, in minigonna, fu la prima vera cantautrice napoletana. Prima c’erano solo le cantanti dei festivàl».
Tu suonasti nel suo primo album da solista, senza i Saint Just, «Suspiro», del 1976.
«Oggi le collaborazioni devono essere concordate dai manager, vengono usate per motivi pubblicitari: allora eravamo dei ragazzi con la chitarra che si incontravano in uno studio di registrazione perché vivevano insieme una Napoli che voleva cambiare, che sembrava cambiare».
Chi altri si muoveva in quella scia?
«Roberto De Simone, naturalmente: fu lui a mettere insieme la Nuova Compagnia di Canto Popolare, a ricordarci che oltre alle melodie d’autore la nostra tradizione vantava un suo folk. E Eduardo De Filippo subito fu al fianco del maestro e del gruppo: anche la Nccp sarà con noi al tenda, e anche Eugenio Bennato, che lasciò il gruppo nel 1976 per fondare i Musica Nova. Da cui uscì Teresa De Sio: ci sarà anche lei, ne sono davvero orgoglioso».
Cast ricco, mi ci ficco.
«E ci sarà Lina Sastri, che con la Nuova Compagnia mosse i suoi primi passi: cantò la mia ”Ajere” nella colonna sonora di ”Mi manda Picone” di Nanni Loy, magari faremo proprio quella insieme, ma voglio chiederle anche di fare qualcosa di teatrale, perché voglio allargare la formula dello show, portare con me scrittori, attori, registi, artisti, scultori… Quello del progressive napoletano è il contingente di chi con l’arte e la cultura ha fatto davvero tanto perché Napoli progredisse».
Sarà una maratona con tutti questi protagonisti.
«E non è finita, Senese porterà con sé Napoli Centrale e Raiz gli Almamegretta. Il resto devo ancora costruirlo, aspetto risposte a qualche altro invito fatto, vediamo chi sarà disponibile, vorrei davvero allargare lo spettro dei partecipanti anche oltre la musica».
Nessuna ricaduta al Palapartenope del successo romano del progetto «Sinfonico»?
«Non mettiamo troppa carne a cuocere, esibirmi con l’orchestra è stato magnifico, mi piacerebbe fare un bis nella mia città, ma è meglio aspettare il 2014».

 

di Federico Vacalebre

«Siamo una scuola musicale e di pensiero»

  (31 dicembre 2012)

TONY ESPOSITO E GLI ANNI CON PINO DANIELE E TUTTA LA BAND TORNATI PROTAGONISTI AL PALAPARTENOPE

 

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80 vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd/dvd live “Tutta n’ata storia” (che ripercorre quel magico concerto in piazza del Plebiscito), Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoroso, Tony Esposito più Enzo Gragnaniello, raccontano dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (gli ultimi tre il 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Tony Esposito, percussionista del riciclo in tempi non sospetti (suonava le padelle di alluminio di una volta), musicista con all’attivo tantissimi album ma anche attore di film e della soap “Un posto al sole”, è uno dei “magici” protagonisti di questo evento live.

Sono passati più di 30 anni che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«Abbiamo vissuto momenti importanti anche di formazione musicale 30 anni fa, io venivo da esperimenti come musicista (“Processione sul mare”, “La banda del sole”) e poi da lì è partita anche la mia carriera da solista (“Kalimba de luna”, “Sinuhe”), quella legata alla forma-canzone che mi è nata proprio nel supergruppo. Oltre al piacere di ritrovare i vecchi amici, suonare con tutti gli altri è una situazione estremamente comoda: c’è una grande nave ben guidata e ognuno deve solo pensare a suonare e divertirsi, senza responsabilità organizzative».
Ognuno la racconta a modo suo, cosa vi portò alla separazione?
«Le cose hanno una loro vita e una loro morte: l’espressione di quel periodo, quell’esperienza si era conclusa e ci è servita per intraprendere ognuno il proprio viaggio. Era un periodo concluso ma sapevamo tutti che prima o poi si sarebbe riaperto ».
Neapolitan Power: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ’80?
«Avevamo in più la sostanza del suono, una cosa che oggi manca. Avevamo pochi microfoni e pochissima tecnologia, ma avevamo il suono, il tocco, il timing, tutte cose che il computer ha cancellato nei nuovi musicisti: Pino è uno che passa 6-7 ore al giorno sulla chitarra, anche se non deve fare concerti… La nostra musica era speranza e riscatto, ambivamo a confrontarci con i grandi, i nostri grandi, quelli che hanno fatto la storia della musica, dei suoni e dei generi…».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«Saremmo andati lontanissimo, però forse non avremmo fatto le altre cose: sono fatalista, la vita ha un suo percorso organico per cui forse ci saremmo fermati un po’ dopo, ma ci saremmo fermati. Trovo giusto che siano andate così come trovo giustissimo che sia rinato, non per una decisione a tavolino, ma perché nell’aria c’è questo bisogno. Ne ho parlato tantissimo con Pino, in questo momento questa idea è un’esigenza primaria per dare un’immagine di Napoli unita e nuova.
Si è sempre detto che i musicisti partenopei sono talentuosi ma litigiosi, ed in parte è vero: questo
evento in qualche modo vuole riunire quella che è stata una scuola musicale e di pensiero».
Un aneddoto che ricordi di quegli anni?
«Ricordo il famoso concerto di piazza del Plebiscito, io e Tullio eravamo su una pedana soprelevata e sotto il palco si erano infilati decine di ragazzini per assistere al concerto e un paio di volte rischiammo di cadere con tutti gli strumenti».
Secondo te questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«Conosco bene Pino, lui è attento e aperto a tutto, sono convinto che ci sia la volontà di creare qualcosa per Napoli e poi lavorando lavorando potrebbero venire fuori anche cose nuove… Sarebbe un grande respiro per la città che si aspetta un nuovo Rinascimento».
I tuoi progetti personali?
«Sono molteplici: sto collaborando con Mark Kostabi, (un pittore e compositore che lavorò con Andy
Warhol) a delle performance sospese tra pittura e musica strumentale, e poi lavoro con i musicisti
dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma per un progetto di musica classica. Non smetto logicamente
di essere il Tony Esposito che gioca con gli strumenti in attesa di un’idea nuova, ma in questo momento non sottraggo linfa a questo evento col Supergruppo in cui credo tantissimo sia per noi che per Napoli».

 

di Gigi Avolio

Napoli, guerra del Plebiscito. Artisti in fuga, Ligabue sceglie Salerno

 (31 maggio 2013)

Mentre Sovrintendenza e Comune si contendono la piazza simbolo del fu rinascimento napoletano, artisti in fuga.

Napoli. Fatti scappare i buoi (Pino Daniele e Mark Knopfler) poi chiusa la stalla (piazza del Plebiscito, che spesso è ridotta peggio di una stalla e non dal suo uso come cornice di concerti, ma dell’incuria, come Palazzo Reale, peraltro), il soprintendente Cozzolino agita il fronte del palco, anzi lo fa scappare da Napoli. Che già è fuori dal circuito dei grandi concerti priva com’è di spazi adatti.

Piazza del Plebiscito, simbolo del rinascimento bassoliniano, è stata negli anni delle vacche grasse contenitore di storici free concert e dirette televisive. Poi, con la crisi, ha visto spengersi ogni luce e crescere le erbacce: senza euro non si cantano messe, figurarsi altro. Nel 2008 Ferdinando Salzano, amministratore delegato di Friends and Partners, società leader nel settore, fece di necessità virtù: «Con Pino Daniele avevamo organizzato un grande concerto, con ospiti, la sua band storica e la diretta su Raiuno, per i suoi primi trent’anni di carriera. Ci negarono il San Paolo e… pensai che potevo ricorrere alla piazza», spiega il manager: «Fu la prima volta che la chiudemmo e facemmo pagare un biglietto.

Il San Carlo aveva fatto dei concerti a pagamento, ma per platee più limitate, con posti a sedere. Funzionò, lasciammo il Plebiscito più bello e pulito di come lo trovammo e lo mostrammo in tutt’Italia in una serata, tra l’altro, dedicata alla Napoli che non voleva soccombere di fronte alla crisi dei rifiuti. L’anno scorso, da imprenditore, ci sono tornato, ho portato Ligabue e la Pausini: con Luciano ho fatto un incasso di un milione e mezzo di euro, ho riempito gli alberghi, e i ristoranti, e i bar… Abbiamo dato lavoro a 300 facchini partenopei, a 150 persone del servizio d’ordine…».

Soddisfatto del risultato, Salzano aveva richiesto, ed ottenuto, la piazza per il 12 luglio 2013, voleva continuare il progetto «Tutta n’ata storia» con il Nero a metà. Poi, ancor prima del ciclone Springsteen e del ciclone Cozzolino, annunciò su queste pagine la decisione di annullare l’evento: «Avevo saputo dei problemi che sarebbe emersi con la soprintendenza, Pino non poteva restarci in mezzo. Bruce va via, lui in questa città ci è nato, non sarebbe stato giusto metterlo in una tale situazione».

Come la prese il Mascalzone latino? «Non bene, ”quella piazza è la mia casa”, mi disse, ma poi aggiunse: ”Fai il tuo mestiere, so bene quanto sia difficile farlo con la burocrazia che ci soffoca”». A quel punto Salzano annunciò due show dell’uomo in blues a fine anno (28 e 29 dicembre al Palapartenope) e poi trovò una struttura, il Foro Italico, a Roma, pronta ad ospitare l’evento estivo del cantautore, intanto diventato «Sinfonico»: il 10 luglio sarà la sua prima volta con l’orchestra, e le telecamere lo seguiranno.
«A Roma, non a Napoli», continua Salzano. «Avevo intuito quello che sarebbe successo, mi dispiace per un artista del calibro di Springsteen, per il collega Claudio Trotta che si è trovato in tale situazione, per un altro collega come Mimmo D’Alessandro che ha dovuto spostare Mark Knopfler all’Arena Flegrea. Ma, soprattutto, mi dispiace per Napoli, che sarà nuovamente esclusa dai concerti che contano. Noi, tanto per fare un esempio, se l’anno prossimo organizzeremo un tour di Ligabue, senza piazza in città non avremo un posto dove ospitarlo, non prendo nemmeno in considerazione la Mostra d’Oltremare. E, magari, andremo a Salerno, dove allo stadio quest’estate già si esibirà Jovanotti».

Le regole che vietano piazza del Plebiscito alla musica «sono un’opera di miopia culturale. Uno spazio del genere viene lasciato al degrado, e nessuno dice niente, se per quattro-cinque giorni in un anno, lo usiamo per grandi concerti, lo mostriamo pieno e pulito, certo negandolo alla vista e all’accesso di quanti non pagano il biglietto, scoppia un caso. Ma è possibile che a Napoli invece di parlare dell’evento artistico Springsteen si debba parlare dello Springsteen che ”rovina” le piazze? Mi dispiace davvero per i ragazzi che dovranno tornare a prendere macchine e treni e aerei per vedere dal vivo i loro beniamini. Che dovranno spendere di più, aggiungendo il costo del biglietto a quello del viaggio, magari anche del pernottamento. E temo anche che, nel frattempo, la piazza resterà vuota, sporca, maleodorante».

 

di Federico Vacalebre

Estate 2013 ricca di live: Special Events e Festivals tra estero ed Italia con TULLIO DE PISCOPO e RINO ZURZOLO

Sulla scia dello straordinario successo dei sei concerti sold out (con 20.000 biglietti venduti) L’EVENTO “NAPULE È – TUTTA N’ATA STORIA” SI TERRÀ IN PIÙ DATE A FINE ANNO AL TEATRO PALAPARTENOPE

28 e 29 dicembre 2013, le prime date aperte in prevendita

GLI ORGANIZZATORI DECIDONO DI SPOSTARE L’ATTESISSIMO CONCERTO DEL 12 LUGLIO IN PIAZZA DEL PLEBISCITO A NAPOLI

Gli organizzatori F&P Group e Blue Drag si vedono costretti a spostare il concerto del 12 Luglio in Piazza del Plebiscito a Napoli sostituendo l’evento “Napule È – Tutta N’ata Storia” con una serie di date a fine anno al Teatro Palapartenope:
“non è possibile garantire il corretto svolgimento degli spettacoli in Piazza del Plebiscito a Napoli – dichiara l’organizzazione – riemergono come l’anno precedente problematiche e criticità per lo svolgimento dell’organizzazione, ritenevamo fossero superati i problemi, invece sono ancora attuali.”

Il prossimo appuntamento live di PINO DANIELE nella sua città sarà un viaggio attraverso le sonorità e l’ispirazione che Napoli ha saputo regalare a Pino e agli amici e colleghi che l’artista inviterà sul palco del Teatro Palapartenope per una nuova serie di indimenticabili serate ricche di special guests.
Le prime due date confermate sono il 28 e 29 dicembre 2013: le prevendite apriranno giovedì 9 maggio alle ore 16.00 su www.ticketone.it e nei punti vendita TicketOne e Go2.

I biglietti acquistati per P.zza del Plebiscito saranno rimborsabili secondo le modalità pubblicate su www.fepgroup.it

Nel frattempo PINO DANIELE sarà impegnato in un’estate ricca di Live: da giugno in Inghilterra, Belgio e Stati Uniti, a luglio e agosto in Italia e Svizzera; insieme a lui sul palco ci saranno TULLIO DE PISCOPO alla batteria, RINO ZURZOLO al contrabbasso elettrico, ELISABETTA SERIO al pianoforte ed AWA LY alle voci; queste le date confermate: il 7 giugno a Londra (UK), l’8 giugno a Bruxelles (BELGIO), il 18 e 19 giugno a New York (USA), il 21 giugno al San Francisco Jazz Festival (USA), il 24 giugno al Toronto Jazz Festival (CANADA), il 6 luglio all’Estival Jazz di Lugano (SVIZZERA), il 9 luglio all’Umbria Jazz di Perugia, il 21 luglio a Siena, il 30 luglio al Lucca Summer Festival, il 2 agosto a Pescara, il 24 agosto a Paestum (Salerno), il 31 agosto al Jazz Festival di Ischia (Napoli) e il 14 settembre a Savigliano (Cuneo).

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«Rappresentiamo il riscatto di Napoli»

 (27 dicembre 2012)

JOE AMORUSO RACCONTA I RETROSCENA DELLA “REUNION” DELLA BAND DI PINO DANIELE

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80 vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd-dvd live “Tutta n’ata storia”, racconteranno dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (28-29-30 dicembre, 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Abbiamo incontrato singolarmente i protagonisti di quel sogno in una sorta di interviste parallele. Oggi è la volta di Joe Amoruso, l’enfant prodige di quel gruppo, il più giovane (aveva 21 anni in piazza del Plebiscito nell’81), apprezzato e stimatissimo “al nord” (Zucchero, Vasco, Pfm, Fortis se lo “contendevano”), indubbiamente artefice di quel suono che la superband di Pino Daniele aveva.

Sono passati più di 30 anni: che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«La cosa particolare, che è poi il segreto della nostra storia, è che nonostante gli anni, nonostante le varie esperienze che ognuno di noi ha fatto, quando ci ritroviamo sembra davvero che il tempo non
sia passato. Siamo più grossi e più vecchierelli, ma si innescano sempre gli stessi meccanismi di
quando eravamo ragazzi, al di là della musica abbiamo tante cose da dirci, ma quando mettiamo
mano agli strumenti il tempo non è passato».
Ognuno la racconta a modo suo: cosa vi portò alla separazione?
«La band originale dopo qualche anno iniziò a disgregarsi, lo zoccolo duro eravamo io, Rino, Tullio e Pino, le canzoni le provavamo prima in trio, ma dopo un po’ anche per problemi personali con
Pino ci siamo persi».
“Neapolitan Power”: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ‘80?
«Avevamo una fortuna che in nessun’altra città c’era: avevamo gli americani che suonavano con
noi nei club intorno al porto: noi tutti di quella generazione siamo passati da quei locali, dopo una
certa ora piazza Municipio e dintorni sembrava una città americana con le camionette della “Mp” che garantivano l’ordine. Facevamo delle jam session interminabili e questo si rifletteva nel modo di suonare di tutti noi, siamo gli ultimi depositari di una commistione di blues, jazz, rock e tradizione napoletana».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«Sono convinto, senza scomodare grandi esempi, che saremmo stati un gruppo e un progetto di
respiro internazionale, che avremmo avuto una consacrazione di pubblico che avrebbe oltrepassato
le mode, i decenni e i cicli».                                                                                                                                          Questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«Ti do un parere spassionato, quasi da esterno: ho la sensazione che questa sia la volta buona
che si ricuciano le fila di quel progetto, mi sembra che sia arrivato il tempo di rimettere in moto
quella macchina, abbiamo tutti voglia di farlo e solo qualche fattore esterno potrebbe impedirlo.
Credo che nessuno se lo aspettasse, sembra quasi che la gente ci stesse aspettando, e in un momento di crisi come questo è un dato da tenere ben presente: prima due, poi tre poi sei concerti e
sono quasi tutti esauriti. La gente ci sta premiando, è un messaggio muto da parte del nostro
pubblico, della nostra città che purtroppo è ultima tra le ultime, una città messa in ginocchio. È
quasi una responsabilità sociale che ci stanno dando, non rappresentiamo più la musica, ma siamo
una sorta di bandiera per Napoli e i napoletani, così come lo eravamo 30 anni fa, abbiamo rappresentato e rappresentiamo di nuovo oggi una sorta di riscatto, un punto di riferimento. È importante che anche noi rivestiamo questi concerti di responsabilità»
I tuoi progetti personali?
«Ho almeno tre dischi pronti nel cassetto oltre a tanti altri progetti paralleli, ma negli ultimi anni
lavorato tantissimo per gli altri mettendo da parte i miei lavori: ora c’è un produttore che mi ha
chiesto di realizzare il mio terzo disco, pensavamo di realizzarlo nel 2013 ma ho l’impressione che
dovrà aspettare un pochino, perché dopo i sei concerti ci sarà ancora da fare».

di Gigi Avolio

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«Insieme saremmo stati una band mondiale»

(22 dicembre 2012)

JAMES SENESE TRA I PROTAGONISTI DELLA “REUNION” ORGANIZZATA DA PINO DANIELE AL “PALAPARTENOPE”

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80, vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd-dvd live “Tutta n’ata storia” (che ripercorre quel magico concerto in piazza del Plebiscito), Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoroso, Tony Esposito più gli ospiti Enzo Avitabile ed Enzo Gragnaniello, racconteranno dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (28-29-30 dicembre sold out; 4 (“sold out”), 5 e 6 gennaio che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Abbiamo incontrato singolarmente i protagonisti di quel sogno in una sorta di interviste parallele. Oggi incontriamo James Senese, il musicista che già c’era prima di Pino, il crocevia che poi ha fatto incontrare le strade di tutti e che anche dopo ha continuato a mantenere rapporti personali e musicali con tutti, senza mai perdere di vista il suo percorso, non ultimo la partecipazione al fortunatissimo film-concerto “Passione”.

Sono passati più di 30 anni: che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«In fondo non ci siamo mai persi, siamo come una moglie e un marito, basta uno sguardo per capirsi e ritrovare lo stesso entusiasmo della prima volta».
Ognuno la racconta a modo suo: cosa vi portò alla separazione?
«Non ci siamo sciolti perché non eravamo una band, ognuno di noi aveva già i suoi progetti ma c’era
abnegazione l’uno per l’altro: furono questioni economiche, dovute al manager di allora, ma non ci sono mai state gelosie o litigi».
“Neapolitan Power”: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ‘80?
«Venivamo tutti da Napoli avevamo una passione e un’abnegazione enorme, non c’erano invidie e soprattutto cantavamo in napoletano che è una vera lingua compresa un po’ ovunque come l’inglese».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«Sono sicuro che eravamo, e siamo, fortissimi: ancora oggi siamo conosciuti e apprezzati anche all’estero, se fossimo rimasti insieme saremmo l’unica band italiana famosa nel
mondo».
Un aneddoto che ricordi di quegli anni?
«Ce ne sono tantissimi, però mi ricordo quando feci comprare un cannocchiale a Pino che già allora non vedeva bene».
Questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«Come ti dicevo prima non ci siamo mai persi, dopo lunghe assenze ci siamo sempre ritrovati, per cui credo che prima o poi ci saranno ancora dei progetti che ci vedranno uniti».
Vedi nel panorama napoletano un artista o un gruppo che in qualche maniera ha dei legami con il “Neapolitan Power”?
«No, ci vogliono 50 anni prima che possa nascere un’altra generazione come quella che si incontrò alla fine degli anni ‘70».
I tuoi progetti personali?
«È stato un anno formidabile con il mio ultimo disco “È fernuto ‘o tiempo” e con il film-concerto “Passione”: io non mi sono fermato mai in tanti anni, sto già lavorando ad un nuovo disco».

di Gigi Avolio

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«La gente ama le nostre canzoni»

(28 dicembre 2012)

RINO ZURZOLO TRA I PROTAGONISTI DEI LIVE DI PINO DANIELE

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80 vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd-dvd live “Tutta n’ata storia”, racconteranno dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (28-29-30 dicembre, 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Abbiamo incontrato singolarmente i protagonisti di quel sogno in una sorta di interviste parallele. Oggi è la volta di Rino Zurzolo.

Sono passati più di 30 anni: che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«In realtà non c’è stata una lunghissima interruzione perché con Pino sono sempre rimasto in contatto e anche con gli altri ho continuato a collaborare, poi nel 2008 c’è stato quel lungo periodo che abbiamo suonato insieme. In ogni caso succede sempre una cosa strana: appena prendiamo gli strumenti viene fuori subito quel back round che ci ha uniti da sempre, una dimensione, una specie di codice musicale e umano che ci unisce e ci fa essere una cosa sola quando suoniamo insieme. Stavamo provando l’altro giorno io, Joe e Pino e ci siamo divertiti da morire, ma senza nostalgia, anzi suonando cose nuove: la cosa bella è che oggi 30 anni dopo ognuno porta in più le esperienze personali accumulate in questo tempo, però quando ci ritroviamo sembra sempre che ci siamo lasciati la sera prima nella sala prove di tanti anni fa».
Ognuno la racconta a modo suo: cosa vi portò alla separazione?
«Penso che eravamo tutti giovani, meno maturi e più legati ai personalismi, ognuno pensava al proprio io, ognuno pensava a essere e a fare le proprie cose, senza capire che invece eravamo noi stessi proprio facendo le cose insieme. E così gli equilibri saltano».
“Neapolitan Power”: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ‘80?
«Insegnando ai ragazzi in Conservatorio dico sempre che per fare le cose bene ci vuole la passione. Noi non avevamo le tecnologie che hanno i ragazzi di oggi, ma avevamo la passione, ci vedevamo ogni giorno e suonavamo 3-4 ore di seguito: Pino mi veniva a prendere al Conservatorio ogni giorno e andavamo nella sala prove e buttavamo giù idee musicali. Un po’ come andare ogni giorno in palestra per allenarsi, solo così venivano fuori i risultati, e quando vai sul palco questa passione si sente: ci sono tanti ottimi musicisti, ma senza la passione sei solo uno strumentista».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«È difficile fare ipotesi, eppure nonostante siano passati tanti anni la gente ama ancora quelle canzoni, ci ferma ancora per strada e ci chiede di quei tempi: fare il tutto esaurito per 4 o 5 concerti oggi è un segnale importante».
Questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«So solo che ci siamo rincontrati con grande gioia, avverto una sensazione molto forte in tutti noi che potrebbe alimentare un futuro: sei concerti quasi tutti esauriti sono un segno fortissimo»
I tuoi progetti personali?
«Non faccio tanti dischi, sto preparando delle cose, ho un progetto che verrà presto fuori: io incamero e poi quando sono pieno metto fuori un progetto che segua una linea e porti avanti un linguaggio musicale».

di Gigi Avolio

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GENTE della NOTTE Magazine intervista Pino Daniele

  FEBBRAIO 2013

Presenta il nuovo cd/dvd del concerto evento di Napoli

 

Abbiamo incontrato Pino Daniele in occasione della conferenza stampa tenutasi a Roma per la presentazione del cd/dvd Tutta n’ata storia. Vai mo’ – Live in Napoli, in vendita dal 22 Gennaio. Un Pino Daniele a tutto campo, che ha parlato dei suoi progetti, della politica, dei talent show…

Un nuovo cd live che però è stato registrato cinque anni fa, perché questa scelta?
“Vai mo’” fu l’occasione per celebrare i 30 anni della mia carriera, un concerto evento che portò moltissima gente in Piazza del Plebiscito a Napoli, abbiamo voluto estrarre il meglio di quella serata e proporlo in un una doppia versione cd/dvd.

Sono presenti anche due inediti in cui figura la produzione insieme a Phil Palmer…
Sono due brani diversi realizzati con Phil perché volevo lavorare con lui, è un chitarrista che stimo, è stata una sorta di esperimento, la proposta di due canzoni realizzate solo con chitarre e un colore rock per fare una cosa totalmente diversa.

Oltre al lancio del cd c’è un annuncio importante che avete fatto oggi…
Si abbiamo colto l’occasione per presentare un nuovo evento sempre a Napoli in Piazza Plebiscito: ci sarà un concerto-evento il 12 Luglio in cui saranno presenti sul palco circa 25 artisti, tra chi farà parte della band come Enzo Gragnaniello, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo e molti artisti italiani con cui duetterò…

Ci puoi dare qualche nome in anteprima degli ospiti?
I nomi li faremo in corso d’opera, intanto aggiungo che i biglietti sono già in vendita e che l’evento sarà proposto anche in tv, con Ballandi alla regia, che proporrà il concerto come fosse un racconto televisivo dell’evento.

Sempre aperto a nuove collaborazioni insomma…
Io ho collaborato un po’ con tutti, da Vasco a Ligabue, Antonacci, Giorgia…mi sono sempre reso disponibile perché per me il confronto con gli altri è importante e aiuta nella crescita artistica, mi aiuta a ritrovare l’ispirazione…

La band che ti accompagna è piena di musicisti molto conosciuti e tutti provenienti dalla stessa scuola napoletana…rispetto al passato è cambiato il vostro approccio col pubblico, avete sempre gli stessi stimoli?
Oggi siamo più maturi, ci divertiamo con una consapevolezza diversa, da giovani eravamo presi dal grande successo discografico e dall’attenzione che veniva data alla nostra proposta, poi ognuno di noi ha fatto il suo percorso e ci siamo ritrovati insieme dopo anni. Ci divertiamo ancora, si vede sul palco perché se uno non si diverte lo trasmette anche alla gente.

A Napoli sei considerato un’istituzione come Maradona, com’è cambiato il rapporto con la città negli anni?
In passato ho scritto tante cose belle per questa città e non so se riuscirò a farlo in futuro, per me adesso Napoli è una città più conosciuta nel mondo rispetto a quarant’anni fa, quando scrivo e penso a Napoli sono consapevole che parlare di Napoli all’estero è come parlare dell’Italia. Non mi focalizzo troppo su notizie di cronaca, ma mi lascio trasportare dall’istinto e questo lavorare di pancia mi ha sempre salvato, mi ha tenuto lontano da obiettivi stabiliti a tavolino per ottenere un successo discografico.

A proposito di attualità…tra poco ci sono due appuntamenti importanti e molto ravvicinati: San Remo e le elezioni…seguirai questi due eventi?
San Remo fa uscire sempre qualcosa di buono, qualche artista interessante, però bisogna ricordare che deve rispettare dei canoni televisivi, dà molto spazio alla conduzione, ai fuori programma, insomma oltre che una kermesse musicale si punta tanto anche sullo spettacolo. Per quanto riguarda le elezioni, io sono rimasto a trent’anni fa! C’è chi si impegna politicamente, per carità se se lo sente ben venga, io mi impegno nell’aiutare alcune associazioni a realizzare cose concrete…andrò a votare ma forse mi metterò una mano davanti agli occhi e farò cadere la penna…

Un brano di Gianna Nannini è stato scelto come nuovo inno del PD, se dovessero chiederlo a te di scrivere un inno per un partito?
Mah…dipende da chi me lo chiede! Se me lo chiedesse Maroni…glielo farei ma me lo deve cantare tutto in napoletano! Ao ricordiamoci che Maroni è l’unico bluesman del parlamento! (suona l’hammond ndr)

Pino Daniele segue i talent? Cosa ne pensa a riguardo?
Io seguo tutto, non mi piace giudicare così senza essermi fatta un’idea concreta, ho seguito qualcosa dei talent americani e inglesi, anche italiani…diciamo che escono fuori sempre dei talenti ma tutto si basa su alte prestazioni tecniche e viene dato poco spazio alla creatività. Per quanto mi riguarda non andrei mai come giudice perché non sono un grande intrattenitore, anzi, la televisione di oggi mi fa paura! Se mi dovessero invitare come ospite che suona il proprio pezzo, allora è diverso. Ho notato che oggi i giovani che emergono anche attraverso questi canali sono molto più sicuri di sé di come lo sono io dopo 30 anni di carriera!

Oltre al concerto evento a Napoli, ci saranno altre novità per il 2013?
Sto lavorando da tempo ad un progetto con  il maestro Gianluca Podio per presentare un concerto fatto di pezzi miei intramezzati da brani strumentali che fanno parte della cultura musicale di tutti noi, un’opera abbastanza complessa ma che mi sta dando molte emozioni, ancora non so dire quando lo presenteremo.

di Andrea Barboni

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