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«Siamo una scuola musicale e di pensiero»

  (31 dicembre 2012)

TONY ESPOSITO E GLI ANNI CON PINO DANIELE E TUTTA LA BAND TORNATI PROTAGONISTI AL PALAPARTENOPE

 

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80 vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd/dvd live “Tutta n’ata storia” (che ripercorre quel magico concerto in piazza del Plebiscito), Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoroso, Tony Esposito più Enzo Gragnaniello, raccontano dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (gli ultimi tre il 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Tony Esposito, percussionista del riciclo in tempi non sospetti (suonava le padelle di alluminio di una volta), musicista con all’attivo tantissimi album ma anche attore di film e della soap “Un posto al sole”, è uno dei “magici” protagonisti di questo evento live.

Sono passati più di 30 anni che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«Abbiamo vissuto momenti importanti anche di formazione musicale 30 anni fa, io venivo da esperimenti come musicista (“Processione sul mare”, “La banda del sole”) e poi da lì è partita anche la mia carriera da solista (“Kalimba de luna”, “Sinuhe”), quella legata alla forma-canzone che mi è nata proprio nel supergruppo. Oltre al piacere di ritrovare i vecchi amici, suonare con tutti gli altri è una situazione estremamente comoda: c’è una grande nave ben guidata e ognuno deve solo pensare a suonare e divertirsi, senza responsabilità organizzative».
Ognuno la racconta a modo suo, cosa vi portò alla separazione?
«Le cose hanno una loro vita e una loro morte: l’espressione di quel periodo, quell’esperienza si era conclusa e ci è servita per intraprendere ognuno il proprio viaggio. Era un periodo concluso ma sapevamo tutti che prima o poi si sarebbe riaperto ».
Neapolitan Power: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ’80?
«Avevamo in più la sostanza del suono, una cosa che oggi manca. Avevamo pochi microfoni e pochissima tecnologia, ma avevamo il suono, il tocco, il timing, tutte cose che il computer ha cancellato nei nuovi musicisti: Pino è uno che passa 6-7 ore al giorno sulla chitarra, anche se non deve fare concerti… La nostra musica era speranza e riscatto, ambivamo a confrontarci con i grandi, i nostri grandi, quelli che hanno fatto la storia della musica, dei suoni e dei generi…».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«Saremmo andati lontanissimo, però forse non avremmo fatto le altre cose: sono fatalista, la vita ha un suo percorso organico per cui forse ci saremmo fermati un po’ dopo, ma ci saremmo fermati. Trovo giusto che siano andate così come trovo giustissimo che sia rinato, non per una decisione a tavolino, ma perché nell’aria c’è questo bisogno. Ne ho parlato tantissimo con Pino, in questo momento questa idea è un’esigenza primaria per dare un’immagine di Napoli unita e nuova.
Si è sempre detto che i musicisti partenopei sono talentuosi ma litigiosi, ed in parte è vero: questo
evento in qualche modo vuole riunire quella che è stata una scuola musicale e di pensiero».
Un aneddoto che ricordi di quegli anni?
«Ricordo il famoso concerto di piazza del Plebiscito, io e Tullio eravamo su una pedana soprelevata e sotto il palco si erano infilati decine di ragazzini per assistere al concerto e un paio di volte rischiammo di cadere con tutti gli strumenti».
Secondo te questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«Conosco bene Pino, lui è attento e aperto a tutto, sono convinto che ci sia la volontà di creare qualcosa per Napoli e poi lavorando lavorando potrebbero venire fuori anche cose nuove… Sarebbe un grande respiro per la città che si aspetta un nuovo Rinascimento».
I tuoi progetti personali?
«Sono molteplici: sto collaborando con Mark Kostabi, (un pittore e compositore che lavorò con Andy
Warhol) a delle performance sospese tra pittura e musica strumentale, e poi lavoro con i musicisti
dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma per un progetto di musica classica. Non smetto logicamente
di essere il Tony Esposito che gioca con gli strumenti in attesa di un’idea nuova, ma in questo momento non sottraggo linfa a questo evento col Supergruppo in cui credo tantissimo sia per noi che per Napoli».

 

di Gigi Avolio

«L’evento rimarrà negli annali della grande musica d’autore»

 (20 dicembre 2012)

DE PISCOPO SULLA “REUNION” DI PINO DANIELE

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80, vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano
insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd-dvd live “Tutta n’ata storia” (che ripercorre quel magico concerto in piazza del Plebiscito), Pino Daniele, Tullio De Piscopo (nella foto), James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoroso, Tony Esposito più gli ospiti Enzo Avitabile ed Enzo Gragnaniello, racconteranno dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (28-29-30 dicembre sold out; 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Abbiamo incontrato singolarmente i protagonisti di quel sogno in una sorta di interviste parallele. Tocca a Tullio De Piscopo il mitico batterista di quel gruppo, che oltre alle tantissime collaborazioni internazionali, vanta un successo e una considerazione personale in ambito jazzistico ma anche in quello più pop(olare), oltre a tenere da anni un ambitissimo corso di batteria a Milano. Nel 2010 ha festeggiato 40 anni di carriera con un doppio cd antologico dal titolo “Questa è la storia”.

Sono passati più di 30 anni: che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«È stato tutto semplice e naturale, passano gli anni e non si può mai dire di essere arrivati, perché guardandoci dietro ci accorgiamo di quanto grandi possano essere le piccole cose del passato. Dovevano essere solo due date, ora siamo a 6 e le prime tre sono esaurite. Questo evento rimarrà negli annali, la grande musica d’autore non muore mai, questo dimostra quanta attesa c’era. Nonostante giochiamo in casa sono convinto che molti spettatori verranno anche da altre città: il pubblico ha ripreso gusto a partecipare ai grandi live, quando la musica tocca il cuore, come quella di Pino, quando instaura un feeling diretto col cuore delle persone, solo allora ha adempiuto in pieno il suo compito. Da parte mia posso dire che avrò ancora una volta un’emozione immensa a condividere il palco con tanti amici con i quali ho suonato in centinaia di memorabili concerti non solo in Italia. Il mio connubio con Pino non s’è mai sciolto, anche quando siamo stati lontani tanti anni, è un legame speciale che ci unisce e ci fa ritrovare con lo stesso entusiasmo e amore per la musica».
Ognuno la racconta a modo suo: cosa vi portò alla separazione?
«Ci furono anche dei giochi discografici, io avevo dei contratti che sciolsi grazie a Pino e Willy David per cui realizzammo il famoso “Acqua e vient”. Anche gli altri avevano situazioni simili per cui pian piano ognuno ha preso la sua strada, anche se credo che pur mantenendo le proprie strade separate, si poteva continuare a fare le cose insieme ma c’erano giochi manageriali che non hanno favorito questo evento».
“Neapolitan Power”: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti famosi negli anni ‘80?
«’O sangh int all’uocchie».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«Non lo so, io credo molto in questo tipo di musica, ai testi e alle poesie di Pino, canzoni entrate nella storia. Io credevo e credo che avremmo potuto girare e sbancare in tutto il mondo: lo avremmo potuto fare allora, lo avremmo potuto fare anche nel 2008 e lo potremmo fare anche ora».
Un aneddoto che ricordi?
«Mi ricordo il concerto a Milano in piazza del Duomo: vedemmo un mare di teste, una folla infinita. Salii sul palco a provare, vidi questo mare di gente e tornai nei camerini. “Mamma do’ Carmine guagliù, cca c’accireno”, e invece la nostra musica e il nostro sentimento ebbero un successo straordinario».
Questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«Nella vita c’è sempre un futuro, non bisogna mai guardare dietro. Ma questa band vive nel passato e ha anche un futuro. Secondo me dopo questi concerti succederà sicuramente “qualcosa”, non siamo più ragazzini, siamo diventati nonni, abbiamo dei nipoti: bisogna avere intorno persone capaci che ci amino senza false amicizie».
Nel panorama napoletano c’è un artista o un gruppo che, in qualche maniera, ha dei legami con il “Neapolitan Power”?
«No, semplicemente perché è impossibile trovare un nuovo Pino Daniele. Un ragazzo che prova a scrivere oggi, deve stare attento a non copiare le poesie di Pino: ci potranno essere dei bravi strumentisti ma senza qualcuno che scrive e canta cose che emozionino…».
Progetti personali?
«Il mio passato, presente e futuro è quello di stare tra la gente e suonare, se poi capiterà qualche progetto discografico perché no».

di Gigi Avolio

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