Un Pino Daniele «Abusivo», nuovo album live con un inedito del ‘75

    (13 maggio 2015)

 

Anche un inedito nel doppio album live «Nero a metà – Il Concerto» in uscita il 9 giugno. Registrato su musicassetta originariamente s’intitolava «’O posteggiatore»

 

S’intitola «Abusivo» il nuovo brano inedito di Pino Daniele, il secondo uscito dalla sua scomparsa dopo il pezzo «Da che parte stai» in cui canta in duetto con Clementino contenuto nel nuovo cd del rapper nolano. Ma mentre «Da che parte stai» è l’ultima incisione del mascalzone latino, «Abusivo» è stata una delle sue prime ed ora è racchiusa nel doppio album live «Nero a metà – Il Concerto – Milano, 22 Dicembre 2014» in uscita martedì 9 giugno.

«Abusivo» è una canzone registrata da Pino Daniele nel 1975, che originariamente si chiamava «’O posteggiatore», immortalata su una musicassetta audio con altri tre brani: «’O padrone», «Ca’ calore», «Furtunato». Musicassetta questa che Claudio Poggi portò all’allora direttore della Emi Bruno Tibaldi che scelse gli altri tre brani che andarono poi ad arricchire l’album di debutto del lazzaro felice del 1977 «Terra mia». «Ca’ calore», uscito con questo titolo su 45 giri con «Furtunato», fu italianizzata e divenne «Che calore» nell’ellepi.

Pino, in quel periodo nella line up dei Batracomiomachia, aveva incontrato Poggi, che allora scriveva per la rivista «Nuovo Sound», in via Roma. Gli fece ascoltare questi quattro brani e gli affidò la musicassetta prima di partire per una breve tournée di cinque date ad Anversa come chitarrista di Bobby Solo (in una di queste serate aprì il concerto alla leggenda del rock’n’roll Fats Domino). Poggi in quei giorni riuscì ad ottenere un contratto discografico che sottoscrisse personalmente, mentre Pino era ancora fuori. L’inedito «Abusivo», che farà felice tutti i fan del mascalzone latino, è nato dall’unione del recupero del provino originale del 1975 registrato su un quattro piste Tech con Rosario Jermano, con chitarra e voce dell’epoca, con una jam session registrata nel 2015 con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo all’organo.

«Nero a metà live» sarà disponibile nelle versioni doppio cd (con un booklet fotografico di 60 pagine per ricordare tutte le tappe del Tour tra backstage, prove, e concerti), doppio vinile 180 gr. (con un booklet fotografico di 16 pagine) e in versione digitale dove sarà contenuto come bonus track anche il demo originale di «Abusivo». Il disco è la registrazione integrale del concerto del 22 dicembre 2014 a Milano e c’è dentro tutta la storia musicale del cantautore di Santa Chiara, grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax. Con loro sul palco la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dell’omonimo album del 1980: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo), Rosario Jermano (percussioni) a cui si aggiungono Rino Zurzolo al contrabbasso ed Elisabetta Serio alle tastiere.

 

 

di Carmine Aymone

"NERO A META’ LIVE", l’ultimo concerto di PINO DANIELE in un doppio album live con un brano inedito

PINO DANIELE

NERO A METÀ LIVE

IL CONCERTO – Milano, 22 Dicembre 2014

 

L’ULTIMO CONCERTO DI PINO IN UN IMPERDIBILE DOPPIO ALBUM LIVE

CON UN BRANO INEDITO DEL 1975 “ABUSIVO” e BOOKLET DI 60 PAGINE

 

Disponibile in Doppio CD, Doppio Vinile 180 gr. e in Digitale

DA OGGI IN PRE-ORDER SU AMAZON, ITUNES E TUTTI I DIGITAL STORE

IN USCITA IL 9 GIUGNO

 

 

Tutte le note e le emozioni dell’ultimo concerto di PINO DANIELE, lo scorso 22 dicembre al Mediolanum Forum di Assago-Milano, rivivono adesso in “NERO A METÀ LIVE”, in uscita il 9 giugno, che immortala quel grande show (ultima trionfale tappa del tour “NERO A METÀ” dello scorso autunno) che ha avuto come protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980 ed altri grandi successi. L’album conterrà anche un brano inedito, “Abusivo”.

NERO A METÀ LIVEsarà disponibile nelle versioni DOPPIO CD (con un booklet fotografico di 60 pagine per ricordare tutte le tappe del Tour tra backstage, prove, e concerti), DOPPIO VINILE 180 gr. (con un booklet fotografico di 16 pagine) ed in versione digitale dove sarà contenuto come bonus track anche il demo originale di Abusivo”, datato 1975.

Da oggi, 12 maggio, NERO A METÀ LIVE” (Blue Drag Publishing/Sony Music) è in pre-order su Amazon, iTunes e tutti i digital store:

  • Per tutti coloro che acquistano “NERO A METÀ LIVE” in pre-order su iTunes (https://itun.es/it/7Y0_6) da oggi è disponibile in download immediato il brano live “A me me piace ‘o blues” e dal 19 maggio sarà disponibile in download immediato il brano live “‘Na tazzulella ‘e caffè”.

  • Su Amazon; “NERO A METÀ LIVE” è in pre-order, nel formato fisico, in entrambe le versioni, Doppio CD (http://www.amazon.it/dp/B00WYA9WRG) e Doppio Vinile 180 gr. (http://www.amazon.it/dp/B00W8MKW24).

NERO A METÀ LIVE” è la registrazione integrale del concerto del 22 Dicembre 2014 a Milano e c’è dentro tutta la storia musicale di Pino, grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax, sul palco la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dell’omonimo album del 1980: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo), Rosario Jermano (percussioni) ed anche Rino Zurzolo al contrabbasso, ed Elisabetta Serio alle tastiere.

L’album live contiene anche l’inedito “Abusivo” realizzato grazie all’unione del recupero di un provino del 1975, con chitarra e voce originali dell’epoca, ed una jam session registrata nel 2015 con Tullio De Piscopo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo all’organo.

Nero a Metà” uscito nel 1980 è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana.

 

 

Milano, 12 maggio 2015

Ufficio Stampa: Parole & Dintorni (rif. Giovanni D’Amico, giovanni@paroleedintorni.it)

Promozione TV: Arianna D’Aloja per Sony Music (arianna.daloja@sonymusic.com)

«Un brano inedito e il museo: rivive mio padre Pino Daniele »

ANTICIPAZIONE “CORRIERE DELLA SERA”: LA CANZONE, COMPOSTA NEL ‘75, FARÀ PARTE DI UN ALBUM LIVE

 

Il figlio Alessandro: esposizione a Napoli, sarà patrimonio dell’Unesco

 

Chissà se parlando con il suo amico Troisi avrebbe scherzato più o meno così: «Sai che c’è Massimo? Tu hai ricominciato da tre, io invece ricomincio da zero». Sì, da quell’anno zero che segnò l’inizio dell’avventura artistica di Pino Daniele. Perché adesso, dopo 40 anni, un brano inedito registrato alla meno peggio su una musicassetta arancione, torna in vita insieme con il suo autore, il cui cuore ha smesso di tenere il tempo la sera del 4 gennaio.

Riprende a suonare per il suo pubblico, il Mascalzone latino, e lo fa con il doppio cd «Nero a metà live» (in uscita il 9 giugno e dal 12 maggio in pre-order su tutti i digital store) che è la registrazione integrale dell’ultimo concerto che tenne il 22 dicembre del 2014 al Forum di Assago-Milano. E nell’album i suoi fan troveranno anche un pezzo che il musicista incise nel salotto di casa del suo amico percussionista Rosario Jermano.

Era il 1975: Pino fece ascoltare quattro provini a un discografico, il quale intuì le potenzialità di quel sound e decise che tre di quelle canzoni sarebbero finite nel disco d’esordio del bluesman napoletano. Una, «’O pusteggiatore», rimase fuori dall’album «Terra mia»: si ascolterà per la prima volta in «Nero a metà live» con un titolo diverso, «Abusivo», e con un arrangiamento nuovo di zecca curato da Tullio De Piscopo, Ernesto Vitolo e Gigi De Rienzo.

«Oggi vede tutto con occhi diversi e sono sicuro che approva il lavoro che abbiamo fatto», racconta Alessandro Daniele, il figlio trentacinquenne di Pino, che proprio fa fatica a declinare i verbi al passato parlando di quel musicista di cui è stato anche un collaboratore speciale per quindici anni. «Con lui mi sentivo dieci volte al giorno e ancora oggi, quando devo fare delle scelte, istintivamente mi viene di chiamarlo». E probabilmente lo avrà chiamato di «nascosto» per chiedergli se potevano cambiare il titolo al brano: «È nato per caso, forse perché ci è sembrata una cosa abusiva modificare la struttura originale del brano», sorride sereno.

Una serenità che gli viene dalla consapevolezza che quella tempesta seguita alla morte del padre è ormai una leggera brezza lontana: «Ora la famiglia è più unita. E nella “Fondazione Pino Daniele” che stiamo per varare lavoreremo tutti noi figli». D’altronde dovrà esserci molta serenità nel gestire la Onlus che in agenda ha diversi progetti, tra i quali ce n’è uno di cui Alessandro sente una certa responsabilità: «Mio padre studiava musica almeno tre ore al giorno. Ecco, vorrei portare nei conservatori il suo metodo, la sua filosofia. Assegneremo borse di studio ai ragazzi di talento che non possono permettersi di pagare una retta; organizzeremo un concorso internazionale; lavoreremo con gli ospedali pediatrici per finanziare la ricerca e per garantire ai bambini malati terminali le apparecchiature necessarie per restare a casa con i familiari».

«Yes I know my way», cantava Pino, e anche suo figlio Alessandro conosce la strada che vuole imboccare per far rivivere la figura artistica (e non solo) di suo padre: «L’anno prossimo nascerà all’interno del Mamt di Napoli, il museo mediterraneo dell’arte, della musica e delle tradizioni, un’esposizione permanente dedicata a papà. Ci saranno i suoi strumenti musicali, i nastri originali delle incisioni, i video dei concerti, materiali inediti, visite guidate. E tutto diventerà patrimonio dell’Unesco. Vorremmo realizzare un piccolo teatro in cui proiettare degli ologrammi per rivedere mio padre in forma tridimensionale nei primi Anni 90 mentre suona la chitarra».

Alessandro ha condiviso tante cose con Pino, anche le sue scelte d’amore: «Con lui c’era un rapporto d’amicizia. Ed è chiaro che, dopo due separazioni, se ne parlava tanto. Io gli dicevo: “Guarda, che se tu sei convinto di quello che stai facendo, e lo fai con il cuore, io sono con te”». Tra i due un legame stretto, che Alessandro desidera ricordare quotidianamente. Il 15 maggio riaprirà il Tuscany bay, il complesso balneare realizzato dall’autore di «Napule è» a pochi minuti da Orbetello: «Lì c’è anche il jazz bar dove faremo musica dal vivo. Tutti i giorni, al calar del sole, papà faceva sentire in spiaggia “Nessun dorma”, quella suonata da Jeff Beck. Io farò mettere quella eseguita da papà. Così il tramonto sarà sempre dedicato a lui». E Pino non dovrà mai chiedere al figlio: «Alessandro, dimmi cosa succede sulla Terra».

 

 

 

di Pasquale Elia

“Pino Daniele – Vai mò”, il post di Cesare Monti

Dopo il primo post tratto dal blog di Cesare Monti in cui ha raccontato il significato dell’artwork del disco “Pino Daniele” , in questo post del 2012 invece racconta dell’incontro con Pino (qualche anno dopo quel disco) in occasione della realizzazione di Vai Mò.

Post di Cesare Monti, venerdì 18 maggio 2012.

Quando lo incontrai per la prima volta, Pino era un ragazzo semplice e molto timido, poi quel suo modo di parlare un pò sottovoce ne facevano una persona deliziosa. Rincontrandolo dopo un paio di long playing anche se non erano cambiati i suoi modi, vidi che qualcosa in lui era mutato, era più sicuro anche quando camminava aveva un portamento convincente. In un momento di pausa quando a casa mia ci si trovava in cucina e le barriere cadevano, chiesi cosa gli era successo. Dopo aver bisbigliato frasi incomprensibili si decise a parlare con più chiarezza. L’anno prima il comune di Napoli aveva organizzato un grande raduno musicale in Piazza del Plebiscito. C’erano almeno duecento mila persone, ad un certo punto toccò a lui, salito sul palco fu accolto da una ovazione incredibile, dopo poco attaccò il pezzo che lo aveva reso celebre “Na tazzulella e caffè”, ma non riusciva a sentire la sua voce perchè tutta la piazza la cantava.
“ Capisci Cesare?!” mi disse ed io risposi “ E’ naturale, la conoscono tutti” e di nuovo Pino “E’ vero ma sentirla in quel modo mi dette i brividi, ma la cosa che mi fece riflettere era che stavano cantando una canzone che avevo composto scherzosamente mentre ero al cesso!!!”
Il rapporto che ho avuto con molti dei musicisti con i quali ho lavorato non si esauriva con la foto, o il progetto della loro copertina, andava oltre. Succedeva che passando da Milano venissero a trovarci, si mangiava insieme e si parlava di tutto, dei desideri, dei sogni, delle difficoltà, della vita insomma, alcuni si fermavano a dormire adattandosi, anche perchè non avevamo una stanza per gli ospiti. Durante una serata di queste, Pino mi raccontò che la canzone “Je sò pazzo” prendeva spunto da una sua esperienza. Aveva due zie con le quali viveva, da piccolo quando combinava qualche pasticcio o disubbidiva le due per punirlo lo rinchiudevano in una stanza che stava sul loro pianerottolo lontana dal loro appartamento. Dentro era buio pesto, succedeva che dopo poco tempo sentisse una presenza, non era amichevole perchè gli bisbigliava che da lì doveva andarsene. Non disse mai nulla per paura di essere considerato pazzo, ma all’età di diciotto anni fece delle ricerche e scoprì che quella era stata la casa di Masaniello l’eroe popolare che nel settecento si era messo a capo della rivolta di Napoli. Da qui è nata la frase “ I su pazzo masaniello è turnato”.

Post tratto dal blog di Cesare Monti

Ti vogliamo bene Zio Pino

 

Oggi 19 marzo 2015 sarebbe stato un giorno speciale.

Come ogni anno avremo fatto i tripli auguri a Pino, ed oggi avrebbe compiuto 60 anni e sarebbe stata ancor di più una giornata speciale.

E siamo sicuri che sarebbe stato solo l’inizio di una nuova fase della sua vita e della sua carriera come da Lui anticipato in diverse interviste verso la fine dello scorso anno in cui anche ironizzando parlava di come avrebbe affrontato i suoi primi 60 anni: “Non so ancora come festeggerò, ma non farò eventi particolari. Vorrei fare qualcosa a casa con la mia famiglia e cucinare per loro.”

Tanti nuovi progetti lo attendevano e ci attendevano… “quanti progetti in mente, poi finire a guardare il cielo“.

Oggi ci risulta difficile festeggiare, il dolore è ancora grande.. ma siamo sicuri che Pino continuerà a vivere nei cuori di chi lo ha amato sinceramente in questi 60 anni, e fin quando questi cuori batteranno sarà sempre qui con noi.

“PINO DANIELE wordpress.com” ti sarà sempre vicino, più di prima (come scrissi a gennaio), pecchè ce staje semp’ tu..

 

Siamo vicini alla famiglia Daniele..
un abbraccio affettuoso a Cristina, Alex, Sara, Sofia e Francesco.

 

Auguri Zio Pino.

 

di Giorgio Farina

Ricordando Cesare Monti, il post in cui ha raccontato l’artwork dell’album Pino Daniele

Cesare Montalbetti, meglio conosciuto come Cesare Monti, fotografo, grafico, concept creative, regista, scrittore insomma un Artista a tutto tondo (e la A maiuscola non è un caso).

È stato negli anni ’70 ed i primi anni ’80, concept-creative per numerose case discografiche ideando e realizzando gran parte delle copertine degli album pubblicati in quel periodo. Tra gli artisti con i quali Cesare Monti ha lavorato ricordiamo Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Dik Dik, Edoardo Bennato, Pfm, Equipe 84, Angelo Branduardi, Banco del Mutuo Soccorso e Pino Daniele.

Per Pino ha realizzato la cover e il progetto grafico di quattro album storici: Pino Daniele, Nero a metà, Bella ‘mbriana, Vai mò (oltre ad essere l’autore della foto simbolo del “supergruppo” presente in Vai Mò).

E soltanto il 13 gennaio scorso sulle pagine di la Repubblica, Cesare Monti in un’intervista diede un suo ricordo personale di Pino raccontando il loro primo incontro, aneddoti su Pino e sulla realizzazione delle copertine.

Lo scorso 23 febbraio Cesare Monti ci ha lasciati e noi di “PINO DANIELE wordpress.com” vogliamo ricordarlo e ringraziarlo pubblicando alcuni suoi post tratti dal suo blog in cui racconta di come sono nate le diverse cover realizzate per Pino, dell’idea che si cela dietro queste opere ed anche di alcuni preziosi aneddoti.

 

 

 

Post di Cesare Monti, domenica 17 novembre 2013.

 

 

Pino era un ragazzone che a denti stretti parlava un dialetto misto all’italiano, era difficile capire cosa dicesse, sembrava che bisbigliasse con quel tono un po’ afono. Mi piaceva l’idea di costruire un’immagine che rappresentasse la ciclicità della vita. Il giochino stava nell’aggiungere alla base l’orario delle quattro immagini, immagini in ordine di tempo, solo la prima e la quarta hanno il medesimo orario pur non essendo la stessa. E’ la teoria dei corsi e ricorsi storici le cose si ripetono continuamente, ma come specifica Francesco Guicciardini, nel ripetersi le cose mutano leggermente anche se tutto cambia per rimanere uguale così citava nel Gattopardo il principe di Salina.
Feci la foto nel bagno dell’albergo dove era alloggiato, un hotel sotto la Galleria del Corso. In quella Galleria era passata la storia della musica italiana e prima ancora il varietà, la rivista. Ai tavoli dei bar potevi vedere Battisti e Mogol, Modugno e Vaime, Dario Fo e Franca Rame, la Vanoni e la Mina, Giorgio Gaber e Celentano, Jannacci e Cochi e Renato, lì sotto nascevano le compagnie, i gruppi, c’erano le case discografiche più importanti tra le quali la Numero Uno, tutte le edizioni, insomma il mondo musicale.
Mi piaceva anche poter rompere gli schemi,  mettere in discussione ciò che nel fronte copertina avevo teorizzato. Lo scorrere dell’acqua a simboleggiare il tempo che trascorre, il lavandino che si riempie a significare che le cose non sono sempre uguali, ma per dare forza a tutto ciò occorreva un gesto imprevedibile non programmabile, così l’uomo si alza ed esce di scena, cambiando il percorso prestabilito, affermando quello che i cristiani chiamano, libero arbitrio.

 

 

 

Post tratto dal blog di Cesare Monti

Fiorella Mannoia: "Pino Daniele mi insegnò a cantare napoletano"

          (8 marzo 2015)

Intervista alla cantante che ricorda la sua amicizia con l’artista recentemente scomparso

 

“Pino mi ha insegnato a cantare napoletano, ho imparato dalle sue canzoni, mi ha fatto da coach durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, mi correggeva quando sbagliavo e ci facevamo un mare di risate. Vedere piazza del Plebiscito piena di gente dopo la sua morte è stato commovente, è stato come se fosse morto un re”. Fiorella Mannoia omaggia il grande amico bluesman, scomparso due mesi fa, e le donne domenica 8 marzo al Plauto Teatro Studio di San Nicola la Strada (Caserta) nello show che porta il nome di un suo famoso verso “Anna verrà e sarà un giorno pieno di sole”, idea e regia del cantautore Felice Romano. La Mannoia tornerà in tour a Napoli il 28 aprile al Teatro Augusteo.

Mannoia parteciperà al concerto commemorativo per Pino Daniele in piazza del Plebiscito previsto in estate?
“Vado sempre con i piedi di piombo con le celebrazioni, non mi piace mettermi in mostra per ricordare un amico, ma se sarà un concerto fatto bene, nel rispetto di Pino, come abbiamo fatto per Lucio Dalla, io ci sarò”.

Che ricordo ha di Pino Daniele?
“Pino era molto spiritoso, aveva sempre la battuta pronta, ci divertivamo un sacco insieme. Durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, ad un certo punto sul palco gli dissi una cosa, non ricordo cosa, lui smise di cantare e scoppiò a ridere, disse al pubblico che era colpa mia. Era un burbero dal cuore morbido, molto simpatico ma non aveva un carattere facile, era intransigente, permaloso, però io sapevo che dietro quel fare da orso si nascondevano sensibilità e fragilità. Gli piaceva stare da solo, come i grandi artisti aveva un velo di malinconia negli occhi”.

Lei ha cantato molte delle sue canzoni, da “Napule è” a “Quando”, nel suo ultimo disco ha inserito una cover di “Senza ‘e te” che ha già cantato molte volte dal vivo con lui. Qual è la prima canzone che avete cantato insieme?
“Credo sia stato proprio “Quando”. Lui mi ha fatto da coach, mi correggeva la pronuncia napoletana. Anche prima di conoscerlo ho sempre cantato a memoria le sue canzoni, fanno parte della mia formazione, quando eravamo ragazzi, e lui era già famoso, andavo a tutti i suoi concerti. E’ stato un riferimento per la mia generazione e per le seguenti, ha saputo coniugare la melodia napoletana con la musica anglosassone come mai nessuno aveva saputo fare prima. Lui è l’essenza della musica partenopea, aveva un modo di comporre alla Sergio Bruni. Il suo modo di cantare, la sua voce con le influenze arabe e il blues sono stati unici. Ho amato tutte le sue canzoni, ma in particolare quelle in napoletano, con questa lingua lui ritrovava la sua dimensione, una poesia sublime arrivata a milioni di persone in maniera universale, e non importava capire cosa esattamente stesse dicendo, arrivava ugualmente la sua anima”.

Cosa le raccontava di Napoli il suo amico Pino Daniele?
Aveva un sentimento di amore e odio per la sua città, gli ricordava un periodo della vita che non deve essere stato facile, l’amava molto anche se ne rimaneva lontano, Napoli rappresentava una ferita nel suo passato intimo, me ne ha parlato spesso ma rispetterò le sue confidenze e non ne parlerò. Per capire la sua Napoli poi basta ascoltare “Napule è”, lì c’è tutto, si respira la città, c’è anche la sofferenza e l’abbandono di un luogo difficile. Per me “Napule è” è come “Imagine” di John Lennon. Pino anche se non viveva più a Napoli non ha mai smesso di denunciarne il degrado e di sentirsi uomo del Sud.

Qual è, invece, il suo legame con Napoli?
Nelle canzoni di Pino ho imparato ad amare quella Napoli che ho vissuto quarant’anni fa quando facevo la controfigura di Monica Vitti nei film, vivevo al Borgo Orefici, ricordo i bassi, i vicoli, e oltre il Lungomare che trovo stupendo, mi è sempre piaciuta anche la città dall’alto, dal Vomero e Posillipo. Quando giravamo a Castel Volturno poi la sera si andava in birreria a Napoli, nei club c’erano i marines della base Nato, ricordo quando facevano a botte ubriachi, si ascoltava la musica, era l’inizio degli anni Settanta, andava forte il Neapolitan Power di cui poi è stato protagonista Pino Daniele con James Senese e tanti altri musicisti. Amo Napoli così com’è, perché o la ami o la odi com’era per Pino, nel bene e nel male.

 

 

di Ilaria Urbani

Una serata Pino Daniele le hit cantate dai suoi amici

           (04 marzo 2015)

 

Saranno resi noti martedì i dettagli del recital voluto dal fratello dell’artista con il Comune e Avitabile, D’Angelo, Lanzetta e Senese.

 

Martedì 10 marzo si conosceranno dettagli e ospiti della commemorazione ufficiale di Pino Daniele. Da un lato, vanno naturalmente rispettati i desideri e le esigenze sia della famiglia di origine che quella che include i tanti figli dei cantautore. Poi vanno esaudite le cosiddette volontà dei musicista scomparso lo scorso gennaio. Così la giornata in suo ricordo programmata per il 19 marzo (data in cui avrebbe compiuto 60 anni) avrà tanto un tono soft nelle scelte cerimoniali quanto uno rigoroso nei contenuti artistici.

“Je sto vicino a te”. Proprio come la hit che apriva l’album omonimo “Pino Daniele” pubblicato nel 1979 (in quella collezione erano contenuti i classici “Chi tene ‘o mare”, “Donna Cuncetta”, “Je’ so pazzo”) si intitola la manifestazione che vede in cabina di regia suo fratello Nello, che nelle settimane passate aveva accennato all’ipotesi di fare un tour in estate nel quale avrebbe ridato luce allo sterminato repertorio di Pino.
L’idea era battezzare i live “Nello canta Daniele”. ln attesa di capire se effettivamente l’impresa sarà realizzata Nello sta elaborando con Palazzo San Giacomo una strategia di comunicazione.

Appuntamento il 19 mattina al Maschio Angioino, dove il sindaco Luigi De Magistris consegnerà ai familiari – invitati i fratelli, le sorelle, le due mogli e l’ultima compagna – le copie della dozzina di libri su cui gli ammiratori hanno scritto il loro ultimo pensiero al loro mito. I libri originali restano custoditi dall’amministrazione. Dopo, nel cortile del castello, un gruppo selezionato di fan produrrà un flash-mob.

«Perché la riflessione è stata una – racconta Nello Daniele –, i protagonisti delle canzoni di Pino erano due: lui e i suoi fan. Se lui non può più esserci, è giusto che ci siano le persone che lo hanno amato». Di sera, invece, al teatro Mediterraneo si svolgerà un recital (ingresso a inviti da prenotare sul sito del Comune) in cui alcuni amici artisti ricorderanno Daniele con un mini ì-set dal vivo. Tra i nomi per certi, Enzo Avitabile, James Senese, Nino D’Angelo e Peppe Lanzetta.

Ma il cast è in costruzione giorno dopo giorno. Così come si sta componendo pure quello del concerto in piazza Plebiscito (in data da definire, a fine estate), che dovrebbe accogliere sul palco anche nomi stranieri. E si vocifera di Eric Clapton, che all’indomani della scomparsa del bluesman gli dedicò la ballad “Pino5”. Intanto Rai Due sta preparando la replica dello speciale “Unici” a cura di Giorgio Verdelli. Alla messa in onda, il 3 febbraio, il programma registrò un audience di 1.460.000 spettatori; ad oggi sono 45 mila le visualizzazioni sul canale Rai Replay. Il bis della serata tv è previsto per il 3 giugno.

 

di Gianni Valentino

Pino Daniele. Il ricordo del fotografo ufficiale, Roberto Panucci: "Era un uomo generoso e sorridente"

            

                (05 gennaio 2015)

 

 

“Se oggi dovessi ricordarlo con una mia foto ne sceglierei una scattata a Verona, nel settembre del 2014. È un’immagine in cui Pino si inchina per salutare il pubblico; e i fari e le luci che si vedono nel buio sembrano delle stelle che lo accompagnano, questa volta per l’ultimo viaggio”. Così Roberto Panucci, il fotografo ufficiale di Pino Daniele, ricorda in un colloquio con l’HuffPost il cantante deceduto nella notte per un infarto. Una notizia che ha scosso il mondo della musica, tutti. E anche, naturalmente, chi con Pino ha lavorato a stretto contatto. Nel caso di Roberto, tre anni in giro per tour e concerti. L’ultimo incluso, quel “Nero a metà” di dicembre che ha toccato sei date tra Roma, Napoli e Milano.

Roberto ripete che non se lo aspettava. “Non è un segreto per nessuno che Pino avesse problemi al cuore e alla vista. Erano tutti molto attenti, a non farlo stancare, a farlo riposare. Eppure, che non arrivasse a 60 anni sono sicuro che nessuno poteva prevederlo”.

Quali sono le sue foto che secondo lei lo rappresentano di più?
Così, senza pensarci troppo, direi una del 2012, scelta peraltro come locandina per il concerto di Napoli “tutta ‘n’ata storia”. E’ una foto semplice, in cui impugna la chitarra e sorride, con una smorfia da rocker. Ecco, per me Pino è così e voglio ricordarlo così: uno che sorride, felice.

Ce ne sono altre, legate a momenti particolari?
Se penso alle più recenti, mi piace molto quella di Conegliano, scattata appunto qualche settimana fa durante l’ultimo tour. Anche qui, con l’amico Tullio De Piscopo, era felice. Così come secondo me lo rappresenta bene la foto in cui Fiorella Mannoia appoggia la testa sulla sua spalla, sempre a Verona.

Con Fiorella Mannoia erano molto amici, vero?
Sì, ma non è per questo. Per me Pino era un mostro sacro, il grande mito della mia adolescenza. Iniziando a lavorare con lui ero quasi timoroso, avevo un grande rispetto. Poi ho scoperto quanto sia una persona semplice e diretta. Davvero, un antidivo capace di mettere a proprio agio chiunque. A partire dal palco. La capacità di Pino di condividere il palco con i suoi ospiti mi ha sempre colpito molto: era un uomo generoso, che non prevaricava mai e lasciava sempre spazio agli altri. Era uno che credeva nei giovani, anche quando – come nel caso di Emma Marrone – le critiche non mancavano.

In cosa dimostrava la sua semplicità?
Condivideva con il pubblico dei sentimenti anche molto personali. Mi ricordo di quando sua figlia era tra il pubblico e lui disse che per forza, a quel punto, doveva dedicarle la sua canzone, “Sara non piangere”. Sara era appena tornata da un viaggio, e Pino disse che anche se era diventata grande – come ogni genitore – l’avrebbe sempre vista piccola, uno scricciolo da difendere.

Un ultimo ricordo?
Nell’ultimo tour era felice. Più felice del solito. Per questo mi sono ricordato della foto di lui che sorride con la chitarra. Perché nelle ultime settimane ha sorriso spesso. Era sul palco con gli amici di sempre, e si vedeva che si divertiva, che era sereno. Si lasciava andare a dei fuoriprogramma, ad assolo emozionanti. Ne parlavamo anche con i tecnici: ci siamo resi conto che quando è felice, i concerti riescono meglio.

 

 

di Michela Rossetti

«Siamo orgogliosi di avergli fornito la chitarra Paradis»

 

(06 gennaio 2015)

 

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente ricorda Pino Daniele come un professionista puntuale e preciso, esigente al punto giusto e senza alcuna velleità da star. Tanto garbato e rispettoso del lavoro altrui (si ricordava anche dopo anni delle persone con cui aveva lavorato), quanto riservato nella vita privata. Nei tour si è avvalso spesso di contributi veronesi. Il responsabile di Musical Box, Giambattista Zerpelloni, l’ha seguito per 25 anni nel soundcheck e gli ha fornito chitarre che ne hanno caratterizzato il percorso musicale: «La musica era tutto per lui», racconta. «Ha sempre continuato a studiare e di recente si era dedicato alla chitarra flamenco. Sono orgoglioso di avergli fornito la chitarra Paradis, che viene conosciuta come la chitarra di Pino Daniele, la Framework e la nostra Slidesender». Sulla tecnica slide di Pino Daniele esistono corsi e tutorial su YouTube. Quello che forse non esiste è un corso su come avere la stessa passione e attenzione per lo strumento.

Pino e Giambattista Zerpelloni

Davide Bonato lo ha seguito come tecnico del suono in diversi concerti: «Provava ogni qual volta che si trovava con una chitarra in mano», ricorda, «in camerino come nel back stage, ed esigeva che le sue chitarre fossero trattate con la massima attenzione». Questo l’artista. Ma l’uomo? «Quando lo incontrai per la prima volta mi sembrò di aver fatto 13», dice Zerpelloni. «Ho partecipato al suo matrimonio e l’ho sentito l’ultima volta qualche giorno fa per gli auguri. La nostra amicizia era basata sulla schiettezza. Fin da subito abbiamo messo le cose in chiaro. Negli anni ci sono stati alti e bassi e il nostro rapporto è resistito grazie alla stima reciproca e alla correttezza da ambo le parti. Ne abbiamo parlato proprio lo scorso dicembre, quando è stato qui e gli ho ricordato di essere la persona con cui ha avuto la relazione professionale più lunga dopo il figlio Alessandro».

di Dunya Carcasole

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