“Tracce Di Libertà”, la recensione di Blogfoolk

 

 

E’ passato poco meno di un anno dalla prematura scomparsa di Pino Daniele ed in questi mesi sono state diverse le iniziative volte a celebrare la sua musica, a partire dallo splendido disco dal vivo postumo “Nero A Metà Live. Il Concerto”, passando per l’istituzione della Fondazione voluta dai suoi familiari, fino alla nascente mostra permanente che vedrà la luce all’interno del Mamt di Napoli. In questo contesto si inserisce anche la pubblicazione del cofanetto “Tracce di Libertà”, che raccoglie i primi tre dischi di Pino Daniele “Terra Mia” del 1977, “Pino Daniele” del 1979 e “Nero a Metà” del 1980, proposti in due versioni una Deluxe Edition contenente tre cd, e una Super Deluxe Edition dedicata ai completisti, che raccoglie in sei dischi il work in progress di ogni album con i relativi demo e brani inediti (tra cui “Napule se scet’ sotto ‘o sole”, “Mannaggia ‘a morte”, “Stappi-stopotà”, “Figliemo è nu buono guaglione”, “Na voglia ‘e jastemmà” ed un brano strumentale senza titolo). Riascoltare in sequenza questi tre splendidi album è l’occasione per fare un salto indietro nel tempo, e ripercorrere un momento straordinario non solo della vita artistica di Pino Daniele ma anche della scena musicale Napoletana. Torniamo indietro, dunque, al 1977. E’ in quell’anno che, mentre la storia d’Italia viene segnata in modo indelebile dalle Brigate Rosse, dalla strategia della tensione e dagli scontri in piazza, un giovane cantautore napoletano di belle speranze si affaccia al mercato discografico con “Terra Mia”. E’ Pino Daniele ed alle spalle ha una solida esperienza maturata con il gruppo jazz-rock Batracomiomachia al fianco di Enzo Avitabile, ha suonato come bassista nei Napoli Centrale di James Senese, e come chitarrista nel disco solista di Mario Musella e in “Suspiro” dei Sain Just di Jenny Sorrenti, ma soprattutto solo un anno prima ha rinunciato a partecipare al concorso per assistente di volo dell’Alitalia, preferendo un provino con la casa discografica che avrebbe stampato il suo primo disco. 

“Terra Mia” ha preso vita a Roma nello Studio Quattro Uno di proprietà di Claudio Mattone, e complici di quel giovane cantautore è il meglio della scena musicale di Napoli, Rino Zurzolo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Rosario Jermano alla batteria e alle percussioni, ed Enzo Avitabile ai fiati. Nell’intreccio tra la tradizione musicale napoletana con il jazz, il blues e il funk d’oltreoceano è racchiusa tutta l’esplosività del Neapolitan Power, un sound in nuce già presente nei dischi degli Showmen e dei Napoli Centrale ma che Pino Daniele esalta con il suo background musicale impastato nei dischi di Elvis Presley e di Eric Clapton. Nonostante il successo di “Napule è” e “Na Tazzulella ‘e Cafè”, subito segnalatesi tra i brani più gettonati di “Alto Gradimento”, il disco vende poche migliaia di copie, ma quell’album lascia un segno indelebile. “Terra Mia” è, infatti, un’ istantanea sonora che ritrae Napoli in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, nelle sue ferite, raccontando le storie e le inquietudini della sua gente. Tutto ciò emerge in brani come le struggenti “Napule è”, “Terra Mia” e “Cammina Cammina”, le pungenti “’Na Tazzulella ‘e cafè” e “Ce stà chi ce pensa”, o ancora in “Suonno D’Ajere”, “Che Calore” e “Fortunato” che riascoltate oggi conservano intatta tutta la loro poesia. A fornirci però il quadro completo della vulcanica ispirazione che animava Pino Daniele è l’ascolto dei demo inediti di “Terra Mia”, “Che Calore” e “Chi Po Dicere” e la versione alternativa di “Saglie, Saglie”, quattro esempi importanti di quale fu l’approccio alla registrazione del suo disco di debutto, una ricerca musicale a tutto tondo da Napoli agli States. Il secondo disco “Pino Daniele” del 1979 ci presenta il cantautore napoletano in piena fase di maturazione artistica, sempre più cosciente dei suoi mezzi e senza dubbio forte della stessa squadra di musicisti che lo aveva accompagnato nel primo disco e poi anche sul palco. In studio il disco prende vita in modo quasi naturale, e nell’ispirazione di Pino Daniele la lava del Vusuvio comincia a farsi bagnare con maggior decisione dalle acque del Mississippi. 

 

Solo in apparenza è però un disco di transizione perché nei suoi solchi sono racchiusi brani straordinari come la canzone d’amore “Je Sto Vicino A Te”, la splendida “Chi Tene ‘o Mare”, e “Je so’ pazzo” che diventerà negl’anni uno dei suoi brani più famosi, allo stesso modo non mancano vere perle come il ritratto “Donna Cuncetta”, la malinconica “Putesse Essere Allero. Anche in questo caso illuminanti sono i brani inediti posti a corredo del disco come i bozzetti iniziali di “Basta ‘na jurnate e sole” e “Chillo è nu buono guaglione”, che ci conducono nel cuore del processo creativo di Pino Daniele e del suo gruppo. La forza prorompente del songwriter napoletano esplode con forza in “Nero a Metà” del 1980, del quale nel 2014 è stata pubblicata una splendida “Special Expanded Edition”, che affiancava al disco originale, rimasterizzato per l’occasione, due inediti e i demo di sette brani. Nei solchi di “Nero A Metà” è racchiuso un sound dal feeling unico ed irripetibile in Italia che emerge con forza travolgente nell’iniziale “I Say I’ Sto Ccà”, permea il manifesto artistico “Musica Musica”, e brilla nella canzone d’amore “Quanno Chiove” in cui spicca il sax di James Senese. Il disco però riserva momenti esaltanti come il blues viscerale “Puozze Passà Nu Guaio” e il crescendo dell’introspettiva “Voglio Di Più”, in cui il cantautore napoletano si racconta tra problemi esistenziali e le sue aspirazioni di musicista e trova il suo vertice prima nella tessitura melodica di “Appocundria” in cui brilla alle congas Karl Potter e poi nel funky di “A Me Me Piace ‘O Blues”. Seguono l’altra splendida canzone d’amore “E So’ Cuntento ‘e Stà’”, l’ irresistibile blues di “Nun Me Scoccià”, e la pura poesia jazzy di “Alleria”, per giungere al finale con la superba “A Testa In Giù” e i ritmi latin di “Sotto ‘o sole”. Rispetto alla Special Expanded Edition da cui provengono “Hotel Regina” e “Tira ‘a carretta” , “Tracce di Libertà” ci regala ancora un inedito, la struggente “Na Voglia ‘e Jastemmà”. Dopo questi primi tre dischi la carriera di Pino Daniele si è evoluta in modo multiforme, seguendo il sentiero tracciato dalla sua curiosità musicale, dando vita da altri dischi eccellenti e ad una serie di fortunate collaborazioni internazionali sempre più prestigiose. Ad arricchire il cofanetto è un corposo booklet con le fotografie inedite di Guido Harari, e Lino Vairetti, e una serie di aneddoti, testi biografici e curiosità. “Tracce di libertà” è, dunque, un documento sonoro preziosissimo perché cristallizza in un unicum l’evoluzione sonora del Neapolitan Power, ed il momento più alto della carriera artistica del cantautore napoletano. 

 

 

di Salvatore Esposito

Pino Daniele, il primo cofanetto è realizzato dal figlio Alessandro: "Fedele a se stesso"

   (26 Dicembre 2015)

Si intitola “Tracce di libertà” la raccolta con i tre album cardine di Daniele e tre cd di rarità. A realizzarlo, a un anno dalla morte, il figlio Alessandro: “Era giusto lasciare tutto così com’era stato registrato, con i rumori della casa, i clacson delle auto in strada, il respiro della città”

 

 

Alessandro Daniele, figlio di Pino Daniele, ha una difficile eredità da gestire. E’ lui che ha realizzato il primo cofanetto, a un anno dalla morte del padre, con il quale iniziare un lungo percorso di valorizzazione del catalogo del grande musicista napoletano. Il cofanetto, intitolato Tracce di libertà, contiene Terra mia, Pino Daniele e Nero a metà ma soprattutto 3 cd con demo, provini, versioni alternative e 6 brani inediti e un libro di 60 pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Un album live era già uscito, ma per Alessandro questo è un nuovo inizio “Il disco live era nato da una necessità contrattuale, questo è invece il primo progetto nato davvero dopo la morte di mio padre. Volevo ripartire dall’inizio, riproporre i primi tre album di Pino ma anche, soprattutto, cose registrate prima, provini, nastri che aveva conservato Rosario Iermano, bobine a due o quattro tracce. Abbiamo pensato che queste registrazioni avrebbero dato davvero senso al progetto”.

 

Molte sono registrazioni quasi amatoriali…
“Secondo me era giusto lasciare tutto così com’era stato registrato, non mettere le mani su niente, mi piaceva l’idea di lasciare tutto nella versione originale, sia le registrazioni casalinghe, con i rumori della casa, i clacson delle auto in strada, il respiro della città. Ascoltandoli sembra di essere lì insieme a Pino. E poi quelli fatti con la casa discografica. L’idea era quella di mettere nel cofanetto delle tracce di vita, una finestra su questo ragazzo che amava la musica e che viveva di musica, le sue prove prima di arrivare alla realizzazione dei primi dischi. Credo che si capisca molto di lui ascoltando queste registrazioni”.

Sembra di avere tra le mani delle foto scattate all’epoca.
“Si, credo che ci sia molto altro oltre la musica in quelle registrazioni, ci sono le amicizie, la tribù dei musicisti con cui viveva, le cose che amava, e soprattutto i suoi sogni di ragazzo. Spero che chi ascolta queste cose, soprattutto i più giovani, possa trovare una fonte d’ispirazione per un proprio linguaggio musicale. Come faceva lui, che ascoltava Coltrane, la Nccp, i Blind Faith, per trovare la sua voce, la sua musica. C’è tutto quello che viveva all’epoca, poi qualche curiosità, come Donna Cuncetta registrata con un giocattolo comprato all’autogrill, e tanti brani conosciuti registrati in maniera diversa. Brani che raccontano la sua ricerca, il modo in cui è arrivato a realizzare i suoi primi dischi”.

Riscoprire il passato di suo padre è anche un modo per guardare avanti?
“Ovviamente è così, sperando che il meglio debba ancora venire. Guardando indietro puoi trovare la strada giusta per andare avanti, ascoltare le cose del passato per trovare cose giuste per oggi. La cosa bella di tutto questo lavoro è che alla fine mio padre è sempre stato fedele a se stesso, anche rischiando di sbagliare, provando costantemente cose diverse. E credo che questa sia la cosa che si scopre ascoltando queste registrazioni”.

 

 

di Ernesto Assante

«Le canzoni secondo mio padre Pino»

LA LETTERA | Alessandro Daniele e il cofanetto con i vecchi provini

 

È una grande responsabilità mettere le mani sul patrimonio musicale lasciato da mio padre, soprattutto su quello inedito. Quando la Universal Music mi ha proposto di realizzare il cofanetto appena arrivato nei negozi «Tracce di libertà» che raccoglie i suoi primi tre album scavando tra provini, rarità e versioni alternative a quelle ufficiali, il buon senso mi ha spinto fin da subito a non voler toccare le tracce audio, se non per il semplice lavoro di missaggio… ma in seguito mi è venuta l’idea di non toccarle proprio!

Infatti ho lasciato completamente integre le registrazioni ed i provini, dall’inizio alla fine di ogni brano… così facendo si svelano i rumori della sala di registrazione… dagli annunci vocali dell’inizio dei brani al nastro che si riavvolge alla fine della registrazione, fino alle battute tra Pino ed i musicisti. Personalmente trovo magici i provini fatti in casa. In sottofondo si sente il respiro della città, dal traffico alle voci dei passanti in mezzo alla strada, è tutto molto vero, caldo, ed è un vero e proprio documento audio. Papà mi disse «ogni album è lo specchio di me steso, un insieme di tutte le esperienze vissute fino a quel momento»… ma anche l’occasione ed il veicolo per parlare di te e dei tuoi stati d’animo. Ricordo che Pasolini diceva che il primo modo di  comunicare con gli altri è essere se stessi, ed ho sempre ritrovato questa verità in tutti gli album di mio padre… anche se principalmente per lui il suo codice per comunicare è sempre stata la musica.

«Tracce di libertà» è un vero percorso emozionale reso possibile grazie ai ricordi delle persone che hanno partecipato alla creazione di quello che è stato: uno è l’amico di sempre Rosario Jermano (che fin dall’inizio credette in Pino spingendolo a realizzare i primi provini) e dall’altra parte mia madre Dorina (all’epoca fidanzata di mio padre ed anche corista nel primo album); hanno conservato con cura i nastri, le foto ed i ricordi…senza i quali questo progetto non sarebbe stato possibile.

«Tracce di libertà» è tracce di vita, ma senza entrare troppo nella vita privata… perchè quella è «tutta n’ata storia!». Il mio sogno è che le attività in nome della memoria artistica di mio padre trovino la stessa continuità anche nel cambio generazione tramite i miei fratelli più piccoli e la Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.

 

di Alessandro Daniele

“TRACCE DI LIBERTÀ” da oggi, 4 dicembre, in tutti i negozi di musica e digital store

PINO DANIELE

OGGI ESCE TRACCE DI LIBERTÀ

IL PERCORSO EMOZIONALE DI UN RAGAZZO A CUI PIACEVA IL BLUES

UNO STRAORDINARIO DOCUMENTO IN 6 CD CON UN LIBRO DI 60 PAGINE

DISPONIBILE ANCHE IN EDIZIONE DELUXE DA 3 CD E IN VERSIONE DIGITALE

 

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Da oggi, venerdì 4 dicembre, è disponibile nei negozi tradizionali, nei digital store e su tutte le piattaforme streaming, “TRACCE DI LIBERTÀ(Universal Music Italia in collaborazione con Blue Drag Publishing): i primi 3 album di PINO DANIELE con le versioni alternative, le prime stesure dei brani, i provini e i brani inediti mai ascoltati, un vero e proprio documento che racconta il percorso artistico e umano del cantautore napoletano.

TRACCE DI LIBERTÀ” sarà disponibile nelle seguenti versioni:

  •  SUPER DELUXE: 6 CD + libro di 60 pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Contiene 6 brani inediti degli anni ’70 (“Napule se scet’ sotto ‘o sole”, “Mannaggia ‘a morte”, “Stappi-stopotà”, “Figliemo è nu buono guaglione”, “Na voglia ‘e jastemmà” ed un brano strumentale senza titolo);
  • DELUXE: 3 CD + booklet di 60 pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Contiene 1 brano inedito degli anni ‘70 (“Na voglia ‘e jastemmà”);
  • DIGITALE: contenuti audio della versione DELUXE + digital booklet con 6 foto inedite. Contiene 1 brano inedito degli anni ‘70 (“Na voglia ‘e jastemmà”).

Dalle vicissitudini della realizzazione di “Terra mia” (1977) alla nascita delle prime canzoni, dai provini ai brani inediti che non furono inseriti nelle tracklist originali, da “Pino Daniele(1979) a “Nero a metà(1980):TRACCE DI LIBERTÀpermette di vivere e respirare il percorso che ha portato quel ragazzone di Santa Maria la Nova al palcoscenico internazionale, tracciando un ritratto unico di un giovane Pino Daniele, anche attraverso le testimonianze e le immagini inedite raccolte in un libro di 60 pagine.

«Le tracce lasciate da un artista non sono soltanto canzoni, immagini, dischi, spartiti o critiche più o meno positive… sono da cercarsi nelle emozioni, in qualcosa di immateriale eppure estremamente vivo nella memoria, […] ed è in questo senso che “Tracce di libertà” sono tracce di vita: il percorso emozionale di un ragazzo a cui piaceva il blues» (tratto dal libro di “Tracce di libertà”).

 

 

TRACKLIST

 

DELUXE EDITION
Extended Edition dei 3 CD Originali, con bonus track + Book di 60 Pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici
Contiene 1 brano inedito degli anni ‘70

 

                  

 

 

CD 1 | Album TERRA MIA (Extended Edition)
01 – NAPULE È | 02 – ‘NA TAZZULELLA ‘E CAFÈ | 03 – CE STA CHI CE PENZA | 04 – SUONNO D’AJERE | 05 – MARONNA MIA | 06 – SAGLIE, SAGLIE | 07 – TERRA MIA | 08 – CHE CALORE | 09 – CHI PO DICERE | 10 – FORTUNATO | 11 – CAMMINA CAMMINA | 12 – O PADRONE | 13 – LIBERTÀ
Bonus Track:
14 – TERRA MIA – Demo – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album | 15 – Saglie, Saglie – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 16 – CHE CALORE – Provino – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album | 17 – CHI PO DICERE – Demo Pino – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album

 

 

CD 2 | Album PINO DANIELE (Extended Edition)
01 – JE STO VICINO A TE | 02 – CHI TENE ‘O MARE | 03 – BASTA ‘NA JURNATA E SOLE | 04 – JE SO’ PAZZO | 05 – NINNANÀNINNANOÈ | 06 – CHILLO È NU BUONO GUAGLIONE | 07 – UE MAN! | 08 – DONNA CUNCETTA | 09 – IL MARE | 10 – VIENTO | 11 – PUTESSE ESSERE ALLERO | 12 – …E CERCA ‘E ME CAPI’
Bonus Track:
13 – BASTA ‘NA JURNATA E SOLE – Demo | 14 – E CERCA ‘E ME CAPI’ – Demo Pino | 15 – CHILLO È NU BUONO GUAGLIONE – Demo Pino | 16 – PUTESSE ESSERE ALLERO – Demo + Registrazione inedita della casa discografica.

 

CD 3 | Album NERO A METÀ (Extended Edition)
01 – I SAY I’ STO CCÀ | 02 – MUSICA MUSICA | 03 – QUANNO CHIOVE | 04 – PUOZZE PASSÀ NU GUAIO | 05 – VOGLIO DI PIÙ | 06 – APPOCUNDRIA | 07 – A ME ME PIACE ‘O BLUES | 08 – E SO’ CUNTENTO ‘E STÀ | 09 – NUN ME SCOCCIÀ | 10 – ALLERIA | 11 – A TESTA IN GIÙ | 12 – SOTTO ‘O SOLE
Bonus Track:
13 – TIRA ‘A CARRETTA | 14 – SOTTO ‘O SOLE – Versione Alternativa | 15 – HOTEL REGINA | 16 – NA VOGLIA ‘E JASTEMMÀ (Inedito) – Demo + Registrazione inedita della casa discografica

 

 

 

SUPER DELUXE EDITION
6 CD + Book di 60 Pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici
Contiene 5 brani inediti degli anni ‘70

 

                   

 

 

CD 1 | WORK IN PROGRESS Album TERRA MIA
LE PRIME COMPOSIZIONI DAL 1973 E I PRIMI DEMO IN CASA
01 – CHI PO DICERE – Demo Pino – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album | 02 – NAPULE SE SCET’ SOTTO ‘O SOLE (Inedito) – Demo Pino – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album | 03 – NAPULE SE SCET’ SOTTO ‘O SOLE – Demo Band | 04 – MA CHE PUZZA DINT’ A STU VICO – Provino – Il primo titolo del CE STA CHI CE PENZA poi realizzato successivamente | 05 – MANNAGGIA ‘A MORTE (Inedito) – Demo – Registrato su una musicassetta durante le prove al teatro Instabile di Napoli | 06 – CHE CALORE – Provino – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album
DAL DEMO AL PROVINO, UN PASSO AVANTI
07 – ‘O PADRONE – Demo | 08 – ‘O PADRONE – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 09 – TERRA MIA – Demo – Riversamento da un nastro da 1/4 di pollice dei provini per il primo album
LE PRIME VERSIONI IN STUDIO
10 – Terra Mia – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 11 – Maronna Mia – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 12 – Sali e Scendi (Saglie Saglie) – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 13 – Saglie, Saglie – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica

 

CD 2 | TERRA MIA (Album Originale)
01 – NAPULE È | 02 – ‘NA TAZZULELLA ‘E CAFÈ | 03 – CE STA CHI CE PENZA | 04 – SUONNO D’AJERE | 05 –
MARONNA MIA | 06 – SAGLIE, SAGLIE | 07 – TERRA MIA | 08 – CHE CALORE | 09 – CHI PO DICERE | 10 –
FORTUNATO | 11 – CAMMINA CAMMINA | 12 – O PADRONE | 13 – LIBERTÀ

 

 

CD 3 | WORK IN PROGRESS Album PINO DANIELE
LE PRIME STESURE DEL SECONDO ALBUM (REGISTRATE IN CASA)
01 – E CERCA ‘E ME CAPI’ – Demo Pino | 02 – STAPPI-STOPOTÀ (inedito) – Demo | 03 – JE STO VICINO A TE – Demo Band 1 | 04 – JE STO VICINO A TE – Demo Band 2 | 05 – CHILLO È NU BUONO GUAGLIONE – Demo Pino| 06 – DONNA CUNCETTA – Demo
DAL DEMO AL PROVINO IN STUDIO
07 – JE SO’ PAZZO – Demo Band in casa | 08 – JE SO’ PAZZO – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 09 – PUTESSE ESSERE ALLERO – Demo + Registrazione inedita della casa discografica | 10 – BASTA ‘NA JURNATA E SOLE – Demo | 11 – BASTA ‘NA JURNATA E SOLE – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica | 12 – FIGLIEMO E’ NU BUONO GUAGLIONE (inedito) – Provino – Registrazione inedita della casa discografica | 13 – IL MARE – Alternative Version – Registrazione inedita della casa discografica

 

CD 4 | PINO DANIELE (Album Originale)
01 – JE STO VICINO A TE | 02 – CHI TENE ‘O MARE | 03 – BASTA ‘NA JURNATA E SOLE | 04 – JE SO’ PAZZO | 05 – NINNANÀNINNANOÈ | 06 – CHILLO È NU BUONO GUAGLIONE | 07 – UE MAN! | 08 – DONNA CUNCETTA | 09 – IL MARE | 10 – VIENTO | 11 – PUTESSE ESSERE ALLERO | 12 – …E CERCA ‘E ME CAPI’

 

 

CD 5 | WORK IN PROGRESS Album NERO A METÀ
01 – NA VOGLIA ‘E JASTEMMÀ (Inedito) – Demo + Registrazione inedita della casa discografica | 02 – TIRA ‘A CARRETTA – Bonus track | 03 – VOGLIO DI PIÙ – Demo piano e voce | 04 – PUOZZE PASSÀ NU GUAIO – Versione Alternativa | 05 – A TESTA IN GIÙ – Demo | 06 – MUSICA MUSICA – Demo | 07 – ALLERIA – Demo | 08 – NUN ME SCOCCIÀ – Demo | 09 – APPOCUNDRIA – Demo | 10 – E SO’ CUNTENTO ‘E STÀ – Versione Alternativa | 11 – SOTTO ‘O SOLE – Versione Alternativa | 12 – HOTEL REGINA – Bonus track | 13 – NO TITLE (Inedito) – Demo – Brano senza titolo, scoperto durante il riversamento da un nastro da 1/4 di pollice di alcuni provini

 

 

CD 6 | NERO A METÀ (Album Originale)
01 – I SAY I’ STO CCÀ | 02 – MUSICA MUSICA | 03 – QUANNO CHIOVE | 04 – PUOZZE PASSÀ NU GUAIO | 05 – VOGLIO DI PIÙ | 06 – APPOCUNDRIA | 07 – A ME ME PIACE ‘O BLUES | 08 – E SO’ CUNTENTO ‘E STÀ | 09 – NUN ME SCOCCIÀ | 10 – ALLERIA | 11 – A TESTA IN GIÙ | 12 – SOTTO ‘O SOLE

 

 

 

 

Milano, 4 dicembre 2015

Ufficio Stampa: Parole & Dintorni (Sara Bricchi)

Promozione Radio – TV: Universal Music Italia

«La Fondazione c’è, il museo è pronto»

       (4 novembre 2015)

Il figlio Alessandro annuncia: all’ex Hotel Londra un’installazione permanente sulla sua storia

 

 

E venne il momento della Fondazione Pino Daniele. Suo figlio Alessandro, che ha lavorato per lui e con lui fino all’ultimo, ha deciso che «l’opera di mio padre andasse difesa e promossa, studiata e tutelata ma, soprattutto, che quello che lui ha avuto dalla vita, e dalla musica, potesse essere dato ad altri ragazzi». E «ragazzi» gestiranno la Fondazione: «Il logo è nato da un’idea condivisa con i miei quattro fratelli, preso entreranno ufficialmente Cristina e Sara, per Sofia e Francesco dobbiamo aspettare che diventino maggiorenni. Mi piace immaginare che generazioni di Daniele possano mettere il loro lavoro in questa scommessa».

La scommessa parte con l’imminente pubblicazione di «Tracce perdute», ma non si ferma alla cura del catalogo discografico ed editoriale, anzi. Qualcuno parla di un megaevento in luglio al San Paolo, ma Alessandro resta abbottonato: «Posso ammettere solo che il mio sogno è di ricordare papà con un concerto grosso», ma dove, quando e con chi resta per adesso top secret. Certa, invece, è l’apertura nel 2016 di un’installazione permanente dedicata all’artista nel Museo della Pace che la Fondazione Mediterraneo sta preparando nell’ex Hotel Londra, in piazza del Municipio: «L’architetto Capasso ci ha messo a disposizione un piano intero, sette stanze, il progetto è nato con Pino, era entusiasta della possibilità di raccontarsi e di raccontare la sua musica, purtroppo il racconto è affidato a noi, ma raccogliendo le sue idee e raccomandazioni: ci teneva, ad esempio, alla sua passione per i madrigali e Gesualdo Da Venosa, sarebbe soddisfatto di come abbiamo affrontato l’argomento».

«Pino Daniele alive» il titolo: «Nulla di museale, anche se di museo si tratta visto che abbiamo la prenotazione delle sale per 99 anni. Scommettiamo sulla tecnologia interattiva, su megaschermi touch screen, sul video mapping. Grazie a un ologramma vedremo Pino suonare nel suo studio: lo stiamo ricostruendo in maniera accurata, con la stessa tappezzeria. Dentro ci metterò le sue chitarre, i suoi amplificatori». Ci sarà spazio per i suoi musicisti, le sue collaborazioni eccellenti, i suoi tour, le sue contaminazione etniche, tanti filmati, tutto «pensato per un pubblico italiano, ma anche straniero».

L’allestimento è a cura di Sergio Pappalettera, grafico dietro tante copertine del Nero a metà. Inaugurazione in marzo, «magari il 19 che era il giorno del suo compleanno ed onomastico». Oppure prima, se dovesse essere confermata la presenza del presidente Mattarella il 16 febbraio richiamato dalla complessità del progetto del Museo della Pace, caro anche in Vaticano. Nello shop si potrebbero vendere prodotti non rintracciabili altrove, prodotti appositamente, come un dvd sul Daniele madrigalista, o il live del concertone napoletano «Tutta n’ata storia».

Poi c’è l’idea di provvedere a borse di studio, cinque probabilmente per il primo anno, destinate ai migliori studenti dei conservatori italiani, «ma magari anche a chi al conservatorio non ci arriva, nonostante il talento, per motivi economici». Ma in pentola bollono tante cose: un libro illustrato, un docufilm, la ripresa della collaborazione con la onlus che si occupa di bambini ammalati di tumore a cui andarono i proventi dell’evento con Clapton.

Il senso della Fondazione? «Molti descrivono papà come un orso, un uomo difficile. Per me era un padre che amava la famiglia, che non sopportava di non averci tutti la domenica a tavola, che cucinava per noi e lavava anche i piatti. Che, appena finiva uno show, doveva telefonare a Franceschino o a Sofia, non voleva sentissero la sua mancanza. Spero che la Fondazione sia la sua famiglia: non penso solo a noi cinque fratelli, a tutti i suoi cari, ma anche a tutti quelli avvicinati dalle sue canzoni, alla comunità definita dalla sua musica».

 

 

di Federico Vacalebre

Sei canzoni a sorpresa dagli archivi di Daniele

      (4 novembre 2015)

I primi tre album ristampati in un prezioso box

 

È il lavoro che tutti i danieliani duri e puri hanno sognato per decenni, ma anche quello di cui avrebbero fatto volentieri a meno, visto che vede la luce solo perché Pinotto non c’è più. «Tracce di libertà», nei negozi il 4 dicembre, è un viaggio al termine del primo Pino Daniele: raccoglie i suoi primi tre album, li smonta mostrandone il dietro le quinte in una sequenza di provini casalinghi e versioni alternative, li completa con sei inediti di cui mai prima si era parlato, rimasti nei cassetti del cantautore, e tirati fuori dal figlio Alessandro, che è stato suo road manager ed ora ne cura le memoria con la Fondazione Pino Daniele il cui primo atto è proprio questo «percorso emozionale che racconta un ragazzo a cui piaceva il blues, ma anche la sua città, i suoi anni Settanta, insieme formidabili e controversi, i suoi compagni di viaggio».

Alex ha lavorato al progetto nello studio che fu del padre, cercando di fare i conti con la sua scomparsa improvvisa: «Prima mi sono chiuso nel dolore», spiega con il pudore di chi preferirebbe sempre restare dietro le quinte, «e nel silenzio, in me stesso, insomma. Poi ho sentito l’enorme onda dell’affetto che circonda papà come artista e come uomo». Non riesce a parlarne al passato, Alessandro: «Non è passato, io lo sento presente, è qui». E, di sicuro, è dentro «Tracce di libertà», che arriverà nei negozi, fisici e virtuali, in triplice versione: super deluxe, con sei cd e un libretto di 60 pagine con testi, foto, curiosità e i sei inediti; deluxe, con tre cd, booklet e un inedito; digitale con gli stessi contenuti audio di quella deluxe.

«Terra mia» (1977), «Pino Daniele» (1979) e «Nero a metà» (1980) sono dischi epocali, continuano la tradizione della canzone napoletana rivoluzionandola, portano la rabbia e la voglia di rivoluzione in testi fino a quel momento condannati a parlare d’amore melenso, ritrovano un dialetto antico che sa farsi modernissimo, tengono insieme le radici e le ali, la veracità e il sogno blues rock americano, la tradizione e la contemporaneità. Il cofanetto ce li consegna com’erano, poi li «raddoppia»: come già era successo con la versione extended di «Nero a metà», ultimo progetto discografico pubblicato in vita dall’Uomo in blues.

«Terra mia», l’lp d’esordio, diventa così un work in progress, una macchina del tempo che ci porta a casa di Rosario Jermano, percussionista, primo complice e poi amico di una vita, dove le canzoni venivano fermate su un nastro, spesso una normalissima cassetta. Alex ha trattato quei materiali con amore e rispetto, lasciando gli errori, le battute, i fruscii. Il demo di «Chi po’ dicere» apre il tutto con versi che oggi hanno un altro senso: «Chi po’ dicere / ca sto’ mrenno/ Chi po’ dicere ca so’ cuntento/ Chi po’ dicere/ ca sto’ sbaglianno». «Terra mia», il brano, è la prima di tante tracce di libertà: è nuda, scabrosa, emozionante. «Saglie, saglie» conosce più vestiti, anche uno che prova a tradurla in italiano, «Ma che puzza dint’‘a stu vico» è l’abbozzo da cui nascerà «Ce sta chi ce penza».

Poi arrivano le sorprese, i primissimi brani scritti dal 1973 in poi. «Napule se scet’ sotto ‘o sole» registrata in un deposito a corso Malta, probabilmente è antecedente a «Napule è», potrebbe essere un primo tentativo di raccontare una città insieme immobile e in movimento, di grande bellezza e di grande bruttezza, catata dai poeti e stuprata dai politici: «A vecchia ca venne ‘e castagne/ se more ‘e friddo e nun dice niente/ con poche sorde nun c’a fa». A Napoli si vive sotto il sole, si muore sotto il sole: la ballata è cantautorale e folk, ingenua, solo una chitarra, un flauto, dei tamburi. «Mannaggia ‘a morte» è appena uno stralcio, desimoniano, non a caso arriva da una registrazione di una messinscena all’ormai mitico Teatro Instabile, con Gianni Battelli al violino.

Il libretto correda tutto con pagine delle agende personali che il musicista teneva in quegli anni, di testimonianze spesso minime, tenere. Dorina Giangrande, futura prima moglie del cantautore, compare sulla scena per caso: accompagna una corista in studio, è l’unica ad avere la macchina a disposizione.

Con «Pino Daniele» il lavoro di lima delle composizioni si rivela persino più nettamente. Non ci sono solo arrangiamenti diversi, non ci sono solo vestiti provati ma non usati su una melodia all’inizio spoglia: «Je so’ pazzo», ad esempio, la conosciamo a memoria, ma nella prima versione, invece di dire «ed oggi voglio parlare», cantava «ed oggi voglio sparare», dando un contesto alla canzone più aderente agli anni di piombo, amplificando la rabbia del nuovo Masaniello che scandalizzava i  benpensanti con una parolaccia censurata da radio e classifiche. «Basta ‘na jurnata ‘e sole», invece, era di partenza «Basta ‘na giurnata ‘e sole» ed aveva un intarsio chitarristico in stile flamenco scomparso nella session definitiva. «Donna Cuncetta» nelle note autografe di Pino si intitolava «’Onna Cunce’» e all’ascolto sorprende  con un diverso intermezzo strumentale, come un contrappunto. «Il mare» inizia con un’osservazione: «Vabbè, suona come i Cream». Alla fine di «Je sto vicino a te» l’autore commenta: «Vabbè ci stanno le felle, ma che ce ne fotte». «Stappi-stopotà», il terzo inedito, è un divertissement ritmico che ricorda all’inizio la celeberrima «Can’t find my home» dei Blindth Faith. «Figliemo è nu buono guaglione» è il quarto: jazz mediterraneo tra Nccp e Weather Report, un duetto tra una voce femminile, una chitarra lisergica, la chicca più inattesa.

A «Tira ‘a carretta» e «Hotel Regina» che arricchivano la versione extended di «Nero a metà», Alessandro Daniele ha aggiunto, per l’occasione, altri due brani mai ascoltati prima: uno strumentale senza titolo, delicato, insinuante, e «Voglia ‘e bestemmia’», che ha movenze brasiliane e sa – come si diceva in quegli anni – che il personale è politico: «Tu dicive nun da’ retta/ nun ce penza’/ da ‘na mano a tutte cose/ e circa e campa’/ E si me guardo attuorno/ je nun vache niente/ so’ na pezza ‘mmane ‘a gente/ che me gira e avota comme vo’/ E ‘na voglia e jastemma’/ ca chianu chianu se ne va/ e cchiù ‘ncazzato me fa». Nel take in studio diventa più rock, c’è un sassofono (più probabilmente di Avitabile che di Senese), ma non finisce lo stesso nell’album, destinata ad essere scoperta solo ora.

Come queste «Tracce di libertà» che sarà doce e ammaro e inevitabile seguire con amore e rimpianto. «Le ho raccolte proprio per questo», conclude il figlio del Mascalzone latino, «mi piacerebbe che presentassero mio padre alle nuove generazioni, che parlassero del musicista oltre che del cantautore. Le sue canzoni viaggiano da sole, ai suoi dischi non posso aggiungere niente, se non, come in questo caso, delle occasioni per entrarci dentro meglio, più in profondità» 

 

di Federico Vacalebre

 


L’IDEA

Ogni disco in versione extended

«Mio padre per ogni disco lasciava da parte uno o due pezzi, e non sempre perché erano scarti: spesso succedeva che non lo ritenesse adatto a quel disco, che lo immaginasse estraneo per sonorità in quel dato progetto»: Alex Daniele racconta che, dopo «Tracce di libertà», tutta la discografia del cantautore scomparso il 4 gennaio scorso potrebbe tornare in circolazione in versione extended, con provini, outtakes e gli inediti tanto invocati dai collezionisti e dai fans più accaniti. Si parla anche di un’edizione integrale di tutta la sua opera, «ma bisogna mettere d’accordo diverse case discografiche». Vedremo».

 

di Federico Vacalebre

“TRACCE DI LIBERTÀ” da oggi in pre-order su iTunes, Amazon e tutti i digital store

 

PINO DANIELE

TRACCE DI LIBERTÀ

IL PERCORSO EMOZIONALE DI UN RAGAZZO A CUI PIACEVA IL BLUES

UNO STRAORDINARIO DOCUMENTO IN 6 CD CON UN LIBRO DI 60 PAGINE

DISPONIBILE ANCHE IN EDIZIONE DELUXE DA 3 CD E IN VERSIONE DIGITALE

 

DA OGGI IN PRE-ORDER SU ITUNES, AMAZON E TUTTI I DIGITAL STORE

Su iTunes l’opportunità di ottenere subito come instant gratification

i brani “Chillo è nu buono guaglione” (Demo), “Putesse essere Allero” (Demo & Studio Session)

e il brano inedito “Na voglia ‘e jastemmà” (Demo & Studio Session)

IN USCITA IL 4 DICEMBRE

 

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I primi 3 album di PINO DANIELE con le versioni alternative, le prime stesure dei brani, i provini e i brani inediti mai ascoltati: questo è “TRACCE DI LIBERTÀ, un vero e proprio documento che racconta il percorso artistico e umano del cantautore napoletano, da oggi, venerdì 13 novembre, disponibile in pre-order su iTunes, Amazon e tutti i digital store (https://lnk.to/PinoDaniele_TracceDiLiberta) e in uscita il 4 dicembre per Universal Music Italia in collaborazione con Blue Drag Publishing.

TRACCE DI LIBERTÀ” sarà disponibile nelle seguenti versioni:

  •  SUPER DELUXE: 6 CD + libro di 60 pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Contiene 6 brani inediti degli anni ’70 (“Napule se scet’ sotto ‘o sole”, “Mannaggia ‘a morte”, “Stappi-stopotà”, “Figliemo è nu buono guaglione”, “Na voglia ‘e jastemmà” ed un brano strumentale senza titolo);
  • DELUXE: 3 CD + booklet di 60 pagine con foto inedite, aneddoti, curiosità e testi biografici. Contiene 1 brano inedito degli anni ‘70 (“Na voglia ‘e jastemmà”);
  • DIGITALE: contenuti audio della versione DELUXE + digital booklet con 6 foto inedite. Contiene 1 brano inedito degli anni ‘70 (“Na voglia ‘e jastemmà”).

Per tutti coloro che acquistano “TRACCE DI LIBERTÀ” in pre-order su iTunes da oggi, venerdì 13 novembre, sono disponibili come instant gratification i brani “Chillo è nu buono guaglione” (Pino Demo), “Putesse essere Allero” (Demo & Studio Session) e il brano inedito “Na voglia ‘e jastemmà” (Demo & Studio Session). Su Amazon, “TRACCE DI LIBERTÀ è in pre-order, nel formato fisico, in entrambe le versioni, DELUXE e SUPER DELUXE.

Dalle vicissitudini della realizzazione di “Terra mia” (1977) alla nascita delle prime canzoni, dai provini ai brani inediti che non furono inseriti nelle tracklist originali, da “Pino Daniele(1979) a “Nero a metà(1980):TRACCE DI LIBERTÀpermette di vivere e respirare il percorso che ha portato quel ragazzone di Santa Maria la Nova al palcoscenico internazionale, tracciando un ritratto unico di un giovane Pino Daniele, anche attraverso le testimonianze e le immagini inedite raccolte in un libro di 60 pagine.

«Le tracce lasciate da un artista non sono soltanto canzoni, immagini, dischi, spartiti o critiche più o meno positive… sono da cercarsi nelle emozioni, in qualcosa di immateriale eppure estremamente vivo nella memoria, […] ed è in questo senso che “Tracce di libertà” sono tracce di vita: il percorso emozionale di un ragazzo a cui piaceva il blues» (tratto dal libro di “Tracce di libertà”).

 

 

Milano, 13 novembre 2015

Ufficio Stampa Pino Daniele: Parole & Dintorni (Resp. Riccardo Vitanza | Rif. Sara Bricchi)

Promozione Radio – TV: Universal Music Italia

La musica di Pino Daniele diventa sinfonia

       (24 agosto 2015)

 

Umbria Jazz 2006

 

Il tour «Sinfonico a metà», culminato nella notte all’Arena di Verona, è stato uno degli ultimi progetti a cui Pino Daniele ha lavorato, mettendo a frutto per l’ennesima volta la sua curiosità di musicista, di cantautore che sempre più si sentiva suonautore. È a quella stagione della creatività dell’uomo in blues che guarda il progetto con cui Gianluca Podio sbarca sabato al Ravello Festival.

Romano, classe ’69, direttore d’orchestra, pianista e compositore nato studiando con Petrassi e Stockhausen, Sciarrino e Morricone, Podio è stato al fianco del caposcuola napoletano dal 1997 sino alla fine, diventando il suo punto di riferimento «colto» fondamentale: «Lui mi permette di realizzare cose e suoni che altrimenti riuscirei soltanto a pensare», ebbe modo di dire Pino alludendo alla fortunata e lunga collaborazione instaurata. Tra i tanti – troppi? – omaggi che continuano a ricordare una figura centrale nel Novecento sonoro italiano, Podio ricorda il suonautore più del cantautore, «il neomadrigalista, il chitarrista, il musicofilo onnivoro».

Sul belvedere di Villa Rufolo presenterà infatti in anteprima assoluta «’O mare», suite su musiche dell’amico da lui orchestrate in forma sinfonica e polifonica, cucite con intermezzi originali, ed affidate all’Orchestra Nuova Scarlatti e all’Ensemble Vocale di Napoli. «Iniziamo dalla sua passione per Gesualdo Da Venosa e l’esperimento di scrivere in quello stile, che ci portò a dividere la firma di pezzi come “Ali di cera” e “Voci sospese”, ma anche ad arrangiare con piglio madrigalista “Quando“, “Quanno chiove”, “Napule è”. Poi il coro va via e lascia spazio ad un viaggio nel suo repertorio dedicato al mare, da “Mareluna“ a “Terra mia“, o viceversa. Provo a rendere la complessità della sua scrittura, a far finta che l’assenza della sua voce possa sentirsi di meno se si chiama in campo un’orchestra intera di archi senza impossibili primati solisti, a vivere come un esorcismo la decisione di affidare le parti della sua chitarra ad un’arpa, quasi a renderne solo l’aura fantasmatica. Pino, che mi manca innanzitutto come amico, ha scritto versi importanti, e nella sua prima parte di carriera è stato un apripista prestigioso. Ma non bisogna sottovalutare la produzione successiva, considerarla alla stregua di banalità pop: ci sono sue canzoni frutto di studi profondi sull’armonizzazione, sull’uso dei rivolti. Non è presuntuoso sentire la sua musica come produzione sinfonica».

Gianluca ha pensato anche a due bis speciali, immaginando come conclusione della serata «Anima» in una versione che guarda al bolero: «A quel punto, se il pubblico avrà premiato il nostro sforzo, se saremo riusciti a rendere al maestro l’omaggio che merita, l’Ensemble Vocale di Napoli resterà sul palco per chiudere la nostra dedica con “Lazzari felici”, un autentico capolavoro, e con “Melodramma”, un brano che merita molta più attenzione e fortuna di quella che abbia avuto. Un po’ come “Per te”, uno strumentale di cui andava pazzo Eric Clapton: avrebbe voluta suonarla nella notte di note allo stadio di Cava de’ Tirreni», conclude con non velata nostalgia Podio, che del mascalzone latino ha ereditato anche lo studio di registrazione a Roma ed è già a Ravello, dove il direttore artistico Stefano Valanzuolo l’ha invitato anche per un masterclass di pianoforte jazz.

 

di Federico Vacalebre

Jovanotti, Ramazzotti e Senese nel nome di Daniele

 

 

Lo aveva promesso, un omaggio a Pino Daniele, e lo sta preparando, alla sua maniera, mentre al San Paolo fervono i lavori al palco a forma di fulmine con cui domenica tornerà nello stadio di Napoli, in cui esordì quel 13 giugno 1994. Era l’anno del supertrio Daniele, Jovanotti e Ramazzotti, «Pino ritrovava la sua città dopo una lunga assenza, era spaventato, entrò nei camerini a prima mattina e ci rimase chiuso fino al momento di entrare in scena: fu un sabba d’amore», ricorda Lorenzo Cherubini, che poi strinse amicizia con il nero a metà, e l’amico ha promesso di ricordare, oltre che l’artista, il caposcuola, il faro di riferimento, l’icona di una città-cultura e di un popolo musicale: «Farò qualcosa per lui, non so ancora cosa, ci sto ancora pensando», ha detto nelle settimane passate.

«È inevitabile, può essere frainteso, ma io sento di doverlo fare: mi esibirò nella sua casa, nel suo stadio, davanti alla sua gente… devo farlo, sarebbe illogico fare altrimenti». E lo sta preparando alla sua maniera, coinvolgendo in segreto l’amico che era con lui in quel tour mai documentato da un cd o un dvd, quell’Eros a cui è toccato l’ingrato compito di comunicare al mondo con un tweet la morte dell’uomo in blues. E poi cercando il musicista-simbolo della prima stagione creativa del neapolitan power, James Senese, un sassofono chiamato «Chi tene ’o mare, ’o ssaje, nun tene niente». Appena possibile proveranno, si sentiranno per capire cosa e come fare, in quale momento dello show inserire quella che doveva essere una sorpresa, valuteranno se ci saranno le condizioni per renderla realtà. Un supertrio inedito, un supertrio-citazione, un supertrio pronto al grido squassante della notte di Fuorigrotta: «Pino, Pino, Pino». Quando c’era lui al San Paolo era Troisi l’oggetto dell’omaggio, era «Massimo, Massimo, Massimo» il grido d’ordinanza. Oggi sul campo verde che fu casa di Maradona l’inno quasi ufficiale della squadra è diventato «Napule è», ed anche Vasco Rossi, riaprendolo alla musica, non ha potuto fare a meno di dedicare un pensiero ad uno dei maestri assoluti della canzone, e della musica, d’autore italiana. Quattro, sembra, i brani che Jovanotti, Senese e Ramazza («lo chiamavamo così con Pino») potrebbero proporre assieme, non si sa ancora quali, probabilmente tratti dal canzoniere pinodanieliano, probabilmente conditi da un rap-pensiero del ragazzo fortunato: «Fortunato di averlo conosciuto, di averlo frequentato, di essere stato ammesso nella sua famiglia», spiega.

«Ci frequentavamo con le nostre fidanzate poi diventate mogli, lui mi parlava sempre di musica, ed io mi nutrivo dei suoi insegnamenti. Il primo concerto che ho visto nella mia vita, al Palaeur di Roma, nel 1981, era suo, mi ha segnato l’esistenza, artistica e sentimentale. “Nero a metà“ è un album-capolavoro, per parole certo, ma anche per sound, lui aveva qualcosa che tanti altri grandi cantautori non avevano: la musica, la superband, il groove, il senso del ritmo, il saper parlare alla testa come al cuore, all’anima come ai piedi. “Yes I know my way” credo sia stato il primo funky italiano, arrabbiato, combattente, ma funky, anzi funkyssimo. Daniele sta a Napoli come Marley alla Giamaica. Come James Brown alla black music». Agli amici Pino confessava di aver imparato molto, a suo volta, da Lorenzo: «Frequentarlo, durante e dopo il tour del trio, mi ha consegnato una leggerezza nell’affrontare la quotidianità che avevo perduto», ammetteva, «Prima avevo paura di scendere per strada, di mischiarmi tra la gente, l’affetto del pubblico si trasformava in paranoia. Il suo sorriso, la sua semplicità, la sua maniera di affrontare le cose, e il successo, mi hanno aiutato non poco a fare la pace con me stesso, a ritrovare una normalità che credevo non essere più alla mia portata». Lorenzo in quei giorni canticchiava «Putesse essere allero», aveva studiato il dialetto per penetrare la poetica popolare di quel blues del Mediterraneo. Magari potrebbe chiedere a James di soffiare forte nel suo sax proprio sulle note di quell’antica perla. Quando tornò al San Paolo, stavolta ospite del lazzaro felice, il 18 luglio 1998, rappò chiaro e forte la sua ammirazione, devozione, amicizia: «Generazioni cresciute col suono di Pino Daniele/ la sua voce ci ha spinto come fossimo vele/ sul mare delle emozioni/ le sue canzoni il grido che è della città/ del vulcano che illumina la verità/ come una ninna nanna, come un grido di guerra/ come un canto d’amore per una donna/ per questa terra, per questa gente, per questi quartieri/ di grandi culture. di bianchi e di neri/ di vento, di Africa e sole orientale/ Pino Pino Pino Pino Daniele… Napoli Napoli Napoli capitale/ Pino Pino Pino Daniele». Vai Lorenzo vai mo’, sarà tenera la notte dell’abbraccio con Eros e con James, dell’abbraccio al mascalzone latino.

 

di Federico Vacalebre

A Napoli una strada intitolata a Pino Daniele: inaugurazione il 19 settembre

    (16 luglio 2015)

 

 

Tante sono le accuse che si possono rivolgere al Comune, non quella di non aver reagito prontamente, e nel migliore dei modi, alla scomparsa di Pino Daniele ed al successivo sentimento di lutto collettivo.

Dopo il funerale per centomila persone organizzato in extremis in piazza del Plebiscito, dopo il lungo addio con l’esposizione delle ceneri al Maschio Angioino, dopo la non-festa del sessantesimo compleanno il 19 marzo al Palapartenope, dopo l’annunciata mostra del suo fotografo personale Alessandro D’Urso da ottobre al Pan, una nuova, significativa, scelta della giunta De Magistris sottolinea l’affetto identitario della città con la sua voce musicale più importante. La commissione toponomastica del Comune ha, infatti, deliberato l’intitolazione di una strada al nero a metà.

E, attenta alle date dell’itinerario sentimentale danieliano, organizzerà la cerimonia di scoprimento della targa del nuovo toponimo il 19 settembre, anniversario dello storico concerto in piazza Plebiscito del 1981 con il supergruppo del neapolitan power. Dopo le tante suggestioni, c’era chi chiedeva di intitolargli l’aeroporto e chi reclamava lo stadio o addirittura la stessa piazza del Plebiscito, è stata scelta una via del suo centro storico, via Donnalbina, «nelle immediate vicinanze della casa natale dell’artista», recita il comunicato stampa, annunciando anche l’intitolazione dell’Istituto Professionale Industria e Artigianato di Miano ad Attilio Romanò, vittima innocente nel 2005 della criminalità organizzata e di uno slargo di via Aniello Falcone al leader socialista Francesco De Martino, morto nel 2002.

Finora a Napoli non si era mai riusciti a intitolare strade a cittadini eminenti prima del decimo anniversario della loro scomparsa: Murolo, Bruni e Carosone, per cui pure era stata iniziata la procedura toponomastica, attendono ancora un indirizzo che ricordi la loro opera. Per Daniele si è fatta, più che saggiamente, eccezione, dimostrando volontà e capacità di pronto intervento. Magari consapevoli anche che, intorno ai luoghi del cantautore di «Terra mia», sta nascendo un piccolo turismo, con tanto di tour organizzati. Nei giorni scorsi persino l’ultima compagna dell’uomo in blues, Amanda Bonini, si è fatta accompagnare, in visita alle case di Pino. Il lazzaro felice nacque il 19 marzo 1955 in vico Foglie a Santa Chiara, oggi via Francesco Saverio Gargiulo, al numero 20. Nel suo libro «Mascalzone latino» edito da Pironti ricordava così: «Le lancette degli orologi stavano tra le due e tre del pomeriggio. ”È nato all’ora ‘e magna’”, commentarono nel rione».

Poi venne la casa in via Santa Maria La Nova 32, che più tardi comprerà per la sua famiglia, e in cui abitava anche Ennio Nicolucci, a lungo suo road manager. Li dentro, su un divano, scrisse «Napule è». Via Donnalbina è ad un tiro di schioppo ed era l’unico toponimo «libero» disponibile in zona. Le vie dei canti, direbbe Chatwin a Napoli passano anche da qui: dietro la palma di santa Maria La Nova, Daniele sedeva e iniziava a suonare le sue prime chitarre, incontrando amici di scuola come Enzo Gragnaniello, discutendo con Gianni Battelli mentre si dirigeva verso il conservatorio per raggiungere Rino Zurzolo.

A pochi passi c’era il Diaz, istituto di Ragionieria che frequentava con Peppe Lanzetta. «Napule è ’a’ camminata, inte ’e viche miezzo all’ate». Dal 19 settembre uno di quei vicoli porterà il nome di Pino Daniele. «Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui», per dirla con il titolo del suo album del 2007.

 

 

di Federico Vacalebre

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