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Il Summer chiude in grande stile con Marcus Miller e Pino Daniele

 

L’edizione 2013 del Summer Festival ha chiuso in grande stile. Due i set di ieri sera, martedì 30 luglio: Marcus Miller e Pino Daniele. Forse un modo per accontentare tutti, italiani e stranieri; quest’ultimi presenti in gran numero a tutti i concerti. Tanto sta che la platea era quasi interamente composta da amanti del chitarrista napoletano, ma Miller è riuscito a conquistarla ugualmente. Il bassista si è presentato sul palco con la sua band con cui sta portando in tournée il suo ultimo album “Renaissance”, e proprio da quest’ultimo lavoro ha pescato a piene mani per la sua performance in piazza Napoleone.

La band composta da Alex Han ai sax (soprano e contralto), Sean Jones alla tromba, Adam Agati alla chitarra, Brett Williams al pianoforte e tastiere e Louis Cato alla batteria ha rapito la platea: questi giovani musicisti talentuosi hanno letteralmente incantato con la loro performance il pubblico del Summer.

I brani, scritti da Miller, hanno spaziato da quelli smaccatamente funky come “Detroit”, a “Redemption” dove sax, tromba e chitarra si sono ritagliati un assolo che ha lasciato la platea senza fiato; a quelli già conosciuti come “Dott. Jekyll e Mr.Hyde”, – un brano con una parte buona e una cattiva –  come ha raccontato Miller, scherzando su questa dualità; a dediche all’Africa come “Goree (Go-ray)”, unico brano della serata in cui il bassista ha suonato il clarinetto basso e Alex Han il sax soprano.

Alle 22.25 la performance del gruppo americano è finita, ma la platea ha chiesto il bis. Miller è ritornato sul palco con la sua band e con Pino Daniele, scherzando sul fatto di aver trovato per caso un chitarrista. Sarà la prima delle due jam session organizzate per la serata: l’ultima a fine concerto dove invece sarà la band di Pino Daniele a suonare con Miller. Nel vero rispetto della musica entrambe le band hanno lasciato spazio all’ospite per esibirsi.

Il repertorio di Pino Daniele, invece, ha spaziato da brani classici come “Napule è” e “’O Scarafone” (dove il pubblico è letteralmente impazzito), fino alla recente “Coffee time”. L’artista napoletano era accompagnato da Awa Ly alla voce, Elisabetta Serio al pianoforte e tastiere, Rino Zurzolo al contrabbasso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria (e percussioni in “Quando”, e “Resta Resta Cu Mme” dove ha suonato solo con il chitarrista napoletano).

Pino Daniele ha chiesto un momento di silenzio per le vittime del pullman caduto da un viadotto in Irpinia. Le persone per rispetto si sono alzate in piedi. Piazza Napoleone era illuminata solo da piccole luci rosse ed avvolta da un magico silenzio che è stato interrotto da un cafone che ha urlato “vai Pino” e Pino Daniele, visibilmente scocciato, ha dovuto riprende, prima del tempo, la sua performance.

Il concerto si è concluso con “A me me piace ‘o blues” come bis. Tutte le persone si sono alzate in piedi e hanno cantato insieme all’artista napoletano. A mezzanotte e mezzo Pino Daniele ha salutato Lucca, e anche questa edizione del Summer Festival si è conclusa.

 

di Cinzia Guidetti

«La gente ama le nostre canzoni»

(28 dicembre 2012)

RINO ZURZOLO TRA I PROTAGONISTI DEI LIVE DI PINO DANIELE

Fu un periodo di grande fermento culturale, il passaggio dagli anni ‘70 agli anni ‘80 vide un manipolo di musicisti napoletani conquistare l’Italia e l’Europa in nome del “Neapolitan Power”, una band di “terroni” riempire San Siro come i Rolling Stones e prima dei Vasco dei Ligabue o di chiunque poi abbia suonato in quello stadio. Poi qualcosa andò storto, ognuno prese la sua strada e quella potenza che sviluppavano insieme si diluì nei differenti percorsi artistici. Si sono ritrovati nel 2008 e ora, in attesa che a gennaio venga pubblicato il cd-dvd live “Tutta n’ata storia”, racconteranno dal vivo la loro storia musicale in sei concerti (28-29-30 dicembre, 4-5-6 gennaio) che faranno tornare indietro nel tempo il pubblico del Palapartenope. Abbiamo incontrato singolarmente i protagonisti di quel sogno in una sorta di interviste parallele. Oggi è la volta di Rino Zurzolo.

Sono passati più di 30 anni: che effetto fa ritrovarsi di nuovo tutti insieme?
«In realtà non c’è stata una lunghissima interruzione perché con Pino sono sempre rimasto in contatto e anche con gli altri ho continuato a collaborare, poi nel 2008 c’è stato quel lungo periodo che abbiamo suonato insieme. In ogni caso succede sempre una cosa strana: appena prendiamo gli strumenti viene fuori subito quel back round che ci ha uniti da sempre, una dimensione, una specie di codice musicale e umano che ci unisce e ci fa essere una cosa sola quando suoniamo insieme. Stavamo provando l’altro giorno io, Joe e Pino e ci siamo divertiti da morire, ma senza nostalgia, anzi suonando cose nuove: la cosa bella è che oggi 30 anni dopo ognuno porta in più le esperienze personali accumulate in questo tempo, però quando ci ritroviamo sembra sempre che ci siamo lasciati la sera prima nella sala prove di tanti anni fa».
Ognuno la racconta a modo suo: cosa vi portò alla separazione?
«Penso che eravamo tutti giovani, meno maturi e più legati ai personalismi, ognuno pensava al proprio io, ognuno pensava a essere e a fare le proprie cose, senza capire che invece eravamo noi stessi proprio facendo le cose insieme. E così gli equilibri saltano».
“Neapolitan Power”: cosa avevate in più rispetto agli altri artisti che erano famosi negli anni ‘80?
«Insegnando ai ragazzi in Conservatorio dico sempre che per fare le cose bene ci vuole la passione. Noi non avevamo le tecnologie che hanno i ragazzi di oggi, ma avevamo la passione, ci vedevamo ogni giorno e suonavamo 3-4 ore di seguito: Pino mi veniva a prendere al Conservatorio ogni giorno e andavamo nella sala prove e buttavamo giù idee musicali. Un po’ come andare ogni giorno in palestra per allenarsi, solo così venivano fuori i risultati, e quando vai sul palco questa passione si sente: ci sono tanti ottimi musicisti, ma senza la passione sei solo uno strumentista».
Dove sarebbe arrivata quella band se fosse rimasta unita?
«È difficile fare ipotesi, eppure nonostante siano passati tanti anni la gente ama ancora quelle canzoni, ci ferma ancora per strada e ci chiede di quei tempi: fare il tutto esaurito per 4 o 5 concerti oggi è un segnale importante».
Questi concerti sono un evento unico o potrebbe esserci un futuro comune?
«So solo che ci siamo rincontrati con grande gioia, avverto una sensazione molto forte in tutti noi che potrebbe alimentare un futuro: sei concerti quasi tutti esauriti sono un segno fortissimo»
I tuoi progetti personali?
«Non faccio tanti dischi, sto preparando delle cose, ho un progetto che verrà presto fuori: io incamero e poi quando sono pieno metto fuori un progetto che segua una linea e porti avanti un linguaggio musicale».

di Gigi Avolio

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