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A Napoli una strada intitolata a Pino Daniele: inaugurazione il 19 settembre

    (16 luglio 2015)

 

 

Tante sono le accuse che si possono rivolgere al Comune, non quella di non aver reagito prontamente, e nel migliore dei modi, alla scomparsa di Pino Daniele ed al successivo sentimento di lutto collettivo.

Dopo il funerale per centomila persone organizzato in extremis in piazza del Plebiscito, dopo il lungo addio con l’esposizione delle ceneri al Maschio Angioino, dopo la non-festa del sessantesimo compleanno il 19 marzo al Palapartenope, dopo l’annunciata mostra del suo fotografo personale Alessandro D’Urso da ottobre al Pan, una nuova, significativa, scelta della giunta De Magistris sottolinea l’affetto identitario della città con la sua voce musicale più importante. La commissione toponomastica del Comune ha, infatti, deliberato l’intitolazione di una strada al nero a metà.

E, attenta alle date dell’itinerario sentimentale danieliano, organizzerà la cerimonia di scoprimento della targa del nuovo toponimo il 19 settembre, anniversario dello storico concerto in piazza Plebiscito del 1981 con il supergruppo del neapolitan power. Dopo le tante suggestioni, c’era chi chiedeva di intitolargli l’aeroporto e chi reclamava lo stadio o addirittura la stessa piazza del Plebiscito, è stata scelta una via del suo centro storico, via Donnalbina, «nelle immediate vicinanze della casa natale dell’artista», recita il comunicato stampa, annunciando anche l’intitolazione dell’Istituto Professionale Industria e Artigianato di Miano ad Attilio Romanò, vittima innocente nel 2005 della criminalità organizzata e di uno slargo di via Aniello Falcone al leader socialista Francesco De Martino, morto nel 2002.

Finora a Napoli non si era mai riusciti a intitolare strade a cittadini eminenti prima del decimo anniversario della loro scomparsa: Murolo, Bruni e Carosone, per cui pure era stata iniziata la procedura toponomastica, attendono ancora un indirizzo che ricordi la loro opera. Per Daniele si è fatta, più che saggiamente, eccezione, dimostrando volontà e capacità di pronto intervento. Magari consapevoli anche che, intorno ai luoghi del cantautore di «Terra mia», sta nascendo un piccolo turismo, con tanto di tour organizzati. Nei giorni scorsi persino l’ultima compagna dell’uomo in blues, Amanda Bonini, si è fatta accompagnare, in visita alle case di Pino. Il lazzaro felice nacque il 19 marzo 1955 in vico Foglie a Santa Chiara, oggi via Francesco Saverio Gargiulo, al numero 20. Nel suo libro «Mascalzone latino» edito da Pironti ricordava così: «Le lancette degli orologi stavano tra le due e tre del pomeriggio. ”È nato all’ora ‘e magna’”, commentarono nel rione».

Poi venne la casa in via Santa Maria La Nova 32, che più tardi comprerà per la sua famiglia, e in cui abitava anche Ennio Nicolucci, a lungo suo road manager. Li dentro, su un divano, scrisse «Napule è». Via Donnalbina è ad un tiro di schioppo ed era l’unico toponimo «libero» disponibile in zona. Le vie dei canti, direbbe Chatwin a Napoli passano anche da qui: dietro la palma di santa Maria La Nova, Daniele sedeva e iniziava a suonare le sue prime chitarre, incontrando amici di scuola come Enzo Gragnaniello, discutendo con Gianni Battelli mentre si dirigeva verso il conservatorio per raggiungere Rino Zurzolo.

A pochi passi c’era il Diaz, istituto di Ragionieria che frequentava con Peppe Lanzetta. «Napule è ’a’ camminata, inte ’e viche miezzo all’ate». Dal 19 settembre uno di quei vicoli porterà il nome di Pino Daniele. «Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui», per dirla con il titolo del suo album del 2007.

 

 

di Federico Vacalebre

Fiorella Mannoia: "Pino Daniele mi insegnò a cantare napoletano"

          (8 marzo 2015)

Intervista alla cantante che ricorda la sua amicizia con l’artista recentemente scomparso

 

“Pino mi ha insegnato a cantare napoletano, ho imparato dalle sue canzoni, mi ha fatto da coach durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, mi correggeva quando sbagliavo e ci facevamo un mare di risate. Vedere piazza del Plebiscito piena di gente dopo la sua morte è stato commovente, è stato come se fosse morto un re”. Fiorella Mannoia omaggia il grande amico bluesman, scomparso due mesi fa, e le donne domenica 8 marzo al Plauto Teatro Studio di San Nicola la Strada (Caserta) nello show che porta il nome di un suo famoso verso “Anna verrà e sarà un giorno pieno di sole”, idea e regia del cantautore Felice Romano. La Mannoia tornerà in tour a Napoli il 28 aprile al Teatro Augusteo.

Mannoia parteciperà al concerto commemorativo per Pino Daniele in piazza del Plebiscito previsto in estate?
“Vado sempre con i piedi di piombo con le celebrazioni, non mi piace mettermi in mostra per ricordare un amico, ma se sarà un concerto fatto bene, nel rispetto di Pino, come abbiamo fatto per Lucio Dalla, io ci sarò”.

Che ricordo ha di Pino Daniele?
“Pino era molto spiritoso, aveva sempre la battuta pronta, ci divertivamo un sacco insieme. Durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, ad un certo punto sul palco gli dissi una cosa, non ricordo cosa, lui smise di cantare e scoppiò a ridere, disse al pubblico che era colpa mia. Era un burbero dal cuore morbido, molto simpatico ma non aveva un carattere facile, era intransigente, permaloso, però io sapevo che dietro quel fare da orso si nascondevano sensibilità e fragilità. Gli piaceva stare da solo, come i grandi artisti aveva un velo di malinconia negli occhi”.

Lei ha cantato molte delle sue canzoni, da “Napule è” a “Quando”, nel suo ultimo disco ha inserito una cover di “Senza ‘e te” che ha già cantato molte volte dal vivo con lui. Qual è la prima canzone che avete cantato insieme?
“Credo sia stato proprio “Quando”. Lui mi ha fatto da coach, mi correggeva la pronuncia napoletana. Anche prima di conoscerlo ho sempre cantato a memoria le sue canzoni, fanno parte della mia formazione, quando eravamo ragazzi, e lui era già famoso, andavo a tutti i suoi concerti. E’ stato un riferimento per la mia generazione e per le seguenti, ha saputo coniugare la melodia napoletana con la musica anglosassone come mai nessuno aveva saputo fare prima. Lui è l’essenza della musica partenopea, aveva un modo di comporre alla Sergio Bruni. Il suo modo di cantare, la sua voce con le influenze arabe e il blues sono stati unici. Ho amato tutte le sue canzoni, ma in particolare quelle in napoletano, con questa lingua lui ritrovava la sua dimensione, una poesia sublime arrivata a milioni di persone in maniera universale, e non importava capire cosa esattamente stesse dicendo, arrivava ugualmente la sua anima”.

Cosa le raccontava di Napoli il suo amico Pino Daniele?
Aveva un sentimento di amore e odio per la sua città, gli ricordava un periodo della vita che non deve essere stato facile, l’amava molto anche se ne rimaneva lontano, Napoli rappresentava una ferita nel suo passato intimo, me ne ha parlato spesso ma rispetterò le sue confidenze e non ne parlerò. Per capire la sua Napoli poi basta ascoltare “Napule è”, lì c’è tutto, si respira la città, c’è anche la sofferenza e l’abbandono di un luogo difficile. Per me “Napule è” è come “Imagine” di John Lennon. Pino anche se non viveva più a Napoli non ha mai smesso di denunciarne il degrado e di sentirsi uomo del Sud.

Qual è, invece, il suo legame con Napoli?
Nelle canzoni di Pino ho imparato ad amare quella Napoli che ho vissuto quarant’anni fa quando facevo la controfigura di Monica Vitti nei film, vivevo al Borgo Orefici, ricordo i bassi, i vicoli, e oltre il Lungomare che trovo stupendo, mi è sempre piaciuta anche la città dall’alto, dal Vomero e Posillipo. Quando giravamo a Castel Volturno poi la sera si andava in birreria a Napoli, nei club c’erano i marines della base Nato, ricordo quando facevano a botte ubriachi, si ascoltava la musica, era l’inizio degli anni Settanta, andava forte il Neapolitan Power di cui poi è stato protagonista Pino Daniele con James Senese e tanti altri musicisti. Amo Napoli così com’è, perché o la ami o la odi com’era per Pino, nel bene e nel male.

 

 

di Ilaria Urbani

Una serata Pino Daniele le hit cantate dai suoi amici

           (04 marzo 2015)

 

Saranno resi noti martedì i dettagli del recital voluto dal fratello dell’artista con il Comune e Avitabile, D’Angelo, Lanzetta e Senese.

 

Martedì 10 marzo si conosceranno dettagli e ospiti della commemorazione ufficiale di Pino Daniele. Da un lato, vanno naturalmente rispettati i desideri e le esigenze sia della famiglia di origine che quella che include i tanti figli dei cantautore. Poi vanno esaudite le cosiddette volontà dei musicista scomparso lo scorso gennaio. Così la giornata in suo ricordo programmata per il 19 marzo (data in cui avrebbe compiuto 60 anni) avrà tanto un tono soft nelle scelte cerimoniali quanto uno rigoroso nei contenuti artistici.

“Je sto vicino a te”. Proprio come la hit che apriva l’album omonimo “Pino Daniele” pubblicato nel 1979 (in quella collezione erano contenuti i classici “Chi tene ‘o mare”, “Donna Cuncetta”, “Je’ so pazzo”) si intitola la manifestazione che vede in cabina di regia suo fratello Nello, che nelle settimane passate aveva accennato all’ipotesi di fare un tour in estate nel quale avrebbe ridato luce allo sterminato repertorio di Pino.
L’idea era battezzare i live “Nello canta Daniele”. ln attesa di capire se effettivamente l’impresa sarà realizzata Nello sta elaborando con Palazzo San Giacomo una strategia di comunicazione.

Appuntamento il 19 mattina al Maschio Angioino, dove il sindaco Luigi De Magistris consegnerà ai familiari – invitati i fratelli, le sorelle, le due mogli e l’ultima compagna – le copie della dozzina di libri su cui gli ammiratori hanno scritto il loro ultimo pensiero al loro mito. I libri originali restano custoditi dall’amministrazione. Dopo, nel cortile del castello, un gruppo selezionato di fan produrrà un flash-mob.

«Perché la riflessione è stata una – racconta Nello Daniele –, i protagonisti delle canzoni di Pino erano due: lui e i suoi fan. Se lui non può più esserci, è giusto che ci siano le persone che lo hanno amato». Di sera, invece, al teatro Mediterraneo si svolgerà un recital (ingresso a inviti da prenotare sul sito del Comune) in cui alcuni amici artisti ricorderanno Daniele con un mini ì-set dal vivo. Tra i nomi per certi, Enzo Avitabile, James Senese, Nino D’Angelo e Peppe Lanzetta.

Ma il cast è in costruzione giorno dopo giorno. Così come si sta componendo pure quello del concerto in piazza Plebiscito (in data da definire, a fine estate), che dovrebbe accogliere sul palco anche nomi stranieri. E si vocifera di Eric Clapton, che all’indomani della scomparsa del bluesman gli dedicò la ballad “Pino5”. Intanto Rai Due sta preparando la replica dello speciale “Unici” a cura di Giorgio Verdelli. Alla messa in onda, il 3 febbraio, il programma registrò un audience di 1.460.000 spettatori; ad oggi sono 45 mila le visualizzazioni sul canale Rai Replay. Il bis della serata tv è previsto per il 3 giugno.

 

di Gianni Valentino

«Nero a metà, un ritorno dal vivo ma anche su disco»

      (7 maggio 2014)

Il cantautore rilegge il suo album-capolavoro del 1980. E parla dei concerti all’Arena di Verona, alla Reggia di Caserta e al Festival di Ravello

 

Un classico. Che, come tale, può essere riletto, rivisto, riproposto. Pino Daniele riparte da «Nero a metà», storico lp del 1980. E non solo con il concerto dell’1 settembre all’Arena di Verona in cui lo riproporrà integralmente, ma con una ristampa destinata a far la gioia dei fans, tra inediti e versioni alternative.

Perché rimettere mano proprio a quel terzo album, Pino?
«Perché quel titolo me lo porto appresso come una seconda pelle, perché secondo ”Rolling Stone” è al diciasettesimo posto della classifica dei dischi italiani più belli di sempre, perché era dedicato a Mario Musella, perché con ”Nu me scuccia’” feci il bis all’Arena di Verona per il Festivalbar, dov’ero stato l’anno prima con ”Je so pazzo” e dove poi sono tornato spesso, anche da vincitore».
Ma come riprorre «Quanno chiove» e «Apucundria»?
«Mi sono lasciato catturare dall’idea del mio manager, Ferdinando Salzano, di rimettere mano, proprio a Verona, dove sono stato il primo a cantare in napoletano, a quelle canzoni. Lo farò con la band di allora – James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos)- più la Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio».
«A me me piace ’o blues» in versione sinfonica?
«Non è detto. Con James & Co. possiamo goderci il nostro sound da mascalzoni latini in qualsiasi momento, lasciando poi entrare gli archi quando servono. Fu quel disco a darmi credibilità e spessore, a rilanciare la canzone partenopea: Carosone l’aveva rinnovata nel dopoguerra, ora toccava a me. Con il richiamo dell’Arena e dell’orchestra eviteremo il rischio della nostalgia, del suonarci addosso: ci sarà una platea internazionale. Il 1980 era un momento magico, di speranze artistiche e politiche. Ripeterlo è impossibile, riviverlo no: terrò insieme la musica di domani, che sto preparando, con quella di ieri, e molti ospiti».
Nomi?
«Non ancora. Amici italiani».
Da Jovanotti a De Gregori, dalla Mannoia a Ramazzotti, da Raiz a Zulù, da Giorgia alla Grandi. Le tue collaborazioni, anche in campo nazionale, sono tante. Ma che cosa ti interessa nella nuova scena?
«Rapper come Clementino e Rocco Hunt, e non perché mi trattano come un caposcuola, ma perché sono riusciti a integrare il rap con le radici napoletane».
Il ritorno del «Nero a metà» non si ferma qua.
«No, nel rimettere mano al disco sono venute fuori delle chicche, delle curiosità: lo faremo riuscire su cd con l’aggiunta di versione diverse di qualche pezzo, come la versione reggae di ”Puozze passa’ nu guaio”. Poi ci sono ”Tira a carretta”, che era nella colonna sonora di ”La mazzetta”, e un breve strumentale, ”Hotel regina”».
«Tira ’a carretta mo’/ che hai perso tiempo/ tirala sienza diente ’ca strada è bona/ e nun cerca’ chiù scuse/ tira pe’ncoppa a sagliuta…». È un ciucciariello, memore di Murolo e Modugno, il protagonista della piccola ballata inedita, utilizzata nel 1978 per la colonna sonora del film di Corbucci tratto dall’omonimo romanzo di Veraldi e uscita, forse per sbaglio, solo in un lp del ’78 ricercatissimo dai collezionisti, «Sax club number 17», del sassofonista easy listening Gil Ventura. Ma torniamo al fronte del palco: Verona non sarà l’unica tappa del progetto con l’orchestra.
«L’esperimento dell’anno scorso mi è piaciuto, così rilancio con ”Sinfonico a metà”, con cui debutto l’11 luglio nella Reggia di Caserta, per essere poi il 18 luglio all’auditorium di Roma e il 22 agosto al teatro antico di Taormina. Qui, con la mia band – Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria) – allarghiamo il raggio alla mia intera produzione, che pure un po’ di spazio all’Arena la troverà».
E poi c’è il tour «Acustico».
«Stessa band, spazi più ristretti, dove le chitarre bastano e avanzano, e un altro debutto quasi casalingo, il 6 luglio al Ravello Festival, a Villa Rufolo».
Intanto la «tua» piazza del Plebiscito riapre per Mika.
«E per la Nutella. Che dire? Triste che chiuda per Springsteen e si riesca a riaprirla per uno sponsor. Napoli ha bisogno di spazi per la musica».
A proposito, ma almeno a Capodanno i napoletani potranno ritrovare il loro uomo in blues?
«Lo spero, ”Tutta n’ata storia” al Palapartenope sta diventando una nuova tradizione, io ce la metterò tutta per mantenerla, anche la storia di ”Nero a metà” parte da quell’esperienza».
Napoli oggi. Napul’è Genny ’a Carogna? Napul’è «Gomorra» in tv con le polemiche prima della messa in onda?
«Napul’è sempre la carta sporca di cui nessuno ha cura, a cominciare da noi napoletani. Ed è anche l’ombelico del mondo: in tutti gli stadi c’è violenza, ci sono infiltrati, neofascisti travestiti da tifosi. Ma se succede da noi…».

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele in concerto, prima acustico poi sinfonico

Due appuntamenti con il cantautore. A Ravello il 6 luglio, a Caserta l’11. “Sono stanco della routine, voglio fare cose nuove, suonare in posti in cui non ho mai suonato prima. Saranno recital diversi tra loro ma intimamente legati al mio mondo, alle radici latine: in scaletta ci saranno i brani più classici

 

Prima la band acustica. Poi l’orchestra sinfonica. Soltanto due concerti estivi per Pino Daniele in Campania, il 6 luglio a Ravello (Villa Rufolo, ingresso 50 euro) e l’11 luglio nel Parco della Reggia di Caserta (da 35 a 52 euro). Due set diversi, due diversi modi di trattare il repertorio “classico” del cantautore napoletano. In attesa di altri due eventi speciali: la riproposizione in chiave sinfonica dello storico album “Nero a metà”, il primo settembre all’Arena di Verona, e la terza edizione della kermesse “Tutta ‘n’ata storia”, negli ultimi giorni di dicembre al Palapartenope.

È la sua strategia per quest’anno, Daniele? Pochi concerti, uno diverso dall’altro, e nessun disco nuovo. Anzi, l’accento è sul repertorio storico e sulle sue possibili riletture.
“La verità è che non m’interessa più la solita routine: il nuovo disco, il tour promozionale, gli stadi eccetera. Sono cose che ho già fatto, non mi appartengono più. Non mi voglio fermare, voglio andare avanti. Non ho mai suonato né a Ravello né nella Reggia di Caserta e quest’anno lo farò per la prima volta. A Ravello con un quartetto acustico, a Caserta con un’orchestra sinfonica”.

Il repertorio?
“Due concerti diversi. Ma entrambi intimamente legati al mio mondo, alle mie radici, alla mia vocazione latina. E in scaletta ci saranno i miei brani più classici”.

E Napoli? Resta fuori da questo giro di concerti?
“A  Napoli tornerò subito dopo Natale. Al Palapartenope, per il terzo anno consecutivo, con una serie di show centrati sulle nostre radici, sull’impareggiabile vicenda musicale della nostra città. L’anno scorso c’erano la Nuova Compagnia di Canto Popolare, gli Osanna e Clementino tra gli altri. Quest’anno ci saranno altri artisti. Il concerto era aperto dal pazzariello: mio figlio non l’aveva mai visto, ma quando io ero piccolo era una figura molto popolare nelle strade di Napoli. Questo per dire dell’importanza delle radici, di come sia necessario insistere sulla nostra identità”.

Ha seguito le polemiche tra sindaco e soprintendente sulla concessione di piazza Plebiscito?
“Quest’anno c’è la Nutella, vero?”.

E l’anno scorso Bruce Springsteen, neanche allora le polemiche mancarono. Lei fu il primo a sdoganare quella piazza nel 1981. Concerto storico, folla sconfinata…
“Prima di me, in quel modo, la piazza l’aveva riempita solo il papa. Ma in entrambi i casi l’accesso era gratuito. Poi ci sono tornato altre volte. Diciamo che per un concerto in una piazza come quella non si dovrebbe pagare il biglietto. O se sì, l’incasso dovrebbe essere devoluto per una finalità sociale.  Però è anche vero che siamo tutti figli del marketing e forse non ha molto senso irrigidirsi contro le così dette manifestazioni commerciali”.

Lei in quella piazza ha suonato diverse volte, così come ci hanno suonato tanti altri artisti. Ai tempi, però, nessuna polemica sul rispetto dei monumenti.
“Ma non si possono paragonare cose tanto diverse e tanto lontane nel tempo. Con Bassolino sindaco la piazza veniva molto utilizzata per la musica, con manifestazioni a ingresso libero, ma c’era un’idea diversa della conduzione della cultura in città. De Magistris si muove in modo diverso, tra difficoltà che all’epoca non c’erano”.

Di qui le scelte “commerciali”?
“Il problema non è tanto vietare lo striscione di questo o quel prodotto, ma la gestione dei beni culturali in generale. Poi si può anche suonare per uno sponsor, l’importante è la qualità della proposta. Non molti anni fa, sempre in piazza Plebiscito, mi sono esibito per il Cornetto Algida. C’era anche Santana. Insomma, la qualità era garantita. Io poi non so nemmeno chi suonerà per la Nutella. Chi suonerà?”.

Mika.
“Eh… auguri”.

 

di Antonio Tricomi

«Il mio blues? È sinfonico e debutto con l’orchestra»

 (14 giugno 2013)

Pino Daniele tra festival jazz e l’evento del Foro Italico: «Tornerei in piazza del Plebiscito solo senza biglietto »

 

È appena tornato dal Barbican di Londra ed è pronto per partire per l’America, terra promessa finalmente frequentata «come piace a me, sul palco, con la chitarra in mano», spiega Pino Daniele, atteso il 18 e il 19 giugno a New York, il 21 al San Francisco jazz festival, il 24 giugno al Toronto jazz festival.
«Sarà un’estate di festival jazz, da quello di Lugano a quello in Umbria dove torno sempre con piacere, questa volta con il mio amico Mario Biondi, a quello di Ischia dove sono in cartellone il 31 agosto dopo aver suonato anche tra i templi di Paestum, sette giorni prima».
Ma sarà anche l’estate di «Sinfonico», la prima volta dell’uomo in blues con orchestra, in programma il 10 luglio al Foro Italico di Roma.
«Alla mia età, 58 anni, concedersi ancora delle prime volte è uno sfizio. Quando me l’hanno proposta, visto anche che sfumava l’idea del concertone napoletano in piazza del Plebiscito, mi ha subito conquistato. Mi piace colorare ”Napule è” con un mare di violini, aprire la serata con ”Melodramma”, il primo singolo tratto dal mio ultimo album, ”La grande madre”, con una di quelle orchestre che hanno accompagnato i grandi della lirica come Pavarotti, di cui mi vanto di essere stato amico e fan. Certo, io resto quello di sempre, sceglierò i brani più adatti, non rinuncerò ai sapori blues, rock, funky: anche i Deep Purple si sono concessi una versione orchestrale».
Dirige Gianluca Podio, ormai una certezza al tuo fianco.
«Sì, preferisco usare musicisti con cui c’è intesa da tempo, come Rino Zurzolo e a Tullio De Piscopo, che sono con me anche in questo giro di concerti, in cui mi pregio anche del tocco di Elisabetta Serio al pianoforte, e della new entry Awa Ly, vocalist francese di origine senegalese e romana d’adozione: io la faccio cantare anche in napoletano».
Ospiti?
«Spero proprio di sì, inviterò James Senese, Tony Esposito, Raiz, Joe Amoruso e qualche altro, sperando che i loro calendari estivi non ci neghino il piacere di fare gli americani di Napoli con orchestra. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, grazie all’intervento di Unicredit, alla formazione degli allievi del dipartimento didattica del teatro dell’Opera di Roma e a una onlus che si occupa di oncologia pediatrica».
Torniamo al concerto previsto per il 12 luglio in piazza del Plebiscito e poi cancellato?
«Non ho voglia di polemiche, non so perché il soprintendente ha deciso di negare il salotto della città, che per me significa davvero tanto, alla musica. Ma ho capito che non volevo trovarmi in mezzo alla discussione, che io, anche se ci ho già suonato a pagamento, in quella piazza ci torno solo se lo show è gratuito».
Altrimenti?
«Altrimenti mi arrangio, come siamo abituati a fare in una città senza spazi per la musica. E trovo la maniera di divertirmi e di sentirmi a casa lo stesso: il 28 e il 29 dicembre tornerò al Palapartenope con “Tutta n’ata storia”, il mio gruppo, la mia band storica, gli amici di sempre, qualcuno nuovo, un repertorio e una costruzione diversa dai sei tutto esaurito della prima edizione. Facciamo musica, non saponette, scegliamo canzoni, parole e note, non motivetti. Vorrei invitare anche Teresa De Sio, Edoardo Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ricordare quanta creatività è nata nella Napoli degli anni ‘60 e ‘70».
E in quella di oggi?
«Ce n’è, ce n’è. Mi piacciono i Planet Funk, vorrei che sul palco, prima di me e dei miei  amici, salissero come supporter giovani formazioni, qualche rapper di cui si parla così tanto…».
«La grande madre» è del 2012. Hai già ricominciato a scrivere?
«Qualcosa: alleno sempre la mia chitarra, metto giù riff e melodie che poi possono diventare un pezzo. Con i testi vado più lento, ho un’idea, ma ancora non ci ho messo mano, non sto pensando ancora a un disco, non so quando lo farò. Ora ci sono i miei festival jazz, c’è l’esperienza sinfonica, ci sono i miei amici con cui dividere il palco, poi vedremo. La musica sta cambiando, io non voglio sentirmi sorpassato, ma nemmeno fare cose che non mi piacciono, che sono inutili».

di Federico Vacalebre

Napoli, guerra del Plebiscito. Artisti in fuga, Ligabue sceglie Salerno

 (31 maggio 2013)

Mentre Sovrintendenza e Comune si contendono la piazza simbolo del fu rinascimento napoletano, artisti in fuga.

Napoli. Fatti scappare i buoi (Pino Daniele e Mark Knopfler) poi chiusa la stalla (piazza del Plebiscito, che spesso è ridotta peggio di una stalla e non dal suo uso come cornice di concerti, ma dell’incuria, come Palazzo Reale, peraltro), il soprintendente Cozzolino agita il fronte del palco, anzi lo fa scappare da Napoli. Che già è fuori dal circuito dei grandi concerti priva com’è di spazi adatti.

Piazza del Plebiscito, simbolo del rinascimento bassoliniano, è stata negli anni delle vacche grasse contenitore di storici free concert e dirette televisive. Poi, con la crisi, ha visto spengersi ogni luce e crescere le erbacce: senza euro non si cantano messe, figurarsi altro. Nel 2008 Ferdinando Salzano, amministratore delegato di Friends and Partners, società leader nel settore, fece di necessità virtù: «Con Pino Daniele avevamo organizzato un grande concerto, con ospiti, la sua band storica e la diretta su Raiuno, per i suoi primi trent’anni di carriera. Ci negarono il San Paolo e… pensai che potevo ricorrere alla piazza», spiega il manager: «Fu la prima volta che la chiudemmo e facemmo pagare un biglietto.

Il San Carlo aveva fatto dei concerti a pagamento, ma per platee più limitate, con posti a sedere. Funzionò, lasciammo il Plebiscito più bello e pulito di come lo trovammo e lo mostrammo in tutt’Italia in una serata, tra l’altro, dedicata alla Napoli che non voleva soccombere di fronte alla crisi dei rifiuti. L’anno scorso, da imprenditore, ci sono tornato, ho portato Ligabue e la Pausini: con Luciano ho fatto un incasso di un milione e mezzo di euro, ho riempito gli alberghi, e i ristoranti, e i bar… Abbiamo dato lavoro a 300 facchini partenopei, a 150 persone del servizio d’ordine…».

Soddisfatto del risultato, Salzano aveva richiesto, ed ottenuto, la piazza per il 12 luglio 2013, voleva continuare il progetto «Tutta n’ata storia» con il Nero a metà. Poi, ancor prima del ciclone Springsteen e del ciclone Cozzolino, annunciò su queste pagine la decisione di annullare l’evento: «Avevo saputo dei problemi che sarebbe emersi con la soprintendenza, Pino non poteva restarci in mezzo. Bruce va via, lui in questa città ci è nato, non sarebbe stato giusto metterlo in una tale situazione».

Come la prese il Mascalzone latino? «Non bene, ”quella piazza è la mia casa”, mi disse, ma poi aggiunse: ”Fai il tuo mestiere, so bene quanto sia difficile farlo con la burocrazia che ci soffoca”». A quel punto Salzano annunciò due show dell’uomo in blues a fine anno (28 e 29 dicembre al Palapartenope) e poi trovò una struttura, il Foro Italico, a Roma, pronta ad ospitare l’evento estivo del cantautore, intanto diventato «Sinfonico»: il 10 luglio sarà la sua prima volta con l’orchestra, e le telecamere lo seguiranno.
«A Roma, non a Napoli», continua Salzano. «Avevo intuito quello che sarebbe successo, mi dispiace per un artista del calibro di Springsteen, per il collega Claudio Trotta che si è trovato in tale situazione, per un altro collega come Mimmo D’Alessandro che ha dovuto spostare Mark Knopfler all’Arena Flegrea. Ma, soprattutto, mi dispiace per Napoli, che sarà nuovamente esclusa dai concerti che contano. Noi, tanto per fare un esempio, se l’anno prossimo organizzeremo un tour di Ligabue, senza piazza in città non avremo un posto dove ospitarlo, non prendo nemmeno in considerazione la Mostra d’Oltremare. E, magari, andremo a Salerno, dove allo stadio quest’estate già si esibirà Jovanotti».

Le regole che vietano piazza del Plebiscito alla musica «sono un’opera di miopia culturale. Uno spazio del genere viene lasciato al degrado, e nessuno dice niente, se per quattro-cinque giorni in un anno, lo usiamo per grandi concerti, lo mostriamo pieno e pulito, certo negandolo alla vista e all’accesso di quanti non pagano il biglietto, scoppia un caso. Ma è possibile che a Napoli invece di parlare dell’evento artistico Springsteen si debba parlare dello Springsteen che ”rovina” le piazze? Mi dispiace davvero per i ragazzi che dovranno tornare a prendere macchine e treni e aerei per vedere dal vivo i loro beniamini. Che dovranno spendere di più, aggiungendo il costo del biglietto a quello del viaggio, magari anche del pernottamento. E temo anche che, nel frattempo, la piazza resterà vuota, sporca, maleodorante».

 

di Federico Vacalebre

Piazza Plebiscito, addio ai grandi concerti

   (30 maggio 2013)
Ecco il decreto della Soprintendenza. Cancellati Pino Daniele e Mark Knopfler. Ma il Comune darà battaglia

 

Appena 12 mila metri quadrati per accogliere gli eventi. Per il resto solo vincoli: altezza massima per le strutture, venti metri. E davanti alla basilica di San Francesco una zona di rispetto integrale: e cioè un’area destinata esclusivamente alle persone.

Sono solo alcune direttive contenute nel decreto firmato dal firmato dal soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli Giorgio Cozzolino, in possesso di “Repubblica”, e portate a conoscenza del Comune. Che è pronto a dare battaglia e a impugnare davanti il Tar il provvedimento.

Dunque, piazza Plebiscito chiude ai grandi eventi internazionali, gratuiti e a pagamento, siano musicali, teatrali, sportivi. E pure militari o gastronomici o religiosi. Piazza off limits, vincoli controfirmati anche dal direttore regionale dei Beni culturali della Campania Gregorio Angelini.
La decisione paventata nei giorni precedenti il live di Bruce Springsteen impone lo stop forzato a ogni appuntamento che abbia un valore e un appeal extracittadino. I primi a farne le spese, adesso, saranno Pino Daniele e Mark Knopfler. Il primo avrebbe dovuto esibirsi il 12 luglio, ma già un paio di settimane fa ha preferito invertire la marcia in direzione Foro italico di Roma; l’ex leader dei Dire Straits, invece, in calendario il 14 luglio, suonerà all’Arena Flegrea.

La trasformazione della piazza impedisce che si possano svolgere appuntamenti che nel tempo hanno radunato davanti Palazzo Reale migliaia di cittadini e turisti. Feste per il Capodanno, cerimonie calcistiche e sportive in genere, raduni sociali, concerti di star italiane e mondiali, tanto del pop-rock quanto della musica “colta”.

Per citarne qualcuno: Nino D’Angelo per il Capodanno 1996, quando c’era la Montagna di sale di Paladino; Lucio Dalla per il “Concerto Telecom” (1997); Claudio Baglioni per la “Notte bianca” (2005). Manu Chao (2001) e Elton John per la Piedigrotta (2009); Sting (2006) e Santana (2004) per “Cornetto Free Music”. I Red Hot Chili Peppers per il Festivalbar (2002), The Roots per “CocaCola Live Mtv” (2003); l’étoile Roberto Bolle e il direttore d’orchestra Zubin Mehta (entrambi nell’estate 2008), con il pubblico interamente seduto. Spesso questi eventi hanno anche goduto di dirette e differite televisive.

Oggi il decreto sancisce che il solo spazio destinato ad accogliere “manifestazioni ed eventi temporanei di carattere politico, religioso, militare, ricreativo, culturale e di spettacolo”, può misurare solo 12 mila metri quadrati. Ed è quello compreso nel perimetro che si estende, in forma rettangolare come illustra il grafico in pagina, tra la prefettura, Palazzo Reale, Palazzo Salerno e la basilica di San Francesco.

“Su quest’area, ogni struttura amovibile, quali le torri sceniche, non deve superare in altezza 20 metri lineari, in modo da lasciar libera da ogni tipo di interferenza una idonea fascia al fine di garantire la visuale dei monumenti”, recita il decreto. Sempre in questo spazio, detto “per occupazione di suolo temporaneo”, andranno installati il palcoscenico, il backstage, la zona riservata ad autoveicoli e tir per il trasporto delle merci, dei materiali e delle scenografie, i camerini, i bagni chimici, gli uffici tecnici, di produzione e quelli per gli operai specializzati.

Nell’emiciclo antistante le scalinate della Basilica, invece, e fino alle due statue equestri, potranno sostare soltanto spettatori. Mai più nessun genere di allestimento. Contemporaneamente, “sono perentoriamente escluse tutte le iniziative a carattere commerciale e pubblicitario, per evidente contrasto con l’uso storico e pubblico della piazza”.

Ancora: “Non si ritiene possano essere accolte le osservazioni del Comune considerato che un incremento della superficie delle zone da allestire comporterebbe un peso fisico in termini di eccessivo pubblico e/o di vere strutture, che anche se temporaneamente impatterebbero con il decoro della piazza e non permetterebbero la lettura prospettica degli scorci più storicamente riconosciuti dell’intero sito”.

Rispetto al passato, il decreto firmato dal soprintendente stabilisce, di fatto, anche i limiti per eventuali installazioni d’arte contemporanea, che proprio in piazza Plebiscito hanno avuto un set privilegiato. Valgano da esempio appena tre fra i tanti interventi estetici: “Taratantara” di Anish Kapoor, “Progressions in square” di Sol Lewitt e “Spiriti di madreperla” di Rebecca Horn.

 

 

di Gianni Valentino

Estate 2013 ricca di live: Special Events e Festivals tra estero ed Italia con TULLIO DE PISCOPO e RINO ZURZOLO

Sulla scia dello straordinario successo dei sei concerti sold out (con 20.000 biglietti venduti) L’EVENTO “NAPULE È – TUTTA N’ATA STORIA” SI TERRÀ IN PIÙ DATE A FINE ANNO AL TEATRO PALAPARTENOPE

28 e 29 dicembre 2013, le prime date aperte in prevendita

GLI ORGANIZZATORI DECIDONO DI SPOSTARE L’ATTESISSIMO CONCERTO DEL 12 LUGLIO IN PIAZZA DEL PLEBISCITO A NAPOLI

Gli organizzatori F&P Group e Blue Drag si vedono costretti a spostare il concerto del 12 Luglio in Piazza del Plebiscito a Napoli sostituendo l’evento “Napule È – Tutta N’ata Storia” con una serie di date a fine anno al Teatro Palapartenope:
“non è possibile garantire il corretto svolgimento degli spettacoli in Piazza del Plebiscito a Napoli – dichiara l’organizzazione – riemergono come l’anno precedente problematiche e criticità per lo svolgimento dell’organizzazione, ritenevamo fossero superati i problemi, invece sono ancora attuali.”

Il prossimo appuntamento live di PINO DANIELE nella sua città sarà un viaggio attraverso le sonorità e l’ispirazione che Napoli ha saputo regalare a Pino e agli amici e colleghi che l’artista inviterà sul palco del Teatro Palapartenope per una nuova serie di indimenticabili serate ricche di special guests.
Le prime due date confermate sono il 28 e 29 dicembre 2013: le prevendite apriranno giovedì 9 maggio alle ore 16.00 su www.ticketone.it e nei punti vendita TicketOne e Go2.

I biglietti acquistati per P.zza del Plebiscito saranno rimborsabili secondo le modalità pubblicate su www.fepgroup.it

Nel frattempo PINO DANIELE sarà impegnato in un’estate ricca di Live: da giugno in Inghilterra, Belgio e Stati Uniti, a luglio e agosto in Italia e Svizzera; insieme a lui sul palco ci saranno TULLIO DE PISCOPO alla batteria, RINO ZURZOLO al contrabbasso elettrico, ELISABETTA SERIO al pianoforte ed AWA LY alle voci; queste le date confermate: il 7 giugno a Londra (UK), l’8 giugno a Bruxelles (BELGIO), il 18 e 19 giugno a New York (USA), il 21 giugno al San Francisco Jazz Festival (USA), il 24 giugno al Toronto Jazz Festival (CANADA), il 6 luglio all’Estival Jazz di Lugano (SVIZZERA), il 9 luglio all’Umbria Jazz di Perugia, il 21 luglio a Siena, il 30 luglio al Lucca Summer Festival, il 2 agosto a Pescara, il 24 agosto a Paestum (Salerno), il 31 agosto al Jazz Festival di Ischia (Napoli) e il 14 settembre a Savigliano (Cuneo).

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AbruzzoWeb – CINEMATIK: Pino Daniele, intervista esclusiva

  (7 marzo 2013)

 

NAPOLI – “La musica può collaborare a migliorare la città”.

Da genio di musica e parole, così Pino Daniele parla ancora oggi, in un’intervista esclusiva ad AbruzzoWeb, dell’incredibile evento organizzato a Napoli, nato in maniera quasi spontanea, come omaggio alla sua terra natia per i trent’anni di carriera quando, nel 2008, radunò musicisti partenopei quali Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio duettando poi con Irene Grandi, Giorgia, gli Avion Travel, in un evento che registrò il tutto esaurito a piazza del Plebiscito, un pubblico eterogeneo ed entusiasta proveniente da tutto lo stivale perché la sua musica, persino quando è in dialetto, è Italia, è Europa, è mondo.

E allora, dopo la presenza di 20 mila persone ai concerti natalizi del 2012 e la richiesta di altrettanti 20 mila spettatori che non hanno potuto esserci per il “già tutto esaurito”, Pino, con la sua etichetta indipendente, la Blue Drag, che dopo tanti anni è riuscito con orgoglio a fondare, la Sony Music ed F&P Group, è uscito il 22 gennaio 2013 con il cofanetto che contiene cd e dvd di quella storica serata e annuncia un nuovo evento, sempre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 12 luglio 2013, con la partecipazione di grandi artisti su cui ancora è mantenuto il riserbo ma che saranno più di 25.

Sappiamo che sicuramente ci sarà una diretta in prima serata che non seguirà gli schemi ed i tempi televisivi: niente conduzione, tanti ospiti partenopei e non solo.

Un racconto, Pino lo definisce, di questi trent’anni di musica dove “le cose si trasformano, difficile che cambino totalmente”. La prevendita è già aperta e sono previsti sconti, solo per un certo periodo, per chi ha partecipato a Napoli e comunque, precisano gli organizzatori, seguendo in primis la volontà di Pino, il costo di biglietto sarà superpopolare perchè si sa che periodo storico viviamo.

“La musica è sempre musica ma cambiano i rapporti. Viviamo nel mondo più che vivere in Italia, cioè i confini non ci sono più. Sta diventando un po’ un bel casino. L’unica cosa che posso fare io, per quanto mi riguarda, è avere i piedi a terra e cercare di mantenere quello che c’è intorno, di costruire con le cose che so fare” spiega l’artista che, di certo, fin dai suoi esordi, ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’incontro dei suoni e gli esperimenti ritmici, sempre sapientemente riusciti. Tradizione melodica partenopea sì, ma anche jazz, blues, arab-rock, pop: un repertorio vasto e sempre rinnovato nel corso degli anni.

Nel 1977 esce il suo album d’esordio dal titolo “Terra Mia” dove il brano numero uno entra subito nella storia. Si tratta di “Napule è”. “Napule è mille culure, napule è mille paure/ napule è ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”: sono le voci dei ragazzi che danno la speranza che il futuro sia migliore ed è così che dà il via a una serie di canzoni che si possono classificare come cantautorali per la profondità poetica del testo, ma che non basta definire tali perché anche il sound è decisamente ricercato ed oltremodo coinvolgente.

Poi dichiara il suo amore per il blues con “A me me piace o’ blues”, iniziando una serie di collaborazioni con jazzisti internazionali, quali Wayne Shorter e Alphonso Johnson, mischiando l’uso del napoletano a quello dell’italiano e dell’inglese, esplodendo nel tour “Sciò live” del 1884 quando già si era anche accostato alle sonorità brasiliane e africane e intensificando la collaborazione con Massimo Troisi per cui compone le colonne sonore dei film “Ricomincio da tre” (1981), “Le vie del signore sono infinite” (1987) e “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” (1991), dove spicca la famosissima “Quando”.

Pino parla d’amore (“Se mi vuoi”, “Resta resta cu’ mmé”, ), di passione (“Vento di passione”, “Dubbi non ho”), di rinascita (“Quanno chiove”), della sua Napoli (“Tutta n’ata storia”), di antirazzismo (“O scarrafone”), sfida la camorra (“Stella nera”), non dimentica la natura e in questo senso potremmo definirlo un precursore del tema ecologista (“Non calpestare i fiori del deserto”). L’immateria, quella dell’anima (“Anima”), accarezza ogni strofa, nella maniera più semplice e quotidiana, parlando di cose concrete, è universale.

Daniele può vantare inoltre tante e variegate collaborazioni artistiche, duetti rimasti nel cuore di molti, o memorabili accompagnamenti in cui ha lasciato parlare solo la sua amata chitarra. In Italia ricordiamo, oltre ai cantanti e musicisti già citati: Luciano Pavarotti, Zucchero, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Ron, 99 Posse, J-Ax, mentre all’estero: Noa, Pat Metheny, Chick Corea, Ralph Towner, Randy California, Robby Krieger, Leslie West, Phil Manzanera, Steve Hunter, Eric Clapton,Wayne Shorter eccetera.

Come mai hai spesso accettato di dividere il palco, o coinvolto tu stesso, altri artisti?

Ho sempre cercato la collaborazione e il confronto perché credo che nel confronto e nella collaborazione ci siano tutti i presupposti per poter crescere e per potersi anche rinnovare perché la mia cultura generazionale si rifà anche a una professionalità dovuta al ‘fattore’ scambio. Credo molto nel rapporto con gli altri e credo di aver dimostrato a tutti i miei colleghi di essere stato sempre disponibile, sempre, senza farmi tanti problemi… da Zucchero, a Vasco, ad Antonacci, a Giorgia, anche a Luciano. Ho collaborato quasi con tutti gli artisti perché ho sempre cercato quell’emozione che mi facesse poi… che mi arricchisse, che mi desse la possibilità di crescere, di scrivere cose nuove. Lo faccio anche oggi con i chitarristi. Mi avvicino a nuove cose ma anche a vecchie, come il blues. Mi avvicino a tante cose per rinnovare quella mia ispirazione e trasformarla. Questo è ciò che ho sempre fatto e che credo continuerò a fare.

Ami molto sperimentare, in questo caso come nascono i due pezzi inediti nel nuovo album?

Volevamo due brani totalmente diversi che io ho realizzato con Phil Palmer. Abbiamo prodotto insieme perché volevo lavorare anche con lui, cioè un chitarrista che stimo e che amo moltissimo. Mi piace il suo modo di lavorare, molto vicino al mio. Voleva essere un esperimento, due canzoni realizzate esclusivamente con colore rock e che ci piace. Era un po’ la voglia di fare una cosa totalmente diversa.

Cosa ne pensi del panorama musicale attuale?

C’è un altro modo di fare musica e magari chi non è abituato può chiamarlo rumore, ma ci sono esperimenti interessanti ed è sempre positivo venirne a conoscenza ed aspettarsi qualcosa di nuovo, come lo siamo stati noi nel nostro periodo, nel nostro tempo. Però si possono creare delle cose nuove unendo le due esperienze, cioè quella nostra generazione e quella della nuova generazione. Ci sono artisti nuovi che vale la pena ascoltare come Raiz o come Antonio Onorato che creano delle cose moderne con il linguaggio di oggi, tenendo presente appunto le loro radici. Ma è un discorso soggettivo, ognuno deve pensarla come vuole.

Sei sempre molto vicino all’attualità e alla gente con la tua musica, anche per organizzare l’evento del 12 luglio hai considerato le esigenze diverse del pubblico attuale?

Ti dirò di più, noi abbiamo fatto un concerto a Cava dei Tirreni con Eric Clapton dove tutto il ricavato è stato donato a una fondazione. Ci sono anche altre situazioni, altre iniziative che stiamo mettendo sul piatto. Quella di Napoli sarà una cosa diversa perché avremo circa 25 artisti per tre ore di intrattenimento, ci saranno una struttura e dei costi veramente molti alti e riuscire a dare anche un indirizzo benefico diventa complicato. Io posso proporlo e chiederemo sicuramente una mano al Comune ma solo per i servizi, non vogliamo chiedere soldi e in questa occasione non ci sarà modo, penso, di donare qualcosa, ma ci saranno anche altre iniziative importanti. Il biglietto sarà popolare comunque anche per questa occasione e annunceremo che ci sono delle iniziative ancora in cantiere. Facciamo una cosa alla volta ma poi ci sarà modo di aiutare.

L’Aquila anche è una città che avrebbe bisogno di altre iniziative di tal genere, anche perchè è candidata a Città Europea della Cultura del 2019. Ecco, se dovessi immaginare uno dei tuoi storici duetti per questa città che rappresentasse la cultura italiana, cosa proporresti?

Uno è Paoli che mi piacerebbe, Gino, il grande Ginone, ma anche Ivano Fossati. Sono molto legato a Genova, alla Liguria, sono legato a quella che è stata la scuola genovese ma mi piacerebbero anche Francesco Guccini, o Battiato col quale ho già fatto una cosa. Questi sono gli artisti che amo di più perché più vicini a quello che volevo fare io da piccolo. E poi la loro penna è notevole. Sarebbe una gran cosa.

C’è un film che ti è rimasto nel cuore?

A parte quelli di Massimo Troisi, mi piacciono molto i film degli anni di Vittorio De Sica. Certo sono un cultore della commedia di Eduardo quindi è chiaro che sono legato a quel periodo, a quella Napoli del dopoguerra, a quell’arte che veniva fuori quel modo di fare teatro.

 

 

di Daphne Leonardi

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